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	<title>dottprof.com &#187; In evidenza</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Dieci libri per la rivoluzione (della sanità)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:32:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vuole, semplicemente, la terza rivoluzione nell’assistenza sanitaria. Difficile non essere d’accordo con il suo Manifesto. Così come non accettare di mettere una firma sotto alle soluzioni che propone. L’arma con cui farla, la rivoluzione, non fa male anche se può essere una bomba: è la conoscenza. Del resto, Muir Gray è stato uno degli animatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Muir-Gray_foto_piccola.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2233" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Muir Gray_foto_piccola" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Muir-Gray_foto_piccola.jpg" alt="" width="132" height="200" /></a>Vuole, semplicemente, la <a href="http://www.bvhc.co.uk/the-transformation-shop.php">terza rivoluzione </a>nell’assistenza sanitaria. Difficile non essere d’accordo con il suo <a href="http://muirgray.net/?page_id=2">Manifesto</a>. Così come non accettare di mettere una firma sotto alle <a href="http://muirgray.net/?page_id=741">soluzioni </a>che propone.</p>
<p>L’arma con cui farla, la rivoluzione, <strong>non fa male anche se può essere una bomba</strong>: è la conoscenza. Del resto, Muir Gray è stato uno degli animatori della Cochrane Collaboration in Gran Bretagna e, soprattutto, direttore della National Library of Health del servizio sanitario inglese e Chief Knowledge Officer del programma nazionale inglese per l’introduzione della Information Technology nel servizio sanitario.</p>
<p>La sua ultima fissa è quella di una libreria (non biblioteca) dove si possa trovare subito, vicino all’ingresso, i dieci libri essenziali per governare un servizio sanitario. Quali saranno mai? Vediamoli subito.</p>
<ul>
<li>Il primo è di Avedis Donabedian: <em><a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=534">Introduction to Quality Assurance</a></em>. (in Italia ha un titolo bello e strano, un&#8217;invenzione della curatrice, Stefania Rodella).</li>
<li>2. <em>How Much Is Enough</em> di Alain Enthoven.</li>
<li>3. <em>The Illness Narratives: Suffering, Healing and the Human Condition</em>, di Arthur Kleinman.</li>
<li>4. <em>Toyota Production System</em>, di Taiichi Ohno. “Remember the sub title”, raccomanda Gray: “beyond large scale production &#8211; personalised car production”.</li>
<li>5. <em><a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=152">How to Practice and teach Evidence Based Medicine</a></em> di Sharon Strauss et al. “The original and still the best. We chose the name Centre for Evidence Based Medicine rather than Centre for clinical Epidemiology that the only difference between irritation and stimulation is the spelling, and the fact that irritation is more effective than stimulation as a driver of change”.</li>
<li>6. <em>Treating Individuals: From Randomised Trials to Personalised Medicine</em>, curato da Peter Rothwell: “builds on both Ohno&#8217;s customisation and EBM to launch personalised medicine”.</li>
<li>7. <em>Organizational Culture and Leadership</em>, di Edgar H. Schein: “This is the book on the most neglected aspect of healthcare – culture.</li>
<li>8. <em><a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=23">Effectiveness and Efficiency: Random Reflections: Random Reflections on Health Services</a></em>, di Archie Cochrane: “The source of so many movements including the Cochrane Collaboration and EBM”.</li>
<li>9. <em>Administrative Behavior: A Study of Decision-making Processes in Administrative Organizations: A Study of Decision-making Processes in Administrative Organisations</em>, di Herbert A. Simon: “What a boring title , what an outstanding book by the man who first described satisficing, bounded rationality and the relationship between politicians and officials”.</li>
<li>10. <em>Social Determinants of Health</em>, di Michael Marmot and Richard Wilkinson: “The single simplest and clearest read on how poverty and inequality affect us all, not only the health of poor people”.</li>
</ul>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/banksy-19841.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2231" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="banksy-1984" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/banksy-19841-300x213.jpg" alt="" width="160" height="114" /></a>E fanno dieci.</p>
<p>Dopo di che, al termine dell’elenco, Muir Gray ne aggiunge un altro, ed è tutto un programma: <em>How to Talk About Books You Haven&#8217;t Read</em>, di Pierre Bayard: “Better to talk intelligently about a book even though you have not read it than never to have heard of it or have no idea what the book is about. This is a wonderful book. In part it is humorous, like Litmanship in the writings of Stephen Potter”.</p>
<p>Dei dieci libri che potrebbero sconvolgere la sanità (italiana?) <strong>tre sono nel catalogo</strong> del Pensiero. Mica male.</p>
