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	<title>dottprof.com &#187; Strumenti</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>HTA sull&#8217;HTA</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:51:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La valutazione delle novità in sanità avviene solitamente a partire dalla offerta di nuovi dispositivi, medicinali o strumentazioni da parte dei produttori. E questo pressing dell&#8217;industria innesca a sua volta una domanda di tecnologia da parte di medici o dirigenti che percepiscono la mancata introduzione di &#8220;innovazione&#8221; nella propria pratica professionale come una sorta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/microscopio_soldi_piccola_106413916.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2222" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="microscopio_soldi_piccola_106413916" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/microscopio_soldi_piccola_106413916-199x300.jpg" alt="" width="150" height="226" /></a>La valutazione delle <em>novità</em> in sanità avviene solitamente a partire dalla offerta di nuovi dispositivi, medicinali o strumentazioni da parte dei produttori. E questo pressing dell&#8217;industria innesca a sua volta una domanda di tecnologia da parte di medici o dirigenti che percepiscono la mancata introduzione di &#8220;innovazione&#8221; nella propria pratica professionale come una sorta di personale inadeguatezza rispetto alle prestazioni garantite da altri Centri.</p>
<p><strong>E&#8217; il mercato a guidare, e spesso a orientare, le attività di health technology assessment.</strong></p>
<p>Un approccio di tipo &#8220;difensivo&#8221;, dunque, del servizio sanitario che finisce col trovarsi in condizioni di apparente perenne ritardo. E&#8217; del tutto evidente, infatti, che l&#8217;offerta di tecnologie supera di gran lunga la capacità anche del sistema più &#8220;efficiente&#8221; di svolgere un&#8217;attività di revisione sistematica della sicurezza, efficacia e efficienza di quanto viene proposto. L&#8217;assessment richiede mesi, talvolta anche più di un anno, ma per l&#8217;industria è necessario che il <em>time-to-market</em>  sia più breve possibile.</p>
<p>Nella tensione tra tempi della scienza e tempi del mercato si crea uno spazio in cui trovano posto metodologie &#8220;mini&#8221;: si risparmia tempo e denaro.  Poco importa se il risultato di questi &#8220;assessment de noantri&#8221; fornisca informazioni approssimate e non conclusive;  come sosteneva George Dyson,  <strong>&#8220;information is cheap, but meaning is expensive&#8221;.</strong></p>
<p>E&#8217; proprio qui il punto. L&#8217;health technology assessment dovrebbe andare a caccia di significati, di un senso nuovo e diverso per le politiche di prevenzione e assistenza sanitaria. <strong>Il un sistema sanitario centrato sul cittadino, l&#8217;oggetto della valutazione non può essere la &#8220;tecnologia&#8221; ma il modo per migliorare la salute delle persone.</strong></p>
<p>In definitiva, anche l&#8217;HTA è un &#8220;processo organizzativo&#8221; da sottoporre a rivalutazione: ci vorrebbe un HTA per il modo con cui si fa HTA.</p>
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		<title>FDA: fate i bravi sul social web</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices. E&#8217; un documento di fondamentale importanza per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a>.</p>
<p>E&#8217; <strong>un documento di fondamentale importanza</strong> per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per diverse ragioni.</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2206" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Pillole_colorate_cover" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>E&#8217; una &#8220;guidance&#8221; e non una &#8220;rule&#8221;.</strong> Un orientamento e non una regola. Differenza importante per almeno due motivi: da una parte la FDA sembra chiedere all&#8217;industria di farsi coinvolgere nel governo dell&#8217;informazione sul farmaco in una prospettiva di ragionevolezza, nella quale non sia più necessario dare regole stringenti. Dall&#8217;altra, sempre FDA ammette l&#8217;impossibilità di redigere norme che regolino un ambiente, come il social web, che le proprie regole se le dà in modo dinamico e, soprattutto, autonomo.</p>
<p>E&#8217; centrato su uno specifico aspetto della propaganda farmaceutica che ha ormai assunto importanza centrale: la promozione dell&#8217;uso off-label. E&#8217; questa, infatti, la chiave attraverso la quale l&#8217;industria entra nel mercato e successivamente lo amplia. Il governo di questi percorsi di marketing è il solo strumento per garantire (forse) la sostenibilità del sistema sanitario in rapporto al consumo di medicinali e di tecnologie.</p>
<p>E&#8217; così articolato e completo che la FDA riesce a mandare <strong>un messaggio chiaro all&#8217;industria</strong>: &#8220;Ragazzi, sappiamo molto di voi&#8221;. Sappiamo che le richieste di informazione o chiarimenti sull&#8217;uso off-label dei vostri prodotti pubblicate sui siti più disparati sono spesso suggerite da voi. Sappiamo che siete capaci di dar voce a blogger apparentemente indipendenti per scrivere di usi non autorizzati di medicinali. Sappiamo che i medici che fanno domande ai relatori durante i congressi sull&#8217;utilizzo off-label di farmaci sono spesso proprio i vostri ospiti al convegno. Sappiamo anche che gli stessi relatori congressuali che descrivono dettagliatamente nuovi studi sperimentali che amplierebbero le indicazioni dei vostri prodotti sono opinion leader selezionati e ben compensati. Sappiamo che non pochi pazienti o associazioni di malati che postano video su YouTube ricevono finanziamenti.</p>
