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	<title>dottprof.com &#187; dfrati</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Il caffè è il diavolo!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tedesco Samuel Hahnemann, padre dell’Omeopatia, non aveva molta simpatia per il caffè. Anzi, per lui se non era la causa di tutti i mali poco ci mancava. Lo dimostra l’esilarante lettura del breve saggio “Sugli effetti del caffè” (On the Effects of Coffee from Original Observations &#8211; 1803), contenuto in un raffinato volumetto  edito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/samuelhahnemannstatua.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1172" title="samuelhahnemannstatua" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/samuelhahnemannstatua-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il tedesco Samuel Hahnemann, padre dell’Omeopatia, non aveva molta simpatia per il caffè. Anzi, per lui se non era la causa di tutti i mali poco ci mancava. Lo dimostra l’esilarante lettura del breve saggio “Sugli effetti del caffè” (<em>On the Effects of Coffee from Original Observations</em> &#8211; 1803), contenuto in un <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/page/catalogo_terrainvague/TV19_Hahnemann_scrittiomeopatici/Hahnemann_scrittiomeopatici_2009.htm" target="_blank">raffinato volumetto </a> edito dalla <strong>:duepunti</strong> di Palermo.</p>
<p>Il caffè (che secondo il medico di Meißen avrebbe un sapore sgradevole proprio perché la Natura vuole avvertirci della sua tossicità o al massimo della sua natura di ‘medicinale’)  viene indicato da Hahnemann in sole 24 pagine come capace nell’ordine di:<br />
- far scomparire fame e sete<br />
- procurare una digestione pressoché immediata ma parziale<br />
- far aprire e contrarre rapidamente l’ano (facilitando l’evacuazione di quanto semidigerito)<br />
- risvegliare l’appetito venereo “con 10 o 15 anni d’anticipo”<br />
- determinare impotenza prematura<br />
- sconvolgere l’umore in positivo e negativo<br />
- stimolare innaturalmente la loquacità facendo “sfuggire i segreti più importanti”<br />
- far assumere un “contegno teatrale”<br />
- indurre grave depressione (per reazione) se non si assume altro caffè<br />
- indurre emicrania e mal di denti<br />
- indurre erisipela con ulcere croniche<br />
- far diventare il sangue “acquoso e mucillaginoso”<br />
- far sostituire (“spesso del tutto”) un flusso leucorroico acre alle mestruazioni<br />
- causare dolore nell’atto venereo<br />
- causare negli uomini emorroidi dolorose e polluzioni notturne<br />
- causare nelle donne sterilità e incapacità di allattare<br />
- rovinare i denti (“nei bambini non si sviluppa quasi nessuna carie che non sia dovuta al caffè”)<br />
- causare “tinta pallida e carni flaccide” nei bambini, che “imparano a camminare molto tardi (…) e chiedono sempre di essere presi in braccio”, “hanno sempre il petto oppresso da un muco tenace”, “sudano non soltanto sulla fronte ma su tutto il cuoio capelluto”, “a volte piangono anche nel sonno”, soffrono di oftalmie che spesso durano per anni e dulcis in fundo “guariscono con difficoltà da ogni malattia”.</p>
<p>Ma l’acme del suo ragionare l’inventore dell’Omeopatia lo tocca quando afferma perentorio: “La tazza di caffè cela spesso l’onanismo, mostro dagli occhi sbarrati, esecrazione della natura che la lettura di romanzi, le fatiche imposte alla memoria, la frequentazione delle società corrotte e l’inattività di una vita sedentaria contribuiscono per parte loro a generare”.</p>
<p>E il bello è che l’autore sostiene nelle prime pagine che il senso del suo lavoro sarà “osservare senza sosta, con rigore, distogliendo per quanto possibile ogni illusione e riconducendo accuratamente i fenomeni alle loro cause”!</p>
<p>Da Starbucks, c’è da giurarlo, il buon vecchio Hahnemann sarebbe <em>persona non grata</em>.</p>
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		<title>Raccontare la malattia con un fumetto</title>
		<link>http://dottprof.com/2010/07/raccontare-la-malattia-con-un-fumetto/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma l&#8217;illustrazione può davvero:
• essere uno strumento efficace ed utile al paziente per capire meglio la sua patologia?
