Press enter to see results or esc to cancel.

Elogio di incertezza e Speranza

“Sebbene i numeri siano spesso trattati come fatti freddi e difficili, forse dobbiamo essere più disposti ad ammettere quanto possano essere incerti.” Un post di David Spiegelhalter su Scientific American prova a restituire un po’ di ragionevolezze a una medicina che non cessa di dirsi onnipotente. Ma non siamo solo incerti sul futuro perché anche l’essere stati testimoni di fatti o disporre di “prove” non ci mette al riparo dall’incertezza.

Di quest’ultima, ne esistono due tipi, scrive il direttore del Winton Centre for risk and evidence communication dell’università di Cambridge. Quella conosciuta come incertezza aleatoria (la proviamo prima di lanciare la fatidica moneta) riguarda la possibilità di un evento imprevedibile che accadrà in futuro. L’altra è l’incertezza epistemica che non ci abbandona dopo aver scoperto quale faccia della moneta ci guarda, finita in terra dopo il lancio: è il dubbio che non lascia anche chi dispone di dati, di numeri, di evidenze.

Trust is not lost if the communicators can be confident about their uncerainty. David Spiegelhalter

Al diluvio di informazioni approssimative o false che raggiunge i cittadini, medici e dirigenti sanitari rispondono troppo spesso dichiarandosi sicuri del proprio punto di vista, quasi ritenessero di poter perdere la fiducia in loro riposta se ammettessero i limiti delle loro conoscenze. E’ esattamente il contrario: chi cura i malati, chi si occupa di accoglierli negli ambulatori e in ospedale, chi li assiste, chi disegna campagne di prevenzione dovrebbe imparare da chi fa ricerca: ammettere l’incertezza e il dubbio, perché è l’interrogativo aperto l’elemento che più può ridurre la distanza tra i cittadini e l’organizzazione sanitaria.

Carlo Calenda, parlamentare di Siamo europei, ha accusato il nuovo ministro della salute Roberto Speranza di non saper nulla di sanità e di averlo ammesso. Fosse vero sarebbe meraviglioso. Potremmo avere l’eccellente novità di un ministro prudente. “Solo perché non sappiamo tutto, non significa che non sappiamo nulla” spiega Spiegelhalter: “dovremmo essere chiari su ciò che sappiamoper poi riconoscere la nostra incertezza con fiducia.”

Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

10 cose per dar spazio ai ricercatori più giovani. [Perché essere primo o ultimo autore di articoli di altri? Perché presidere meeting a cui non si ha contribuito? Perché collezionare cariche? E altri 7] dottprof.com/2019/10/10-cos… pic.twitter.com/kPagIs7V79

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…