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	<title>dottprof.com &#187; Miscellanea</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>L&#8217;eleganza della ragione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendendo quel libro in mano ero sicuro di aver trovato qualcosa che nessuno, almeno in Italia, aveva mai visto. Tornato in Italia dalla caccia della Buchmesse, ne parlai al Professor Garattini: “Lo faccio vedere ad un nostro ragazzo che è tornato da poco da Harvard”. Era l’ottobre del 1986 e fu questo il motivo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/@Valdorcia_11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2184" style="margin: 5px 10px;" title="@Valdorcia_1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/@Valdorcia_11-300x201.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>Prendendo quel libro in mano ero sicuro di aver trovato qualcosa che nessuno, almeno in Italia, aveva mai visto. Tornato in Italia dalla caccia della Buchmesse, ne parlai al Professor Garattini: “Lo faccio vedere ad un nostro ragazzo che è tornato da poco da Harvard”. Era l’ottobre del 1986 e fu questo il motivo del mio primo incontro con Alessandro Liberati. Superfluo, per chi lo ha conosciuto, aggiungere che Ale non solo conosceva il libro, ma anche – e personalmente – gran parte degli autori per esserne stato allievo e collaboratore alla Harvard School of Public Health di Boston.</p>
<p>Era tornato dal suo primo soggiorno americano con l’occhio e la mente allenati all’esercizio, più che della “critica”, di un motivato disincanto nei riguardi della ricerca e della assistenza sanitaria. “La consapevolezza di quanto scadente sia la qualità della letteratura scientifica è acquisizione relativamente recente – scriveva presentando il libro del New England, <em>The Medical Uses of Statistics</em> – e per molti versi ancora da esplorare. (…) La cattiva qualità dipende non solo dalle regole editoriali delle riviste ma anche da genuini errori nella pianificazione e conduzione degli studi”. Questa sua originale consapevolezza lo ha reso negli anni una delle sponde più preziose alle quali rivolgermi per chiedere consigli, pareri, indicazioni. “Mi sembra non dica gran che di nuovo, non credi?” Era quasi sempre vero e questa sua attenzione alle cose davvero nuove ha più di una volta protetto il Pensiero.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/@Terra-di-Siena.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2185" style="margin: 5px 10px;" title="@Terra di Siena" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/@Terra-di-Siena.jpg" alt="" width="200" height="134" /></a>Soprattutto ha protetto me. Sempre in modo molto discreto; più di una volta, in questi anni, ho pensato a quanto l’atteggiamento di Alessandro mi ricordasse quello di mio nonno che, il giorno che mi tenne a cresima, stando dietro e con una leggera pressione sulle spalle, mi disse sottovoce: “Guarda l’obiettivo”. Che fosse quello della Rollei per la foto ricordo o altri, più “pubblici” o condivisi, poco importa. L’importante era, ed è, non perdere di vista lo scopo, il fine ultimo del nostro agire. Questa “leggera pressione” Alessandro l’ha esercitata misurando le parole e, almeno nel nostro caso affidandole alla scrittura, più che alla voce. Raggiungere l’obiettivo è possibile solo coniugando <strong>ragione e passione</strong>; ne abbiamo parlato spesso e infine scelto queste parole come titolo di un libro costruito insieme e che abbiamo molto amato. Sosteneva che questi due strumenti – timone e vela del nostro andare – erano elementi necessari per nutrire un rapporto tra due amici che lavoravano insieme. Un rapporto fatto di dialogo, confronto e crescita, costantemente arricchito dal dubbio. Sarà per questo che le pagine che ci siamo scritte erano così piene di punti interrogativi, come quelli che condivano una sua mail, al solito notturna, di domenica 19 dicembre di sette anni fa: “Forse siamo solo incoerenti? Forse è questo il prezzo del cercare volta per volta la soluzione meno peggio? Un po’ di tutto questo?”</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Con-Ale_light.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2188" style="margin: 5px 10px;" title="Con Ale_light" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Con-Ale_light-300x213.jpg" alt="" width="200" height="141" /></a>Nei venticinque anni di lavoro insieme mi ha sempre consigliato di “provare a nuotare senza perdere di vista le boe”. Siamo in Italia, aggiungeva, come a dire che qualsiasi galleggiante diventa meno visibile o più soggetto al moto delle onde. Colpisce la continuità del suo pensiero tra la precoce lucidità degli anni Ottanta alla più matura visione d’insieme che lo ha portato a puntare il dito, più che sulla forma dei risultati della ricerca, sulla sostanza dei condizionamenti che questa subisce: “E’ bene che il pubblico sappia che ritardi nella ricerca di cure migliori non sono una fatalità, e che una parte importante dello sbilanciamento nell’agenda di ricerca ha responsabilità che vengono anche dall’interno del mondo della ricerca. Sia per mancanza di un adeguato supporto alla ricerca pubblica e indipendente da parte dei sistemi sanitari, sia per un progressivo «scivolamento etico» che ha caratterizzato il comportamento della professione medica e delle sue rappresentanze scientifiche”. Era … certo che con l’incertezza si dovesse comunque fare i conti (“è parte integrante del progresso scientifico ed è ineliminabile dalla pratica della medicina”) ma non ha mai tollerato che la convivenza col dubbio potesse essere un effetto collaterale dei condizionamenti economici o politici di chi fa ricerca. In fondo, Alessandro ha sempre detto “semplicemente” cose giuste. Un giorno, alla fine di una riunione, un noto “esperto, accademico, presidente” mi prende per un braccio e fa “Liberati: è così chic”. La risposta venne spontanea: “Ascoltare cose ragionevoli fa apparire elegante chi le dice, soprattutto se non si è abituati”.</p>