• migliorare la comprensione della diagnosi e della prognosi, stimolando domande più consapevoli da parte del paziente?
• influire sulle relazioni medico-paziente?
• essere uno strumento didattico utile per insegnare cose come l&#8217;etica professionale, ecc?
• migliorare le capacità di osservazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/07/rughedottprof.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1075" title="rughedottprof" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/07/rughedottprof-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma l&#8217;illustrazione può davvero:<br />
• essere uno strumento efficace ed utile al paziente per capire meglio la sua patologia?<br />
• migliorare la comprensione della diagnosi e della prognosi, stimolando domande più consapevoli da parte del paziente?<br />
• influire sulle relazioni medico-paziente?<br />
• essere uno strumento didattico utile per insegnare cose come l&#8217;etica professionale, ecc?<br />
• migliorare le capacità di osservazione e diagnosi degli studenti di medicina, incidendo positivamente sull&#8217;empatia?</p>
<p>Se lo sono chiesti con fiducia Michael J Green e Kimberly R Myers, aprendo la discussione sulle pagine del BMJ. Fiduciosi hanno concluso la loro riflessione con un verdetto ottimistico: le graphic novel e i fumetti sono un modo creativo ed efficace per capire ed insegnare meglio la malattia. Se non bastasse: i temi trattati, la struttura e la sempre crescente popolarità proprie del mezzo sono caratteristiche che destinano rendono la narrazione per illustrazioni ad essere in sintonia con un numero sempre maggiore di medici.<br />
Sicuramente il raccontare per illustrazioni ha un grande potere, quello di rendere accessibili questioni estremamente difficili e delicate. Basti pensare al <a href="http://www.mangialibri.com/node/5726" target="_blank">Maus</a> di Art Spiegelman e alla sua potenza nel raccontare la vecchiaia, l&#8217;olocausto, l&#8217;amore, la depressione post-partum, il suicidio&#8230;</p>
<p>Ma che succede se proviamo vedere cosa accade quando la creatività di grandi autori del fumetto internazionale si mette al servizio della malattia (quando riguarda la mente), portandoci dal punto di vista del malato? Leggere inciderebbe positivamente sullo stigma? E sull&#8217;empatia?</p>
<p>Miguel Gallardo ci parla di autismo. Gallardo è un disegnatore professionista per il New York Times, l&#8217;Herald Tribune, il New Yorker, ed ha una figlia autistica. Nella graphic novel<a href="http://www.comma22.com/index.php/catalogo/prodotto/nome/Maria+e+io/id/55" target="_blank"> Maria ed io</a>, ci mostra il suo modo di comunicare con la figlia Maria che avviene da sempre per mezzo dei disegni. Il libro, il suo taccuino di viaggio, è diventato un libro sui disturbi dello sviluppo che, con l&#8217;apparato narrativo del fumetto, riesce a spiegare l’autismo agli adulti, attraverso gli occhi di una bambina.</p>
<p>Nate Powell ci parla di schizofrenia in <a href="http://www.mangialibri.com/node/5923" target="_blank">Portami via</a>. Nel racconto, l&#8217;adolescenza e la schizofrenia corrono su due binari paralleli, con un preciso compito: narrare lo spaesamento dell&#8217;adolescenza con i suoi umori e la sua percezione della realtà, riuscendo a smorzare i toni dell&#8217;alienazione propria del disturbo psichico. Leggendo si ha la sensazione che ciò che sta accadendo sulla pagina sia tecnicamente complesso da decifrare. Voci disturbanti e tempi diluiti sono tutti ingredienti perfetti per rappresentare la schizofrenia in parole ed immagini &#8211; senza mai attingere al linguaggio clinico &#8211; e per portarci così vicino ai personaggi da poter stare dentro i loro incubi e percepire le loro distorsioni.</p>
