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Il medico non legge più le riviste scientifiche

Chi legge le riviste scientifiche perde tempo? Chi scrive sulle riviste col desiderio di farsi leggere fa una fatica inutile? Se lo è chiesto Milton Packer sul blog che cura sul sito MedPage Today il 28 marzo 20181. Packer è un cardiologo statunitense molto noto, ha diretto la divisione di Fisiologia del cuore della Columbia University per 12 anni, partecipa a diversi comitati di valutazione e farmacovigilanza della Food and Drug Administration e gli è stato assegnato il premio Lewis Katz per le ricerche in ambito cardiovascolare, il riconoscimento più ambito per un cardiologo. La domanda che agita i sonni di Packer nasce dalla constatazione del progressivo abbandono della letteratura scientifica da parte dei medici: beninteso, nella veste dei fruitori, non di quella di chi scrive.

«Non molto tempo fa – scrive Packer – per i medici era possibile tenersi al passo della letteratura medica. Un medico diligente abbonato alle 3-4 riviste principali della propria specialità poteva riuscire a trovare il tempo per leggere i titoli di ogni numero e, in genere, molti degli abstract. Se un riassunto era particolarmente interessante, probabilmente avrebbe letto il testo completo. Quei giorni non esistono più. Oggi ci sono decine di riviste che pubblicano ricerche rilevanti in ogni singolo settore e molti periodici sono settimanali. In generale il medico non riceve una copia cartacea di una rivista nel proprio ufficio o a casa, ma notifiche via email di quanto è giornalmente pubblicato. I più coscienziosi seguono il link e arrivano all’Indice, ma dedicano meno di 30 secondi a leggere la Table of Contents. E raramente fanno clic su un articolo prima di passare ad altre e-mail».

Now much of the literature is replete with data and analyses that are satisfying to the authors, but fall unnoticed as a tree in a deserted forest. Milton Packer

Fino a qualche anno fa – annota Packer – i medici provavano o almeno fingevano di stare al passo con la letteratura scientifica. Perso un articolo rilevante, si sentivano un po’ in colpa. Ora, non ci provano nemmeno e non hanno sensi di colpa associati al mancato aggiornamento. Tutti ammettono che non possono – e non vogliono – essere aggiornati.

«In un meeting recente di circa 200 giovani medici, ho chiesto quanti effettivamente leggessero un numero di una rivista, digitalmente o fisicamente. La risposta: zero. Avevano almeno letto i titoli del New England Journal of Medicine di quella settimana? Nessuno. Avevano scelto una rivista nel loro campo di interesse per cercare di tenersi al passo? Non una sola mano si è alzata. Quindi ho posto la domanda più rivelatrice di tutti. Quando è stata l’ultima volta che hai letto un articolo dall’inizio alla fine? Silenzio.

Un po’ turbato, ho chiesto perché nessuno leggesse. Risposta: non sappiamo come leggere. E la maggior parte degli articoli verrà comunque successivamente contraddetta da un altro articolo pubblicato altrove. Quindi non ha senso leggere un singolo lavoro».

Tra gli esperti più noti in tema di scompenso cardiaco, Packer dice di sfogliare e leggere contenuti da moltissime riviste ogni giorno. Senza riuscire, peraltro, a tenere il passo con tutta la documentazione pertinente. «Per me è normale partecipare a una riunione e venire a conoscenza di articoli di cui non sapevo nulla. La situazione è così grave che i miei collaboratori inviano regolarmente copie delle loro pubblicazioni recenti a una ristretta cerchia di amici, giusto per assicurarsi che qualcuno sappia della pubblicazione del loro lavoro. Può sembrare farsi pubblicità ma non lo è. Si tratta di evitare l’oblio». A peggiorare le cose, anche le pubblicazioni con un alto impact factor non vengono lette.

«Molti di noi – conclude – sono orgogliosi del proprio contributo alla letteratura medica. Ma se si scopre che chi pubblica è parte di una ristretta comunità autonoma in cui ci si parla e ascolta l’un l’altro, allora cosa lo facciamo a fare?».

 

Bibliografia

  1. Packer M. Does anyone read medical journals anymore? MedPageToday 2018; 28 marzo. https://goo.gl/qyLdFa (ultimo accesso 03/04/2018).

La fotografia in alto è tratta da https://thoroughlyreviewed.com

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Tutto pronto per l'#aperitwitter di domenica al Convegno #SIC2018. Portiamo un po' di Twitter nel mondo della cardiologia italiana. E ci beviamo uno spritz. pic.twitter.com/jvVUOR8Rgn

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…