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Zeloti integralisti e detective

Meno male che esiste Wikipedia, preziosa anche nel rinfrescare la memoria sul termine zelota: “Gli zeloti (in ebraico: קנאיםḲanna’im) erano un gruppo politico-religioso giudaico apparso all’inizio del Primo secolo,  partigiani accaniti dell’indipendenza politica del regno di Giudea, nonché difensori dell’ortodossia e dell’integralismo ebraico dell’epoca. Considerati dai romani alla stregua di terroristi e criminali comuni, si ribellavano con le armi alla presenza romana in Israele.”

Anti-industry bias could also render research unreliable. Hilda Bastian

Un post di Hilda Bastian (1) nello spazio social di PLoS Medicine se la prende con … noi zeloti Bastian-contrari, sparuto gruppetto di persone che ha avuto l’ardire di avere una posizione diversa da quella del management della Cochrane non-Collaboration nel corso delle recenti vicende. Il pregiudizio negativo nei confronti dell’industria – spiega Bastian – può rendere inaffidabili i risultati della ricerca, nella stessa misura delle distorsioni che possono essere introdotte dai conflitti di interesse economici insiti nella relazione tra pubblico e privato. Si torna dunque a parlare dei conflitti di interesse di tipo “ideologico”. E’ una vecchia storia, tirata fuori quasi sempre da chi vuole sminuire l’importanza dei conflitti di interesse finanziario. Il disappunto di Hilda Bastian nasce da una serie di tweet alla quale ho imprudentemente contribuito.

Hilda fa una domanda (che tenerezza nel vedere che si dimentica di togliere la parola Collaboration dopo Cochrane…): “Some are asking: how close to industry is too close for the Cochrane Collaboration? An important question. But there’s another that’s more relevant to the current situation: how close to industry-bashing and fear mongering about drugs and vaccines is too close?” Una domanda che torna su un argomento sollevato tre anni fa da alcuni articoli di Lisa Rosenbaum usciti sul New England Journal of Medicine. [qui c’è il link al primo dei tre contributi] Una domanda alla quale nessuno meglio di Larry Husten aveva dato risposta approfittando addirittura dello spazio offertogli da Forbes: “It’s really important to realize that the movement toward sunshine and COI disclosure was motivated in large part because the vast proportion of industry’s relations with physicians was so completely and thoroughly hidden. The movement for transparency was a response to the completely opaque nature of industry-physician relations in the past. Blaming silence about the topic of industry influence on the critics of industry influence is disingenuous at best.”

Da una parte, continuare a chiedersi se i conflitti di interesse non economici abbiano maggiore o minore importanza è probabilmente tempo perso. Come ha detto Tom Jefferson a Luca Carra per Scienza in rete, “siamo ricercatori non ideologi, non stiamo né da una parte né dall’altra, ammesso che esistano parti.”

Dall’altra, converrebbe restare ai fatti. La polemica posizione di Hilda Bastian nasce dalle osservazioni che Peter Gøtzsche, Lars Jørgensen e Tom Jefferson avevano mosso alla revisione di Arbyn et al pubblicata sulla Cochrane Library.(2) Già nel titolo del commento uscito su BMJ EBM (3), i tre ricercatori segnalavano che il problema era nell’aver ignorato importanti potenziali fonti di distorsione: a questa obiezione non sono state date risposte convincenti. Il primo autore della revisione – Marc Arbyn – è anche in cima alla lista degli Advisors di un ente – lo HPV Prevention and Control Board – finanziato da industrie farmaceutiche [qui la pagina dove è presentato il comitato scientifico e qui quella dei grant]. E’ un organismo analogo e parallelo a quello sull’epatite, il Viral Hepatitis Prevention Board [ugualmente supportato prevalentemente da aziende]. La dichiarazione di conflitti di interesse degli autori della revisione Cochrane non segnala l’attività di consulenza svolta da Arbyn per l’HPV Board [vedi la dichiarazione].

Cochrane ha confermato la decisione di allontanare Peter Gøtzsche dal Governing board e paradossalmente dal Nordic Centre da lui fondato e diretto. E’ probabile che il Centre cambi nome (Nordic EBM Centre suona bene) e che al BMJ, al CMAJ e al JAMA Internal Medicine abbiano già stappato qualche buona bottiglia nel pensare a quante ottime revisioni – per qualità e risonanza – saranno presto loro proposte. Conoscendo il tanto discusso carattere di Gøtzsche, se fossi in Arbyn non dormirei sogni tranquilli: da tempo, ottimi ricercatori si sono dovuti, loro malgrado, trasformare in detective.

  1. Bastian H. Scientic advocacy and biases of the ideological and industry kinds. Absolutely Maybe 2018; 24 settembre.
  2. Arbyn MXu LSimoens Cet al. Prophylactic vaccination against human papillomaviruses to prevent cervical cancer and its precursorsCochrane Database Syst Rev 2018;5:CD009069
  3. Jørgensen LGøtzsche PCJefferson T. The Cochrane HPV vaccine review was incomplete and ignored important evidence of bias. 

 

Comments

1 Comment

Robo

Dottore ma se non mi sbaglio negli States bisogna dichiarare i finanziamenti che i medici ricevono dalle industrie del farmaco, così come da tempo i conflitti di interesse vanno esplicitati nella produzione di articoli scientifici. Molti finanziamenti sono discutibili ma dove stà (oggigiorno) questo grosso buco nella trasparenza?
Grazie e saluti


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Di ciò di cui non si può parlare con totale #certezza filosofica è lecito cazzeggiare o supercazzolare. Maurizio Ferraris #Intornoagliunicorni @edizionimulino #supercazzola pic.twitter.com/xNyE4y3GNQ

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Luca De Fiore

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