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	<title>dottprof.com &#187; Inciampi</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Gli editori e la provvidenza</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 12:35:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il nostro lavoro deve consistere nel far cambiare di mano un libro o una rivista&#8221;. Era l&#8217;estate di 23 anni fa e così  David Godine bocciava la tesi di fine corso di un gruppo di studenti del master di editoria professionale in un&#8217;università californiana. Insegnava che una pubblicazione, per generare valore, deve passare dalla mano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/euro1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2153" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="euro" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/euro1-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>&#8220;Il nostro lavoro deve consistere nel far cambiare di mano un libro o una rivista&#8221;. Era l&#8217;estate di 23 anni fa e così  David Godine bocciava la tesi di fine corso di un gruppo di studenti del master di editoria professionale in un&#8217;università californiana. Insegnava che una pubblicazione, per generare valore, deve passare dalla mano dell&#8217;editore a quella del libraio o del bibliotecario, fino a quella del lettore.</p>
<p>La rivista che avevano immaginato di produrre avrebbe dovuto parlare di cavalli e sostenersi anche con finanziamenti statali stanziati a supporto delle &#8220;razze equine&#8221;. Niente da fare: <strong>il mestiere di un editore è diverso</strong> e, come ancora oggi dimostra di credere <a href="http://www.godine.com/">Godine</a>, dovrebbe basarsi sull&#8217;interesse spontaneo dei lettori. Il giudizio dell&#8217;editore di Boston mi tornava in mente leggendo una nota della amministrazione del Pensiero. Giovedì, Luisa mi avvertiva che ad alcune riviste da noi pubblicate era stato assegnato un premio per quello che viene definito &#8220;Elevato valore culturale&#8221;. Per la precisione:</p>
<ul>
<li>Politiche sanitarie: euro 1.244</li>
<li>Ecologia della mente: euro 1.244</li>
<li>Epidemiologia e Psichiatria Sociale: euro 1.244</li>
<li>Infanzia e adolescenza: euro 1.244</li>
<li>Rivista di Psichiatria: euro 1.244</li>
<li>Richard e Piggle: euro 1.244</li>
<li>Tumori: euro 2.500</li>
<li>Ricerca &amp; Pratica: euro 2.500</li>
<li>Recenti Progressi in Medicina: euro 2.500</li>
</ul>
<p>Questo premio giunge in un momento particolarmente critico per l&#8217;editoria scientifica indipendente:</p>
<ul>
<li>da molti mesi sono state abolite le agevolazioni per la distribuzione postale (in altre parole: spedire una rivista costa tantissimo),</li>
<li>sono stati tagliati i fondi per le biblioteche (basti pensare che è stata soppressa quella della Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio e che la Regione Piemonte ha deciso la chiusura della biblioteca online da poco costruita per il personale sanitario della Regione)</li>
<li>l&#8217;affiancamento delle edizioni digitali a quelle cartacee è fortemente penalizzato da un&#8217;imposta al 21 per cento.</li>
</ul>
<p>Quindi, ci sarebbe di che rallegrarsi per il premio conseguito. Ma qualcosa mi trattiene.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Pile_giornali_24079825.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2154" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="IMBRFS-00016180-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Pile_giornali_24079825-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Credo abbia ragione Godine: non è giusto che gli imprenditori che lavorano in ambito editoriale ricevano finanziamenti pubblici. Piuttosto, dovrebbero indirettamente avvantaggiarsi di provvedimenti che favoriscano la vita delle biblioteche e la acquisizione di fonti; che incoraggino l&#8217;assunzione di giovani con competenze che integrino quelle del personale editoriale formato ad una &#8220;scuola tradizionale&#8221;; che permettano alle istituzioni di Sanità pubblica di investire in comunicazione.</p>
<p>Invece, in Italia funziona esattamente al contrario. <strong>Gli editori aspettano la &#8220;provvidenza&#8221;</strong> (con la &#8220;pi&#8221; minuscola, almeno). Così infatti vengono chiamati gli aiuti al mondo dell&#8217;informazione; una scelta terminologica che la dice lunga, dal momento che la Provvidenza arriva senza che tu abbia potuto fare nulla né di positivo né di negativo per meritarla o meno. Arriva e basta. Gran parte della stampa italiana aspetta la provvidenza. Ecco, di seguito, i soldi che noi cittadini italiani tiriamo fuori perché siano pubblicati alcuni quotidiani.</p>
<ul>
<li>il manifesto: euro 4.049.022</li>
<li>Avanti: euro 2.530.638</li>
<li>Corriere di Forlì: euro 2.530.638</li>
<li>Corriere mercantile: euro 2.530.638</li>
<li>Provincia quotidiano: euro 2.530.638</li>
<li>Rinascita: euro 2.530.638</li>
<li>Avvenire: euro 6.174.758</li>
<li>Conquiste del lavoro: euro 3.289.851</li>
<li>La Discussione: euro 2.530.638</li>
</ul>
<p>C&#8217;è anche un&#8217;ampia scelta di settimanali e mensili con i quali la provvidenza è clemente. Eccone alcuni&#8230;</p>
<ul>
<li>Left Avvenimenti: euro 506.660</li>
<li>Motocross: euro 506.660</li>
<li>La nuova ecologia: euro 506.660</li>
<li>Il Salvagente: euro 506.660</li>
<li>Sole delle Alpi: Il Canavese: euro 445.512</li>
<li>Il Mucchio Selvaggio: euro 423.160</li>
<li>Chitarre: euro 277.769</li>
<li>Critica sociale: euro 246.891</li>
<li>Il Granchio: euro 89.161</li>
