Press enter to see results or esc to cancel.

“Privato” è bello ma un po’ mi vergogno

E’ finito sul New York Times : José Baselga, uno degli oncologi più famosi del mondo e dirigente del Memorial Sloan Kettering Cancer Institute di New York, si è dimenticato di dichiarare in calce ai propri articoli di aver preso un sacco di soldi dalle più disparate industrie farmaceutiche. Una dimenticanza. Si è pubblicamente scusato dicendo che l’essersi scordato di denunciare le proprie collaborazioni e consulenze non significava che non ritenesse importante la trasparenza.

E’ ora di cambiare, dice la redazione di Statnews e probabilmente ha ragione. Non è possibile lasciare alle riviste la responsabilità di curare un aspetto così importante della comunicazione scientifica. “It seems clear, then, that it is time to take this responsibility away from journals, or at least add another layer” scrive la rivista online. “What’s needed is a single pool of conflicts data — one that captures cash payments, patents, stock holdings, board seats (both corporate and foundations), funding sources for research — against which editors can screen authors.” Solo disponendo di una banca dati completa alla quale fare riferimento per controllare l’indipendenza di chi fa ricerca o assiste i malati possiamo aggirare i problemi causati dalla mancanza di trasparenza di cui leggiamo ogni giorno. Il punto, infatti, è nella ritrosia a dichiarare le proprie collaborazioni con le imprese: “Given that unscrupulous or indifferent authors are likely to omit potential conflicts, the burden of tracking them on an individual level must be as automated as possible. The names of authors would be linked to their entries in the database, so any reader could click and judge what’s relevant and what isn’t.”

Della storia di Baselga in Italia non ha parlato quasi nessuno. Anche di Peter Gotzsche e della sua espulsione dalla Cochrane fu-Collaboration hanno scritto in pochi ma  è una storia che interessa molti che, proprio perché sono consapevoli dell’importanza anche economica di questo delicato momento, osservano un imbarazzato silenzio sperando passi presto la nottata. Stringi stringi, anche le vicende della Cochrane riguardano il conflitto di interessi e la vergogna a dichiare le collaborazioni con le industrie.

Does Cochrane even have official opinions in scientific debates? Lasse Trogboll, Twitter

Prima considerazione. Il management della Cochrane sostiene di aver deciso di allontanare Gotzsche ritenendolo responsabile di aver parlato a nome dell’organizzazione senza essere autorizzato. Questo è avvenuto con riferimento ai risultati di ricerche condotte dal suo gruppo a proposito dei rischi da sovradiagnosi collegati alla mammografia di screening e al pericolo dell’uso inappropriato di farmaci di dubbia efficacia e gravati da effetti collaterali non banali soprattutto quando usati in popolazioni anziane, come si fa purtroppo con i farmaci antipsicotici. A questo riguardo viene da chiedersi perché quando i ricercatori che fan parte della rete sono citati dai giornali come ricercatori “della Cochrane” i commenti sono benvenuti perché aumentano l’indice Altmetric e incentivano gli accessi alle revisioni, ma succede il finimondo se il Daily Mail parla delle ricerche di Gotzsche come direttore del Nordic Cochrane Centre (NCC). Viene da pensare che non sia una questione di forma – non sono state rispettate le regole che l’organizzazione si è data – ma di sostanza – l’oggetto e i risultati delle ricerche del NCC toccano temi molto delicati che rischiano di danneggiare la Cochrane rendendo meno probabile il finanziamento liberale da parte di fondazioni e enti filantropici.

Seconda considerazione. Anche da parte del direttore del NCC c’è una sollecitazione a rispettare le regole. La Cochrane prevede che il primo firmatario di una revisione non possa avere relazioni con industrie produttrici di prodotti oggetto della revisione stessa. E’ una norma tutto sommato poco severa e non difficile da rispettare. Eppure, non è stata rispettata dal primo autore di una revisione pubblicata nel maggio 2018  sulla vaccinazione contro l’HPV per la prevenzione del cancro della cervice uterina. Revisione che ha omesso di considerare molti studi teoricamente da includere. Il primo autore della revisione fa parte dell’advisory board di un organismo dell’università di Anversa che studia e promuove la vaccinazione contro l’HPV finanziata da GlaxoSmithKline Biologicals, Merck, Abbott, Sanofi Pasteur e MSD. I componenti del comitato ricevono denaro come rimborsi di viaggio e di alloggio: anche se non ci fosse margine di guadagno dovrebbero essere dichiarati. Arbyn non l’ha fatto, allo stesso modo di un componente italiano del board in articoli recenti.

Terza ed ultima considerazione. Si ripete fino alla nausea che non ci può essere sviluppo senza la collaborazione tra Pubblico e Privato. “Tutti” (ma proprio tutti…) ne parlano a congressi, firmano articoli su ogni genere di rivista, sono disposti a ingaggiare discussioni interminabili su internet per difendere qualcosa che è inevitabile: la sinergia tra istituzioni e imprese, la convergenza di interessi, come solo e irrinunciabile volano per la crescita del Paese. Quando però si tratta di dichiarare in modo onesto e trasparente che sì, questa benedetta collaborazione mi dà qualche piccolo o grande vantaggio personale, subentra un sovrappiù di prudenza.

Proprio non ce la posso fare ad essere sincero.

 

Comments

1 Comment

Robo

Ok. Ho trovato qui la risposta alla domanda che avevo fatto nel post precedente. Grazie dottore


Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

Fabrizio Starace: la lotteria del codice postale fa sì che la presa in carico di una persona con disagio psichico cambi radicalmente da una città all’altra. Perché il @MinisteroSalute non interviene? youtu.be/5ss5l-sr8FY @GiuliaGrilloM5S @maxabbru

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…