Social media: 6 consigli a chi fa ricerca

Le proverbiali sette camicie. Per convincere i medici a usare in modo intelligente e costruttivo i social media si fa la stessa fatica che ad organizzare una crociera per degli adolescenti che soffrono di autismo. Il paradosso di Larry Husten, editorialista di Forbes per la sanità 2.0, è tornato in mente in apertura del workshop …

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Il divertimento della ricerca clinica

“Le persone di spessore parlano spesso in modo semplice e si dimostrano umili nella loro disponibilità e capacità di ascoltare gli altri: a me, Dave è sembrato che avesse proprio queste qualità”. Quello di Giulio Formoso – farmacoepidemiologo della Agenzia Sanitaria e sociale dell’Emilia-Romagna – è un ricordo personale e “italiano” che si aggiunge ai tanti commenti espressi da ricercatori e clinici di molti Paesi del mondo, dopo la scomparsa di David Sackett.

More than anything, Dr Sackett was more concerned about the next generation of physicians — and his students in particular — making a future for themselves. R. Brian Haynes

Rientrato in Canada dopo l’esperienza di Oxford, Sackett organizzava dei workshop nella sua casa sull’Irish Lake in Ontario (nella foto in alto), ospitando dei giovani ricercatori interessati a discutere progetti di ricerca. “Forse è superfluo sottolineare – racconta Giulio – quanto sia speciale una persona che apre casa sua a dei giovani spendendo tre giorni con loro: offriva la sua grande capacità e esperienza per il piacere di trasmettere qualcosa. Si trattava dell’importanza di un’idea di ricerca che provasse a rispondere a quesiti chiari in modo semplice: Sackett incoraggiava i giovani ricercatori a realizzare i propri progetti. Tutto era condito da una grande leggerezza e humour, forse un po’ all’americana per cui le cose si fanno anche e soprattutto to have fun.”

He was academic medicine’s version of Tom Sawyer, Mark Twain’s fictional character who convinced his friends to take over his job of whitewashing a fence because it was so much fun. R. Brian Haynes

Ancora Formoso: “La ricerca che io presentai era dedicata all’efficacia di incontri informativi supportati da materiale evidence-based: è andata a buon fine, essendo stata finanziata attraverso il bando AIFA 2005 ed è stata pubblicata su PLosOne.  Quando inviai la bozza dell’articolo a Dave, lui rispose dopo 25 minuti rimandandomi il file con alcuni commenti specifici e con grandi incoraggiamenti, concludendo la mail con un I’m very proud of you. Tutto accompagnato da un grande affetto per Alessandro…”. Le foto degli interni della casa di Sackett sono proprio di Giulio Formoso.

The conversation wasn’t about work or fame or the future, but who we were as people and how we got that way. Everybody talked. Everybody was important to him. Kay Dickersin

Anche grazie a Sackett è nata una figura nuova di clinico ricercatore. La medicina delle prove, dopotutto, non è che la formalizzazione del non sentirsi mai appagati delle conoscenze di cui disponiamo. La disponibilità costante a ricercare è l’elemento caratterizzante di un approccio naturalmente opposto a quello della Medicina accademica, troppe volte più interessata a confermare le proprie certezze che a scuoterle alla luce di una valutazione obiettiva dei risultati ottenuti. L’atteggiamento “trasformativo” di Sackett (che traspare dal ricordo di Holger Schünemann) non poteva non sostanziarsi in una particolare attenzione al contributo che soprattutto i giovani possono promettere…

Dave Sackett was a giant among giants but, in contrast to most, he did not overshadow the young. P. J. Deveraux

“No-one has done more to promote the use of research evidence in clinical practice” ha commentato su Twitter Sir Iain Chalmers non appena saputo della scomparsa di Sackett, nel primo pomeriggio del 14 maggio. Quella a cui Dave pensava era sempre, però, una ricerca molto pragmaticamente radicata nel quotidiano e capace di restituire dividendi in tempi ragionevoli. Raccomandava di tenere sempre a portata di mano quattro elenchi, da aggiornare tutt’al più ogni sei mesi:

  1. La lista delle cose che stai facendo e che vorresti smettere di fare. Le richieste che intenderesti rifiutare.
  2. Quella delle cose che non stai facendo e che vorresti fare.
  3. Quella delle cose che stai facendo e che vorresti continuare a fare.
  4. Una nota su come ridurre il primo elenco e ampliare il secondo nei prossimi sei mesi.

Il suo understatement non gli avrebbe mai permesso di essere d’accordo con chi oggi sostiene che nella storia della Clinica e della Ricerca medica c’è un prima e un dopo-Sackett. Ma probabilmente è così, anche perché dal suo lavoro è nata una schiera di ricercatori che già oggi è alla seconda generazione…

Dave Sackett was an inspiration to all who knew him. His generosity, kindness, brilliance, innovation and deep commitment to science and to improving patient care provided a role model for more than one generation of clinical researchers and students. Gordon Guyatt

Il medico sui social media per ascoltare

Usare Twitter per lanciare i propri articoli è molto trendy: l’ultimo strillo della moda, è il caso di dire. In altre parole, appena il tuo lavoro esce su una rivista internazionale, scrivi dieci parole per presentarne il contenuto, alleghi l’url della rivista e twitti. Se aggiungi anche una fotografia il risultato sarà ancora migliore, perché …

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Medico, paziente e la cultura del sospetto

Abbiamo a portata di mano un telefono che permette di fare mille cose, compreso registrare una conversazione: niente di più facile, dunque, di tenerlo acceso in tasca così da tornare a casa avendo memorizzato tutto ciò che il medico ci ha detto. Potrebbe essere una buona occasione per migliorare la nostra salute, ma molti medici lo considerano un oltraggio anche perché gran …

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Innovazione? Valori, non tecnologia

Cerca di immaginare cosa prova il malato. Questa frase ha guidato per anni il lavoro del Center of Medical Humanities and Bioethics della University of Texas San Antonio fondato da Abraham Verghese che oggi, a Paolo Alto, porta avanti il progetto Stanford 25 per rivalutare la clinica al letto del paziente. Alle Scientific Sessions dell’American College …

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Le bufale perdute nella nebbia

L’informazione scientifica è talmente condizionata che anche la credibilità delle più prestigiose riviste internazionali è messa in discussione. La peer review non funziona (o è addomesticata) e l’impact factor è un parametro non più credibile per giudicare la qualità dei contenuti. Ciò che leggiamo sulle riviste è solo la punta di un iceberg di dati …

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Le 10 cose per far vivere internet

La rete è in pericolo: sì, per i governi e il mercato è troppo importante controllarla. Doc Searle e David Weinberger – due degli autori del primo Cluetrain Manifesto (1999 – chi preferisce, può leggerlo tradotto sul suo blog da Luisa Carrada) – hanno aggiornato (o integrato?) il documento con nuove 121 tesi. O meglio: indizi, chiavi, per l’appunto. Qualche …

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Gli algoritmi e l’intimità vulnerabile

“Il tuo anno ha questo aspetto”, ha detto Facebook a milioni di persone nelle scorse settimane riproponendo episodi, fotografie, video postati negli ultimi dodici mesi. Con una certa dose di temerarietà, anche Eric Meyer ha scelto di stare al gioco, vedendosi restituire il viso di sua figlia Rebecca, morta a sei anni proprio durante l’anno …

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