<p>A David B la parola sull&#8217;epilessia. David B è un fumettista francese che tra il 1996 e il 2003 ha pubblicato sei album dedicati alla storia della malattia del fratello. In Italia i racconti sono raccolti in un unico volume, <a href="http://www.coconinopress.com/store/catalogo.asp?scheda=350#cima" target="_blank">Il grande male</a>, per una narrazione che attraverso le immagini parte dalla malattia, passa per la tragedia della sua famiglia, per arrivare a toccare più universalmente la Storia degli uomini, attraverso un susseguirsi di crisi epilettiche, vista con il occhi di un bambino. Un percorso, che dalla malattia arriva all&#8217;analisi storico-sociale, un po&#8217; come Sigmund Freud ne Il disagio della civiltà&#8230;</p>
<p>L&#8217;autore spagnolo Paco Rocha ci parla di Alzheimer, in <a href="http://www.mangialibri.com/node/2924" target="_blank">Rughe</a>, una graphic novel che racconta – con toni leggeri, ma non meno struggenti – di uomo e della sua memoria che sfugge, ma anche di un gruppo di anziani ospiti di una casa di riposo e della loro ricchezza emozionale. Un apologo sulla vecchiaia e la memoria chiudono la storia, che in un susseguirsi di tavole, oltre a commuovere e far riflettere, ci riporta con il tema della vecchiaia a <a href="http://www.mangialibri.com/node/5726" target="_blank">Maus</a>, a Spiegelman, a suo padre&#8230;</p>
<p>Siamo dalla parte della malattia e si può arrivare così vicini a quelle parti della nostra mente con le quali noi forse conviviamo meglio, da uscire arricchiti dalla lettura, riuscendo a coesistere &#8211; stigmatizzando meno &#8211; con chi da quelle parti della mente è abitato. Buona lettura. Meglio: buona visione.</p>
<p><em>di Norina Wendy Di Blasio</em></p>
<p>Riferimenti<br />
Green MJ, Myers KR. Graphic medicine: use of comics in medical education and patient care. BMJ 2010;340:c863<br />
Il blog di <a href="http://miguel-gallardo.blogspot.com" target="_blank">Miguel Gallardo</a></p>
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		<title>Chi (non) ha paura dei ciarlatani?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 15:45:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qual è il segreto del successo dei ciarlatani? Quali sono i soggetti più a rischio di cadere vittima di questi tristi figuri? Ci si esercita su questo argomento nella rubrica Views &#38; Reviews del British Medical Journal di questa settimana.
Theodore Dalrymple, medico in pensione con il pallino della scrittura, cita un presunto saggio francese del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/07/479px-Pietro_Longhi_015.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1062" title="479px-Pietro_Longhi_015" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/07/479px-Pietro_Longhi_015-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Qual è il segreto del successo dei ciarlatani? Quali sono i soggetti più a rischio di cadere vittima di questi tristi figuri? Ci si esercita su questo argomento nella rubrica Views &amp; Reviews del <em>British Medical Journal</em> di questa settimana.</p>
<p>Theodore Dalrymple, medico in pensione con il pallino della scrittura, cita un presunto saggio francese del 1867 (“Ciarlatani e ciarlataneria in Medicina: uno studio psicologico” di tale Dr. Verdo – che pronunciato all’anglosassone, si badi bene, diventa “Virdo”, parola foneticamente assai simile a “Weirdo”, appellativo perfetto per scienziati pazzi, chirurghi strampalati e roba simile). Il medico di Marmande, cittadina della regione francese della <em>Lot</em>-et-<em>Garonne, nel suo arguto saggio procederebbe a una classificazione delle vittime dei ciarlatani e poi dei ciarlatani stessi.</em>I ciarlatani invece il nostro ineffabile Dr. Verdo li divide in due macro-categorie: pubblici e privati. I primi vestono in modo sgargiante e gridano nelle piazze (l’equivalente di oggi potrebbe essere il Web, che ne dite?) “sostenendo di aver appreso il segreto della loro panacea nel mistico Oriente”, i secondi si proclamano specialisti ed esercitano la loro arte nefanda al riparo dagli sguardi indiscreti, in studi arredati con finto lusso.</p>