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		<title>HTA sull&#8217;HTA</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:51:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La valutazione delle novità in sanità avviene solitamente a partire dalla offerta di nuovi dispositivi, medicinali o strumentazioni da parte dei produttori. E questo pressing dell&#8217;industria innesca a sua volta una domanda di tecnologia da parte di medici o dirigenti che percepiscono la mancata introduzione di &#8220;innovazione&#8221; nella propria pratica professionale come una sorta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/microscopio_soldi_piccola_106413916.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2222" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="microscopio_soldi_piccola_106413916" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/microscopio_soldi_piccola_106413916-199x300.jpg" alt="" width="150" height="226" /></a>La valutazione delle <em>novità</em> in sanità avviene solitamente a partire dalla offerta di nuovi dispositivi, medicinali o strumentazioni da parte dei produttori. E questo pressing dell&#8217;industria innesca a sua volta una domanda di tecnologia da parte di medici o dirigenti che percepiscono la mancata introduzione di &#8220;innovazione&#8221; nella propria pratica professionale come una sorta di personale inadeguatezza rispetto alle prestazioni garantite da altri Centri.</p>
<p><strong>E&#8217; il mercato a guidare, e spesso a orientare, le attività di health technology assessment.</strong></p>
<p>Un approccio di tipo &#8220;difensivo&#8221;, dunque, del servizio sanitario che finisce col trovarsi in condizioni di apparente perenne ritardo. E&#8217; del tutto evidente, infatti, che l&#8217;offerta di tecnologie supera di gran lunga la capacità anche del sistema più &#8220;efficiente&#8221; di svolgere un&#8217;attività di revisione sistematica della sicurezza, efficacia e efficienza di quanto viene proposto. L&#8217;assessment richiede mesi, talvolta anche più di un anno, ma per l&#8217;industria è necessario che il <em>time-to-market</em>  sia più breve possibile.</p>
<p>Nella tensione tra tempi della scienza e tempi del mercato si crea uno spazio in cui trovano posto metodologie &#8220;mini&#8221;: si risparmia tempo e denaro.  Poco importa se il risultato di questi &#8220;assessment de noantri&#8221; fornisca informazioni approssimate e non conclusive;  come sosteneva George Dyson,  <strong>&#8220;information is cheap, but meaning is expensive&#8221;.</strong></p>
<p>E&#8217; proprio qui il punto. L&#8217;health technology assessment dovrebbe andare a caccia di significati, di un senso nuovo e diverso per le politiche di prevenzione e assistenza sanitaria. <strong>Il un sistema sanitario centrato sul cittadino, l&#8217;oggetto della valutazione non può essere la &#8220;tecnologia&#8221; ma il modo per migliorare la salute delle persone.</strong></p>
<p>In definitiva, anche l&#8217;HTA è un &#8220;processo organizzativo&#8221; da sottoporre a rivalutazione: ci vorrebbe un HTA per il modo con cui si fa HTA.</p>
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		<title>FDA: fate i bravi sul social web</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices. E&#8217; un documento di fondamentale importanza per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a>.</p>
<p>E&#8217; <strong>un documento di fondamentale importanza</strong> per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per diverse ragioni.</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2206" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Pillole_colorate_cover" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>E&#8217; una &#8220;guidance&#8221; e non una &#8220;rule&#8221;.</strong> Un orientamento e non una regola. Differenza importante per almeno due motivi: da una parte la FDA sembra chiedere all&#8217;industria di farsi coinvolgere nel governo dell&#8217;informazione sul farmaco in una prospettiva di ragionevolezza, nella quale non sia più necessario dare regole stringenti. Dall&#8217;altra, sempre FDA ammette l&#8217;impossibilità di redigere norme che regolino un ambiente, come il social web, che le proprie regole se le dà in modo dinamico e, soprattutto, autonomo.</p>
<p>E&#8217; centrato su uno specifico aspetto della propaganda farmaceutica che ha ormai assunto importanza centrale: la promozione dell&#8217;uso off-label. E&#8217; questa, infatti, la chiave attraverso la quale l&#8217;industria entra nel mercato e successivamente lo amplia. Il governo di questi percorsi di marketing è il solo strumento per garantire (forse) la sostenibilità del sistema sanitario in rapporto al consumo di medicinali e di tecnologie.</p>
<p>E&#8217; così articolato e completo che la FDA riesce a mandare <strong>un messaggio chiaro all&#8217;industria</strong>: &#8220;Ragazzi, sappiamo molto di voi&#8221;. Sappiamo che le richieste di informazione o chiarimenti sull&#8217;uso off-label dei vostri prodotti pubblicate sui siti più disparati sono spesso suggerite da voi. Sappiamo che siete capaci di dar voce a blogger apparentemente indipendenti per scrivere di usi non autorizzati di medicinali. Sappiamo che i medici che fanno domande ai relatori durante i congressi sull&#8217;utilizzo off-label di farmaci sono spesso proprio i vostri ospiti al convegno. Sappiamo anche che gli stessi relatori congressuali che descrivono dettagliatamente nuovi studi sperimentali che amplierebbero le indicazioni dei vostri prodotti sono opinion leader selezionati e ben compensati. Sappiamo che non pochi pazienti o associazioni di malati che postano video su YouTube ricevono finanziamenti.</p>