<li>Noi donne: euro 86.161</li>
</ul>
<p>Per non dire dei quotidiani di partiti e movimenti; sono moltissimi (tutti), tra cui&#8230;</p>
<ul>
<li>L&#8217;Unità: euro 6.377.209</li>
<li>Liberazione: euro 4.555.149</li>
<li>La Padania: euro 3.947.796</li>
<li>Secolo d&#8217;Italia: euro 2.952.474</li>
<li>Il Foglio: euro 3.745.345</li>
</ul>
<p><strong>Poi dice che non c&#8217;è la provvidenza</strong>. Altro che: c&#8217;è per tutti, per i partiti, per i sindacati, per gli appassionati di motociclismo e pure di granchi. Per il quotidiano dei vescovi e per il Corriere Laziale: quasi 2 milioni di euro l&#8217;anno vanno infatti a questo giornale che informa sui risultati delle serie minori di calcio del Lazio, appunto. Ce n&#8217;è talmente per tutti, che a tutti va bene e nessuno protesta. Perché nessuno informa i cittadini di che fine fanno i loro soldi.</p>
<p>Fonte: Marco Cabianchi. Mani bucate. A chi finiscono i soldi dei contribuenti. Milano: Chiarelettere, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Medicina personalizzata: chi l&#8217;ha vista?</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/06/medicina-personalizzata-chi-lha-vista/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 13:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Genetica]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina personalizzata]]></category>

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		<description><![CDATA[La recente raccomandazione della Food and Drug Administration – il messaggio ai medici è: analizzate sempre il genotipo dei pazienti per specifici biomarker prima di prescrivere 70 farmaci comunemente usati - ha fatto emergere le contraddizioni di una situazione che va avanti da un po’ e rischia davvero di scadere nel ridicolo. Quasi tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1808" title="genomics-dna1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/genomics-dna1.jpg" alt="" width="200" height="298" />La recente raccomandazione della Food and Drug Administration – <strong>il messaggio ai medici è: analizzate sempre il genotipo dei pazienti per specifici biomarker prima di prescrivere 70 farmaci comunemente usati </strong>- ha fatto emergere le contraddizioni di una situazione che va avanti da un po’ e rischia davvero di scadere nel ridicolo.</p>
<p><strong>Quasi tutti i medici sanno</strong> che i profili genetici dei loro pazienti influenzano anche pesantemente l’efficacia dei trattamenti e l’outcome clinico, ma <strong>quasi nessuno fa nulla (o può fare nulla) nella pratica clinica quotidiana </strong>per conoscere questi profili genetici. Quasi tutti i medici si riempiono la bocca dell’espressione “Medicina personalizzata”, ma quasi nessuno la pratica. E questo è quanto.</p>
<p>Una indagine dell’American Medical Association (AMA) e del Medco Research Institute ha rivelato che <strong>sebbene il 98% dei medici statunitensi dichiari che i test genetici possono rivelarsi essenziali </strong>per impostare il trattamento dei pazienti,<strong> solo il 10% si dichiara sufficientemente informato </strong>su come condurre tali test, su quali sono i biomarker da valutare, su come possono predire la sicurezza o l’efficacia di questo o quel trattamento.</p>
<p><strong>“Meno dell’1% dei percorsi terapeutici oggi sono realizzati seguendo la via indicata dai test genetici”</strong>, rivela Felix Frueh della Medco. “La strada che porta alla traslazione di questa nuova tecnologia è ancora molto lunga, purtroppo”. A dar retta ai sommari delle riviste medico-scientifiche, letteralmente ogni giorno nuovi biomarker vengono identificati, e nuove varianti genetiche correlate al rischio di una certa patologia o alla risposta a un certo trattamento vengono individuate. Si stima che siano oggi disponibili più di 1200 test genetici su più di 1000 patologie, ma <strong>solo il 13% dei medici statunitensi ha effettuato un test genetico negli ultimi 6 mesi, figuriamoci che dato rileveremmo se lo chiedessimo ai medici italiani</strong>.</p>
<p>Vance Vanier, CEO dell’azienda biotech Navigenics, sottolinea: “Questa mancanza di implementazione è la ragione per la quale la cosiddetta Medicina personalizzata di cui tutti parlano non è ancora una realtà clinica diffusa e consolidata. <strong>Colpa di quello che io chiamo il ‘gap di adozione’</strong> tra i progressi in laboratorio e i benefici in ambulatorio”.</p>
<p>Ma quale sarebbe il meccanismo più efficace per diffondere la consapevolezza delle potenzialità dei test genetici tra i medici di base, per esempio? Far loro superare alcuni pregiudizi, sostiene sempre il buon Frueh: “<strong>Il peso dei fattori di rischio genetici è largamente sottostimato dai medici, e ce lo dimostrano numerosi studi. </strong>Ritengono che la differenza di rischio relativo se si confrontano fattori genetici e fattori comportamentali come il fumo sia di 10-15 volte e invece è di 1-2 volte, per esempio. Sono affezionati ai fattori predittivi tradizionali, non c’è nulla da fare. Sta ai ricercatori dimostrare alla classe medica con più convinzione la validità di questi nuovi tool,<strong> l’approccio ‘crea la Medicina personalizzata e i medici arriveranno e la useranno’ non sta funzionando, poco ma sicuro</strong>”.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: Grant B. The ghost of personalized medicine. The Scientist 14/06/2011.</p>
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		<title>Serve una strenna? Ordinala a mia moglie</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 15:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[farmaci]]></category>