<p>La parte del leone nella prima categoria – guarda un po’ – la farebbero le donne, “impressionabili, volubili, tenere, inclini a giudicare più con l’immaginazione e l’istinto che con la logica e il buonsenso”, seguite a distanza dagli artisti e dai poeti mistici, “anime sensibili e un po’ pazze che volteggiano sulla realtà cercando approdi disabitati e sconosciuti”. Dopo di loro in classifica nell’ordine bari, soldati, marinai, industriali, speculatori (gente che ama il rischio quindi) e braccianti (ignoranti e superstiziosi). I meno suscettibili alle lusinghe dei ciarlatani sarebbero i medici, i filosofi e gli scienziati in genere, “avvezzi a esaminare le cause degli eventi e a svelare i segreti della Natura, sempre attenti a evitare gli errori di giudizio che potrebbero far credere all’azione del soprannaturale”.</p>
<p>Ma dove nasce il fascino dei ciarlatani, la loro capacità invincibile di far presa su migliaia, milioni di persone? “L’inclinazione al meraviglioso è insita nella natura umana, anzi la credulità è uno delgi attributi che distinguono l’uomo dagli altri animali”. Il buon Dalrymple, medico burlone, chiosa sornione: “Succede perché abbiamo paura dell’ignoto ma allo stesso modo del noto, e saltelliamo dall’uno all’altro in cerca di sollievo”.</p>
<p>Fonte: Dalrymple T. Fear of the known. BMJ 2010;341:c3912</p>
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		<title>Diario intimo di una epidemiologa perbene</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:26:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Svelato uno dei piccoli grandi misteri del mondo editoriale internazionale: l’identità di Belle de Jour, l’autrice del piccante bestseller “Diario intimo di una squillo perbene” (appena ristampato in edizione economica da BUR Rizzoli), che ha venduto milioni di copie e ispirato anche un’omonima serie tv con Billie Piper. Belle de Jour si chiama in realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_794" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-794 " title="News_Review_645478a" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/11/News_Review_645478a-150x150.jpg" alt="Brooke Mangianti" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Brooke Magnanti</p></div>
<p>Svelato uno dei piccoli grandi misteri del mondo editoriale internazionale: l’identità di Belle de Jour, l’autrice del piccante bestseller “Diario intimo di una squillo perbene” (appena ristampato in edizione economica da BUR Rizzoli), che ha venduto milioni di copie e ispirato anche un’omonima serie tv con Billie Piper. Belle de Jour si chiama in realtà Brooke Magnanti; la notizia-bomba però è che si tratta di una ricercatrice stimata nel campo dell’Epidemiologia oncologica presso il Bristol Hospital.</p>
<p>Il fenomeno Belle de Jour nasce quasi dieci anni fa con un blog nel quale una sedicente ventottenne inglese laureata raccontava la sua scelta di svolgere come secondo lavoro la prostituta d’alto bordo (&#8220;un impiego stabile ma non pesante&#8221;). E, nascosta sotto pseudonimo, ogni giorno descriveva le sue esperienze sessuali su un sito che suscitò subito una spasmodica curiosità e ricevette nel 2003 il premio del Guardian per il blog meglio scritto del Web, diventando quasi subito un libro di enorme successo, tradotto in decine di lingue.</p>
<p>Ora si viene a sapere la storia vera dietro a tutto questo: la Magnanti, mentre stava studiando per ottenere il dottorato, rimase al verde e si rivolse a un’agenzia londinese di escort offrendo i propri servigi. Già dopo appena una settimana il suo conto in banca lievitava al ritmo di 500 euro l’ora, e questo è andato avanti per 14 mesi. “Non ho rimpianti sulla mia pur breve carriera come prostituta, mi sono sentita peggio a scrivere libri su questo che non a fare sesso per soldi”. Perché rivelare la propria identità ora a distanza di anni? “L’anonimato ormai non era più divertente. Non potevo nemmeno fare presentazioni dei miei libri”. Alcuni pagherebbero per questo, Brooke…</p>
<p>Fonte: Ungoed-Thomas J. Belle de Jour revealed as research scientist Dr Brooke Magnanti. Sunday Times 15/11/2009.</p>