<p><strong>Sappiamo tutto, insomma</strong>. Non possiamo che raccomandare di dare informazioni che abbiano queste caratteristiche: &#8220;truthful, non misleading, accurate, and balanced&#8221;. Sta a voi decidere come comportarvi, rispettando la filosofia stessa del social web, in cui chi imbroglia perde credibilità e si autoesclude.</p>
<p>Non chiedeteci altre regole, però, sembra dire FDA: quelle che già esistono sono più che sufficienti.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un nuovo inizio d&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I dieci giorni dal 5 al 14 ottobre del 1582 non sono esistiti. Aboliti dalla bolla Inter Gravissimas di Papa Gregorio XIII per ricondurre l&#8217;equinozio primaverile al 31 marzo. In realtà, questo salto di data non fu notato praticamente da nessuno; la stessa azione di datare i documenti era riservata ad atti notarili  e propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/gregorio-xiii1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2196" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="gregorio-xiii" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/gregorio-xiii1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I dieci giorni dal 5 al 14 ottobre del 1582 non sono esistiti. Aboliti dalla bolla <em>Inter Gravissimas</em> di Papa Gregorio XIII per ricondurre l&#8217;equinozio primaverile al 31 marzo. In realtà, questo salto di data non fu notato praticamente da nessuno; la stessa azione di datare i documenti era riservata ad atti notarili  e propria di una piccola parte della società: così che i modi con cui giorno, mese o anno venivano riportati erano sempre molto variabili.</p>
<p>Fino alla fine del Cinquecento &#8211; e in alcuni casi anche molto oltre &#8211; l&#8217;anno iniziava nei vari stati italiani e paesi europei in coincidenza con una festa religiosa che poteva essere l&#8217;Incarnazione, la Natività  o la Pasqua. Nella curia romana, per esempio, fino al 1445 ogni papa portava la propria regola.</p>
<p>Calendario, almanacco, agenda: sono, tutto sommato, delle novità. La stessa idea di &#8220;programmare il futuro&#8221; è una scoperta recente, se è vero che solo dopo la metà del Settecento venne proposta una definizione della parola <em>agenda</em>: &#8220;così chiamata da una parola latina che significa l&#8217;uso di segnare sul proprio almanacco le cose che ci si propone di fare in certi giorni dati o in diversi tempi&#8221;. L&#8217;<em>Almanach d&#8217;amour</em> pubblicato per la prima volta nel 1657 era caratterizzato dal vedere associati a ciascun giorno dei personaggio emblematici per tutto ciò che riguardasse l&#8217;amore: da Saffo a Romeo e Giulietta. Ma era un&#8217;eccezione: <strong>agende e calendari erano quasi esclusivamente strumenti di mercanti</strong>: &#8220;L&#8217;agenda è un libretto di carta sul quale i mercanti scrivono tutto quello che devono fare durante il giorno&#8221; era scritto sull&#8217;<em>Encyclopedie</em> del 1751.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/linnaeus-08.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2197" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="linnaeus-08" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/linnaeus-08-242x300.jpg" alt="" width="150" height="186" /></a>Molto più bello il calendario di Linneo: il naturalista svedese, nel 1756, pubblicò una guida all&#8217;anno che si apriva in cui a ogni giorno era associato il fiore che sboccia in quella data, oppure l&#8217;arrivo o la partenza degli uccelli migratori, del momento in cui gli altri depongono le uova e poi ancora la muta delle piume dei volatili, l&#8217;accoppiamento dei pesci e i momenti adatti per i lavori agricoli (Maiello, 1994). Qualcosa di simile ai divertenti e coinvolgenti calendari locali che in qualche provincia italiana ancora sono prodotti.</p>
<p>Sarebbe bello se la misura dell&#8217;anno fosse più strettamente legata al fluire delle stagioni; avremmo un calendario diverso ma anche una piccola variazione lo renderebbe più amico. Ad ogni buon conto, per me quest&#8217;anno inizia oggi: ho preso la decisione di abolire i primi dieci giorni di un anno iniziato in modo troppo crudele.</p>
<p>E mi sento meglio. Quasi come un papa.</p>
<p>Fonte: Francesco Maiello. Storia del calendario. La misurazione del tempo (1450-1800). Torino: Einaudi, 1994.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli editori e la provvidenza</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 12:35:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il nostro lavoro deve consistere nel far cambiare di mano un libro o una rivista&#8221;. Era l&#8217;estate di 23 anni fa e così  David Godine bocciava la tesi di fine corso di un gruppo di studenti del master di editoria professionale in un&#8217;università californiana. Insegnava che una pubblicazione, per generare valore, deve passare dalla mano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/euro1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2153" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="euro" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/euro1-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>&#8220;Il nostro lavoro deve consistere nel far cambiare di mano un libro o una rivista&#8221;. Era l&#8217;estate di 23 anni fa e così  David Godine bocciava la tesi di fine corso di un gruppo di studenti del master di editoria professionale in un&#8217;università californiana. Insegnava che una pubblicazione, per generare valore, deve passare dalla mano dell&#8217;editore a quella del libraio o del bibliotecario, fino a quella del lettore.</p>