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		<description><![CDATA[Come la borsa pitonata di Cavalli. O il mocassino di panno di Dolce &#38; Gabbana. Senza, non vai da nessuna parte. E’ la “moglie editore”, che da optional sembra ormai essere diventata un must della politica. Tutto nasce da un’evidenza: i libri non si leggono ma si regalano. E a donarli sono aziende, grandi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/03/gold-wedding-rings2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1553" title="beautiful wedding rings" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/03/gold-wedding-rings2-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Come la borsa pitonata di Cavalli. O il mocassino di panno di Dolce &amp; Gabbana. Senza, non vai da nessuna parte. E’ la “moglie editore”, che da optional sembra ormai essere diventata un must della politica.</p>
<p>Tutto nasce da un’evidenza: i libri non si leggono ma si regalano. E a donarli sono aziende, grandi e piccole che siano, che si affrettano a commissionare alle signore dell’editoria splendide strenne che vanno ad arredare gli studi di architetti ed ingegneri, ma soprattutto (e ti pareva) dei medici.</p>
<p>Transazioni a sei cifre, per spostare migliaia di copie di libri d’arte da un capo all’altro della penisola (e talvolta da Taiwan o Singapore fino al magazzino dell&#8217;hinterland milanese), ad un solo scopo: che la moglie segnali al marito politico l&#8217;interesse delle aziende per queste edizioni così &#8230; familiari. E che il consorte se ne ricordi quando si tratterà di dare battaglia sul prezzo di un medicinale. Tutto fila: il solo interrogativo è se è stato prima lui a scendere in politica o lei in tipografia.</p>
<p>L&#8217;ultimo (meglio: il più recente) episodio vede coinvolto un senatore, già sottosegretario alla Salute e presidente di una Commissione del Senato. Sembra che abbia favorito un&#8217;azienda farmaceutica tentando di introdurre una norma volta a rendere nulli i provvedimenti Regionali limitativi delle prescrizioni di alcuni farmaci; l&#8217;ordine di un congruo quantitativo di copie di un libro d&#8217;arte pubblicato dalla casa editrice della moglie sarebbe l&#8217;atteso segno di riconoscenza,</p>
<p>L&#8217;interessato ha dichiarato di non saperne nulla. Come i cittadini italiani, del resto, ai quali vicende del genere non vengono raccontate. Più che un conflitto, ha il sapore di un <em>confit</em> di interessi: perfettamente riuscito e col retrogusto un po’ agrodolce.</p>
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		<title>Infermiere e poliziotte sexy ad Arcore?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 13:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[lap-dance]]></category>
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		<description><![CDATA[Essere trattate come un mero oggetto (o archetipo) erotico è degradante, irrispettoso e odioso, non ci piove. Ma essere un oggetto (o archetipo) erotico è una figata. Magari lo fossero i giornalisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/sexynursepin.jpg"><img src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/sexynursepin.jpg" alt="" title="sexynursepin" width="200" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1423" /></a>Ci mancavano solo le intercettazioni dei colloqui telefonici delle &#8216;Arcore girls&#8217; a turbare i sonni delle infermiere italiane, già alle prese con un impegno professionale difficile e spesso non retribuito adeguatamente.</p>
<p>Sul quotidiano &#8220;La Repubblica&#8221; Paolo Berizzi racconta &#8211; desumendola dai verbali delle intercettazioni telefoniche allegati alla richiesta di perquisizione degli uffici di pertinenza di Silvio Berlusconi inviata dalla Procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta che vede indagato il premier per concussione e prostituzione minorile &#8211; la storia di Roberta Bonasia, infermiera a domicilio dipendente dell´Asl Torino 5 dalle ambizioni artistiche nonché Miss Torino 2010. </p>
<p>La ragazza ha ricevuto una telefonata dal manager Lele Mora che le comunicava che il giorno seguente sarebbe stata ospite di Berlusconi nella sua villa, e la avvertiva: &#8220;Dato che sarai l´infermiera ufficiale devi fargli uno scherzo. Devi prendere su (lo strumento) che misura la pressione, e un camice da dottoressa&#8230; con sotto niente ovviamente, solo le autoreggenti bianche&#8221;. Da altre intercettazioni di tenore simile si è appreso che in una saletta della villa di Arcore di proprietà del premier si svolgevano spettacoli di lap-dance effettuati da ragazze in uniforme da poliziotte. </p>
<p>Non è certo una novità: infermiere e poliziotte sono da sempre archetipi dell&#8217;immaginario erotico maschile, e non a caso sono protagoniste di innumerevoli sequenze osè in film erotici o addirittura pornografici, senza parlare del fatto che spogliarelliste e sexy star durante i loro show nei locali notturni indossano spesso (anche se per poco tempo, perché sono lì per spogliarsi) queste uniformi e altre simili.</p>
<p>La reazione dei sindacati di categoria però non è tardata ad arrivare.</p>
