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Per la medicina basata sull’approssimazione

“A cosa si ispira questo Forward?” Sarà per il rumore delle voci intorno, sarà per la stranezza della domanda ricevuta nella pausa del pranzo della giornata 4Words19, in un primo momento pensavo di aver capito male. “Si può dire che è un progetto della ebbiemme?” Intuisco che “ebbiemme” sta per evidence-based medicine e balbetto :”beh, con quello che sta passando la povera medicina basata sulle prove, forse non proprio, o non soltanto almeno…”. “Allora guardate alla value-based medicine?” “Oh mamma, quella è una cosa di Muir Gray: ha una specie di marchio di fabbrica, la lascerei a lui…” “Non dirmi che siete per la medicina narrativa!” “A dire il vero solo la medicina sbrigativa non è narrativa e anche  quando si fa rendicontazione della ricerca, in fin dei conti, si fa narrative medicine, però Forward è qualcosa di diverso, direi…” “Ah ecco, come non averci pensato: siete per la medicina basata sull’innovazione!”

Siamo per la medicina basata sull’approssimazione.

Da qualche tempo la guerra di posizione nella sanità è combattuta a forza di classificazioni e ne esistono di tautologiche e dogmatiche. In qualche caso le cose non si escludono a vicenda. Le tautologiche sono quelle che fanno affermazioni ovvie. Pensiamo alla storia del paziente al centro del sistema ma pure alla medicina basata sulle prove che ogni giorno perde un po’ della credibilità che aveva conquistato in quasi trent’anni: ovvio che dobbiamo scegliere in base alle prove ma dobbiamo averne e poterci fidare. Poi, siamo circondati dalle narrazioni dogmatiche, quelle che garantiscono risposte sicure a trecentosessanta – ma che dico? trecentonovanta – gradi. Quelle che non ammettono incertezza, beate loro.

Forward si candida a organo ufficiale della medicina “approssimativa”. Non pressapochistica, beninteso. Una specie di strumento condiviso per provare a capire le cose e ridurre poco a poco l’incertezza senza aver paura di ammettere di avere dei dubbi. In più, nell’approssimarsi c’è anche la disponibilità a essere “prossimi” a chi soffre, è fragile, ha bisogno. Non soltanto il malato è il prossimo. Può esserlo il giovane medico spaventato, la donna medico costretta a una vita familiare e lavorativa impossibile, l’infermiere stremato al termine di una notte, il medico obbligato a decidere in assenza di informazioni…
Prossimo è una parola difficile da usare, anche perché il rischio di apparire confessionali è sempre dietro l’angolo. Ci dev’essere però un’accezione laica di questo termine così importante. Una parola difficile come altre usate da Victor Montori nel libro Perché ci ribelliamo: amore, eleganza, compassione.
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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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