<p>La rivista che avevano immaginato di produrre avrebbe dovuto parlare di cavalli e sostenersi anche con finanziamenti statali stanziati a supporto delle &#8220;razze equine&#8221;. Niente da fare: <strong>il mestiere di un editore è diverso</strong> e, come ancora oggi dimostra di credere <a href="http://www.godine.com/">Godine</a>, dovrebbe basarsi sull&#8217;interesse spontaneo dei lettori. Il giudizio dell&#8217;editore di Boston mi tornava in mente leggendo una nota della amministrazione del Pensiero. Giovedì, Luisa mi avvertiva che ad alcune riviste da noi pubblicate era stato assegnato un premio per quello che viene definito &#8220;Elevato valore culturale&#8221;. Per la precisione:</p>
<ul>
<li>Politiche sanitarie: euro 1.244</li>
<li>Ecologia della mente: euro 1.244</li>
<li>Epidemiologia e Psichiatria Sociale: euro 1.244</li>
<li>Infanzia e adolescenza: euro 1.244</li>
<li>Rivista di Psichiatria: euro 1.244</li>
<li>Richard e Piggle: euro 1.244</li>
<li>Tumori: euro 2.500</li>
<li>Ricerca &amp; Pratica: euro 2.500</li>
<li>Recenti Progressi in Medicina: euro 2.500</li>
</ul>
<p>Questo premio giunge in un momento particolarmente critico per l&#8217;editoria scientifica indipendente:</p>
<ul>
<li>da molti mesi sono state abolite le agevolazioni per la distribuzione postale (in altre parole: spedire una rivista costa tantissimo),</li>
<li>sono stati tagliati i fondi per le biblioteche (basti pensare che è stata soppressa quella della Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio e che la Regione Piemonte ha deciso la chiusura della biblioteca online da poco costruita per il personale sanitario della Regione)</li>
<li>l&#8217;affiancamento delle edizioni digitali a quelle cartacee è fortemente penalizzato da un&#8217;imposta al 21 per cento.</li>
</ul>
<p>Quindi, ci sarebbe di che rallegrarsi per il premio conseguito. Ma qualcosa mi trattiene.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Pile_giornali_24079825.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2154" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="IMBRFS-00016180-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Pile_giornali_24079825-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Credo abbia ragione Godine: non è giusto che gli imprenditori che lavorano in ambito editoriale ricevano finanziamenti pubblici. Piuttosto, dovrebbero indirettamente avvantaggiarsi di provvedimenti che favoriscano la vita delle biblioteche e la acquisizione di fonti; che incoraggino l&#8217;assunzione di giovani con competenze che integrino quelle del personale editoriale formato ad una &#8220;scuola tradizionale&#8221;; che permettano alle istituzioni di Sanità pubblica di investire in comunicazione.</p>
<p>Invece, in Italia funziona esattamente al contrario. <strong>Gli editori aspettano la &#8220;provvidenza&#8221;</strong> (con la &#8220;pi&#8221; minuscola, almeno). Così infatti vengono chiamati gli aiuti al mondo dell&#8217;informazione; una scelta terminologica che la dice lunga, dal momento che la Provvidenza arriva senza che tu abbia potuto fare nulla né di positivo né di negativo per meritarla o meno. Arriva e basta. Gran parte della stampa italiana aspetta la provvidenza. Ecco, di seguito, i soldi che noi cittadini italiani tiriamo fuori perché siano pubblicati alcuni quotidiani.</p>
<ul>
<li>il manifesto: euro 4.049.022</li>
<li>Avanti: euro 2.530.638</li>
<li>Corriere di Forlì: euro 2.530.638</li>
<li>Corriere mercantile: euro 2.530.638</li>
<li>Provincia quotidiano: euro 2.530.638</li>
<li>Rinascita: euro 2.530.638</li>
<li>Avvenire: euro 6.174.758</li>
<li>Conquiste del lavoro: euro 3.289.851</li>
<li>La Discussione: euro 2.530.638</li>
</ul>
<p>C&#8217;è anche un&#8217;ampia scelta di settimanali e mensili con i quali la provvidenza è clemente. Eccone alcuni&#8230;</p>
<ul>
<li>Left Avvenimenti: euro 506.660</li>
<li>Motocross: euro 506.660</li>
<li>La nuova ecologia: euro 506.660</li>
<li>Il Salvagente: euro 506.660</li>
<li>Sole delle Alpi: Il Canavese: euro 445.512</li>
<li>Il Mucchio Selvaggio: euro 423.160</li>
<li>Chitarre: euro 277.769</li>
<li>Critica sociale: euro 246.891</li>
<li>Il Granchio: euro 89.161</li>
<li>Noi donne: euro 86.161</li>
</ul>
<p>Per non dire dei quotidiani di partiti e movimenti; sono moltissimi (tutti), tra cui&#8230;</p>
<ul>
<li>L&#8217;Unità: euro 6.377.209</li>
<li>Liberazione: euro 4.555.149</li>
<li>La Padania: euro 3.947.796</li>
<li>Secolo d&#8217;Italia: euro 2.952.474</li>
<li>Il Foglio: euro 3.745.345</li>
</ul>
<p><strong>Poi dice che non c&#8217;è la provvidenza</strong>. Altro che: c&#8217;è per tutti, per i partiti, per i sindacati, per gli appassionati di motociclismo e pure di granchi. Per il quotidiano dei vescovi e per il Corriere Laziale: quasi 2 milioni di euro l&#8217;anno vanno infatti a questo giornale che informa sui risultati delle serie minori di calcio del Lazio, appunto. Ce n&#8217;è talmente per tutti, che a tutti va bene e nessuno protesta. Perché nessuno informa i cittadini di che fine fanno i loro soldi.</p>