<p>“Abbiamo appreso con forte disagio attraverso i giornali di un uso del tutto indecoroso di uniformi da infermiera che sarebbe avvenuto nel corso di incontri a sfondo erotico nei quali sarebbe stato coinvolto il Presidente del Consiglio” ha affermato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi. “Se i fatti riportati venissero confermati, saremmo di fronte ad una grave offesa alla dignità della figura e dell’immagine di un grandissimo numero di infermiere che ogni giorno, tra mille difficoltà, lavorano per assicurare l’assistenza ai pazienti e il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. L’uniforme dell’infermiere è il simbolo di competenze professionali acquisite in anni di studio e dell’impegno che ciascun infermiere assume nei confronti dei pazienti, non è accettabile che la si ridicolizzi ed umili in contesti degradanti, a maggiore ragione se si ricoprono cariche pubbliche alle quali fa capo, direttamente o indirettamente, la responsabilità di indirizzare il Servizio Sanitario Nazionale. Come donna e come infermiera esprimo una profonda amarezza per quanto emerso e solidarietà alle donne poliziotto altrettanto tristemente coinvolte in una spirale di vicende prive di ogni decoro”.</p>
<p>Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap, spiega: “Se venisse tutto confermato, saremmo di fronte ad un&#8217;offesa gravissima e gratuita agli uomini e alle donne che indossano, ogni giorno, la divisa. Una divisa che rappresenta l&#8217;unità dello Stato: è un simbolo e, se certe cose sono veramente accadute, sarebbe tutto molto degradante. La divisa non può essere usata come strumento di offesa per le donne. Ma sarebbe anche un&#8217;offesa anche nei confronti della Repubblica. E se è vero che nei festini sono state usate delle uniformi da poliziotte, bisogna chiarire se fossero vere o meno: nella prima ipotesi, infatti, saremmo di fronte alla violazione di una legge”. Duro anche il giudizio della Consap: “Qualora queste indiscrezioni di stampa rivelassero un fondamento &#8211; sostiene il segretario generale, Giorgio Innocenzi &#8211; sarebbe un fatto gravissimo che colpisce l&#8217;alta professionalità garantita dalle donne in polizia. Sarebbe altresì evidente il profondo disagio dell&#8217;intera categoria, nell&#8217;indossare una divisa che sarebbe stata ridicolizzata di fronte all&#8217;opinione pubblica nazionale ed internazionale. In tema di scelte di Governo sulla sicurezza, quelle che più ci stanno a cuore, i fatti che stanno emergendo appalesano nel nostro presidente del Consiglio, una personalità sempre meno attenta all&#8217;agenda di governo, che si era evidenziata anche nell&#8217;assenza in occasione dei provvedimenti che hanno riguardato la sicurezza e la specificità delle forze di polizia, che mai come in questo periodo si sono sempre chiuse con inaccettabili penalizzazioni economiche ed operative”. </p>
<p>Una sola nota a margine. Le infermiere e le poliziotte svolgono lavori preziosi per la collettività e meritano tutto il nostro rispetto come professioniste e come donne. Essere trattate come un mero oggetto (o archetipo) erotico è degradante, irrispettoso e odioso, non ci piove. Ma essere un oggetto (o archetipo) erotico è una figata. Magari lo fossero i giornalisti.</p>
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		<title>KOL: una risata li seppellirà?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 07:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;The Key Opinion Leader is a combination of celebrity spokesperson, neighborhood gossip, and the popular kid in high school. KOL&#8217;s do not exactly endorse drugs, at least not in ways that are too obvious, but their opinions can be used to market them—sometimes by word of mouth, but more often by quasi-academic activities, such as [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/Kol.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1226" title="Kol" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/Kol-150x150.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>&#8220;The Key Opinion Leader is a combination of celebrity spokesperson, neighborhood gossip, and  the popular kid in high school. KOL&#8217;s do not exactly endorse drugs, at least not  in ways that are too obvious, but their opinions can be used to market  them—sometimes by word of mouth, but more often by quasi-academic activities,  such as grand-rounds lectures, sponsored symposia, or articles in medical  journals (which may be ghostwritten by hired medical writers). While  pharmaceutical companies seek out high-status KOL&#8217;s with impressive academic  appointments, status is only one determinant of a KOL&#8217;s influence. Just as  important is the fact that a KOL is, at least in theory, independent. Medical  audiences trusted Dr. Fox partly because he played the part of an expert so  convincingly: <strong>white coat, gray hair, and a complicated lecture, delivered with  authority. </strong>But they also trusted him because they had no reason not to trust  him. Dr. Fox was not selling a product or pitching an idea. The very  implausibility of his charade is part of what made it so persuasive. Dr. Fox  appeared to be impartial.&#8221; Un articolo su <a href="http://chronicle.com/article/The-Secret-Lives-of-Big/124335/">The Chronicle of Higher Education</a> offre (puoi scaricarlo gratis su internet) la migliore analisi dei persuasori occulti utilizzati dall&#8217;industria farmaceutica per la promozione dei propri farmaci. Un&#8217;analisi ironica, spietata nella descrizione di fatti di disarmante banalità capaci però di mettere a nudo le debolezze del sistema che &#8220;regola&#8221; (?) la formazione continua del medico.</p>
