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Doug, Alessandro e la buona battaglia

La sola cosa alla fine impossibile fu tradurre quel titolo in italiano senza tradire il gioco di parole che lo aveva ispirato. Statistics with confidence diventò assai banalmente Gli intervalli di confidenza, una lettura essenziale che andava a integrare il testo precedente, La statistica nella pratica medica (Statistics in practice), una sorta di libro-manifesto voluto anche in italiano da Gianni Tognoni, pagine che sintetizzavano quello che per oltre trent’anni – il primo libro era uscito nel 1985 e il secondo nel 1989 – sarebbe stato il pensiero di Douglas Altman, morto il 3 giugno all’età di 69 anni.

“Doug Altman è stato un ricercatore eccezionale che ha fatto un enorme lavoro nel corso della propria carriera per migliorare la qualità della ricerca medica”, ha scritto Andrew Carr, direttore di uno dei dipartimenti del Nuffield di Oxford, sul sito della sua istituzione.[i] “Il suo messaggio era semplice: se hai intenzione di fare ricerca con i malati, fallo bene e riferiscilo in modo onesto.”

We need less research, better research, and research done for the right reasons. Douglas Altman

Abbiamo bisogno di meno ricerca, ricerca migliore e ricerca fatta per le giuste ragioni”: così iniziava un articolo di Altman pubblicato sul BMJ nel 1994.[ii] “Cosa dovremmo pensare di un medico che ricorre a una terapia sbagliata, intenzionalmente o per ignoranza, o che usa il trattamento giusto in modo sbagliato (ad esempio somministrando la dose sbagliata di un farmaco)? La maggior parte della gente sarebbe d’accordo sul giudicare un comportamento del genere poco professionale, probabilmente non etico, e certamente inaccettabile. Cosa dovremmo allora pensare dei ricercatori che usano le tecniche sbagliate (intenzionalmente o ignorando quelle corrette), oppure usano le giuste metodologie in modo errato, interpretano erroneamente i risultati ottenuti, riportano i risultati in modo selettivo, citano la letteratura in modo selettivo e traggono conclusioni ingiustificate? Dovremmo essere spaventati. Eppure numerosi studi sulla letteratura medica, sia su riviste di medicina generale che specialistiche, hanno dimostrato che tutto quello che ho scritto prima accade frequentemente. È davvero scandaloso.”

Collegare etica e ricerca era la stella polare del lavoro di Altman. Collegare etica, ricerca e qualità della letteratura era una sfida ulteriore che non era possibile non raccogliere in quegli anni densi di speranze e di novità. “Il concetto di qualità della letteratura medica è peraltro difficile da definire e, per certi versi, anche ambiguo. Cos’è effettivamente e come si può misurare la qualità di un lavoro scientifico? Quali strumenti è possibile dare al lettore per districarsi nella giungla di carta, e distinguere ciò che è attendibile da ciò che non lo è, ciò che è rilevante da ciò che non ha nessuna implicazione vera per l’assistenza ai pazienti o la prevenzione delle malattie?” Le domande che poneva Alessandro Liberati nel presentare il libro di Altman e di Martin Gardner hanno trovato risposta nei risultati dei gruppi collaborativi di cui proprio Altman è stato promotore e animatore: dalla rete EQUATOR (Enhancing the QUAlity and Transparency Of Health Research) al CONSORT (linee guida per studi clinici randomizzati)[iii] e ARRIVE (standard per esperimenti preclinici)[iv].

“La scarsa qualità di molta ricerca clinica è ampiamente riconosciuta, eppure chi conta nella medicina accademica sembra molto poco preoccupato del problema e non c’è nessun impegno per trovare una soluzione. L’industria manifatturiera è arrivata a riconoscere, anche se poco a poco, che il controllo di qualità è qualcosa che va costruito dall’inizio e non può basarsi sullo scarto della cattiva produzione: gli stessi principi dovrebbero informare la ricerca in medicina. Il problema non è nell’uso della statistica in quanto tale. È un fallimento più generale dei principi di base alla base della ricerca scientifica e della regola del publish or perish. (…) Smettere di considerare le pubblicazioni come misura di competenza sarebbe un buon inizio.”

Presentando il libro, Alessandro raccontava i dubbi che avevamo insieme superato discutendo l’opportunità di pubblicare un’edizione italiana anche di questo secondo lavoro di Altman. “Sapremo solo tra qualche anno se il libro ha incontrato i favori solamente di un pubblico molto specializzato o è diventato – come personalmente ritengo dovrebbe accadere – un testo fondamentale per tutti coloro che ambiscono a fare ricerca di buona qualità”.  Mi piacerebbe poterlo tranquillizzare: purtroppo, di copie non ne abbiamo più e la scommessa è ancora aperta: forse non l’abbiamo vinta, ma possiamo dire di aver combattuto una buona battaglia.

[i] https://www.ndorms.ox.ac.uk/news/thank-you-doug-altman

[ii] Altman D G. The scandal of poor medical research. BMJ 1994; 308 :283

[iii] Schulz KF, Altman DG, Moher D. CONSORT 2010 statement: updated guidelines for reporting parallel group randomised trials. BMC medicine. 2010 Dec;8(1):18.

[iv] Kilkenny C, Browne WJ, Cuthill IC, Emerson M, Altman DG (2010) Improving Bioscience Research Reporting: The ARRIVE Guidelines for Reporting Animal Research. PLoS Biol 8(6): e1000412.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…