<p>Fonte: Marco Cabianchi. Mani bucate. A chi finiscono i soldi dei contribuenti. Milano: Chiarelettere, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Farmaci e web tra EBM e biografie</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prova a fare una ricerca che riguardi la cardiologia sul computer di un’adolescente: saprai tutto su Johnny Depp e poco sullo scompenso. I risultati che Google ti restituisce sono &#8220;informati&#8221; dalle nostre ricerche precedenti. Soprattutto per questo, il computer che usi al lavoro è veramente &#8220;tuo&#8221;, più ancora di quello di casa ma forse un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza_divani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2144" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Ragazza_divani" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza_divani-150x150.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a>Prova a fare una ricerca che riguardi la cardiologia sul computer di un’adolescente: saprai tutto su Johnny Depp e poco sullo scompenso. I risultati che Google ti restituisce sono &#8220;informati&#8221; dalle nostre ricerche precedenti. Soprattutto per questo, il computer che usi al lavoro è veramente &#8220;tuo&#8221;, più ancora di quello di casa ma forse un po&#8217; meno di quello che porti a spasso per il mondo nello zaino.</p>
<p>Qualsiasi <em>device</em>– dal notebook al cellulare – è diventato personale: siamo passati <strong>dal personal al <em>personalized</em> computer</strong>. Erano 100 milioni nel 1993, i PC , quando nascevano il web e la EBM. Un miliardo nel 2008 e saranno 10 miliardi nel 2020, quando sarà scomparsa la distinzione tra i dispositivi e telefono, cinepresa e televisione saranno lo stesso oggetto. Oggi il 30 per cento dei medici statunitensi ha un iPad e il numero raddoppierà tra sei mesi. La tecnologia si diffonde perché si adatta alle esigenze di un’utenza che –scrive Clay Shirky – “dà valore di per sé all’essere connessi”.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza-txt.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2145" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Ragazza txt" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza-txt-150x149.jpg" alt="" width="130" height="129" /></a>In una contesto fortemente caratterizzato da due driver – personalizzazione e condivisione – gli spazi del social network saranno <strong>il luogo dove l’informazione su salute/malattia si tradurrà in conoscenza condivisa</strong>. E&#8217; un percorso che riguarda il medico, il farmacista o il dirigente: già oggi i &#8220;social media&#8221; sono piattaforma per esperienze di e-learning o per sperimentali progetti di ricerca condotti con lo strumento  inventato da Zuckerberg. Non mancano anche opportunità di studio e approfondimento: pensiamo alla presenza su Facebook del <em>Drugs &amp; Therapeutics Bulletin</em> o alla attività delle <em>Sanford Guides</em> su YouTube e Twitter. Una volta “partecipati” dati e risultati della ricerca escono irrobustiti dal confronto tra pari.</p>
<p>Si aprono così opportunità formative per il personale sanitario ma anche per il cittadino. Un paziente “empowered” che chiede e al tempo stesso  offre risposte utili alla sua salute diventa <strong>alleato nel percorso verso l’appropriatezza</strong>. E’ un esercizio superfluo interrogarsi sulla “qualità” dei contenuti discussi nel social web; piuttosto, le istituzioni dovrebbero cogliere la sfida di misurarsi pariteticamente con la Rete, come esercizio di&#8230;</p>
<ul>
<li>Ascolto</li>
<li>Valutazione della propria capacità persuasiva</li>
<li>Trasparenza.</li>
</ul>
<p>Finito il tempo della “informazione” sui farmaci:<strong> l’unica strada è la “comunicazione” sulla salute</strong>. Interattiva, multi direzionale e nella quale l’«esperto» è l’outlier: quello che “vive” le cose, non che sostiene di conoscerle.</p>
<p>Nato con l’EBM, il web, anche in questo frangente ne favorisce la crescita invitando a prestare maggiore attenzione a quel “gradino” della medicina basata sulle prove troppe volte dimenticato: l’importanza primaria del valore che ciascuna persona assegna ai diversi elementi che definiscono il proprio benessere o malattia. Grazie al web tornano in gioco le biografie – di malati ma anche di medici, infermieri, dirigenti &#8211; , contaminando in maniera feconda il dato biologico esito della clinica e della ricerca.</p>
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		<title>Chiedere numi in redazione</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 15:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’atto della lettura è a rischio&#8221;. Lo dice l&#8217;articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così. &#8220;Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’atto della lettura è a rischio&#8221;. Lo dice l&#8217;articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2126" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o-300x200.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>&#8220;Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, <strong>oggi la cura di sé è più estetica che interiore</strong>. “Il primo rischio per il lettore, il più originario e fra i più gravi, è il rischio di diventare, di voler diventare, scrittore, oppure, anche peggio, critico”. Leggere è destabilizzante perché espone al confronto con le idee degli altri e poi la tentazione è a un passo, ha ragione Berardinelli: <strong>quella di farsi lettore-speciale, iper-lettore, lettore-giudice</strong>, lettore-pedagogo.