<p><strong>Sappiamo tutto, insomma</strong>. Non possiamo che raccomandare di dare informazioni che abbiano queste caratteristiche: &#8220;truthful, non misleading, accurate, and balanced&#8221;. Sta a voi decidere come comportarvi, rispettando la filosofia stessa del social web, in cui chi imbroglia perde credibilità e si autoesclude.</p>
<p>Non chiedeteci altre regole, però, sembra dire FDA: quelle che già esistono sono più che sufficienti.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Farmaci e web tra EBM e biografie</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prova a fare una ricerca che riguardi la cardiologia sul computer di un’adolescente: saprai tutto su Johnny Depp e poco sullo scompenso. I risultati che Google ti restituisce sono &#8220;informati&#8221; dalle nostre ricerche precedenti. Soprattutto per questo, il computer che usi al lavoro è veramente &#8220;tuo&#8221;, più ancora di quello di casa ma forse un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza_divani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2144" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Ragazza_divani" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza_divani-150x150.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a>Prova a fare una ricerca che riguardi la cardiologia sul computer di un’adolescente: saprai tutto su Johnny Depp e poco sullo scompenso. I risultati che Google ti restituisce sono &#8220;informati&#8221; dalle nostre ricerche precedenti. Soprattutto per questo, il computer che usi al lavoro è veramente &#8220;tuo&#8221;, più ancora di quello di casa ma forse un po&#8217; meno di quello che porti a spasso per il mondo nello zaino.</p>
<p>Qualsiasi <em>device</em>– dal notebook al cellulare – è diventato personale: siamo passati <strong>dal personal al <em>personalized</em> computer</strong>. Erano 100 milioni nel 1993, i PC , quando nascevano il web e la EBM. Un miliardo nel 2008 e saranno 10 miliardi nel 2020, quando sarà scomparsa la distinzione tra i dispositivi e telefono, cinepresa e televisione saranno lo stesso oggetto. Oggi il 30 per cento dei medici statunitensi ha un iPad e il numero raddoppierà tra sei mesi. La tecnologia si diffonde perché si adatta alle esigenze di un’utenza che –scrive Clay Shirky – “dà valore di per sé all’essere connessi”.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza-txt.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2145" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Ragazza txt" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza-txt-150x149.jpg" alt="" width="130" height="129" /></a>In una contesto fortemente caratterizzato da due driver – personalizzazione e condivisione – gli spazi del social network saranno <strong>il luogo dove l’informazione su salute/malattia si tradurrà in conoscenza condivisa</strong>. E&#8217; un percorso che riguarda il medico, il farmacista o il dirigente: già oggi i &#8220;social media&#8221; sono piattaforma per esperienze di e-learning o per sperimentali progetti di ricerca condotti con lo strumento  inventato da Zuckerberg. Non mancano anche opportunità di studio e approfondimento: pensiamo alla presenza su Facebook del <em>Drugs &amp; Therapeutics Bulletin</em> o alla attività delle <em>Sanford Guides</em> su YouTube e Twitter. Una volta “partecipati” dati e risultati della ricerca escono irrobustiti dal confronto tra pari.</p>
<p>Si aprono così opportunità formative per il personale sanitario ma anche per il cittadino. Un paziente “empowered” che chiede e al tempo stesso  offre risposte utili alla sua salute diventa <strong>alleato nel percorso verso l’appropriatezza</strong>. E’ un esercizio superfluo interrogarsi sulla “qualità” dei contenuti discussi nel social web; piuttosto, le istituzioni dovrebbero cogliere la sfida di misurarsi pariteticamente con la Rete, come esercizio di&#8230;</p>
<ul>
<li>Ascolto</li>
<li>Valutazione della propria capacità persuasiva</li>
<li>Trasparenza.</li>
</ul>
<p>Finito il tempo della “informazione” sui farmaci:<strong> l’unica strada è la “comunicazione” sulla salute</strong>. Interattiva, multi direzionale e nella quale l’«esperto» è l’outlier: quello che “vive” le cose, non che sostiene di conoscerle.</p>
<p>Nato con l’EBM, il web, anche in questo frangente ne favorisce la crescita invitando a prestare maggiore attenzione a quel “gradino” della medicina basata sulle prove troppe volte dimenticato: l’importanza primaria del valore che ciascuna persona assegna ai diversi elementi che definiscono il proprio benessere o malattia. Grazie al web tornano in gioco le biografie – di malati ma anche di medici, infermieri, dirigenti &#8211; , contaminando in maniera feconda il dato biologico esito della clinica e della ricerca.</p>
