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Le cure alternative alla persona che ha il cancro

I farmaci oncologici hanno un costo immorale, che tantissimi malati non possono permettersi nei paesi in cui la sanità è basata su sistemi assicurativi. I medici più conosciuti – i cosiddetti opinion leader – hanno un ruolo sproporzionato rispetto alle loro competenze e condizionano le prescrizioni dei colleghi con le loro pubblicazioni e con le conferenze ai congressi. Più dell’80 per cento dei medici oncologi riceve soldi dalle industrie e troppe volte questi rapporti di denaro e complicità non sono dichiarati, non solo sulle riviste accademiche e prima delle relazioni ai convegni, ma anche nei post sui social media. Il breve contributo di Vinay Prasad – oncologo della Oregon health and science university – pubblicato su Statnews va dritto al punto: scordiamoci che la comunità oncologica decida autonomamente di rispettare le regole esistenti, adottando un comportamento eticamente più dignitoso. Serve un intervento della Politica, sollecitata dai cittadini.

Prasad è molto chiaro e la sua uscita su Statnews si aggiunge alla quotidiana analisi degli studi oncoematologici che escono sulle riviste internazionali. Il suo lavoro sta contribuendo a ridimensionare l’enfasi con cui sono pubblicizzate le nuove terapie e a dare coraggio a quelli che condividono le stesse preoccupazioni ma hanno timore di pronunciarsi.

Ho un cancro; nel senso che è mio, io devo farci i conti e nessun altro, nel senso che è qualcosa che riguarda me e me solo. Francesco Pecoraro, Lo stradone.

“Per molti, forse anche per la maggior parte, di coloro che vivono con il cancro, la realtà della sopravvivenza è molto inferiore all’ideale immaginato”, ha scritto il direttore del Lancet, Richard Horton, in un editoriale in cui torna a descrivere la condizione di malato. (2) “In verità, le vite di coloro che vivono con il cancro stanno diventando schiave di contatti brevi, burocratici e impersonali con specialisti che hanno poco tempo per un colloquio sincero e individuale, impegnati come sono a scrivere prescrizioni, ordinare esami di imaging di follow-up e controllare al computer i risultati di laboratorio. La cura del cancro – sottolineo la cura, non il trattamento – non riesce (e non riesce nel peggiore dei modi) a rivelarsi utile alla maggior parte delle persone che sopravvivono a un cancro.”

La cura e non la terapia: è questo di cui ha bisogno la persona malata se non può essere guarita. L’ansia e i sintomi depressivi provati da chi riceve una diagnosi di cancro possono ridursi con l’ascolto della musica (anche se gli studi svolti non sono esenti da possibili vizi e l’impatto sembra essere lieve [3]) e con la pratica dello yoga (4). La nausea collegata alle terapie e il dolore potrebbero diminuire con delle sedute di agopuntura: anche se gli studi condotti fino a oggi non permettono di trarre conclusioni perché hanno coinvolto troppe poche persone, sarebbe opportuno avviarne di nuovi e più estesi (5). Anche l’assunzione di alcuni alimenti, come lo zenzero, potrebbe giovare anche se la risposta è certamente soggettiva e le prove sono deboli. (6) L’errore è definire tutto questo “terapie alternative”: la parola terapia promette soluzioni e medicalizza. L’esercizio, la dieta, la condivisione sono la cura, che può funzionare se integrata con l’ascolto, col tempo dedicato al malato da parte del personale sanitario, con l’efficienza organizzativa, con l’equità dell’accesso ai servizi sanitari, con la protezione economica e la tutela del posto di lavoro (7), con servizi funzionanti, con l’assistenza domiciliare.

