Press enter to see results or esc to cancel.

Comunicare la ricerca a chi decide

Chi decide le politiche sanitarie non lo fa in base alle prove disponibili. Se ne parla da anni ma non si fanno passi in avanti. Per risolvere la questione o anche solo per migliorarla, è necessario passare da un’ottica di disseminazione delle informazioni sui risultati della ricerca a un modello non lineare ma bidirezionale. Il flusso delle informazioni deve prevedere un’interazione costante tra chi fa ricerca e chi dovrebbe implementarne i risultati nella programmazione delle attività dei servizi sanitari. Da parte del decision-maker dovrebbe esserci un’indicazione frequente e puntuale dei propri bisogni informativi, capace di orientare le attività di ricerca e, almeno in certa misura, dare indicazioni pratiche sulle modalità di restituzione alla politica degli output della ricerca.

The more sustained the interaction between researchers and policy-makers is, the larger the impact of evidence-informed decision making becomes.

Una comunicazione efficace tra i due ambienti non è semplice anche perché i decisori politici possono cambiare frequentemente e le differenze culturali tra le due componenti (ricerca e politica) sono molto marcate. Non bastasse, le evidenze proposte da chi fa ricerca sono spesso giudicate troppo complesse, eccessivamente tecniche e inadatte all’uso, talvolta perché intempestive: in altre parole, non ne disponiamo quando servono e giungono quando è troppo tardi per servirsene.

Un articolo pubblicato sul Journal of Public Health discute questi temi in maniera convincente,(1)  proponendo un framework che potrebbe utilmente essere implementato. Se consideriamo i passaggi canonici della comunicazione (cosa – come – a chi – perché) quella gestita in maniera peggiore è la fase del “come”. Il contenuto dovrebbe essere sintetico, comprensibile, traducibile in azioni perché fattibile e applicabile a situazioni anche un po’ diverse da quelle nelle quali è stato sperimentato. La comprensibilità dipende sia dalle modalità di visualizzazione del contenuto, sia dallo sfruttamento della componente dello storytelling eventualmente utilizzata per ancorare il contenuto al mondo reale.

Evidence provided to decision-makers is generally considered to be too complex, too detailed, too technical or lacking in timeliness.

Chi fa ricerca deve iniziare a porsi concretamente il problema della comunicazione e disseminazione dei risultati (e non solo) della propria attività: è una competenza che non si improvvisa, ma che è fondamentale per sostenere il processo di knowledge creation.

 

  1. Poot CC, van der Kleij RM, Brakema EA, et al. From research to evidence-informed decision making: a systematic approach. J Public Health 2018;40;Suppl.1:i3-112.

La fotografia in alto è di Janaina C. Falkiewics e il titolo è See you soon (Flickr Creative Commons).

Comments

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tweet

This is one of most important studies published this century. 29 teams used same data set to address same research question; estimated effect sizes ranged from 0.89 to 2.93 in odds-ratio units. Dramatic implications for observational research. @BrianNosek journals.sagepub.com/doi/pdf/… pic.twitter.com/M0isuSOau3

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…