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		<title>L&#8217;iPod ci rende persone migliori?</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 13:21:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’iPod rende i ricercatori migliori o peggiori? Un interrogativo che dilania le coscienze e sta spaccando il mondo accademico. Beh, non proprio: ma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-675" title="In corsia con l'iPod" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/07/iPod2piccola1-150x150.jpg" alt="In corsia con l'iPod" width="150" height="150" />L’iPod rende i ricercatori migliori o peggiori? Un interrogativo che dilania le coscienze e sta spaccando il mondo accademico. Beh, non proprio: ma in tempi di Scienza 2.0 e di Information Technology sono questioni ineludibili, poco da fare. E chi siamo noi per eluderle?</p>
<p>Sempre più spesso nei laboratori delle Università o delle aziende e persino nelle corsie di ospedale si vedono operatori con l’iPod alle orecchie, che sul camice bianco ci sta anche bene. Un tool cool, &#8216;na roba di moda o una volgarità paragonabile a un bubble-gum con palloncino annesso?</p>
<p>Elie Dolgin dell’University of Edinburgh cautamente ammette: “In laboratorio ognuno è libero di lavorare con l’iPod in funzione: personalmente lo adoro, e spesso ascolto podcast di carattere scientifico, non necessariamente musica. Ma una parte di me sospetta che sarei uno scienziato migliore se le mie orecchie fossero aperte alle osservazioni e opinioni quotidiane dei miei colleghi. Avrei avuto idee diverse o sarei riuscito a raggiungere dei risultati scientifici più velocemente se avessi interagito con delle persone e non solo con un iPod?” Il biologo Richard Grant ritiene di sì: “L’iPod rende i laboratori più ‘insulari’, e non sono affatto convinto sia una cosa buona”. “Se hai su l’iPod nessuno ti parla”, sintetizza mirabilmente Marissa Sobolewski-Terry, che si occupa di ormoni di scimpanzè alla Universiy of Michigan. “Magari lavori anche di più, ma non impari nulla da chi lavora con te”.</p>
<p>Fermi tutti: Carl Cohen, presidente di Science Management Associates non ci sta: “Gli iPod aiutano a essere più creativi, non più futili. E alle occasioni in cui ci si incontra e ci si confronta si può arrivare più rilassati e concentrati proprio grazie al fatto che si è stati un po’ della giornata da soli grazie all’iPod”. Del resto, isolarsi è una necessità per molti ricercatori: “Quando gli iPod non esistevano nemmeno mi ricordo gente che si metteva cuffie senza nemmno ascoltare la musica solo perché non voleva parlare o aveva bisogno di concentrarsi”, fa notare Renee Edlund del Baylor College of Medicine di Houston.</p>
<p>Nulla di nuovo sotto il cerume, direbbe qualcuno.</p>
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		<title>Prove scientifiche dell&#8217;esistenza dell&#8217;amore per le mogli</title>
		<link>http://dottprof.com/2009/06/prove-scientifiche-dellesistenza-dellamore-per-le-mogli/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 12:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inciampi]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Angelina Jolie]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[imaging]]></category>
		<category><![CDATA[moglie]]></category>
		<category><![CDATA[MRI]]></category>

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		<description><![CDATA[L’amore per la propria moglie è più cerebrale che passionale, ma l’attrazione sessuale per la propria moglie è molto intensa e paragonabile a quella provata per Angelina Jolie o chi per lei. Imaging alla mano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-525" title="CB107858" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/06/housekeeper-150x150.jpg" alt="CB107858" width="150" height="150" />Ricerca di frontiera? Mettiamola così, se vi pare.  Sadici scienziati in camice inamidato che catturano un giornalista di Esquire, lo trascinano nei laboratori della New York University e lo sottopongono a un bizzarro esperimento. Cercare la prova scientifica dell’esistenza dell’anima con una risonanza magnetica? Peggio, molto peggio. I ricercatori capitanati dall’antropologa Helen Fisher vogliono dimostrare – nientemeno – che l’amore ha una base fisiologica misurabile. Che si vede.</p>
