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Chi se ne importa della trasparenza

Abbiamo imparato a conoscere il Sunshine act anche in Italia dopo che il Movimento 5 stelle ha promosso un disegno di legge per l’introduzione nel nostro paese di una banca dati che tenga traccia dei passaggi di denaro tra medici e aziende. Il nome è quello del provvedimento legislativo del governo statunitense che pochi anni fa ha aperto un database con lo stesso obiettivo (Open Payments).

While the federal government has gone to great lengths to ensure patients can tell if their doctor receives money from drug companies — nobody is look. Stanford Health Policy

Uno studio pubblicato a febbraio sulla rivista BMJ Open mette in evidenza un dato abbastanza sorprendente: nonostante la possibilità di andare a controllare, la percentuale di persone che sono al corrente dei rapporti tra il proprio medico e l’industria è bassissima. (1) Solo tre persone su cento sanno se il proprio medico ha ricevuto denaro da aziende. Solo dieci su cento sono invece i cittadini che sanno della disponibilità di questi dati: se vogliamo, questi numeri confermano il disinteresse generale per informazioni che i legislatori hanno ritenuto molto importanti. La questione del conflitto di interessi, in fin dei conti, non solo spaventa i professionisti sanitari ma non sembra particolarmente avvincente neanche per i cittadini.

“Stiamo dimostrando che i pazienti chiaramente non stanno usando queste informazioni, quindi i legislatori non stanno raggiungendo il loro obiettivo. Ciò significa che si dovrebbe fare di più, sia da parte del Center for Medicare e Medicaid Services (che gestisce il database), sia più facilmente, dai medici stessi, dai loro datori di lavoro o dagli assicuratori, se pensano che i pazienti siano interessati a saperlo. … Non è sufficiente solo costruire un sito web.” Le parole di Genevieve Kanter, co-autore e docente di medicina, etica medica e salute politica presso l’università della Pennsylvania Perelman School of Medicine, riportate da Stat News sono eloquenti. (2)

Per cercare di capire il perché del disinteresse dei pazienti basta farsi una domanda: cosa può fare, un malato, una volta saputo che il medico che lo sta curando riceve dei compensi da industrie? Un paziente in cura presso l’unità operativa di diabetologia della propria città ha alternative? I familiari di un malato portato in ambulanza nella più vicina unità di terapia intensiva coronarica potrebbero chiedere di cambiare reparto? Il genitore di un bambino sofferente di una patologia rara può realmente scegliere a quale specialista affidarsi?

Anche la legge teoricamente più opportuna rischia di rivelarsi un fiasco se non si pensa prima, con concretezza, a come renderla utile dopo approvata.

  1. Kanter GPCarpenter DLehmann L, et al. Effect of the public disclosure of industry payments information on patients: results from a population-based natural experiment. BMJ Open 
  2. Silverman E. What financial ties? Most Americans were unaware of database showing pharma payments to docs. Stat News 2019; 4 marzo

 

Nella foto in alto: Transparency, di Maetin Fernandez de Cordova. Flickr Creative Commons.

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Lucio Laudadio

Sono un oncologo da poco in pensione. Per meglio informare i pazienti sulle sponsorizzazioni ricevute, proposi qualche anno fa – a livello di dipartimento e ufficio contrasto alla corruzione – di pubblicare l’elenco delle sponsorizzazioni (evento, azienda, medico coinvolti) sia sulla bacheca di reparto che sul sito aziendale, per consegnare l’informazione il più vicino possibile ai pazienti. Non so se questo è servito. Certo, l’informazione era immediatamente disponibile, con trasparenza assoluta e piena responsabilità assunta da tutti gli “attori”!


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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