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		<title>Chiedere numi in redazione</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 15:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’atto della lettura è a rischio&#8221;. Lo dice l&#8217;articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così. &#8220;Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’atto della lettura è a rischio&#8221;. Lo dice l&#8217;articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2126" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o-300x200.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>&#8220;Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, <strong>oggi la cura di sé è più estetica che interiore</strong>. “Il primo rischio per il lettore, il più originario e fra i più gravi, è il rischio di diventare, di voler diventare, scrittore, oppure, anche peggio, critico”. Leggere è destabilizzante perché espone al confronto con le idee degli altri e poi la tentazione è a un passo, ha ragione Berardinelli: <strong>quella di farsi lettore-speciale, iper-lettore, lettore-giudice</strong>, lettore-pedagogo.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c911.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2137" title="Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c91" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c911-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo editoriale vive di queste figure a cavallo tra la parola letta e quella scritta. A loro il compito di ammettere o tenere fuori dall&#8217;ambiente quelli che Fabio Mauri chiamava &#8220;i non pertinenti&#8221;. Era a pagina 17 di uno dei libri più divertenti del secolo scorso:<em> I 21 modi di non pubblicare un libro</em>. Mauri era stato per anni a capo della redazione romana della Bompiani; entrambi pagati per aprire centinaia di buste e pacchetti e soprattutto per distinguere i pazzi dai savi, come diceva Umberto Eco, suo péndant a Milano. Ho ripreso in mano l&#8217;introvabile tascabile pubblicato dal Mulino dopo aver chiuso il libro di Cristiano Armati sulle <a href="http://giulioperroneditore.it/node/675"><em>Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno</em></a>.</p>
<p>Quello dei &#8220;libri sui chi vorrebbe pubblicare libri&#8221; <strong>è ormai un genere a sé</strong>; c&#8217;è da scommettere che si vendano, sia per la frequente presenza vicino alla cassa della libreria, sia per l&#8217;aver raggiunto &#8211; la folla degli aspiranti autori-pubblicati &#8211; una dimensione preoccupante.  Scrivere una guida di questo tipo è cosa delicata perché l&#8217;autore dovrebbe dimostrare di saper mettere in pratica il decalogo proposto. Vero è che Armati si sofferma prudentemente su aspetti per lo più formali:</p>
<ul>
<li>rilega il manoscritto prima di mandarlo,</li>
<li>non essere insistente,</li>
<li>non millantare crediti inesistenti,</li>
<li>non credere di poter convincere un editor offrendogli prestazioni sessuali (mah)&#8230;</li>
</ul>
<p>La delicatezza di dare consigli a un giovane scrittore può essere protetta da un pizzico di understatement. Dal <strong>non prendersi (troppo) sul serio</strong>. Mauri c&#8217;era riuscito, eccome. E&#8217; che i tempi sono cambiati; ci sono ancora più &#8220;scrittori&#8221; in giro e anche più &#8220;editori&#8221;, magari provvisori. Mail e social network hanno resto tutto più semplice e rapido; è un&#8217;operazione veloce anche trasformare in libro i contenuti di un blog.</p>
<p><strong>Anche questo, come la lettura, espone a pericoli.</strong> Per esempio, al rischio di consigliare di &#8220;non chiedere numi sulle vostre mail&#8221; usando Facebook. Che è una cosa che gli aspiranti editori farebbero meglio a non scrivere e invece scrivono.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La direzione la indica l&#8217;angelo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 11:50:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Troppa realtà: c’è da diventare matti”. Questo tweet di Humair Haque mi ha accolto al ritorno dall’incontro sul rapporto tra internet e gli adolescenti. “Too much reality will drive anyone insane”: era la sensazione che provavo dopo una mattina ad ascoltare racconti e punti di vista di ragazzi, genitori, insegnanti, tecnici scolastici. Testimonianze che tracciavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Troppa realtà: c’è da diventare matti”. Questo <em>tweet</em> di Humair Haque mi ha accolto al ritorno dall’incontro sul rapporto tra internet e gli adolescenti. “Too much reality will drive anyone insane”: era la sensazione che provavo dopo una mattina ad ascoltare racconti e punti di vista di ragazzi, genitori, insegnanti, tecnici scolastici. Testimonianze che tracciavano un quadro inquietante, fatto di ragazzi preda – o comunque assai vicini – alla dipendenza da internet e di adulti spesso terribilmente preoccupati.</p>
<p>“Stati generali della Pediatria”, dedicati ad un argomento meno drammatico di quelli che forse potrebbero motivare una convocazione così solenne; certamente meno preoccupante dei <a href="http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=413&amp;year=2011">problemi vissuti da troppi bambini</a> anche nel nostro Paese, territorio di un’infanzia alla quale non riusciamo ancora a garantire pasti adeguati.</p>
<p>Quasi cinquecento rag<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno-di-Udine-_2_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2107" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Convegno di Udine _2_" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno-di-Udine-_2_.jpg" alt="" width="150" height="97" /></a>azzi ad ascoltare il sindaco di Udine, Furio Honsell, e Alessandro Ventura, direttore della Clinica pediatrica di Trieste, registi – insieme a Bruno Sacher, direttore della Pediatria dell’ospedale di San Daniele del Friuli – di una mattina fatta essenzialmente di opinioni. Credo sia la prima “evidenza” di cui tener conto: qualsiasi giudizio non può che basarsi su impressioni, emozioni, sensazioni. I dati di cui disponiamo sono fragili e difficilmente attendibili. Una delle poche revisioni sistematiche sulla internet addiction dimostra che gli studi condotti sino ad oggi poggiano sulle sabbie mobili di definizioni di patologia non condivise e di metodologie di ricerca inaffidabili, al punto che gli autori avvisano: “The extent and severity of these problems may be somewhat overstimated” (King, 2011).