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Il miraggio della salute universale

Il Bangladesh, con una popolazione di 167 milioni di abitanti, ha visto recentemente modificare il proprio status e da nazione classificata come paese a basso reddito è oggi a “reddito medio”, avendo compiuto alcuni progressi nella riduzione della povertà. Ma ecco qualche numero: la mortalità tra i bambini di età inferiore ai 5 anni è di 33 su 1000 nati vivi, l’aspettativa di vita alla nascita è di solii 72 anni e le cause più comuni di morte prematura sono le patologie neonatali e l’ictus. Il reddito annuo pro-capite è di 1316 dollari e circa il 15% della popolazione vive in estrema povertà. Dhaka, la capitale, ha una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti ed è una delle città più densamente popolate del mondo. E’ anche una delle città più contaminate dal punto di vista ambientale del pianeta, ma continua ad attrarre contadini da ogni parte del paese allontanati dalle loro terre dai cambiamenti climatici: gran parte di loro finisce per vivere in una baraccopoli.

Urban slum health must become a global health priority in the 21st century to avoid a humanitarian crisis. Allen GP Ross et al. JAMA

Non ci sono fognature. Non c’è acqua che possa essere bevuta con sicurezza. Nessun sistema di smaltimento dei rifiuti. I liquami attraversano le baraccopoli, bollire l’acqua è troppo costoso e trattarla col cloro la rende imbevibile. Un bagno è condiviso da più di 100 residenti: forse anche per questo i migranti interni arrivano in migliaia ogni giorno negli slum della città e, nel giro di pochi mesi, fuggono cercando di sopravvivere altrove.

“Gli abitanti delle baraccopoli hanno diritto agli stessi diritti umani fondamentali che la maggior parte delle persone dà per scontati?” si chiede un articolo sul JAMA? “Fornire alloggi adeguati, acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza sanitaria di base è di primaria importanza. Ma la realtà è che la maggior parte dei paesi a basso e medio reddito non è preparata o non ha le risorse per garantire questo fondamentale diritto ai più poveri.” L’assistenza sanitaria universale è realizzabile?

In attesa che a queste domande sia data risposta, gli abitanti del Bangladesh più fortunati arrivano da noi, a scaricare cassette di frutta ai mercati generali o per fare i fruttivendoli in negozi che diventano anche le loro abitazioni. A Roma, i verdurai italiani chiudono se i ricavi scendono sotto i 3 mila euro mensili. Un “bangla” si accontenta della metà, inviando il 20% di quel denaro ai familiari rimasti nella terra d’origine. Il rischio non è più – o non è tanto – quello di restare poveri, ma è l’essere oggetto di un famigerato “banglatour“, il pestaggio da parte di giovani neofascisti. “I raid colpiscono infatti soprattutto cittadini del Bangladesh, destinatari inconsapevoli di vere e proprie «spedizioni punitive» – scriveva Giuliano Santoro sul manifesto. “Vittime scelte per motivi che poco hanno a che fare con valori sbandierati dalla destra quali «onore» e «lealtà»: i bengalesi diventano un obiettivo perché «non reagiscono e non denunciano».”

Siamo alla frutta. Se come diceva Nicola Lagioia a Doppiozero “il fascismo è una scala crescente di barbarie, prepotenza, paura e stupidità”, ci siamo: il primo mondo dimostra di essere barbaro, prepotente, impaurito e stupido. La via d’uscita è nella restituzione di un ruolo essenziale al rispetto dei diritti e, tra questi, il diritto alla salute e quello ad essere accolti sono tra i più importanti.

Nella foto in alto: Ahron de Leeuw – Watching you. Flickr Creative Commons.

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Luca De Fiore

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