EMA: un emozionante trasloco

Danimarca, Spagna, Svezia, Irlanda: ecco le pretendenti alla nuova sede della European medicines agency (EMA). Dopo vent’anni, si trasloca: “You cannot have an agency for the EU if you’re not a member” ha dichiarato Anders Lonnberg a Relocate, un organo di informazione esclusivamente dedicato alla global mobility. Il governatore svedese per le Life sciences non …

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Manca uno sguardo critico sulla medicina

Chi lavora nell’editoria sa che la fine dell’estate coincide con l’operosità (beh, più o meno) dell’attuazione dei buoni propositi e dei programmi fatti sotto l’ombrellone o camminando in montagna. Si definiscono i cataloghi delle riviste, ci si vede alla fiera del libro di Francoforte, si programmano le uscite autunnali sperando di recuperare tutti i ricavi …

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Come si misura la qualità della ricerca?

Maryam provava sempre a smontare le costruzioni del fratello e i telefoni dei genitori. Solo per il gusto di provare a rimontarle. Ricostruire le parti di un tutto era la sua ossessione. Un po’ di quest’ansia continua a tenerle compagnia anche oggi che, da biologa molecolare, studia la pseudouridilazione del Rna. “Ho la fissa per …

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Narrare, senza raccontarci storie

Amiamo le storie perché ci rassicurano, ci confortano nella loro prevedibilità. A «scoprirlo» è stato Kurt Vonnegut (ma ancora molto prima Vladimir Propp a proposito delle fiabe. Il primo grafico a sinistra, in basso, è uno dei plot ricorrenti, una delle «forme delle storie» raccontate da Vonnegut. Anzi, è forse la forma per eccellenza, quella …

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A forza di torturarli i dati … migliorano

Immagina di desiderare tantissimo di fare l’amore con quella donna (proprio quella donna e proprio fare l’amore eh). Arriva un tuo amico e ti invita a fare un esperimento: per cento giorni di seguito le chiederai un appuntamento, la metà delle volte telefonandole e l’altra metà aggiungendo alla telefonata un messaggio con whatsapp. Alla fine dei tentativi scoprirai …

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Ricerca e letteratura scientifica: che casino

Un vero casino. Questa la definizione con cui – nella sua relazione al congresso della Associazione Alessandro Liberati Network Italiano Cochrane – John Ioannidis ha sintetizzato la situazione attuale dell’attività di ricerca e della produzione di letteratura scientifica. Il direttore del Meta Research Innovation Center dell’università di Stanford ha offerto una panoramica di straordinario interesse che ha riproposto in ordine logico i risultati di alcune delle principali ricerche da lui coordinate o pubblicate negli ultimi anni da altri ricercatori.

[ti interessa conoscere meglio di cosa si occupa il METRICS diretto da Ioannidis? Segui il link e arriva al sito.]

No registration, no replication, no publication. John Ioannidis

La ricerca clinica sembra orientata alla negazione. A farla breve, ecco i problemi principali. In primo luogo, circa la metà degli studi ha dei limiti metodologici importanti: quesiti di ricerca mal concepiti, risultati non generalizzabili, premesse condizionate da punti di vista soggettivi, progetti avviati senza considerare altri eventuali studi sullo stesso argomento che già siano stati condotti. Secondo, in circa un quinto dei casi lo studio tradisce il protocollo: cambiano in corso d’opera i criteri di eleggibilità dei pazienti e il campione viene “contaminato”. Terzo, i finanziamenti influenzano i risultati degli studi e, in circa il 70 per cento dei casi, non sono dichiarati. Quarto, in circa il 20 per cento dei casi la potenza statistica degli studi non è tale da garantire risultati significativi. Quinto, gli studi non sono riproducibili (in uno studio condotto in ambito oncologico lo era quasi il 90% delle ricerche).

C’è poi l’ampiamente noto problema della non pubblicazione dei risultati degli studi. Circa la metà delle ricerche, infatti, non viene pubblicata, per il veto dei finanziatori, o per una sorta di “pudore” dei ricercatori stessi, o anche per il mancato interesse delle riviste, soprattutto nel caso di studi che producono risultati negativi, vale a dire non favorevoli all’intervento sperimentale studiato. E se l’articolo vede la luce? Ebbene, anche in questo caso i risultati sono spesso mal presentati e i metodi descritti in maniera lacunosa o imperfetta. I contenuti sono presentati in maniera da enfatizzare ciò che si ha interesse a sottolineare, l’abstract non sintetizza fedelmente la ricerca o i comunicati stampa inviati ai media sono preparati in modo da sopravvalutare i risultati ottenuti.

Pubblicato e disseminato, l’articolo è pronto per essere … fatto a fette dagli stessi autori che, a partire da uno stesso dataset di risultati, spesso cedono alla tentazione della pubblicazione duplicata su riviste diverse (la cosiddetta salami science). Se non ci pensano gli autori, lo fanno i loro colleghi: non passa giorno non salti fuori un caso di plagio sulla letteratura internazionale anche “autorevole” o comunque indicizzata…

Il risultato è uno spreco intollerabile di risorse economiche e umane (quasi sempre le due cose coincidono). Ioannidis ha riproposto gli studi di Chalmers e Glasziou e il dossier pubblicato sul Lancet nel gennaio 2014, partendo dai risultati del suo studio del 2005 uscito su PLoS Medicine, Why most published research findings are false. Il quadro dipinto a Torino è desolante e molti dei presenti hanno reagito con incredulità e rassegnazione. Eppure, la possibilità di invertire la rotta esiste, anche se i correttivi metterebbero in discussione le fondamenta del sistema di produzione e condivisione delle conoscenze. In estrema sintesi, sarebbe necessario…

  1. privilegiare la ricerca clinica collaborativa e multicentrica
  2. premiare e fare crescere la “cultura delle riproducibilità” degli studi
  3. registrare ogni ricerca disegnata e avviata in database accessibili pubblicamente
  4. adottare dei metodi statistici … decorosi
  5. standardizzare definizioni e strategie di analisi dei dati
  6. utilizzare dei valori di soglia statistica più appropriati e stringenti
  7. migliorare la qualità del disegno degli studi, il processo di peer review, l’attività di reporting dei metodi e dei dati e la formazione del personale coinvolto nella ricerca.

Più facile a dirsi che a farlo. Per disinnescare una situazione esplosiva, bisognerebbe anche ripensare un sistema che premia molto più la quantità della produzione scientifica che la sua qualità.

Altrimenti, il rischio che il casino aumenti è davvero molto elevato.

 

 

Amazon: meno male che nun so’ italiani

Il papà era generale e i due fratelli ufficiali di carriera. Si ruppe un braccio giocando a pallone e Valentino Bompiani invece di ammiraglio diventò editore. Circostanze altrettanto casuali sembrano aver guidato la vita dei librai italiani incontrati nel pomeriggio in cui – se tutto fosse andato come si deve – sarei potuto rientrare a casa …

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Che esagerati quei comunicati stampa

Le notizie sulla salute pubblicate dai giornali esagerano e in molti casi questo dipende da come sono fatti i comunicati stampa prodotti da università e centri di ricerca. Su dieci press release, quattro contengono affermazioni eccessive rispetto ai contenuti degli articoli realmente pubblicati sulle riviste scientifiche, articoli che i comunicati stessi dovrebbero promuovere. Più di tre …

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