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La sfida della modernità ai conflitti di interesse

Per integrare il finanziamento ai Centers for disease control and prevention (CDC), il Governo statunitense ha messo su una fondazione che si occupa di fund raising e di rapporti con enti, organizzazioni e industrie che abbiano voglia – o ritengano conveniente – finanziare dei progetti dei CDC. Tra i partner già acquisiti ci sono quasi tutti gli stakeholder della sanità: industrie (da Abbvie a Merck, da Gilead a Pfizer) società di consulenza come KPMG o Accenture, case editrici internazionali come McGraw-Hill o Wiley.

Anche la fondazione dei National institutes of health (NIH) è attiva già da diversi anni. Uno dei suoi principali obiettivi è quello di accelerare la ricerca: fare più in fretta, insomma, grazie ai contributi di enti e industrie le cui donazioni siano in linea con le finalità dei NIH. Niente soldi dall’industria del tabacco, ma va bene tutto il resto. Eventuali possibili conflitti di interesse sarebbero segnalati al board dei direttori.

Pure la Food and drug administration ha la propria fondazione, utile a raccogliere fondi da organizzazioni come la Gates Foundation o industrie: da Celgene a Janssen, da Merck a Pfizer. E’ intitolata a Ronald Reagan e a Mo Udall, parlamentare statunitense democratico: due uomini politici colpiti da gravi malattie neurologiche, Alzheimer e Parkinson. La Reagan-Udall Foundation garantisce di proteggere l’indipendenza della FDA con una policy sui conflitti di interesse che purtroppo non è precisata anche perché è in corso di elaborazione da diversi mesi. La fondazione della FDA sembra ricevere meno finanziamenti di altre nonostante conduca progetti interessanti, per migliorare le attività di farmacovigilanza o motivare i cittadini ad accostarsi con maggiore consapevolezza ai big data in relazione alla salute. Intervistato da Stat, il ricercatore di Harvard Aaron Kesselheim si augura un supporto più cospicuo ma secondo il Lown Institute la fondazione Reagan-Udall finisce per aiutare le società private a fare ricerche che la FDA potrebbe fare in modo indipendente se avesse per altre vie i fondi necessari. (1)(2)

Can academic researchers remain impartial if they are beholden to corporate money? Molley McCluskey, The Atlantic

“Poiché la popolarità delle ‘partnership pubblico-privato’ nel settore dell’assistenza sanitaria è cresciuta, la linea di demarcazione tra indipendente e finanziato dall’industria è sfumata,” commenta un post sul sito del Lown Institute.(2) Non sarebbe stato più semplice e meno imbarazzante prevedere un minimo aumento di imposte per finanziare la ricerca pubblica? Tramite la raccolta fondi delle fondazioni, commenta Shannon Brownlee, vice presidente del Lown Institute, si consente “alle industrie di finanziare direttamente e quindi controllare il lavoro delle agenzie che dovrebbero regolarle, o di condurre ricerche che possano aiutare la loro attività”. Andando a spulciare le carte delle fondazioni si trovano casi esemplari, come quello del finanziamento di 193 mila dollari per una campagna di prevenzione dell’influenza erogato dalla azienda che produce il Tamiflu o il contributo di un pool di produttori di alcolici che hanno finanziato un progetto dei NIH che avrebbe dovuto provare l’innocuità di un consumo moderato di alcol.