<p>Negli ultimi anni parlavamo spesso della necessità di definire le “urgenze”, con me che cercavo di dissuaderlo dal <a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/@Amiata_1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2186" style="margin: 5px 10px;" title="@Amiata_1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/@Amiata_1.jpg" alt="" width="200" height="134" /></a>pronunciare quell’abusato anglicismo di “prioritarizzazione”, spiegandogli senza successo che tanto valeva dire “stabilire le priorità”, che con la sua erre arrotata veniva anche più facile. Ma ecco un’altra cosa di cui è stato maestro; pur con inevitabili, eventuali incidenti di percorso, è stato capace di mettere ordine con giudizio tra le cose della vita: gli affetti, l’amore, il lavoro. Per questo ogni occasione di ritrovarsi era preziosa, per l’intensità dell’amicizia, la sincerità del raccontarsi, la verità degli sguardi e dei gesti. Erano occasioni ricche di un “prima” e di un “dopo”, come la passeggiata estiva da Roma a Bagno Vignoni per andarlo a trovare dove con Mariangela recuperava energie dopo una primavera spossante: un’alternanza di allegria e di pianto guidando, pensando e fotografando i campi della Val d’Orcia.</p>
<p>La dimensione del viaggio: è forse quella che meglio descrive la personalità di Alessandro. A riguardare lettere e mail, a ripensare alle telefonate, non ce n’è una che non sia da una stazione o un aeroporto, da un hotel di Singapore o da una locanda in Patagonia. Ragione, passione, lucida incertezza anche sul luogo dove potremo dormire stanotte. Come scrive Paolo Rumiz, è bello ed è saggio conservare una piccola valigia pronta sotto il letto dove dormiamo. O, meno laicamente, tenere la cintura ai fianchi e le luci accese. Lui ha seguito il consiglio e, lasciandoci, ci ha salutato con un ultimo sguardo di dolcezza, quasi a dirci “a voi che proseguite nel viaggio, sia lieve la terra”.</p>
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		<title>Viva i video: corti e sinceri</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 21:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un minuto di cose intelligenti dette da Claudio Magris a Che Tempo che fa. Mando su Twitter una frase: &#8220;Il mondo non va solo governato, va migliorato&#8221;.  Spengo e sono sul letto dopo cena. Google mi avverte che la Samp perde il derby al 7 minuto di recupero. Messaggio di Jacqueline su Facebook: sarà il caso di avere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un minuto di c<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/ciak_2_largo_3175723715_1dc9c990da1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1669" title="ciak_2_largo_3175723715_1dc9c990da" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/ciak_2_largo_3175723715_1dc9c990da1-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>ose intelligenti dette da <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9ae9f121-23d7-4753-a665-958a404acbdb.html#p=0">Claudio Magris a Che Tempo che fa</a>. Mando su Twitter una frase: &#8220;Il mondo non va solo governato, va migliorato&#8221;.  <strong>Spengo e sono sul letto dopo cena</strong>. Google mi avverte che la Samp perde il derby al 7 minuto di recupero. Messaggio di Jacqueline su Facebook: sarà il caso di avere la tv per trasmissioni come quella di Fazio?</p>
<p>No, basta e avanza il computer. Nova dà i numeri:</p>
<ul>
<li>in tre anni i video saranno il 90 per cento del traffico IP</li>
<li>più di un miliardo di persone guarda video su web</li>
<li> 14 milioni di italiani cercano video online</li>
<li>diminuisce il numero di americani che possiedono una tv.</li>
</ul>
<p>Non ne se ne può più della Domenica Sportiva: vorrei solo vedere le facce dei doriani per capire cosa si prova a buttare via la stagione in un minuto, ma so che la tv a questo non serve: dovrei ascoltare due ore di chiacchiere per vedere un&#8217;azione. Allora è un attimo cercare su Google ed <a href="http://www.220.ro/sport/Genoa-Sampdoria-1-0-Goal-Boselli-8-5-2011/uzAMwME41H/">essere a Marassi</a>.</p>
<p>Poi, con calma, rivedo Magris e rispondo con queste righe a Jacqueline: no, niente tv, probabilmente è antica, col suo canone e l&#8217;impaccio dei mille telecomandi. J, su web troverai tutto, Magris compreso.</p>
<p>I video saranno il web perché <strong>ti dicono prima quanto durano</strong> e durano poco.</p>
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		<title>Aiuto, il multitasking!</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piers e Bronte sono i due fratelli americani protagonisti di un articolo del Time che 5 anni fa lanciava l&#8217;allarme sul &#8220;pericolo multitasking&#8221;: ragazzini e adolescenti fanno troppe cose tutte insieme e, oltre a farle male, gli va il cervello in pappa. Almeno, così sostiene qualcuno. E&#8217; una questione intrigante e, per farsi un&#8217;idea, conviene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/03/Multitasking.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1549" title="Multitasking" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/03/Multitasking-150x150.jpg" alt="" width="146" height="146" /></a>Piers e Bronte sono i due fratelli americani protagonisti di un articolo del <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1174696,00.html">Time </a>che 5 anni fa lanciava l&#8217;allarme sul &#8220;pericolo multitasking&#8221;: ragazzini e adolescenti fanno troppe cose tutte insieme e, oltre a farle male, gli va il cervello in pappa. Almeno, così sostiene qualcuno.</p>