Ancora Horton: “Sono tornato in ospedale. Peso, polso, pressione sanguigna. In attesa di essere chiamato. I pochi minuti con il dottore sono di fretta È ora di pranzo e la sala d’aspetto è ancora piena. Lei è calma ed efficiente. Riferisce il risultato dell’eco. Esami del sangue normali. Scansione MRI da prenotare. E poi è finita. Mille pensieri e domande sono lasciati in sospeso e non se ne è parlato. Sopravvivenza. Paure della ricaduta. Cosa succede se la terapia fallisce? Quanto tempo dovrà prendere questi farmaci? E poi cosa? Come vivi se la vita è solo una probabilità (50% di probabilità di sopravvivenza a 5 anni: il lancio di una moneta)? Come discutere di questi argomenti con mia figlia. Perché io? Perchè non io? L’incertezza. Vivi e basta. Basta pensare. Cambiare vita. Se non ora quando? Non farti andar bene tutto. Ma sii più gentile. Questa è la nuova normalità. È quello che è. Venire a patti con cosa, con la finitezza? Valere di più, per alcuni, da morto che da vivo. Il modo nel quale appariamo. Per chi e per cosa? E quale futuro c’è in questo? Trattami normalmente per favore. Ma riconosci la differenza. Non sono la persona che ero. Lasciami vivere la vita come voglio viverla. Ogni persona che vive con il cancro è diversa. Non ci sono regole, leggi o principi da seguire, sopravvivendo. Ma c’è vita.”

La paura, l’angoscia sono spesso l’innesco di sovradiagnosi e del conseguente sovratrattamento. (8) Serve consapevolezza, per cercare di ridurre al minimo l’impatto della sovradiagnosi; scetticismo sui benefici dello screening, in particolare nei pazienti anziani o in quelli con comorbilità significativa; rigore riguardo le soglie di malattia, sia nella clinica sia nella stesura di linee guida; capacità di distinguere il momento della diagnosi dall’intervento, perché in molti casi, la sorveglianza attiva può essere una strada da preferire. (9)

La medicina oncologica e la cura del cancro sono ad un punto di svolta tra le prospettive della ricerca, le aspettative dei cittadini e le sofferenze dei malati: “Se la sopravvivenza non deve essere una finzione priva di senso e autoreferenziale – e potrebbe essere esattamente questo – la comunità dell’oncologia medica deve affrontare la terrificante profondità della sua promessa non mantenuta.” (2)

  1. Prasad V. The cancer growing in cancer medicine: pharma money paid to doctors. Statnews 2019; 30 ottobre.
  2. Horton R. Offline: The broken promise of cancer medicine. Lancet 2019;394:1602.
  3. Bradt J, Dileo C, Magill L, Teague A. Music interventions for improving psychological and physical outcomes in cancer patients. Cochrane Database of Systematic Reviews 2016, Issue 8. Art. No.: CD006911. DOI: 10.1002/14651858.CD006911.pub3
  4. Cramer H, Lauche R, Klose P, et al. Yoga for improving health-related quality of life, mental health and cancer-related symptoms in women diagnosed with breast cancer. Cochrane Database of Systematic Reviews 2017, Issue 1. Art. No.: CD010802. DOI: 10.1002/14651858.CD010802.pub2
  5. Paley CA, Johnson MI, Tashani OA, Bagnall A. Acupuncture for cancer pain in adults. Cochrane Database of Systematic Reviews 2015, Issue 10. Art. No.: CD007753. DOI: 10.1002/14651858.CD007753.pub3
  6. Lyman GH, Greenlee H, Bohlke K, et al. Integrative therapies during and after breast cancer treatment: ASCO endorsement of the SIO clinical practice guideline. J Clin Oncol. 2018 Sep 1;36(25):2647-55.
  7. Perrone F, Jommi C, Di Maio M, et al. The association of financial difficulties with clinical outcomes in cancer patients: secondary analysis of 16 academic prospective clinical trials conducted in Italy. Annals of Oncology. 2016 Oct 27:mdw433.
  8. Heath I. Role of fear in overdiagnosis and overtreatment. Bmj 2014 Oct 24;349:g6123.
  9. Bhatt JR, Klotz L. Overtreatment in cancer–is it a problem? Exp Opinion Pharmacother 2016;17:1-5.

La foto in alto è di Mark Strobl e si intitola “Autumn leaves leave 4”. Flickr Creative Commons.

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Che fine ha fatto la @cochranecollab ? Un editoriale di @richardhorton1 su @TheLancet è un’accusa diretta. Nessuno risponde. È possibile che un’organizzazione del genere abbia perso la voce? dottprof.com/2019/11/il-sil… pic.twitter.com/Nz8ZvX3pFH

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…