</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno_di_Udine_31.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2110" title="Convegno_di_Udine_3" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno_di_Udine_31-300x201.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Le critiche alla Rete potrebbero derivare dal pregiudizio negativo che non di rado condiziona l’approccio all’innovazione che, come riteneva Nicola Negroponte, “è ciò che nessun padre vorrebbe dai propri figli”. Oppure, sostengono i più maliziosi, dalla necessità di inventarsi qualche nuova malattia capace di portare un po’ di denaro nelle casse degli ambulatori di psichiatria convenzionati col Servizio sanitario. Non ci sarebbe di che stupirsi, considerato cosa è accaduto alla timidezza contrabbandata per “fobia sociale” e all’irrequietezza di molti bambini, amplificata al punto di trasformarsi in un disturbo da trattare energicamente. “New diagnoses are as dangerous as new drugs”: parola di <a href="http://www.bmj.com/content/342/bmj.d2974.long">Allen Frances</a>, già coordinatore del panel per la preparazione del DSM IV.</p>
<p>La Società Italiana di Pediatria invita genitori e insegnanti ad aiutare i ragazzi a usare meglio internet anche se, con una buona dose di realismo, ammette che molto spesso i genitori “sono meno capaci dei propri figli a navigare su web”. Non mi sembra probabile che un adolescente accetti di farsi guidare da un adulto nell’uso di internet. Piuttosto, sarebbe divertente ribaltare la prospettiva, pensando a…</p>
<ul>
<li>corsi autogestiti dai ragazzi e rivolti a genitori e insegnanti per far loro capire a che può servire internet</li>
<li>costruire pagine Facebook per dare continuità ai consigli di classe o di istituto, favorendo lo scambio tra genitori, studenti e insegnanti</li>
<li>creare “canali” su YouTube per raccogliere video utili alla didattica  per ospitare video fatti dai ragazzi dentro o fuori scuola o in occasione di gite scolastiche</li>
<li>usare <a href="http://www.slideshare.net/">Slideshare </a>per creare una sorta di &#8220;spazio di condivisione&#8221; di &#8220;lezioni&#8221; che vada oltre il confine del singolo istituto.</li>
</ul>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Angelo_Udine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2108" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Angelo_Udine" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Angelo_Udine.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Sono solo esempi, ma se un ragazzo sa che è possibile un diverso uso del web è molto probabile che trovi nuovi stimoli e passioni, passando dallo “stare connesso” all’essere in rete. Alla fine di una giornata molto bella, guidato da Bruno Sacher per le vie di Udine, la sintesi la offre l&#8217;angelo d&#8217;oro che &#8211; più che vigilare &#8211; tiene desta la città. Dall&#8217;alto della collina, indica la direzione del vento: è importante e utile seguirla, sfruttare la brezza per procedere avanti. E&#8217; così importante  non disincentivare la spinta alla condivisione che viene da internet. Ancora: non smarrirsi nelle informazioni e far crescere lo spirito critico.</p>
<p>E, soprattutto, ritrovare la disponibilità a scandalizzarsi e a desiderare un mondo in cui tutti i ragazzi possano non soltanto usare la rete con intelligenza, ma anche mangiare in maniera adeguata.</p>
<p>Fonte: King DL, et al. Assessing clinical trials of Internet addiction treatment: A systematic review and CONSORT evaluation. Clinical Psychology Review 31 (2011) 1110–1116.</p>
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		<title>iPhone e Moleskine tra accountability e responsabilità</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 18:13:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riusciremo a difenderci dagli amici di Facebok quando tutti prenderanno l&#8217;abitudine di &#8220;Caricare dal cellulare&#8221;&#8216;? Incubo: feste di ragazzini, esplosioni di gioia in curva sud, occhi di fidanzate. Gattini: tantissimi. Panorami, palazzi, concerti, faraglioni, monti, scogli, alberi abbattuti a Vignola, piccole trofiette con la loro riduzione di pesto gentile della riviera di Ponente. Di più. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riusciremo a difenderci dagli amici di Facebok quando tutti prenderanno l&#8217;abitudine di &#8220;Caricare dal cellulare&#8221;&#8216;?</p>
<p>Incubo: feste di ragazzini, esplosioni di gioia in curva sud, occhi di fidanzate. Gattini: tantissimi. Panorami, palazzi, concerti, faraglioni, monti, scogli, alberi abbattuti a Vignola, <strong>piccole trofiette con la loro riduzione di pesto gentile della riviera di Ponente</strong>. Di più.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine_barcelona.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2091" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="moleskine_barcelona" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine_barcelona.jpg" alt="" width="210" height="144" /></a>Più si diffondono gli smartphone più diventa frequente il lifelogging: la registrazione compulsiva di ciò che facciamo. La vita in diretta. <strong>Tutto io minuto per minuto</strong>. Esiste un&#8217;app per iPhone che scatta in automatico una foto ogni 30 secondi. La tua memoria potenziata. O sostituita. Chi perde la memoria per trauma o decadimento cognitivo ha nella costanza del registrare un alleato prezioso. Per molti invece ha tutta l&#8217;aria di <strong>una condanna reciprocamente inflitta</strong>. Spesso comminata a sé stessi, per l&#8217;obbligo di ricordare ciò che volevamo dimenticare. Gli irriducibili del lifelogging usano software specifici: te lo dico a patto che non lo scarichi (<em>Evernote</em>). Tutti, professionisti e amateurs, della registrazione sanno di poter contare sulle funzioni di GMail o di Calendar: sicuro che non ti scordi nulla.