<p>E&#8217; una questione intrigante e, per farsi un&#8217;idea, conviene studiare quello che parecchi ricercatori hanno prodotto negli ultimi anni. Non si può dimenticare però che, da quando mondo è mondo, i ragazzini hanno fatto più cose contemporaneamente: alle elementari, facevo i compiti con la tivvù accesa e la testa alle figurine dei calciatori (quando non sbucciavo piselli in cucina) e al liceo &#8230; <em>non</em> facevo i compiti ascoltando Cat Stevens e preparando volantini per lo sciopero del giorno dopo. Gli adulti non sono da meno; diversi studi, &#8220;vecchi&#8221; di 10 anni, confermano che il 95 per cento della popolazione &#8220;multitaska&#8221; almeno in una fase della giornata o per circa 8 ore al giorno (Kenyon, 2010): il lavoro domestico si aggiunge alla cura dei figli, il telefono ad internet, la televisione all&#8217;ascolto della musica. Che c&#8217;entra? penserà qualcuno sostenendo siano cose diverse. Invece c&#8217;entra: 1) non è detto che il cervello dei nostri figli non sia preparato al multitasking; 2) bisogna intendersi su cosa intendiamo con &#8220;multitasking&#8221;; 3) è probabile che qualcuno che se la prende col multitasking in realtà sia preoccupato per altro.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo sospetto me l&#8217;ha confermato l&#8217;editoriale di Giorgio Tamburlini su <a href="http://www.medicoebambino.com/">Medico e bambino</a>: <em>Sei connesso?</em> Parla di &#8220;mutazione antropologica&#8221; che avrebbe prodotto nuove generazioni &#8220;diverse dalla nostra&#8221;  (magari). &#8220;Si comunica quando si è a scuola, quando si studia, quando si guarda la TV e quando si è a tavola&#8221;. Di nuovo: magari. E ancora: &#8220;ci si lancia sui PC per chattare. In un internet caffè, in treno e perfino in biblioteca, se si butta l&#8217;occhio su cosa stanno facendo centinaia di ragazzini la risposta è: Facebok o telefonino, o entrambi&#8221;.</p>
<p>Non conosco gli internet caffè friulani: mi sorprenderebbe fossero frequentati da &#8220;centinaia di ragazzini&#8221; ma, se anche fosse vero, vogliamo stupirci che un cliente di un internet caffè (più o meno cresciuto) stia su Facebook? Cosa dovrebbe fare, leggere Leopardi? Ancora: da utente gold delle Ferrovie italiane sono certo di una cosa: è praticamente impossibile stare su web viaggiando in treno salvo che nei benedetti dieci minuti di sosta a Santa Maria Novella; anche la wireless di Trentalia è un miraggio. Giorgio: dove li hai visti centinaia di ragazzini sul treno che stanno su Facebook?</p>
<p>Non potendo credere che ciò che preoccupa sia &#8220;la comunicazione totale&#8221; (che GT arriva a definire &#8220;una sorta di pornografia della comunicazione&#8221;) ho il sospetto che il timore sia piuttosto &#8221;<strong>la connessione quasi perenne con un universo virtuale</strong>&#8221; che riduce i momenti di silenzio e di riflessione. Non avendo nei paraggi Piers e Bronte, ho chiesto a Rebecca (17) e Celeste (14) che ne pensassero dell&#8217;articolo. Risposta: <strong>solo chi non sta su Facebook può pensarlo come qualcosa di virtuale</strong>; FBK sono i miei amici, soprattutto quelli che vivono a Genova e a Milano, i compagni di scuola e il &#8221;gruppo&#8221; dove ciascuno posta i propri dubbi e le incertezze sui compiti a casa&#8230;</p>
<p>&#8220;Telefonini e social network (&#8230;) entrano come un virus nelle attività quotidiane&#8221;, scrive GT. Telefoni mobili e reti  non &#8220;entrano&#8221; ma <em>sono</em> parte del mondo reale, che è fatto da gente che parla e da gente che sta in silenzio, che sta sola o è connessa e, soprattutto, da gente ricca e da persone povere. Q<strong>ui sta il punto: nella ricchezza materiale e culturale delle famiglie dei bambini e degli adolescenti.</strong></p>
<p>La tecnologia può avere sui bambini effetti positivi o negativi (Bavelier, 2010) ma soprattutto &#8211; come scrive Kevin Kelly nel suo bellissimo libro &#8211; ci dà &#8220;la possibilità di scoprire chi siamo e soprattutto chi potremo essere&#8221;. E non c&#8217;è niente di peggio di scoprire di essere poveri e di avere un futuro poco felice: si finisce davvero a fare i solitari al cellulare o a giocare col Gameboy.</p>
<p>Tamburlini G. Sei connesso? Medico e Bambino 2011;2:76-7.</p>
<p>Kenyon S. What do we mean by multitasking? Exploring the need for methodological clarification in time use research. Int J Time Use Res 2010;1:42-60.</p>
<p>Patriarca A, et al. Use of television, videogames, and computer among children and adolescents in Italy. BMC Puclic Health 2009;9:139. doi:10.10.1186/1471-2458-9-139</p>
<p>Bavelier D, et al. Children, wired: for better and for worse. Neuron 2010;67:692-701.</p>
<p>Kelly K. Quello che vuole la tecnologia. Torino: Codice Edizioni, 2011.</p>