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c911.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2137" title="Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c91" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c911-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo editoriale vive di queste figure a cavallo tra la parola letta e quella scritta. A loro il compito di ammettere o tenere fuori dall&#8217;ambiente quelli che Fabio Mauri chiamava &#8220;i non pertinenti&#8221;. Era a pagina 17 di uno dei libri più divertenti del secolo scorso:<em> I 21 modi di non pubblicare un libro</em>. Mauri era stato per anni a capo della redazione romana della Bompiani; entrambi pagati per aprire centinaia di buste e pacchetti e soprattutto per distinguere i pazzi dai savi, come diceva Umberto Eco, suo péndant a Milano. Ho ripreso in mano l&#8217;introvabile tascabile pubblicato dal Mulino dopo aver chiuso il libro di Cristiano Armati sulle <a href="http://giulioperroneditore.it/node/675"><em>Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno</em></a>.</p>
<p>Quello dei &#8220;libri sui chi vorrebbe pubblicare libri&#8221; <strong>è ormai un genere a sé</strong>; c&#8217;è da scommettere che si vendano, sia per la frequente presenza vicino alla cassa della libreria, sia per l&#8217;aver raggiunto &#8211; la folla degli aspiranti autori-pubblicati &#8211; una dimensione preoccupante.  Scrivere una guida di questo tipo è cosa delicata perché l&#8217;autore dovrebbe dimostrare di saper mettere in pratica il decalogo proposto. Vero è che Armati si sofferma prudentemente su aspetti per lo più formali:</p>
<ul>
<li>rilega il manoscritto prima di mandarlo,</li>
<li>non essere insistente,</li>
<li>non millantare crediti inesistenti,</li>
<li>non credere di poter convincere un editor offrendogli prestazioni sessuali (mah)&#8230;</li>
</ul>
<p>La delicatezza di dare consigli a un giovane scrittore può essere protetta da un pizzico di understatement. Dal <strong>non prendersi (troppo) sul serio</strong>. Mauri c&#8217;era riuscito, eccome. E&#8217; che i tempi sono cambiati; ci sono ancora più &#8220;scrittori&#8221; in giro e anche più &#8220;editori&#8221;, magari provvisori. Mail e social network hanno resto tutto più semplice e rapido; è un&#8217;operazione veloce anche trasformare in libro i contenuti di un blog.</p>
<p><strong>Anche questo, come la lettura, espone a pericoli.</strong> Per esempio, al rischio di consigliare di &#8220;non chiedere numi sulle vostre mail&#8221; usando Facebook. Che è una cosa che gli aspiranti editori farebbero meglio a non scrivere e invece scrivono.</p>
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		<title>La direzione la indica l&#8217;angelo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 11:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Troppa realtà: c’è da diventare matti”. Questo tweet di Humair Haque mi ha accolto al ritorno dall’incontro sul rapporto tra internet e gli adolescenti. “Too much reality will drive anyone insane”: era la sensazione che provavo dopo una mattina ad ascoltare racconti e punti di vista di ragazzi, genitori, insegnanti, tecnici scolastici. Testimonianze che tracciavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Troppa realtà: c’è da diventare matti”. Questo <em>tweet</em> di Humair Haque mi ha accolto al ritorno dall’incontro sul rapporto tra internet e gli adolescenti. “Too much reality will drive anyone insane”: era la sensazione che provavo dopo una mattina ad ascoltare racconti e punti di vista di ragazzi, genitori, insegnanti, tecnici scolastici. Testimonianze che tracciavano un quadro inquietante, fatto di ragazzi preda – o comunque assai vicini – alla dipendenza da internet e di adulti spesso terribilmente preoccupati.</p>
<p>“Stati generali della Pediatria”, dedicati ad un argomento meno drammatico di quelli che forse potrebbero motivare una convocazione così solenne; certamente meno preoccupante dei <a href="http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=413&amp;year=2011">problemi vissuti da troppi bambini</a> anche nel nostro Paese, territorio di un’infanzia alla quale non riusciamo ancora a garantire pasti adeguati.</p>
<p>Quasi cinquecento rag<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno-di-Udine-_2_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2107" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Convegno di Udine _2_" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno-di-Udine-_2_.jpg" alt="" width="150" height="97" /></a>azzi ad ascoltare il sindaco di Udine, Furio Honsell, e Alessandro Ventura, direttore della Clinica pediatrica di Trieste, registi – insieme a Bruno Sacher, direttore della Pediatria dell’ospedale di San Daniele del Friuli – di una mattina fatta essenzialmente di opinioni. Credo sia la prima “evidenza” di cui tener conto: qualsiasi giudizio non può che basarsi su impressioni, emozioni, sensazioni. I dati di cui disponiamo sono fragili e difficilmente attendibili. Una delle poche revisioni sistematiche sulla internet addiction dimostra che gli studi condotti sino ad oggi poggiano sulle sabbie mobili di definizioni di patologia non condivise e di metodologie di ricerca inaffidabili, al punto che gli autori avvisano: “The extent and severity of these problems may be somewhat overstimated” (King, 2011).