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine-art-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2092" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="moleskine-art-1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine-art-1.jpg" alt="" width="206" height="154" /></a>Per tornare al &#8220;caricamento da cellulare&#8221; il problema si aggrava con la smania di condividere, di segnalare che &#8220;io c&#8217;ero&#8221;. Con l&#8217;insopprimibile desiderio di salutare gli amici del calcetto. <strong>La nostra vita è digitalizzata per gli altri</strong>: e a noi cosa resta? Disabituati all&#8217;esercizio della memoria, resta la Moleskine. Molto più adatta per prender nota diversa dal &#8220;ricordati di comprare le mutande&#8221;, ha scritto <a href="http://www.nybooks.com/blogs/nyrblog/2011/oct/12/take-care-your-little-notebook/">Charles Simic</a> nel suo blog sulla <em>New York Review of Books</em>. &#8220;Writing a word out, letter by letter, is a more self-conscious process and one more likely to inspire further revisions and elaborations of that thought&#8221;.</p>
<p>La traccia condivisa col device rende <em>&#8220;accountable&#8221;</em>, pubblicamente responsabili: vale per il ragazzo che manda le foto nel mezzo degli scontri alla manifestazione e per il chirurgo che comunica nel corso della giornata. Le parole disegni pensieri scritti sul taccuino vengono prima, momenti di personale responsabilità, segni privati, segnali di riflessione intima. Da partecipare forse, quando e come sceglieremo.</p>
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		<title>Valutare le tecnologie senza scorciatoie</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La medicina è una scienza imperfetta, un&#8217;impresa che si basa su conoscenze in continua evoluzione, su informazioni imprecise e su individui che possono sbagliare proprio quando la vita delle persone è in pericolo&#8221;. Non c&#8217;è da stare allegri, a dare retta ad Atul Gawande, chirurgo di Harvard che personifica il lato più cool della medicina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La medicina è<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Technology_bassa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1998" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Technology_bassa" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Technology_bassa.jpg" alt="" width="160" height="120" /></a> una scienza imperfetta, un&#8217;impresa che si basa su conoscenze in continua evoluzione, su informazioni imprecise e su individui che possono sbagliare proprio quando la vita delle persone è in pericolo&#8221;. Non c&#8217;è da stare allegri, a dare retta ad Atul Gawande, chirurgo di Harvard che personifica il lato più cool della medicina di oggi.</p>
<p>Uno dei modi per sbagliare di meno potrebbe essere far crescere una &#8220;cultura della valutazione&#8221; (di sistema e individuale) all&#8217;interno della sanità. L&#8217;Health Technology Assessment è la metodologia che più potrebbe aiutare, in questo senso. Con la <a href="http://www.msd-italia.it/content/corporate/about/impegno.html">Fondazione MSD</a>, abbiamo provato a organizzare un corso diverso da quelli che si svolgono di solito in Italia: venti persone e sette docenti, con un rapporto maggiore all&#8217; 1:3 e una semi-convivenza di due giorni. Fortuna che il posto era gradevole: la Città del gusto, a Roma.</p>
<p>Da parte mia, mi sono convinto di alcune cose.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Corso-HTA_aula.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1999" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Corso HTA_aula" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Corso-HTA_aula-300x201.jpg" alt="" width="239" height="158" /></a>L&#8217;HTA valuta la sanità. Anche (soprattutto) processi e strategie. Qualcuno è spaventato dalla complessità della metodologia di HTA, ma dimentica che &#8211; ad essere complessa &#8211; è in primo luogo la dinamica salute/malattia. <strong>Ancora non possiamo ridurre né la complessità della sanità né quella della sua valutazione</strong>.</p>
<p>HTA e salute pubblica sono legate strettamente. Per questo gli obiettivi della prima sono anche quelli della seconda. Non &#8220;economicità&#8221; o razionamento delle prestazioni. Piuttosto, <strong>efficienza e equità</strong>: ciò che è meglio per il cittadino.</p>
<p><strong>Le revisioni sis</strong><strong>tematiche sono il cardine dell&#8217;HTA</strong>. Sono studi ancora poco conosciuti che si caratterizzano per la necessità di essere &#8220;comprensivi&#8221; e per l&#8217;esigenza di dover scegliere, escludendo le ricerche di qualità scadente. Di fatto, è un passaggio che &#8211; valutando la clinica &#8211; vigila sulla qualità della ricerca.</p>
<p>In questo contesto, <strong>le regole sono fondamentali</strong>. Servono sia per la valutazione, sia per la comunicazione dei suoi risultati.Il rispetto delle regole è anche la condizione che rende confrontabili diversi studi valutativi.</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Mecozzi_Loiudice_Jefferson.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2000" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Mecozzi_Loiudice_Jefferson" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Mecozzi_Loiudice_Jefferson-300x234.jpg" alt="" width="156" height="121" /></a>Non esiste HTA valida in assoluto</strong>, perché il contesto di applicazione/implementazione di una tecnologia è un elemento dal quale non si può prescindere. Scott Berkun, in <a href="http://www.scottberkun.com/books/the-myths-of-innovation/"><em>The myths of innovation</em></a>, ricorda come sia stato impossibile introdurre l&#8217;uso dell&#8217;acqua calda in un villaggio peruviano dove i cibi riscaldati erano considerati un alimento riservato agli ammalati.</p>