Potrebbe succedere anche in Italia? “Negli anni, e in particolare dopo il 2010, si è verificato un costante decremento delle risorse provenienti dal finanziamento statale” a sostegno dell’Istituto superiore di sanità, hanno scritto i ricercatori ISS in una nota pubblicata sul Sole 24 Ore Sanità. (3) “Solo due numeri per inquadrare lo stato di difficoltà: a fronte di un finanziamento statale che nel 2017 è stato di 106 milioni di euro (ai quali si sono poi aggiunti circa 11 milioni provenienti dalla ricerca corrente del ministero della Salute e altri 10 milioni dal Fondo sanitario nazionale), le spese per il personale di ruolo si avviano a superare i 122 milioni di euro. (…) La preoccupazione è che a fronte del progressivo impoverimento del finanziamento statale, l’Iss possa trovarsi, per ruolo istituzionale, a esprimere pareri sulle stesse aziende da cui viene finanziato. Ad esempio, che una multinazionale del settore alimentare, o che opera nella lavorazione degli idrocarburi, o che produce farmaci – e l’elenco potrebbe naturalmente continuare – finanzi attività di gruppi di ricercatori che possono essere coinvolti in decisioni sulle stesse aziende, anche attraverso la partecipazione a comitati tecnici nazionali e internazionali (ad es., definizione di limiti di un contaminante o valutazione dell’immissione in commercio di un farmaco).”

Even if we think of ourselves as honest, objective, and independent, scientific evidence demonstrates that our research can be influenced by the sources of our funding. Naomi Oreskes

La risposta del presidente dell’ISS è stata quasi immediata. “Il tema dell’indipendenza della ricerca sta diventando quindi nell’istituto, qualcosa di più di un dibattito” – ha risposto Walter Ricciardi – “e sta producendo atti concreti che si traducono in norme prescrittive di comportamenti ispirati alla trasparenza non solo del ricercatore ma dell’Istituzione nel suo complesso. Sempre, quindi, in questi anni abbiamo guardato al futuro cercando di coglierne la complessità e di accettare, contemporaneamente, la sfida della modernità.” (4) La policy dell’Iss sui conflitti di interesse è attualmente ancora in corso di approvazione ed è una situazione in cui si trovano molte istituzioni, anche all’estero. “Difendere la scienza senza poter disporre di standard universali di coinvolgimento (del privato) è difficile: ma è particolarmente complicato in un’epoca come l’attuale in cui il disprezzo per la scienza pervade molti Governi”, ha scritto Molly McCluskey su The Atlantic. (5) C’è la questione della presenza di clausole di approvazione preventiva della pubblicazione dei risultati da parte degli sponsor, per esempio. Ma accanto a problemi noti ce ne sono altri meno discussi: per esempio la possibilità che un’équipe di ricercatori possa non avere la possibilità di intraprendere un progetto di ricerca utile alla sanità pubblica perché impegnato in uno studio sponsorizzato. E soprattutto c’è la grande questione dell’inconsapevolezza del rischio che si corre: quello dei conflitti di interesse è un problema sottovalutato anche a livello individuale oltre che istituzionale, perché tutti – o quasi – si ritengono immuni dal pericolo di essere influenzati. Insomma, questa “sfida della modernità” è qualcosa che agita talmente il mondo dei ricercatori da far nascere associazioni come la Union of Concerned Scientists.

Ricercatori preoccupati ovunque e anche in Italia: “I finanziamenti pubblici servono a far funzionare le istituzioni – scrivono ancora i ricercatori dell’ISS – a garantire che la scelta sugli indirizzi dell’attività svolta non sia delegata al finanziatore di turno, e a evitare di metterne a rischio la credibilità.”

 

  1. Swetlitz U. Questions about funding and purpose loom over a foundation Congress created to hel the FDA. Stat 2018; 9 ottobre.
  2. Through foundations, industry influences their own regulators. The Lown Institute blog 2018; 25 ottobre.
  3. Ricercatori Istituto superiore di sanità. Quale ruolo e quale finanziamento per l’Istituto superiore di sanità? Il Sole 24 Ore Sanità 2018; 9 ottobre.
  4. Ricciardi W. Ricerca pubblico-privato: per l’ISS priorità all’autonomia e trasparenza. Il Sole 24 Ore Sanità 2018; 11 ottobre.
  5. McCluskey M. Publich university get an education in private industry. The Atlantic 2017, 3 aprile.

Foto in alto: Chocolateflake. Money. Flickr Creative Commons.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…