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		<title>Leggere in paradiso</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 13:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli editori olandesi riservano una stanza all’hotel Ambassade per i propri autori di passaggio ad Amsterdam. E’ una tradizione che ha fatto crescere la collezione di prime edizioni firmate di proprietà dell’albergo; così che oggi sono 1800 i libri di autori di 75 nazioni, conservati nella biblioteca aperta agli ospiti. Pagine che possono essere lette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/02/ragazza-che-legge.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1504" title="ragazza che legge" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/02/ragazza-che-legge-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli editori olandesi riservano una stanza all’hotel <a href="http://www.ambassade-hotel.nl/en">Ambassade </a>per i propri autori di passaggio ad Amsterdam. E’ una tradizione che ha fatto crescere la collezione di prime edizioni firmate di proprietà dell’albergo; così che oggi sono 1800 i libri di autori di 75 nazioni, conservati nella <a href="http://tinyurl.com/6a73qgx">biblioteca </a>aperta agli ospiti. Pagine che possono essere lette in poltrona tra le opere di arte contemporanea del gruppo Cobra (certo: era più economico andare a vedere la mostra alla GNAM di Roma, ma vuoi mettere l’emozione?).</p>
<p>Dai canali olandesi a Parigi, dove scenderemmo al <a href="http://www.pavillondeslettres.com/it/index.php">Pavillion des Lettres</a>, albergo vicino al Faubourg St Honoré che ha scelto di intitolare le 26 camere ad altrettanti autori: da Andersen e Baudelaire a Yeats e Zola (mica il calciatore eh…). Sull’iPad che trovi nella stanza sono caricate le opere principali dell’autore che ti ospita ma il bello arriva al mattino, perché puoi sfogliare sul tablet i principali quotidiani del mondo.</p>
<p>Prendiamo l’aereo e in otto ore siamo ad Antigua. Il <a href="http://tinyurl.com/5s57bln">Carlisle Bay </a>è un po’ &#8230; caro ma (oltre a parecchie altre cosette niente male) ha una <a href="http://tinyurl.com/66poco3">biblioteca </a>selezionata da Philip Blackwell, della dinastia dei librai ed editori inglesi: 1200 libri scelti pensando soprattutto alla lettura in spiaggia. Camilleri o Fabio Volo? Figurati: Goethe e Lermontov. “The cooliest library in the world” l’ha giudicata il <em>Financial Times</em>, forse per le luci a fibre ottiche che cambiano con le ore della giornata. Insomma, un paradiso. <a href="http://tinyurl.com/4qdzr48">Non soltanto fiscale</a>. Chi volesse evitare incontri spiacevoli, potrebbe saltare la tappa e atterrare direttamente a New York.</p>
<p>Il <a href="http://www.libraryhotel.com/">Library Hotel </a>ha classificato i suoi dieci piani con il <a href="http://www.libraryhotel.com/dewey-decimal-system/index.cfm">sistema decimale Dewey</a>, giocattolo per documentalisti che ha trasformato un albergo nel cuore di Manhattan in un’accogliente biblioteca. Da 25 a 100 libri per stanza, rigorosamente per argomento. Potendo scegliere, chiederemmo di non essere al sesto piano, dov’è la Medicina (che palle, dai), ma all’ottavo. “E’ libera la stanza 800.001?” L’Erotika Package è il più costoso (chissà perché…) ma il letto <em>Queen size</em> è circondato da letture che stimolano la mente, il corpo e l’animo…</p>
<p>(grazie a <a href="http://moreintelligentlife.com/">Intelligent Life</a>, splendido magazine dell&#8217;Economist&#8230;)</p>
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		<title>Robin Hood e i pacemaker</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 12:28:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giulio è un anziano primario otorinolaringoiatra di Milano. Fa attività ambulatoriale nei centri di accoglienza per migranti nonostante i suoi ottantacinque anni e diversi acciacchi. Ai suoi pazienti del primo mondo milanese chiede gli apparecchi acustici non più perfettamente efficienti, troppo ingombranti o che non sono più utili per poterli adattare alle orecchie dei vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/11/migranti_non.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1308" title="migranti_non" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/11/migranti_non-150x150.jpg" alt="" width="134" height="134" /></a>Giulio è un anziano primario otorinolaringoiatra di Milano. Fa attività ambulatoriale nei centri di accoglienza per migranti nonostante i suoi ottantacinque anni e diversi acciacchi. Ai suoi pazienti del primo mondo milanese chiede gli apparecchi acustici non più perfettamente efficienti, troppo ingombranti o che non sono più utili per poterli adattare alle orecchie dei vari &#8216;Adel, Salim o Florian. Una volta, vedendomi un po&#8217; perplesso, mi disse &#8220;E&#8217; normale, fa lo stesso con gli occhiali anche il collega oculista&#8221;.</p>
<p><strong>La mia perplessità da primo mondo</strong> è aumentata leggendo un <a href="http://www.heartrhythmjournal.com/article/S1547-5271%2810%2900709-5/fulltext">articolo </a>e un editoriale (purtroppo non è accessibile gratuitamente) su <a href="http://www.heartrhythmjournal.com/">Heart Rhytm</a>, la rivista della società americana di aritmologia. &#8220;La spesa sanitaria è un peso crescente per ogni nazione e il riuso dei dispositivi medici (non solo di quelli impiantabili) è una delle numerose strategie che possono portare ad un utilizzo migliore di scarse risorse&#8221;, sostengono gli autori, Shakeeb Razak e Raymond Yee, della University of Western Ontario, in Canada. In pratica: anche i pacemaker possono (devono?) essere reimpiantati su altri pazienti una volta che sul &#8220;proprietario&#8221; non siano più utili.</p>
<p>Non è qualcosa di strano nè di assurdo, al punto che in quale nazione è prassi comune (Spagna, Danimarca) mentre in altre è permessa a determinate condizioni (Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, Belgio, Slovacchia e Finlandia). Proibito in Francia e in Gran Bretagna. Negli Stati Uniti il 25 per cento degli ospedali riportano attività finalizzate al riuso dei dispositivi e in circa la metà dei casi il &#8220;riprocessamento&#8221; dei device è esternalizzato.</p>
