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La buona educazione

Buone maniere e rispetto sono merce rara, di questi tempi: prevalgono insulti e panze nude. Nei parlamenti improvvisati sulla spiaggia e in Rete.

Tra le tante cose belle regalate – o quasi – da internet metterei l’opportunità di imparare da persone lontane, talvolta sconosciute oppure talmente note da apparire irragiungibili. Una di queste persone che consideravo “di un altro pianeta” è Eric Topol, conosciuto qualche decina di anni fa come “principale ricercatore” in studi molto importanti in campo cardiovascolare e poi diventato “evangelista” dell’innovazione utile. Topol è una persona di rara signorilità, capace di trovare sempre il tempo per rispondere alle domande che timidamente gli vengono rivolte. Il suo garbo traspare dalla sua presenza su Twitter, il social media che usa con più assiduità con l’obiettivo principale di migliorare come medico e come persona, grazie allo studio a cui personalmente si dedica e grazie all’impegno e alla buona volontà di altri che fanno lo stesso e condividono letture e riflessioni. Topol ha riepilogato in dieci punti il perché e il come della sua presenza in Rete.

Ha scritto Topol: “As I approach a decade on @twitter, some things I’ve learned for it’s utility for science and medicine:

1. By using allmytweets.net (exported as a PDF format), I can usually find any article I’ve cited, searching a word or hashtag. So tweeting became my 1° archival method.

2. In contrast to concerns about copyright infringement, journals like to have their article contents posted @twitter. It’s equivalent to @readcube, since it doesn’t provide the PDF. And it really helps people who don’t have access, dealing w/ the paywalls.

3. Live @twitter feedback makes your presentations better. You learn what points resonate, and those which engender confusion or consternation. A lot more specific and useful than the generic, customary “enjoyed your talk”.

4. As people scroll thru their twitter feed, they want to go quickly. One method often used is to highlight a single sentence. I like to highlight the whole or major portions of a piece to preserve its context, and useful when I refer back to it.

5. I probably tweet too much (“twitterorhea”), but I’m just sharing what I read and it’s the best way I have to archive stuff. And if we all shared what we read (that was interesting),we’d get smarter faster.

6. Can never underestimate the value of humor. I curate cartoons and it never ceases to amaze me how popular they can be compared to what I think is a really important science contribution. @twitter brings cheer 🙂

7. Every one of the >20K tweets I’ve posted comes from me. I view any ghost-tweeting as similar to ghost-writing—unacceptable.

A few more to add:

8. When linking a paper, it’s worth the time to find & cite the author(s) or journalist twitter handles. They’re doing the heavy lifting and ought to be acknowledged. And @twitter should make it easier to find people in #sciencetwitter #medtwitter. 

9. A key driver of @altmetric is @twitter, and this metric of how much attention a paper attracts is increasingly being recognized as important in academics. The case for authors to be on @twitter, post threads of their work, respond to #SoMe critique, is gaining traction.

10. If you’re on @Twitter and posting, your identity is shaped by what you write. Critique and exchange of ideas are vital. This can and should always be done collegially, with respect. Otherwise you get muted, look bad, or both.

Riconosco che a partire da questo genere di decalogo si può arrivare a conclusioni diverse. Spesso il nostro bias di conferma può addirittura spingerci a travisare il pensiero di chi scrive per riaffermare le proprie convinzioni. Personalmente leggo nei punti di Topol una sete di conoscenza che raramente troviamo in una persona del suo livello di competenza e di notorietà. Ancora, vedo una grande considerazione nei confronti di chi produce conoscenze cui attingere (vedi la cautela con cui considera i problemi di copyright) e la gratitudine nei confronti di chi in ogni modo partecipa all’atti di condivisione in Rete con commenti e riflessioni (bella la considerazione sull’apprendimento attraverso l’analisi dei riscontri alle proprie presentazioni). Proseguirei con l’attenzione per l’interazione con chi legge e, a sua volta, è letto. Il tutto prendendosi sul serio ma non rinunciando alla leggerezza che un cartoon può regalare.

Scrivendo, leggendo e rispondendo sempre in prima persona e senza aiutanti: i fantasmi su Twitter fanno gli stessi danni di quelli che scrivono per te sulle riviste scientifiche per le industrie farmaceutiche. Infine, specificando che se proprio fosse necessaria una metrica per approssimare un “valore” alla produzione accademica, ebbene lo strumento sarebbe Altmetric e non, per esempio, lo h-index o – forse ancora più improprio – l’impact factor personale costruito a partire da quello delle riviste dove escono gli articoli.

“La critica e lo scambio di idee sono essenziali”, scrive Topol, “e possono e devono sempre essere svolti con rispetto.” Parola che in questa torrida estate va davvero poco di moda nel nostro stanco Paese.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…