<p>Ma perché un medico dovrebbe accettare di figurare come testimonial di medicinali di dubbia efficacia o, peggio ancora, potenzialmente dannosi?  &#8220;<strong>It strokes your narcissism</strong>,&#8221; sostiene Erick Turner, psichiatra della Oregon  Health and Science University. &#8220;There is the money, of course, which is no small  matter. Some high-level KOL&#8217;s make more money consulting for the pharmaceutical  industry than they get from their academic institutions. But<strong> the real appeal of  being a KOL is that of being acknowledged as important.</strong> That feeling of  importance comes not so much from the pharmaceutical companies themselves, but  from associating with other academic luminaries that the companies have  recruited. Academic physicians talk about the experience of being a KOL the way  others might talk about being admitted to a selective fraternity or an exclusive  New York dance club.</p>
<p>Storie di <strong>limousine in attesa agli aeroporti, di pranzi prelibati</strong>, di diapositive fornite dalle industrie e di &#8230; esami al cospetto di opinion leader di ancor più consumata esperienza (i &#8220;mega-thought leaders&#8221;): &#8220;They give you slides that you will probably be speaking from, and you&#8217;ll be in  a room with about a dozen other people,&#8221; ricorda Turner. &#8220;You get up there, and you  have your pointer, and then you stand off to the side when you&#8217;re done. And the  facilitator will say, &#8216;So what did you think of his voice? What did you think of  his body language? Did he project well?&#8217;&#8221;</p>
<p><strong>Può cambiare qualcosa?</strong> Difficile, se è vero &#8211; com&#8217;è vero &#8211; che i legami tra università, centri ospedalieri e industrie sono così stretti che numerosi tra i presidi delle università statunitensi siedono nei consigli di amministrazione di industrie di primaria importanza (quello della Università del Michigan nel board della Johnson &amp; Johnson, così come quello della Brown in quello di Pfizer e Goldmann Sachs).</p>
<p>Notizie migliori giungono da David Healy, psichiatra della Cardiff University: &#8220;If you look at the opinion leaders, the guys in the field are not stellar  geniuses. (&#8230;)   It&#8217;s not that anybody has a particularly brilliant insight, or that these guys  are really awfully bright, but the opinion leaders who work with pharma are  actually the least bright. These guys get made by industry. They get money, they  get status, and they knew they wouldn&#8217;t be anything if it weren&#8217;t for this.&#8221; Chissà, <strong>un giorno, una risata li seppellirà?</strong></p>
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		<title>Gli squali hanno il cancro</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le tante leggende metropolitane che circolano da anni, una si è rivelata particolarmente persistente e dannosa: quella secondo la quale gli squali sarebbero immuni al cancro. Una falsa notizia che ha portato al massacro inutile di milioni di pesci in nome di un lucroso e truffaldino commercio e continua a illudere migliaia di malati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/squalo_tevere.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1195" title="squalo_tevere" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/squalo_tevere-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tra le tante leggende metropolitane che circolano da anni, una si è rivelata particolarmente persistente e dannosa: quella secondo la quale gli squali sarebbero immuni al cancro. Una falsa notizia che ha portato al massacro inutile di milioni di pesci in nome di un lucroso e truffaldino commercio e continua a illudere migliaia di malati di cancro disposti ad aggrapparsi a qualsiasi illusione pur di non perdere la speranza. Di qui la necessità di fare chiarezza una volta per tutte: gli squali vengono colpiti dal cancro, eccome.</p>
<div>Tutto nasce dal lavoro di Henry Brem e Judah Folkman della Johns Hopkins School of Medicine, che negli anni ’70 stavano analizzando le proprietà della cartilagine nel quadro dei loro pioneristici studi sull’angiogenesi nei tumori. Infatti nei tessuti cartilaginei non sono presenti vasi sanguigni, e gli scienziati statunitensi avevano ipotizzato che le cellule della cartilagine sintetizzassero una qualche sostanza in grado di inibire l’angiogenesi. Una teoria confermata da alcuni esperimenti, durante i quali si era riuscito a inibire la crescita dei tessuti tumorali bloccando l’angiogenesi grazie a inserti di cellule cartilaginee estratte da embrioni di coniglio.</p>
<p>Le proprietà anti-angiogeniche della cartilagine furono studiate anche da Robert S. Langer del Massachusetts Institute of Technology, che però utilizzò cartilagine di squalo anziché di coniglio – con i medesimi promettenti risultati. Il biologo Carl Luer dei Mote Marine Laboratories di Sarasota intanto (siamo sempre negli anni ’70) aveva notato che tra gli squali l’incidenza dei tumori sembrava più bassa del previsto, e più elevata della media la resistenza ad alcune sostanze carcinogene molto potenti. Ma attenzione: Luer non ha mai affermato che gli squali sono immuni dal cancro, anzi (sul sito ufficiale dei Mote Marine Laboratories lui stesso tiene a precisare che non solo questi pesci soffrono di cancro, ma addirittura di cancro alla cartilagine!).</p>