<p>E&#8217; una pratica da incentivare? Secondo gli autori sì e non solo nel senso della donazione dai paesi occidentali a quelli in via di sviluppo. Anzi, questo percorso andrebbe gestito attentamente, perché è necessario che i paesi riceventi abbiano strutture e personale sanitario formati in maniera adeguata; altrimenti si sprecano più risorse di quante se ne risparmiano. Le società scientifiche che lavorano nel campo dell&#8217;aritmologia, dicono Razak e Yee dovrebbero contribuire alla definizione di policy e procedure internazionali <strong>per non lasciare l&#8217;iniziativa a Robin Hood isolati</strong>. Nell&#8217;attesa che non salti fuori un Negroponte dei pacemaker, che inventi e produca dispositivi efficienti ma low cost capaci di soddisfare le necessità degli &#8216;Adel, Salim o Florian che ci sentono bene ma hanno il cuore ammalato&#8230;</p>
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		<title>Riviste porno in ambulatorio</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 18:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Prego, si accomodi: sul tavolo troverà delle riviste, ehm &#8230; per aiutarsi&#8221;. In un centro di fecondazione assistita, l&#8217;infermiera invita il signore a chiudersi in una stanza per raccogliere il liquido seminale. Ed ecco che i tabloid inglesi, dal Sun al Telegraph, se la prendono col servizio nazionale che usa i soldi dei cittadini per comprare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/10/Sex-Magazines.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1237" title="Sex Magazines" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/10/Sex-Magazines-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>&#8220;Prego, si accomodi: sul tavolo troverà delle riviste, ehm &#8230; per aiutarsi&#8221;. In un centro di fecondazione assistita, l&#8217;infermiera invita il signore a chiudersi in una stanza per raccogliere il liquido seminale.</p>
<p>Ed ecco che i tabloid inglesi, dal <a href="http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/3129151/Taxpayers-foot-bill-for-donors-porn-on-the-National-Health-Service-says-2020healthorg-report.html">Sun </a>al <a href="http://www.telegraph.co.uk/health/healthnews/7988367/NHS-buys-porn-for-sperm-donors.html">Telegraph</a>, se la prendono col servizio nazionale che usa i soldi dei cittadini per comprare le riviste porno utili a stimolare la fantasia dei &#8220;donatori&#8221; rendendo tutto più facile (e ancora più rapido). La spesa dal giornalaio è di circa 21 euro all&#8217;anno per ciascun ambulatorio, segnala Ben Goldacre sul blog <a href="http://www.badscience.net/2010/09/pornography-in-hospitals/">Bad Science</a>: non sembra una gran cifra e, se proprio vogliamo andare a vedere, la letteratura scientifica giustifica l&#8217;acquisto (vuoi sapere perché? Leggi il post di Goldacre e segui i link alle ricerche segnalate; sembra addirittura che sia migliore la motilità degli spermatozoi &#8220;prodotti&#8221; da chi guarda due uomini che fanno l&#8217;amore &#8211; per così dire - con una sola donna: la competizione è tutto, ragazzi&#8230;).</p>
<p>Ci sono parecchie cose dietro una non-notizia del genere. 1. I quotidiani non sanno più che scrivere per attirare lettori. 2. Cose del genere, riprese sul web, innescano commenti abbastanza banali, talvolta di basso profilo: il post su <em>Bad Science</em> ha avuto commenti tipo &#8220;Che schifo sfogliare riviste porno tenute in mano da un altro&#8221; o &#8220;Perché non un computer al posto delle riviste?&#8221; o un più sensato &#8220;Perché  la donna non accompagna l&#8217;uomo in quei cinque minuti di &#8230; passione?&#8221; 3. L&#8217;insieme (articoli sui quotidiani, post e commenti) porta qualcuno a prendersela con internet (&#8220;Signora mia, come siamo finiti in basso&#8221;): l&#8217;editoriale del Domenicale del Sole 24 Ore del 3 ottobre prevede che &#8220;la presunta licenza di dire tutto determinerà lo scetticismo assoluto di chi a leggere ancora prova&#8221;.</p>
<p>Tira un&#8217;aria strana, blog e social network iniziano a piacere di meno. Dentro, si vede la gente.</p>
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		<title>Il caffè è il diavolo!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tedesco Samuel Hahnemann, padre dell’Omeopatia, non aveva molta simpatia per il caffè. Anzi, per lui se non era la causa di tutti i mali poco ci mancava. Lo dimostra l’esilarante lettura del breve saggio “Sugli effetti del caffè” (On the Effects of Coffee from Original Observations &#8211; 1803), contenuto in un raffinato volumetto  edito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/samuelhahnemannstatua.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1172" title="samuelhahnemannstatua" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/samuelhahnemannstatua-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il tedesco Samuel Hahnemann, padre dell’Omeopatia, non aveva molta simpatia per il caffè. Anzi, per lui se non era la causa di tutti i mali poco ci mancava. Lo dimostra l’esilarante lettura del breve saggio “Sugli effetti del caffè” (<em>On the Effects of Coffee from Original Observations</em> &#8211; 1803), contenuto in un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/catalogo_terrainvague/TV19_Hahnemann_scrittiomeopatici/Hahnemann_scrittiomeopatici_2009.htm" target="_blank">raffinato volumetto </a> edito dalla <strong>:duepunti</strong> di Palermo.</p>
