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Dalla riforma sanitaria alla medicina industriale

Di questi tempi, quaranta anni fa fu approvata la legge di riforma sanitaria. Una novità straordinaria che l’Italia costruì in decenni di lavoro grazie alla determinazione di persone particolari. Alcune di loro le ho conosciute da vicino,  ascoltande i racconti, i dubbi, le speranze, l’entusiasmo e la prudenza. Giovanni Berlinguer, Alessandro Seppilli, Raffaello Misiti. Erano medici e uomini politici. O forse erano uomini politici e medici.

In queste pagine su Assistenza infermieristica e ricerca ho messo insieme alcuni ricordi.

Allora si lavorava per proteggere la salute dei lavoratori delle fabbriche e della gente che viveva vicino agli impianti. Era stata costruita una riforma sanitaria tenendo bene in mente – e in mezzo al sistema – il cittadino, ma senza scomodare l’engagement o l’empowerment. “È a lui che fanno capo le strutture; è su di lui che sono foggiati gli organismi destinati a realizzare il suo diritto”, spiegava Seppilli. “E poiché tale diritto comprende globalmente la promozione, la difesa (prevenzione), la cura del danno e la riabilitazione, così globale dovrà essere il servizio e comprendere tutti questi momenti di intervento. Quindi capillarità e globalità e, possiamo aggiungere, continuità del rapporto del cittadino col servizio; rapporto che non può limitarsi ad un incontro occasionale (com’è oggi in caso di malattia), ma deve assistere il cittadino per tutta la vita, a protezione del suo patrimonio di salute”. Giacomo Mottura – anatomopatologo, combattente nella Resistenza e musicologo – aggiungeva: “La gente deve essere posta in grado non solo di non assoggettarsi a una propaganda o alle prescrizioni di una tecnica, ma anche di partecipare alle veritiere operazioni sanitarie col proprio convincimento”.

Ieri come oggi, gli individui vengono spesso valutati non come persone ma come problemi. Giovanni Berlinguer

Da persone a problemi e la soluzione è nel trasformarle in clienti. Se c’è una cosa che ha tradito la legge di riforma sanitaria è proprio la considerazione e il ruolo dei cittadini in rapporto al servizio sanitario. Con una complicità di sistema – che vuol dire con la convergenza tra le imprese e le istituzioni pubbliche – la persona è considerata soprattutto, se non esclusivamente, consumatore di prestazioni di cui raramente è stata studiata l’efficacia prescritte molto spesso in maniera inappropriata.

Non era la medicina industriale di oggi quella che avrebbe voluto costruire chi ha scritto la legge di riforma sanitaria.

 

 

 

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Wow. Seriously. This letter. 👇 #CochraneCrisis Letter from John Ioannidis to the Danish Minister of Health in defense of Peter Gøtzsche shar.es/aagpyB

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…