<p>L&#8217;HTA è un&#8217;attività di ricerca applicata e i tempi della ricerca sono diversi da quelli della politica. Purtroppo, possono essere anche diversi dai tempi della salute/malattia. Ma la distanza che separa l&#8217;avvio di un percorso di valutazione dalla sua conclusione deve essere considerata <strong>una garanzia per il malato</strong>. Qualsiasi scorciatoia è un fattore di rischio per il sistema sanitario (&#8220;mini HTA&#8221;?) o, semplicemente, una cosa potenzialmente utile ma differente (metanalisi a network? Comparative Effectiveness Research?).</p>
<p>L&#8217;HTA non può prescindere da <strong>un più generale governo della domanda di prestazioni sanitarie</strong>; una attività &#8220;politicamente forte&#8221; incompatibile con una perenne situazione &#8220;emergenziale&#8221; e che riduca al minimo i condizionamenti derivanti dagli inevitabili conflitti di interesse.</p>
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		<title>Il lavoro editoriale è impagabile</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 09:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;A distruggere i libri, più che l&#8217;Inquisizione o la censura, sono gli stessi editori che li hanno pubblicati con tutte le speranze, l&#8217;attenzione e l&#8217;amore del mondo&#8221;. Parola di uno che se ne intende (di libri e evidentemente anche di distruzioni) come Oliviero Ponte Di Pino, direttore editoriale di Garzanti. Sapendo di poter contare su tanti &#8220;lettori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A distruggere i libri, più che l&#8217;Inquisizione o la censura, sono gli stessi editori che li hanno pubblicati con tutte le speranze, l&#8217;attenzione e l&#8217;amore del mondo&#8221;. Parola di uno che se ne intende (di libri e evidentemente anche di distruzioni) come Oliviero Ponte Di Pino, direttore editoriale di Garzanti.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_jjoo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1960" style="margin: 5px;" title="Manifesto_jjoo" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_jjoo-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Sapendo di poter contare su tanti &#8220;lettori forti&#8221; tra i propri aficionados, il quotidiano <em>il manifesto</em> ha proposto una <strong>ampia panoramica sullo stato dell&#8217;editoria italiana</strong>, invitando a raccontarla in prima persona alcuni noti e meno noti protagonisti del mondo editoriale. In questo modo, le doppie pagine del quotidiano comunista hanno preso quell&#8217;inconfondibile profumo di carta che tutte le persone intervenute hanno confessato di amare più di ogni altra cosa (del resto non era poi tanto difficile, dal momento che sempre di carta è fatto anche il quotidiano no?). Quella degli addetti al lavoro editoriale è una passione contagiosa al punto di sembrare aggressiva: votati ad una Guerra Santa culturale che trova pace solo nel sapere diffusi, comprati e letti i testi personalmente più amati.</p>
<p>Dalla lettura delle testimonianze traspare un costante conflitto con un pubblico sempre troppo distratto, poco incline a dare valore alle suggestioni più raffinate; insensibile al lavoro meticoloso, paziente, instancabile e fatto di revisioni, controlli, &#8220;punti fuori dalle virgolette&#8221;, sintassi per le quali si perde il sonno. <strong>Poco importa se nessuno se ne accorgerà</strong>, se questa abnegazione risulterà invisibile, al punto di non poter neanche essere riconosciuta pubblicamente dal ringraziamento di un autore ben tradotto o editato. <strong>Un lavoro impagabile</strong> (in senso letterale).</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_Stef.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1959" style="margin: 5px;" title="Manifesto_Stef" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_Stef-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>E mal pagato.</strong> Come qualcuno si è premurato di sottolineare in un commento ad uno dei primi contributi pubblicati online sul sito del giornale, l&#8217;editoria vive di stagisti, di contratti in nero, di tempi pieni pagati come part-time. Si sfruttano i ragazzi, insomma, o si rinuncia ad assumere giovani (per impossibilità o prudenza) tenendo fuori &#8220;il nuovo&#8221; da un ambiente che proprio di innovazione (e quindi di giovani) dovrebbe vivere. Ma non solo: l&#8217;editoria vive di professori universitari che usano di fatto il tempo accademico per lavorare al libro proprio o a quello degli altri; di dirigenti medici (nel caso dell&#8217;editoria professionale) che confondono pubbliche virtù (la ricerca o la clinica) con interessi privati (la pubblicazione, molto spesso a pagamento con fondi pubblici). <em>Publish or perish</em>, si diceva una volta, così che accanto all&#8217;ossessione per il particolare, il mondo editoriale sembra affetto da un&#8217;altra patologia: la bulimia.</p>