<p>Il caffè (che secondo il medico di Meißen avrebbe un sapore sgradevole proprio perché la Natura vuole avvertirci della sua tossicità o al massimo della sua natura di ‘medicinale’)  viene indicato da Hahnemann in sole 24 pagine come capace nell’ordine di:<br />
- far scomparire fame e sete<br />
- procurare una digestione pressoché immediata ma parziale<br />
- far aprire e contrarre rapidamente l’ano (facilitando l’evacuazione di quanto semidigerito)<br />
- risvegliare l’appetito venereo “con 10 o 15 anni d’anticipo”<br />
- determinare impotenza prematura<br />
- sconvolgere l’umore in positivo e negativo<br />
- stimolare innaturalmente la loquacità facendo “sfuggire i segreti più importanti”<br />
- far assumere un “contegno teatrale”<br />
- indurre grave depressione (per reazione) se non si assume altro caffè<br />
- indurre emicrania e mal di denti<br />
- indurre erisipela con ulcere croniche<br />
- far diventare il sangue “acquoso e mucillaginoso”<br />
- far sostituire (“spesso del tutto”) un flusso leucorroico acre alle mestruazioni<br />
- causare dolore nell’atto venereo<br />
- causare negli uomini emorroidi dolorose e polluzioni notturne<br />
- causare nelle donne sterilità e incapacità di allattare<br />
- rovinare i denti (“nei bambini non si sviluppa quasi nessuna carie che non sia dovuta al caffè”)<br />
- causare “tinta pallida e carni flaccide” nei bambini, che “imparano a camminare molto tardi (…) e chiedono sempre di essere presi in braccio”, “hanno sempre il petto oppresso da un muco tenace”, “sudano non soltanto sulla fronte ma su tutto il cuoio capelluto”, “a volte piangono anche nel sonno”, soffrono di oftalmie che spesso durano per anni e dulcis in fundo “guariscono con difficoltà da ogni malattia”.</p>
<p>Ma l’acme del suo ragionare l’inventore dell’Omeopatia lo tocca quando afferma perentorio: “La tazza di caffè cela spesso l’onanismo, mostro dagli occhi sbarrati, esecrazione della natura che la lettura di romanzi, le fatiche imposte alla memoria, la frequentazione delle società corrotte e l’inattività di una vita sedentaria contribuiscono per parte loro a generare”.</p>
<p>E il bello è che l’autore sostiene nelle prime pagine che il senso del suo lavoro sarà “osservare senza sosta, con rigore, distogliendo per quanto possibile ogni illusione e riconducendo accuratamente i fenomeni alle loro cause”!</p>
<p>Da Starbucks, c’è da giurarlo, il buon vecchio Hahnemann sarebbe <em>persona non grata</em>.</p>
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		<title>Coscienze, topless ed editori</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 17:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;hanno definito un tormentone estivo. Per alcuni, però, dev&#8217;essere stato piuttosto un tormento dovuto all&#8217;incertezza tra rispondere e far finta di nulla, nell&#8217;attesa che la burrasca fosse passata. Il sasso nello stagno lo ha tirato Vito Mancuso, teologo ma soprattutto autore Mondadori, alle prese con un problema di coscienza: è giusto continuare a pubblicare con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/08/giornale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1151" title="giornale" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/08/giornale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>L&#8217;hanno definito <strong>un tormentone estivo</strong>. Per alcuni, però, dev&#8217;essere stato piuttosto un tormento dovuto all&#8217;incertezza tra rispondere e far finta di nulla, nell&#8217;attesa che la burrasca fosse passata. Il sasso nello stagno lo ha tirato Vito Mancuso, teologo ma soprattutto autore Mondadori, alle prese con un problema di coscienza: è giusto continuare a pubblicare con una casa editrice la cui proprietà confeziona leggi su misura per consentire alla propria azienda di risparmiare milioni di euro di tasse?<br />
Alla domanda di Mancuso hanno risposto in pochi, alcuni in modo stravagante (&#8220;chiederò un parere al pubblico del festival della Letteratura&#8221;, ha detto Augias) altri con accenti nostalgici (è dal 1965 che pubblica con Mondadori e mai Piero Citati penserebbe di cambiare squadra), altri ancora dicendo che sì, anche loro aspettano una risposta da Segrate in merito all&#8217;ultimo scandaloso regalo ricevuto dal nostro Parlamento.<br />
Risposta che, peraltro, è arrivata, sempre sul quotidiano <em>La Repubblica</em>, all&#8217;indomani dell&#8217;intervento di Mancuso. Una risposta con firma &#8220;aziendale&#8221;, non senza toni aggressivi nei confronti non del proprio autore, ma del giornale che aveva ospitato l&#8217;articolo.<br />
Le repliche più ingenue, per certi aspetti, sono quelle degli autori che hanno sostenuto di <strong>non voler tradire il progetto culturale</strong> di Mondadori, Einaudi e delle altre tante sigle editoriali di proprietà del nostro Premier. A questo punto, la questione si complica, se non altro perché&#8230;<br />
1. <strong>Sembra difficile parlare di &#8220;progetto culturale&#8221;</strong> in assenza di una sua esplicitazione: qualcuno &#8211; in Mondadori, all&#8217;Einaudi o alla Piemme, per dire &#8211; si è mai di recente esposto formalizzando percorsi, obiettivi internedi, finalità ultime di tale &#8220;progetto culturale&#8221;?<br />