<p>Anzi, di più. Che l’amore per la propria moglie è chimicamente speciale, che l’attrazione (eventuale, per carità, figuriamoci) verso altre donne è di natura diversa e che questa diversità è apprezzabile con un imaging diagnostico.</p>
<p>Quindi elettrodi attorcigliati alla testa del buon A.J. Jacobs, MRI che scalda i motori. Al giornalista vengono proposte in rapida successione foto della sua gentile signora e foto dell’attrice dalle labbra a canotto Angelina Jolie. I neuroni macinano acetilcolina, le macchine registrano tutto. Oddio, proprio tutto? Jacobs inizia a sudare copiosamente.</p>
<p>Poi, silenzio. La cavia esce dal tunnel, qualche stretta di mano, sorrisi enigmatici da parte dei dottori del team. Jacobs si rimette camicia e scarpe ed esce dalla New York University: dov’è che ho messo la macchina? Ah sì, là.</p>
<p>Passa qualche giorno ed ecco i risultati via e-mail, un messaggio zeppo di dati e paroloni del quale il giornalista coglie il 40%. Ormoni, neurotramettitori, attività elettrica… Il succo: l’amore per la propria moglie è più cerebrale che passionale, ma l’attrazione sessuale per la propria moglie è molto intensa e paragonabile a quella provata per Angelina Jolie o chi per lei, con in più un quid di complicità che la rende specialissima.</p>
<p>Ergo, l’amore per la propria moglie esiste e l’attrazione sessuale per la vostra brontolante coniuge è pari o superiore a quella per qualsiasi <em>labbracanotti</em> da strapazzo. La prossima volta che vi fa una scenata diteglielo.</p>
<p>Ci sono le prove, tesoro.</p>
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		<title>Se mi vaccini ti cancello</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 17:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[attori]]></category>
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		<description><![CDATA[La fobia dei vaccini pediatrici che causerebbero l'autismo ha due nuovi, autorevoli (o forse no) profeti: l'attore Jim Carrey e la procace showgirl Jenny McCarthy, sua compagna anche nella vita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_409" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-409" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/05/293mccarthycarrey060408-150x150.jpg" alt="Jim Carrey e Jenny McCarthy a una marcia anti-vaccini" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Jim Carrey e Jenny McCarthy a una marcia anti-vaccini</p></div>
<p>La fobia dei vaccini pediatrici che causerebbero l&#8217;autismo ha due nuovi, autorevoli (o forse no) profeti: l&#8217;attore Jim Carrey (&#8220;The Truman Show&#8221;, &#8220;Una settimana da Dio&#8221;, &#8220;Io me &amp; Irene&#8221; e così via) e la procace showgirl Jenny McCarthy, sua compagna anche nella vita. Dopo ripetute prese di posizione pubbliche (memorabile  in tal senso la partecipazione della McCarthy all&#8217;Oprah Winfrey Show) e marce a Washington, arriva <a href="http://www.huffingtonpost.com/jim-carrey/the-judgment-on-vaccines_b_189777.html" target="_blank">un editoriale di Jim Carrey sull&#8217;Huffington Post</a>.</p>
<p>Come si sa, le due teorie più diffuse su certo Internet e nel passaparola tra genitori preoccupati sono le seguenti:<br />
- i virus attenuati presenti nei vaccini per il morbillo, a contatto col tratto gastrointestinale del bambino svilupperebbero tossine che, assorbite dal cervello, porterebbero all’autismo;<br />
- il mercurio presente fino a qualche anno fa nel conservante thimerosal funzionerebbe da neurotossina causando l’autismo.<br />
Entrambe le teorie sono state ripetutamente smentite da decine di studi scientifici autorevoli, ma tant&#8217;è.</p>