</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno_di_Udine_31.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2110" title="Convegno_di_Udine_3" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Convegno_di_Udine_31-300x201.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Le critiche alla Rete potrebbero derivare dal pregiudizio negativo che non di rado condiziona l’approccio all’innovazione che, come riteneva Nicola Negroponte, “è ciò che nessun padre vorrebbe dai propri figli”. Oppure, sostengono i più maliziosi, dalla necessità di inventarsi qualche nuova malattia capace di portare un po’ di denaro nelle casse degli ambulatori di psichiatria convenzionati col Servizio sanitario. Non ci sarebbe di che stupirsi, considerato cosa è accaduto alla timidezza contrabbandata per “fobia sociale” e all’irrequietezza di molti bambini, amplificata al punto di trasformarsi in un disturbo da trattare energicamente. “New diagnoses are as dangerous as new drugs”: parola di <a href="http://www.bmj.com/content/342/bmj.d2974.long">Allen Frances</a>, già coordinatore del panel per la preparazione del DSM IV.</p>
<p>La Società Italiana di Pediatria invita genitori e insegnanti ad aiutare i ragazzi a usare meglio internet anche se, con una buona dose di realismo, ammette che molto spesso i genitori “sono meno capaci dei propri figli a navigare su web”. Non mi sembra probabile che un adolescente accetti di farsi guidare da un adulto nell’uso di internet. Piuttosto, sarebbe divertente ribaltare la prospettiva, pensando a…</p>
<ul>
<li>corsi autogestiti dai ragazzi e rivolti a genitori e insegnanti per far loro capire a che può servire internet</li>
<li>costruire pagine Facebook per dare continuità ai consigli di classe o di istituto, favorendo lo scambio tra genitori, studenti e insegnanti</li>
<li>creare “canali” su YouTube per raccogliere video utili alla didattica  per ospitare video fatti dai ragazzi dentro o fuori scuola o in occasione di gite scolastiche</li>
<li>usare <a href="http://www.slideshare.net/">Slideshare </a>per creare una sorta di &#8220;spazio di condivisione&#8221; di &#8220;lezioni&#8221; che vada oltre il confine del singolo istituto.</li>
</ul>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Angelo_Udine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2108" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Angelo_Udine" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Angelo_Udine.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Sono solo esempi, ma se un ragazzo sa che è possibile un diverso uso del web è molto probabile che trovi nuovi stimoli e passioni, passando dallo “stare connesso” all’essere in rete. Alla fine di una giornata molto bella, guidato da Bruno Sacher per le vie di Udine, la sintesi la offre l&#8217;angelo d&#8217;oro che &#8211; più che vigilare &#8211; tiene desta la città. Dall&#8217;alto della collina, indica la direzione del vento: è importante e utile seguirla, sfruttare la brezza per procedere avanti. E&#8217; così importante  non disincentivare la spinta alla condivisione che viene da internet. Ancora: non smarrirsi nelle informazioni e far crescere lo spirito critico.</p>
<p>E, soprattutto, ritrovare la disponibilità a scandalizzarsi e a desiderare un mondo in cui tutti i ragazzi possano non soltanto usare la rete con intelligenza, ma anche mangiare in maniera adeguata.</p>
<p>Fonte: King DL, et al. Assessing clinical trials of Internet addiction treatment: A systematic review and CONSORT evaluation. Clinical Psychology Review 31 (2011) 1110–1116.</p>
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		<title>iPhone e Moleskine tra accountability e responsabilità</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 18:13:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riusciremo a difenderci dagli amici di Facebok quando tutti prenderanno l&#8217;abitudine di &#8220;Caricare dal cellulare&#8221;&#8216;? Incubo: feste di ragazzini, esplosioni di gioia in curva sud, occhi di fidanzate. Gattini: tantissimi. Panorami, palazzi, concerti, faraglioni, monti, scogli, alberi abbattuti a Vignola, piccole trofiette con la loro riduzione di pesto gentile della riviera di Ponente. Di più. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riusciremo a difenderci dagli amici di Facebok quando tutti prenderanno l&#8217;abitudine di &#8220;Caricare dal cellulare&#8221;&#8216;?</p>
<p>Incubo: feste di ragazzini, esplosioni di gioia in curva sud, occhi di fidanzate. Gattini: tantissimi. Panorami, palazzi, concerti, faraglioni, monti, scogli, alberi abbattuti a Vignola, <strong>piccole trofiette con la loro riduzione di pesto gentile della riviera di Ponente</strong>. Di più.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine_barcelona.