<p><strong>Non si lavora mai per sottrazione</strong>, ritenendo che l&#8217;offerta culturale non sia mai sufficiente e che il lettore sia imprendibile  per incompletezza di proposte, per inadeguatezza di scaffali mai troppo pieni. Da filtro, l&#8217;editore si è fatto imbuto: ecco che alla &#8220;russistica&#8221; si deve aggiungere la &#8220;polonistica&#8221; e a questa la &#8220;boemistica&#8221; fino agli imperdibili versi di profeti di microscopiche realtà locali o alle prose dei &#8220;cagnolini lungo la strada&#8221;&#8230; <strong>Preda di un invincibile horror vacui anche il grafico</strong> &#8211; pardon: l&#8217;art director &#8211; al quale lasciare bianche la seconda e la terza di copertina &#8220;sembrava uno spreco oltre che un&#8217;ipocrisia&#8221; (perché mai, &#8220;ipocrisia&#8221;?). Quindi, oltre a &#8220;dipingere la facciata&#8221; (la copertina), ecco la scelta di &#8220;inserire immagini pertinenti al testo, senza dover rispondere al gravoso compito di vendere&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Senza dover rispondere al gravoso compito di vendere&#8221;</strong>: non è inutile ripetere questa frase che accenna ad una questione evidentemente ancora vissuta in certi ambienti come secondaria o, addirittura, poco elegante. Vendere o, riprendendo l&#8217;apertura, proteggere i libri pubblicati dall&#8217;umiliazione del macero. Non sarei ottimista sulle sorti di gran parte dei progetti citati in questa bella serie di articoli del <em>manifesto,</em> che conferma la sensazione di quanto l&#8217;editoria italiana sia in ritardo rispetto a quella di altri paesi. E&#8217; sufficiente confrontare le qualifiche degli autori dei contributi con quelle delle posizioni editoriali per le quali c&#8217;è domanda, oggi, a Londra, Boston o New York: e-commerce web designer, web analytics manager, knowledge editor, SEO titles editor, iPad platform publisher, e-publishing modeling analyst&#8230;</p>
<p>E se sotto le Alpi non sapessimo neanche cosa fanno, &#8216;sti signori?</p>
<p>Fonte: la serie sul manifesto è in parte disponibile free anche sul sito del giornale: www.ilmanifesto.it/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chi ricerca usa Twitter più Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 10:42:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Su Repubblica del 13 agosto Maurizio Ferraris scrive sulle &#8220;comunità documentali&#8221;: Facebook è l&#8217;emozione e Twitter la ragione. L&#8217;urgenza di semplificare aumenta col caldo agostano? Uno studio del Charleston Observatory, Social media and research workflow  (University College of London e Emerald, dicembre 2010) ci dice qualcosa in più di come gli strumenti del social web sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/the-social-network-movie-main.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1950" title="the-social-network-movie-main" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/the-social-network-movie-main-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Su <em>Repubblica</em> del 13 agosto Maurizio Ferraris scrive sulle &#8220;comunità documentali&#8221;: Facebook è l&#8217;emozione e Twitter la ragione. L&#8217;urgenza di semplificare aumenta col caldo agostano?</p>
<p>Uno studio del Charleston Observatory, <a href="www.ucl.ac.uk/infostudies/research/ciber/social-media-report.pdf"><strong>Social media and research workflow</strong>  </a>(University College of London e Emerald, dicembre 2010) ci dice qualcosa in più di come gli strumenti del social web sono usati da chi fa ricerca (comprende anche l&#8217;ambito sanitario, clinico e sperimentale):</p>
<ul>
<li>le funzionalità collaborative hanno preso piede nell&#8217;ambiente accademico di quasi tutte le discipline;</li>
<li>l&#8217;uso non dipende dall&#8217;età ma dalla maggiore/minore disponibilità/curiosità per l&#8217;innovazione;</li>
<li>le persone più lente a cambiare usano prima strumenti più vicini a quelli tradizionali, come Skype, Google Docs o Google Calendar;</li>
<li>gli &#8220;early adopters&#8221; (vedi la classica figura di Rogers) scelgono i blog, i social network e i microblogging.</li>
</ul>
<p>Insomma: <strong>chi usa Twitter è molto spesso la stessa persona che usa Facebook</strong> e che ha un blog. Quindi, Ferraris, come la mettiamo? I diversi strumenti soddisfano le differenti facce della nostra personalità, narcisista e razionale? Può darsi.</p>
<p><img class="alignleft" title="Italo Calvino " src="http://www.wuz.it/mm/102/00006089_b.jpg" alt="" width="92" height="115" />Ma può anche essere che Facebook, Twitter &#8211; come anche YouTube o Flickr &#8211; siano ciò che serviva per <strong>tornare a raccontarsi</strong>. E anche la ricerca o, in generale, il proprio lavoro può essere oggetto di narrazione. Così si concludevano le <em>Lezioni americane</em> di Italo Calvino: &#8220;Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d&#8217;esperienze, d&#8217;informazioni, di letture, d&#8217;immaginazioni? Ogni vita è un&#8217;enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, <strong>un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato</strong> e riordinato in tutti i modi possibili&#8221;. Quindi, anche con Twitter e Facebook, no?</p>
<p>Piuttosto, ciò che sembra più difficile è uscire dalla prospettiva dell&#8217;io individuale, portando queste comunità documentali &#8220;al di fuori del self&#8221;, per usare di nuovo un&#8217;espressione cara a Calvino&#8230;</p>
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		<title>Dove trovare immagini per le presentazioni?</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/06/dove-trovare-immagini-per-le-presentazioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 09:42:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dove trovi le immagini per le presentazioni?&#8221; E&#8217; una domanda che sento spesso dopo gli interventi a convegni o a seminari e allora provo a rispondere. Foto fatte da me. Giro con una digitale nello zainetto: niente di particolare, abbastanza vecchia e pesante. Serve per fotografare cose strane da associare a concetti, sfondi o pattern [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dove trovi le immagini per le presentazioni?&#8221;</strong><br />