<div>Nel 1992 entra in scena I. William Lane, un biochimico agrario che mette a punto un trattamento orale a base di cartilagine di squalo basato sui clamorosi risultati di uno studio effettuato in Messico (senza rispettare quasi nessuna delle regole che i protocolli internazionali esigono dal disegno di un trial clinico così importante), lo pubblicizza in un libro che diventa rapidamente un bestseller mondiale e soprattutto inizia a produrlo con i suoi LaneLabs che tuttora gli garantiscono introiti da capogiro. Ma sull’affare-squali sono in molti a gettarsi famelici (loro sì, veramente squali), prova ne è il fatto che ancora oggi basta digitare qualche parola-chiave sui motori di ricerca per trovare centinaia di offerte di pillole anti-cancro miracolose a base di cartilagine.</p>
<p>I risultati? Milioni di dollari entrano nelle tasche di affaristi senza scrupoli (ed escono da quelle di malati disperati e purtroppo creduloni), milioni di squali vengono pescati – 200.000 al mese solo nelle acque degli Stati Uniti, si stima. Un disastro ecologico privo di senso, perché le pillole di cartilagine di squalo non servono a niente, non hanno alcun effetto anti-cancro, come numerosi studi clinici da vent’anni a questa parte hanno dimostrato. La Federal Trade Commission nel 2000 ha condannato Lane a una multa di 1 milione di dollari diffidandolo dall’affermare che qualsiasi derivato dalla cartilagine di squalo abbia effetti preventivi o terapeutici su qualsiasi forma di tumore.</p>
<div>Il mito degli squali immuni dal cancro nel 2004 è stato definitivamente smentito dal lavoro dei ricercatori dell’University of Hawaii coordinati da Gary Ostrander che hanno isolato ben 42 tipi di tumore nei Condroitti, o pesci cartilaginei – la classe che comprende squali e razze. Ciononostante la blogger Christie Wilcox ha ‘beccato’ e denunciato sul suo blog un tweet del National Aquarium (4000 follower) rilanciato addirittura dalla Smithsonian Marine Station di Fort Pierce che rilancia la leggenda metropolitana dell’immunità al cancro da parte degli squali: una disinformazione grave perché arriva da addetti ai lavori. O presunti tali.</p>
<div>Fonte: Wilcox C. Ocean of Pseudoscience: Sharks DO get cancer! Observations of a nerd 06/09/2010.</div>
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		<title>Il caffè è il diavolo!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tedesco Samuel Hahnemann, padre dell’Omeopatia, non aveva molta simpatia per il caffè. Anzi, per lui se non era la causa di tutti i mali poco ci mancava. Lo dimostra l’esilarante lettura del breve saggio “Sugli effetti del caffè” (On the Effects of Coffee from Original Observations &#8211; 1803), contenuto in un raffinato volumetto  edito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/samuelhahnemannstatua.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1172" title="samuelhahnemannstatua" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/samuelhahnemannstatua-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il tedesco Samuel Hahnemann, padre dell’Omeopatia, non aveva molta simpatia per il caffè. Anzi, per lui se non era la causa di tutti i mali poco ci mancava. Lo dimostra l’esilarante lettura del breve saggio “Sugli effetti del caffè” (<em>On the Effects of Coffee from Original Observations</em> &#8211; 1803), contenuto in un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/catalogo_terrainvague/TV19_Hahnemann_scrittiomeopatici/Hahnemann_scrittiomeopatici_2009.htm" target="_blank">raffinato volumetto </a> edito dalla <strong>:duepunti</strong> di Palermo.</p>
<p>Il caffè (che secondo il medico di Meißen avrebbe un sapore sgradevole proprio perché la Natura vuole avvertirci della sua tossicità o al massimo della sua natura di ‘medicinale’)  viene indicato da Hahnemann in sole 24 pagine come capace nell’ordine di:<br />
- far scomparire fame e sete<br />
- procurare una digestione pressoché immediata ma parziale<br />
- far aprire e contrarre rapidamente l’ano (facilitando l’evacuazione di quanto semidigerito)<br />
- risvegliare l’appetito venereo “con 10 o 15 anni d’anticipo”<br />
- determinare impotenza prematura<br />
- sconvolgere l’umore in positivo e negativo<br />
- stimolare innaturalmente la loquacità facendo “sfuggire i segreti più importanti”<br />
- far assumere un “contegno teatrale”<br />
- indurre grave depressione (per reazione) se non si assume altro caffè<br />
- indurre emicrania e mal di denti<br />
- indurre erisipela con ulcere croniche<br />
- far diventare il sangue “acquoso e mucillaginoso”<br />
- far sostituire (“spesso del tutto”) un flusso leucorroico acre alle mestruazioni<br />
- causare dolore nell’atto venereo<br />
- causare negli uomini emorroidi dolorose e polluzioni notturne<br />
- causare nelle donne sterilità e incapacità di allattare<br />
- rovinare i denti (“nei bambini non si sviluppa quasi nessuna carie che non sia dovuta al caffè”)<br />
- causare “tinta pallida e carni flaccide” nei bambini, che “imparano a camminare molto tardi (…) e chiedono sempre di essere presi in braccio”, “hanno sempre il petto oppresso da un muco tenace”, “sudano non soltanto sulla fronte ma su tutto il cuoio capelluto”, “a volte piangono anche nel sonno”, soffrono di oftalmie che spesso durano per anni e dulcis in fundo “guariscono con difficoltà da ogni malattia”.</p>
<p>Ma l’acme del suo ragionare l’inventore dell’Omeopatia lo tocca quando afferma perentorio: “La tazza di caffè cela spesso l’onanismo, mostro dagli occhi sbarrati, esecrazione della natura che la lettura di romanzi, le fatiche imposte alla memoria, la frequentazione delle società corrotte e l’inattività di una vita sedentaria contribuiscono per parte loro a generare”.</p>
<p>E il bello è che l’autore sostiene nelle prime pagine che il senso del suo lavoro sarà “osservare senza sosta, con rigore, distogliendo per quanto possibile ogni illusione e riconducendo accuratamente i fenomeni alle loro cause”!</p>