<p>L&#8217;attore americano si scaglia contro le dichiarazioni rassicuranti arrivate da più parti sulla sicurezza dei vaccini pediatrici: &#8220;Nessuno sarebbe più sollevato di me e Jenny se queste affermazioni si rivelassero veritiere. (&#8230;) La realtà è che invece nessuno che non abbia interessi economici nel campo ha studiato i 36 vaccini pediatrici sul mercato in profondità. Ci sono più di 100 vaccini in fase di sviluppo e nessun test sugli effetti cumulativi e le interazioni tra i 36 vaccini attualmente utilizzati è stato effettuato. Se sto sbagliando, fatemi vedere questi studi!&#8221;</p>
<p>[Ehm, Jim... dai un'occhiata a questa <a href="http://www.cochrane.org/reviews/en/ab004407.html" target="_blank">revisione della Cochrane Collaboration</a>, vuoi? ]</p>
<p>A un certo punto il tono si fa apocalittico: &#8220;L&#8217;evidenza anedottica di milioni di genitori che hanno visto i loro figli totalmente normali regredire nella malattia mentale e nell&#8217;isolamento dopo una visita all&#8217;ambulatorio del pediatra andrebbe attentamente considerata!&#8221;. Visti e considerati i discorsi che sento spesso in sala d&#8217;attesa dal pediatra io quando accompagno mia figlia, effettivamente un problema-regressione mentale c&#8217;è: resta da vedere se antecedente alla visita ambulatoriale o successivo.</p>
<p>Il nemico giurato di Carrey è Paul A. Offit, pediatra specializzato in Infettivologia del Children&#8217;s Hospital di Filadelfia, che è uno dei paladini della sicurezza delle vaccinazioni pediatriche e anche uno dei padri del vaccino contro il Rotavirus. Carrey naturalmente &#8211; citando interrogazioni parlamentari al Congresso, pratica che in Italia è sommamente scivolosa considerando la media della qualità e della logica delle interrogazioni parlamentari, ma magari al Congresso va meglio, lo speriamo per gli Usa &#8211; sostiene che si tratta di un tizio che ha fatto milioni di dollari con i vaccini e che quindi difende i supoi loschi interessi personali.</p>
<p>Offit dal canto suo recentemente c&#8217;è andato giù duro, in un editoriale sul <em>New England Journal of Medicine</em>: “Chi sono i falsi profeti dell’autismo, cioè coloro che diffondono voci allarmanti e infondate sulla correlazione tra vaccini pediatrici e autismo ingannando migliaia e migliaia di genitori in buona fede? Scienziati che comunicano male col grande pubblico e non fanno passare i giusti messaggi, politici e giornalisti che si guadagnano gli applausi di una parte del pubblico fingendo di essere paladini della giustizia contro il sistema delle aziende farmaceutiche e dei medici corrotti e invece sono solo sciacalli, medici e/o ciarlatani che sfruttano la disperazione delle famiglie di bambini autistici proponendo terapie senza base scientifica che sono nel migliore dei casi inefficaci e costose e nel peggiore dannose e pericolose”.</p>
<p>Chissà se all&#8217;elenco da oggi Offit aggiungerà anche gli attori.</p>
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		<title>Il Nobel e l&#8217;aviatore che cercavano l&#8217;immortalità</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 10:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[immortalità]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[trapianti]]></category>

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		<description><![CDATA[L’aviatore Charles Lindbergh e il Premio Nobel per la Medicina 1912 Alexis Carrel diedero vita negli anni ’30 a un curioso - e non privo di lati oscuri - sodalizio scientifico: scopo, la ricerca dell’immortalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_248" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-248" title="Charles Lindbergh e Alexis Carrel in una storica copertina di Time" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/lindbergh_carrel-150x150.jpg" alt="Charles Lindbergh e Alexis Carrel in una storica copertina di Time" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Charles Lindbergh e Alexis Carrel in una storica copertina di Time</p></div>