E&#8217; una domanda che sento spesso dopo gli interventi a convegni o a seminari e allora provo a rispondere.</p>
<div id="attachment_1786" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/VFC_abbreviazione.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1786" title="VFC_abbreviazione" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/VFC_abbreviazione-150x150.png" alt="" width="100" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Il VFC su un muro di Roma.</p></div>
<p><strong>Foto fatte da me</strong>. Giro con una digitale nello zainetto: niente di particolare, abbastanza vecchia e pesante. Serve per fotografare cose strane da associare a concetti, sfondi o pattern (cieli, nuvole, muri, campi) e graffiti.</p>
<p>Questi sono utilissimi: svegliano la gente e si fanno ricordare. La scritta VFC spruzzata da Giada su un muro di Roma la uso per suggerire ai medici che scrivono di non esagerare con le abbreviazioni.</p>
<p>Per la cronaca, VFC è l&#8217;acronimo di &#8220;Vaccine For Children&#8221;, mica di vaffanculo eh&#8230;</p>
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<div id="attachment_1796" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/BH_Puglia2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1796" title="BH_Puglia" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/BH_Puglia2-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Il Salento di Brigitte.</p></div>
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<p><strong>Foto fatte da amici</strong>. Gli album degli amici su Facebook sono una fonte preziosa.</p>
<p>Li sfoglio con curiosità non per sapere se hanno nuovi fidanzati ma per rubare il loro sguardo sul mondo. Avverto sempre, perché sono contenti di sapere che una loro foto scattata chissà dove può accompagnare un ragionamento su cose in apparenza anche molto distanti.</p>
<p>Tra le foto di amici trovo mari, volti, mani, sorrisi, ancora nuvole, alberi&#8230;</p>
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<div id="attachment_1790" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Kindle_e_busta.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1790" title="Kindle_e_busta" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Kindle_e_busta-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Il Kindle di un utente Flickr.</p></div>
<p><strong>Foto fatte da persone brave che non conosco.</strong> Per questo c&#8217;è Flickr, soprattutto.</p>
<p>Gran parte delle immagini è coperta da copyright; per questa ragione, per fare prima, uso la ricerca avanzata chiedendo solo foto pubblicate con la licenza Creative Commons. E&#8217; possibile scaricarle in formati di diversa dimensione.</p>
<p>C&#8217;è anche Picasa, comunque: meno ricco, ma potenzialmente utile anche se cercare foto somiglia troppo ad una search in Google Images&#8230;</p>
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<div id="attachment_1793" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Pioggia_in_macchina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1793" title="Pioggia_in_macchina" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Pioggia_in_macchina-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Da una &quot;Galleria&quot; di Repubblica...</p></div>
<p><strong>Foto fatte da gente capace.</strong> Non che gli amici non lo siano, ma archiviare delle foto professionali è una gran bella soddisfazione. Come riuscirci? Personalmente, seguo le segnalazioni che quotidiani e riviste professionali fanno di premi e concorsi.</p>
<p>Si tratta, per lo più, di &#8220;gallerie&#8221; tematiche. Quando non c&#8217;è Flash di mezzo, salvare le foto è molto semplice. La foto accanto era di una serie di immagini di traffico cittadino visto dall&#8217;interno di un&#8217;automobile: sotto la pioggia e senza tergicristallo. Splendide: ideali per rendere la complessità, l&#8217;indecisione, una prognosi incerta&#8230;</p>
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<div id="attachment_1795" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/scandalizzarsi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1795" title="ROCHRF-00001910-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/scandalizzarsi-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Che starà guardando?</p></div>
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<p><strong> </strong><strong>Foto di banche dati.</strong> Lavorando in una casa editrice sono fortunato, perché posso accedere a diverse banche dati di immagini. E&#8217; un &#8220;privilegio&#8221; non così esclusivo come potrebbe sembrare: la registrazione annuale può costare anche poco, meno di un centinaio di euro che, nel caso di un&#8217;istituzione, è davvero poca cosa. Un servizio da raccomandare caldamente a qualsiasi Asl o industria farmaceutica&#8230;</p>
<p>La foto accanto è presa da Photostogo.com una risorsa eccellente per le still life e per le ambitissime immagini &#8220;a fondo bianco&#8221; che valorizzano qualsiasi presentazione. Una ragazza scandalizzata è ottima per parlare di conflitti di interesse, ma anche di <em>retractions</em> e altre <em>malpractice </em>editoriali&#8230;</p>
<p>Di foto belle ce n&#8217;è un sacco. Non esageriamo, però: sono relazioni e non lezioni di fotografia&#8230;</p>
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