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2091" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="moleskine_barcelona" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine_barcelona.jpg" alt="" width="210" height="144" /></a>Più si diffondono gli smartphone più diventa frequente il lifelogging: la registrazione compulsiva di ciò che facciamo. La vita in diretta. <strong>Tutto io minuto per minuto</strong>. Esiste un&#8217;app per iPhone che scatta in automatico una foto ogni 30 secondi. La tua memoria potenziata. O sostituita. Chi perde la memoria per trauma o decadimento cognitivo ha nella costanza del registrare un alleato prezioso. Per molti invece ha tutta l&#8217;aria di <strong>una condanna reciprocamente inflitta</strong>. Spesso comminata a sé stessi, per l&#8217;obbligo di ricordare ciò che volevamo dimenticare. Gli irriducibili del lifelogging usano software specifici: te lo dico a patto che non lo scarichi (<em>Evernote</em>). Tutti, professionisti e amateurs, della registrazione sanno di poter contare sulle funzioni di GMail o di Calendar: sicuro che non ti scordi nulla.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine-art-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2092" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="moleskine-art-1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/moleskine-art-1.jpg" alt="" width="206" height="154" /></a>Per tornare al &#8220;caricamento da cellulare&#8221; il problema si aggrava con la smania di condividere, di segnalare che &#8220;io c&#8217;ero&#8221;. Con l&#8217;insopprimibile desiderio di salutare gli amici del calcetto. <strong>La nostra vita è digitalizzata per gli altri</strong>: e a noi cosa resta? Disabituati all&#8217;esercizio della memoria, resta la Moleskine. Molto più adatta per prender nota diversa dal &#8220;ricordati di comprare le mutande&#8221;, ha scritto <a href="http://www.nybooks.com/blogs/nyrblog/2011/oct/12/take-care-your-little-notebook/">Charles Simic</a> nel suo blog sulla <em>New York Review of Books</em>. &#8220;Writing a word out, letter by letter, is a more self-conscious process and one more likely to inspire further revisions and elaborations of that thought&#8221;.</p>
<p>La traccia condivisa col device rende <em>&#8220;accountable&#8221;</em>, pubblicamente responsabili: vale per il ragazzo che manda le foto nel mezzo degli scontri alla manifestazione e per il chirurgo che comunica nel corso della giornata. Le parole disegni pensieri scritti sul taccuino vengono prima, momenti di personale responsabilità, segni privati, segnali di riflessione intima. Da partecipare forse, quando e come sceglieremo.</p>
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		<title>Documentate perdite di tempo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 20:57:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;iPad è la nostra anima, dice Maurizio Ferraris: riflette il nostro volto ed &#8220;è&#8221; noi perché al suo interno registriamo tutto: scritture, video, immagini, suoni. L&#8217;allievo di Vattimo gira l&#8217;Italia sostenendo un&#8217;idea interessante: tutti gli aggeggi che abbiamo in tasca, nello zaino o in borsa non servono per comunicare, ma per registrare il nostro stare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Facebook_al_buio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2081" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Facebook_al_buio" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Facebook_al_buio-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>L&#8217;iPad è la nostra anima, dice Maurizio Ferraris: riflette il nostro volto ed &#8220;è&#8221; noi perché al suo interno registriamo tutto: scritture, video, immagini, suoni. L&#8217;allievo di Vattimo gira l&#8217;Italia sostenendo un&#8217;idea interessante: tutti gli aggeggi che abbiamo in tasca, nello zaino o in borsa <strong>non servono per comunicare, m</strong>a per registrare il nostro stare al mondo. Per costruire la nostra identità rendendoci &#8220;responsabili&#8221; grazie alla conservazione di tracce di ogni genere.</p>
<p>Avrà pure ragione ma tutta &#8216;sta registrazione è un problema.</p>
<ul>
<li>Leggere, riflettere e eventualmente rispondere a 100 mail assorbe in media mezza giornata di lavoro.</li>
<li>A un&#8217;azienda di grandi dimensioni la gestione delle informazioni superflue costa circa un miliardo di dollari l&#8217;anno.</li>
<li>&#8220;Lasciare tracce&#8221; via sms, Twitter o con messaggi su Facebook interrompe la concentrazione degli altri: servono 5 minuti per ritrovarla dopo un&#8217;interruzione di 30 secondi.</li>
</ul>
<p>Anche per questo, molte aziende hanno vietato di ricevere alert pubblicitari o mail private sugli account professionali. Così come suggeriscono ai dipendenti di disattivare l&#8217;alerting delle mail e dei messaggi in arrivo. Anche l&#8217;opzione &#8220;Reply all&#8221; è sotto processo: meglio evitare preferendo rispondere alle mail selettivamente e in modo personalizzato.</p>
<p>Il sospetto è che questa smania di registrazione abbia come conseguenza una documentalità ingovernabile. <strong>Tutti sappiamo lasciare tracce, ma pochi sanno come cancellare quelle inutili.</strong> &#8220;Getting data is easy, but selecting, storing, indexing, updating, and most importantly contextualizing the information is rather difficult&#8221;.</p>
<p>Ha ragione <a href="http://www.goodreads.com/book/show/4855536-data-flow">Sven Ehmann</a>: accumuliamo dati che non riusciamo a gestire.</p>
<p>Fonti: Ferraris M. Anima e iPad. Parma: Guanda, 2011</p>
<p>Spira J. <a href="http://www.overloadstories.com/2011/04/overload-101/">Overload</a>! How too much information is hazardous to your organization. NJ: Wiley, 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
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