<p>L’aviatore Charles Lindbergh e il Premio Nobel per la Medicina 1912 Alexis Carrel diedero vita negli anni ’30 a un curioso &#8211; e non privo di lati oscuri &#8211; sodalizio scientifico: lo scopo, la ricerca dell’immortalità. Lo racconta David M. Friedman nel saggio &#8220;The Immortalists&#8221; .</p>
<p>I due lavorarono al Rockefeller Institute for Medical Research per perfezionare una pompa che riuscisse a rivitalizzare gli organi rimossi dal corpo e a mantenerli in vita indefinitivamente. Per Lindbergh e Carrel, che avevano una visione meccanicistica del corpo umano, si trattava in sostanza di implementare una metodologia di sostituzione di parti usurate (proprio come avviene con un aeroplano) nel quadro di una strategia di allungamento significativo (se non a tempo indeterminato) della vita umana.</p>
<p>La ricerca non portò ovviamente ai risultati sperati, ma comunque diede un contributo importante alla tecnologia dei trapianti in uso ancora oggi. Non mancarono però i risvolti inquietanti, quelli che fanno della vicenda una storia dal fascino oscuro e dalle tinte forti: Alexis Carrel era un razzista con posizioni filonaziste, e in un’intervista al New York Times del 1935 e nel suo bestseller dello stesso anno “Man, the unknown” enunciava le sue teorie per le quali una elite di ‘uomini illuminati’ avrebbe dovuto mettere a punto un sistema scientifico per ‘migliorare l’umanità’ eliminando successivamente gli individui ‘imperfetti’. Un’utopia alla rovescia sotto il segno della Pompa Lindbergh-Carrel?</p>
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		<title>Fate largo alle ambulanze omeopatiche!</title>
		<link>http://dottprof.com/2009/03/fate-largo-alle-ambulanze-omeopatiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 10:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inciampi]]></category>
		<category><![CDATA[ambulanze]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[NHS]]></category>
		<category><![CDATA[omeopatia]]></category>
		<category><![CDATA[placebo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ambulanze omeopatiche? E per districarsi nel traffico che fanno, invece della sirena mettono i Notturni di Chopin a basso volume?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<div id="attachment_120" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-120" title="royalhomeopathic1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/royalhomeopathic1-150x150.jpg" alt="Il Royal London Homeopathic Hospital di Londra" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Il Royal London Homeopathic Hospital di Londra</p></div>
<p>A Londra c&#8217;è un ospedale al 100% omeopatico, e questa è già di per sé una notizia. Il Royal London Homeopathic Hospital esiste addirittura dal 1840 (fu fondato da Frederick Hervey Foster Quin, padre della British Homeopathic Society), è questo è un altro fatto notevole.</p>
<p>Perdipiù, la vetusta struttura deputata a somministrare terapie alternative appartiene al network degli University College Hospitals, parte integrante del National Health Service (NHS), il servizio sanitario pubblico britannico. Placebo a spese dei contribuenti, insomma.</p>
<p>Ma la cosa senza dubbio più incredibile è che vicino all&#8217;entrata del prestigioso edificio al numero 60 di Great Ormond Street campeggiano delle strisce gialle sull&#8217;asfalto un po&#8217; scolorite dal tempo, dal leggendario smog londinese e dai pneumatici, che recitano &#8220;Ambulances only &#8211; Keep clear&#8221;.  <img class="alignright size-thumbnail wp-image-121" title="ambulanzeomeopatiche1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/ambulanzeomeopatiche1-150x120.jpg" alt="ambulanzeomeopatiche1" width="150" height="120" /></p>
<p>Cioè, scusate: ambulanze per trasportare i pazienti presso un ospedale omeopatico? Ambulanze omeopatiche? E per districarsi nel traffico dell&#8217;ora di punta che fanno, invece della sirena mettono i Notturni di Chopin a basso volume?</p></div>
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