2. Aprendo il sito Mondadori si coglie al volo l&#8217;articolazione della &#8220;galassia comunicazionale&#8221; che va dai libri ai periodici fino alla realtà internazionale Mondadori Random House; ma <strong>un elemento unificante salta agli occhi</strong>, quello dell&#8217;andamento azionario che &#8211; registrato in tempo reale &#8211; offre una sintesi di lampante evidenza: dalle riviste di gossip a Panorama, dai libri di Geronimo Stilton ai Tascabili Einaudi, tutto fa brodo, e il brodo è un brodo molto ricco.<br />
3. Evidentemente, in molti si sentono autori einaudiani e non Mondadori (qualcuno, come Nicolò Ammaniti, si considera scrittore a Segrate e cittadino all&#8217;opposizione, mah&#8230;) ma <strong>è possibile che, in un&#8217;azienda, convivano più &#8220;progetti culturali&#8221;?</strong> Qual è la mission aziendale, quella che suggeris<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/08/copertina-Panarari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1149" title="copertina Panarari" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/08/copertina-Panarari-199x300.jpg" alt="" width="102" height="153" /></a>ce di pubblicare Fabio Volo o quella che manda in libreria Coetzee o McEwan?<br />
In una precedente occasione, il Presidente della Mondadori, Marina Berlusconi (sì, quella del &#8220;<a href="http://tg24.sky.it/tg24/economia/2010/08/18/marina_berlusconi_topless_mondadori.html">topless </a>da urlo&#8221; offerto agli italiani dalla rivista &#8220;Chi&#8221;: in quale altro Paese del mondo il direttore di una rivista pubblicherebbe fotografie del proprio datore di lavoro nudo?), consigliò Roberto Saviano di non criticare il padre (di Marina) ma di apprezzare il &#8220;pluralismo&#8221; della Mondadori, capace di dar voce a tutti. Far coesistere autori culturalmente diversi non è un problema nuovo, nel mondo editoriale, questione dibattuta nella stessa Einaudi (negli anni Cinquanta, alcune scelte editoriali furono molto discusse all&#8217;interno del comitato editoriale) così come in altre realtà, per esempio Adelphi; ma far convivere nello stesso catalogo Piero Angela e <a href="http://www.ibs.it/code/9788804560197/ventura-simona/crederci-sempre-arrendersi-mai.html">Simo</a><a href="http://www.ibs.it/code/9788804560197/ventura-simona/crederci-sempre-arrendersi-mai.html">na V</a><a href="http://www.ibs.it/code/9788804560197/ventura-simona/crederci-sempre-arrendersi-mai.html">entura</a> è &#8220;pluralismo&#8221; o altro?</p>
<p>È altro. È un modo per far soldi, innanzitutto, ma è anche  il tassello di una strategia più raffinata in cui &#8220;ogni cosa è uguale all&#8217;altra e dunque tutto (più o meno) va bene, madama la marchesa&#8230;&#8221; E&#8217; la strada maestra per <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/massimiliano-panarari/l-egemonia-sottoculturale/978880620483">L&#8217;egemonia sottoculturale</a> di cui parla Massimiliano Panarari. In un libro, caspita, pubblicato da Einaudi&#8230;</p>
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		<title>Liberi fino a un certo punto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 09:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[conflitti di interesse]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;accordo tra Google e Verizon (grande azienda attiva nel settore delle infrastrutture per la comunicazione) per la creazione di una rete mobile ad alta velocità, ideale per mandare in giro contenuti multimediali audiovideo, ha sparigliato le carte al punto che anche uno tra i più devoti evangelisti della società di Mountain View, Jeff Jarvis, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accordo tra Google e Verizon (grande azienda attiva nel settore delle infrastrutture per la comunicazione) per la creazione di una rete mobile ad alta velocità, ideale per mandare in giro contenuti multimediali audiovideo, ha sparigliato le carte al punto che anche uno tra i più devoti evangelisti della società di Mountain View, Jeff Jarvis, ha postato sul suo blog (www.buzzmachine.com) una sorta di appello a ripensarci:</p>
<p>1) la rete mobile è <strong><em>la</em></strong> Rete, punto e basta (e se non lo fosse ancora, lo sarà prestissimo); quindi,</p>
<p>2) abbandonare un atteggiamento di neutralità (che in questo caso significa di equidistanza dai contenuti disponibili sul web e dai provider) &#8220;limitatamente&#8221; al mobile è una scelta che fa ridere.</p>
<p>La sensazione è che le cose siano parecchio più complicate del fatto in sé, essendo sul tappeto una serie di questioni alle quali può essere difficile dare risposta:<br />
- internet è ormai da considerare un bene comune<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/08/catena_spezzata.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1147" title="PDRF-00274722-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/08/catena_spezzata.jpg" alt="" width="271" height="203" /></a>? (la domanda suona ancora più strana in un paese dove l&#8217;acqua si sta avviando a non esserlo più)<br />
- quali margini di autonomia possono avere le aziende del settore informatico, riguardo per esempio la apertura o la chiusura dei sistemi da loro sviluppati?<br />
- la libertà d&#8217;impresa nel campo della comunicazione deve prevedere registri diversi a seconda ci si muova nei canali tradizionali (la stampa o la televisione) o su Internet?</p>
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		<title>Raccontare la malattia con un fumetto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma l&#8217;illustrazione può davvero: • essere uno strumento efficace ed utile al paziente per capire meglio la sua patologia? • migliorare la comprensione della diagnosi e della prognosi, stimolando domande più consapevoli da parte del paziente? • influire sulle relazioni medico-paziente? • essere uno strumento didattico utile per insegnare cose come l&#8217;etica professionale, ecc? • [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/07/rughedottprof.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1075" title="rughedottprof" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/07/rughedottprof-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma l&#8217;illustrazione può davvero:<br />