<p>Da Starbucks, c’è da giurarlo, il buon vecchio Hahnemann sarebbe <em>persona non grata</em>.</p>
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		<title>L&#8217;isola (o la &#8220;piattaforma&#8221;) dei famosi?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 14:44:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da WebMD, uno dei siti medici più noti e frequentati, nasce WebMD Health Exchange, una piattaforma di social networking. L&#8217;obiettivo è collegare circa 60 milioni di medici americani, per condividere esperienze e confrontarsi su casi clinici. All&#8217;interno della comunità aperta ci sarà spazio anche per network chiusi, ad invito, nei quali piccoli gruppi di medici potranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/03/isola_famosi-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-898" title="isola_famosi-logo" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/03/isola_famosi-logo-150x150.jpg" alt="Logo Isola dei Famosi" width="150" height="150" /></a>Da WebMD, uno dei siti medici più noti e frequentati, nasce <strong>WebMD Health Exchange</strong>, una piattaforma di social networking. L&#8217;obiettivo è collegare circa 60 milioni di medici americani, per condividere esperienze e confrontarsi su casi clinici. All&#8217;interno della comunità aperta ci sarà spazio anche per network chiusi, ad invito, nei quali piccoli gruppi di medici potranno condividere dati e informazioni in maniera riservata.</p>
<p>Una delle opportunità per i medici annunciate da Wayne Gattinella, CEO di WebMD, è quella di porre domande e ricevere risposte da &#8220;esperti&#8221;. Qualche nome? Pamela Peeke, <strong>dietologa e  personaggio da&#8230; isola dei famosi</strong> che così si presenta sul proprio <a href="http://www.drpeeke.com/">website</a>: &#8220;An expert in both women’s and men’s healthy living and aging, Dr. Peeke is an advisor and consultant to the wellness industry, including beauty, food, fitness, medical groups and pharmaceuticals.&#8221;</p>
<p>Ancora: David Colbert, fondatore del <a href="http://www.nydermatologygroup.com/index">New York Dermatology Group</a>, una via di mezzo tra un salone di bellezza (di splendore, diremmo), un centro benessere e un istitituto di dermatologia per figaccioni. Ecco come si descrive nel sito: &#8220;Dr. Colbert has integrated his extensive scientific background with his artistic nature, and the state-of-the-art space he helped design on lower Fifth Avenue reflects his modern aesthetic. His <strong>patients include many of New York’s artists and intellectuals</strong>, including actors, architects, designers, media people, dancers, journalists and writers. The doctor’s artistic sensibility serves him well in a practice that includes advanced cosmetic dermatology and aesthetic surgery.  His talents have gained him national recognition, and <strong>he is a frequent consultant in Hollywood</strong>, and is widely quoted in national newspapers, magazines and on television&#8221;.</p>
<p>Altri esperti saranno forniti dalla National Osteoporosis Foundation, dall&#8217;American Gastroenterological Association, dalla North American Menopause Society.<strong> &#8220;Fornitura&#8221; non rassicurante</strong>, se è vero quello che sostiene da tempo uno che la sanità americana la conosce bene, Jerome Kassirer: &#8220;most American medical society rules are no more stringent than those of the Pharmaceutical Manufacturers Association.&#8221;</p>
<p>WebMD Health Exchange darà spazio anche agli sponsor privati, che potranno sollecitare discussioni e approfondimenti su argomenti di salute e benessere di proprio specifico interesse commerciale.</p>
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		<title>Bloggers senza frontiere</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 12:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passa uno dietro di te che leggi questo post e ti chiede: &#8220;Di che parla &#8216;sto blog?&#8221; Ehi, è a te che sto dicendo, rispondi: di che parla DottProf? Se dici &#8220;di medicina&#8221; sbagli. Facciamo prima: qualsiasi risposta sarebbe sbagliata. Per definizione, internet non accetta più categorie. Inclassificabile, come i compiti del compagno dell&#8217;ultimo banco. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/02/User-web-2.0-wordpress-256.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-874" title="User-web-2.0-wordpress-256" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/02/User-web-2.0-wordpress-256-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Passa uno dietro di te che leggi questo post e ti chiede: &#8220;<strong>Di che parla &#8216;sto blog?</strong>&#8221; Ehi, è a te che sto dicendo, rispondi: di che parla DottProf? <strong>Se dici &#8220;di medicina&#8221; sbagli</strong>. Facciamo prima: qualsiasi risposta sarebbe sbagliata. Per definizione, <strong>internet non accetta più categorie</strong>. Inclassificabile, come i compiti del compagno dell&#8217;ultimo banco. Che senso ha allora un&#8217;idea come <a href="http://www.pixelsandpills.com/tweeder/">The Health Tweeder</a>? Nessuno. Ma ripartiamo dal via.</p>