• essere uno strumento efficace ed utile al paziente per capire meglio la sua patologia?<br />
• migliorare la comprensione della diagnosi e della prognosi, stimolando domande più consapevoli da parte del paziente?<br />
• influire sulle relazioni medico-paziente?<br />
• essere uno strumento didattico utile per insegnare cose come l&#8217;etica professionale, ecc?<br />
• migliorare le capacità di osservazione e diagnosi degli studenti di medicina, incidendo positivamente sull&#8217;empatia?</p>
<p>Se lo sono chiesti con fiducia Michael J Green e Kimberly R Myers, aprendo la discussione sulle pagine del BMJ. Fiduciosi hanno concluso la loro riflessione con un verdetto ottimistico: le graphic novel e i fumetti sono un modo creativo ed efficace per capire ed insegnare meglio la malattia. Se non bastasse: i temi trattati, la struttura e la sempre crescente popolarità proprie del mezzo sono caratteristiche che destinano rendono la narrazione per illustrazioni ad essere in sintonia con un numero sempre maggiore di medici.<br />
Sicuramente il raccontare per illustrazioni ha un grande potere, quello di rendere accessibili questioni estremamente difficili e delicate. Basti pensare al <a href="http://www.mangialibri.com/node/5726" target="_blank">Maus</a> di Art Spiegelman e alla sua potenza nel raccontare la vecchiaia, l&#8217;olocausto, l&#8217;amore, la depressione post-partum, il suicidio&#8230;</p>
<p>Ma che succede se proviamo vedere cosa accade quando la creatività di grandi autori del fumetto internazionale si mette al servizio della malattia (quando riguarda la mente), portandoci dal punto di vista del malato? Leggere inciderebbe positivamente sullo stigma? E sull&#8217;empatia?</p>
<p>Miguel Gallardo ci parla di autismo. Gallardo è un disegnatore professionista per il New York Times, l&#8217;Herald Tribune, il New Yorker, ed ha una figlia autistica. Nella graphic novel<a href="http://www.comma22.com/index.php/catalogo/prodotto/nome/Maria+e+io/id/55" target="_blank"> Maria ed io</a>, ci mostra il suo modo di comunicare con la figlia Maria che avviene da sempre per mezzo dei disegni. Il libro, il suo taccuino di viaggio, è diventato un libro sui disturbi dello sviluppo che, con l&#8217;apparato narrativo del fumetto, riesce a spiegare l’autismo agli adulti, attraverso gli occhi di una bambina.</p>
<p>Nate Powell ci parla di schizofrenia in <a href="http://www.mangialibri.com/node/5923" target="_blank">Portami via</a>. Nel racconto, l&#8217;adolescenza e la schizofrenia corrono su due binari paralleli, con un preciso compito: narrare lo spaesamento dell&#8217;adolescenza con i suoi umori e la sua percezione della realtà, riuscendo a smorzare i toni dell&#8217;alienazione propria del disturbo psichico. Leggendo si ha la sensazione che ciò che sta accadendo sulla pagina sia tecnicamente complesso da decifrare. Voci disturbanti e tempi diluiti sono tutti ingredienti perfetti per rappresentare la schizofrenia in parole ed immagini &#8211; senza mai attingere al linguaggio clinico &#8211; e per portarci così vicino ai personaggi da poter stare dentro i loro incubi e percepire le loro distorsioni.</p>
<p>A David B la parola sull&#8217;epilessia. David B è un fumettista francese che tra il 1996 e il 2003 ha pubblicato sei album dedicati alla storia della malattia del fratello. In Italia i racconti sono raccolti in un unico volume, <a href="http://www.coconinopress.com/store/catalogo.asp?scheda=350#cima" target="_blank">Il grande male</a>, per una narrazione che attraverso le immagini parte dalla malattia, passa per la tragedia della sua famiglia, per arrivare a toccare più universalmente la Storia degli uomini, attraverso un susseguirsi di crisi epilettiche, vista con il occhi di un bambino. Un percorso, che dalla malattia arriva all&#8217;analisi storico-sociale, un po&#8217; come Sigmund Freud ne Il disagio della civiltà&#8230;</p>
<p>L&#8217;autore spagnolo Paco Rocha ci parla di Alzheimer, in <a href="http://www.mangialibri.com/node/2924" target="_blank">Rughe</a>, una graphic novel che racconta – con toni leggeri, ma non meno struggenti – di uomo e della sua memoria che sfugge, ma anche di un gruppo di anziani ospiti di una casa di riposo e della loro ricchezza emozionale. Un apologo sulla vecchiaia e la memoria chiudono la storia, che in un susseguirsi di tavole, oltre a commuovere e far riflettere, ci riporta con il tema della vecchiaia a <a href="http://www.mangialibri.com/node/5726" target="_blank">Maus</a>, a Spiegelman, a suo padre&#8230;</p>
<p>Siamo dalla parte della malattia e si può arrivare così vicini a quelle parti della nostra mente con le quali noi forse conviviamo meglio, da uscire arricchiti dalla lettura, riuscendo a coesistere &#8211; stigmatizzando meno &#8211; con chi da quelle parti della mente è abitato. Buona lettura. Meglio: buona visione.</p>
<p><em>di Norina Wendy Di Blasio</em></p>
<p>Riferimenti<br />
Green MJ, Myers KR. Graphic medicine: use of comics in medical education and patient care. BMJ 2010;340:c863<br />
Il blog di <a href="http://miguel-gallardo.blogspot.com" target="_blank">Miguel Gallardo</a></p>
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