<p><strong>Graficamente è un orrore ma fa un certo effetto</strong>: un insieme di Petri dishes ciascuno a rappresentare una disciplina della medicina e contenente le &#8220;cellule&#8221; nel brodo di coltura (fa pure un po&#8217; schifo). Ogni cellula un tweet. Quella che ne ha di più è la <strong>Psichiatria </strong>(269 ad oggi, 11 febbraio), seguita dalla <strong>Pediatria </strong>(170) e dall&#8217;<strong>HIV </strong>(168). Se segui il link del disco, col mouse over si apre sulla colonna accanto  l&#8217;elenco dei microblogs dedicati a quell&#8217;argomento (a scriverlo è molto più complicato che a vederlo). Il punto non è tanto (o non solo) nel fatto che <strong>la determinazione delle categorie è arbitraria</strong> (c&#8217;è Psichiatria ma anche Sleep Disorders&#8230;), è che ci risiamo con <strong>la mania delle liste</strong>. Di questi tempi va molto di moda discuterne: dopo che anche il Louvre ha messo in mostra l&#8217;arte e la creatività del catalogo e dalla curatela della mostra da parte di Umberto Eco, ne è nata anche una strenna natalizia.<strong> La smania di elencare è inseparabile da un sentimento di incompiutezza</strong>. Lo scrive anche UE nel libro: &#8220;La realtà è che noi non diamo, se non raramente, definizioni per essenza, ma più sovente per lista di proprietà. Ed ecco che pertanto tutti gli elenchi che definiscono qualcosa attraverso una serie non finita di proprietà, anche se apparentemente vertiginosi, sembrano approssimarsi maggiormente al modo in cui nella vita quotidiana (e non nei dipartimenti scientifici) definiamo e riconosciamo le cose&#8221;.<br />
Non cogliendo l&#8217;essenza delle cose finiamo col fare qualcosa di inutile. Forse momentaneamente rassicurante, ma sostanzialmente superfluo. Come un censimento.</p>
<p><strong>Dai tempi di Erode i censimenti non hanno mai portato niente di buono. Classificazioni, categorie, steccati. Confini. Lasciamoli perdere.</strong><strong> E se qualcuno ti chiede: &#8220;Di che parla Dottprof?&#8221; Te lo dico io cosa rispondere: della necessità di non costruire frontiere.</strong></p>
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		<title>Turisti s&#8230; mascherati</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 21:06:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho prenotato il volo per Londra: primo weekend di settembre con famiglia e amici. Ieri, Valerio (l&#8217;altro &#8220;padre&#8221;) fa: &#8220;Tocca comprarci le mascherine&#8221;. Le mascherine? La paura dell&#8217;influenza contagia davvero tutti, non è questione di titolo di studio o, tantomeno, di reddito. Con la mascherina alla Tate, al British Museum o alla National Gallery? Neanche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/08/dentistmasks01.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-693" title="Le mascherine per i dentisti" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/08/dentistmasks01-150x150.jpg" alt="dentistmasks01" width="120" height="120" /></a>Ho prenotato il volo per Londra: primo weekend di settembre con famiglia e amici. Ieri, Valerio (l&#8217;altro &#8220;padre&#8221;) fa: &#8220;Tocca comprarci le mascherine&#8221;. Le mascherine? La paura dell&#8217;influenza contagia davvero tutti, non è questione di titolo di studio o, tantomeno, di reddito. Con la mascherina alla Tate, al British Museum o alla National Gallery? Neanche morto (oddio&#8230;). Con la mascherina allo Stamford Bridge a vedere il Chelsea di &#8220;Bimbo&#8221; Ancelotti? Figurati: vuoi fare la figura delle <a href="http://www.thefootballnetwork.net/boards/read/s261.htm?426,10725497">due cinesi</a> prese in giro dalla gente alla partita tra Arsenal e Atletico Madrid? Siamo tutti impauriti di tutto.</p>
<p>Dovremmo imparare dalle grandi multinazionali: non hanno paura di niente e, anzi, ciò che alla gente incute terrore a loro li spinge ad agire. Prendi il management della Glaxo. Ha sede nel cuore di Londra e, invece di chiudersi in casa, sforna un&#8217;idea dopo l&#8217;altra. L&#8217;ultima (per modo di dire) è che si è inserita proprio nel business delle maschere anti-influenza, non paga di essere il produttore del Relenza, uno degli antivirali più gettonati dai Governi occidentali al punto che il ritmo col quale viene prodotto ha dovuto essere triplicato. Maschere e farmaci; un po&#8217; come se la Boeing producesse aerei e paracaduti, perché &#8220;non si sa mai&#8221;.  Le maschere di GSK sono diverse: sono spruzzate di antivirale (che però non è stato messo alla prova con il virus della Swine Flu) anche se le <a href="http://www.cdc.gov/h1n1flu/masks.htm">raccomandazioni dei Centers for Disease Control</a> sostengono che non esistono prove di diversa efficacia tra un modello e l&#8217;altro. <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601109&amp;sid=aWGa_HZqay1o">Bloomberg </a>dice che Glaxo pensa di venderne 55 milioni solo nel prossimo anno e già adesso ne ha vendute a diversi committenti pubblici qualcosa come 15 milioni di pezzi. GSK però non rivela il costo delle sue maschere condite con antivirale. Chi, nell&#8217;attesa, volesse sapere cosa offre la piazza dal punto di vista del prezzo può guardare <a href="http://www.nextag.com/surgical-mask/compare-html">le offerte in Rete</a>.</p>
<p>Per avere un quadro chiaro della situazione, piuttosto che leggere il New England o gli aggiornamenti delle revisioni Cochrane, conviene seguire l&#8217;indice azionario <a href="http://www.tickerspy.com/index/Swine-Flu-and-Bird-Flu-Stocks?refer=2181Y3">Swine Flu and Bird Flu Stocks</a>: possiamo seguire l&#8217;andamento finanziario di tutte le aziende coinvolte&#8230;  Ah: per Londra? Al limite ordino <a href="http://www.toxel.com/inspiration/2009/08/08/creative-surgical-masks-for-dentists/">le mascherine</a> che hanno iniziato a produrre per i dentisti in Germania: almeno la buttiamo sul ridere, no?</p>
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