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Il paziente è più informato: e il medico?

Dottore, ma è vero che c’è un sito nuovo dove trovare informazioni sensate sulla salute? Oggi si può rispondere di sì con minore rischio di sbagliare. Lo spazio aperto dalla FNOMCeO – https://dottoremaeveroche.it/ – è nato soprattutto per favorire una comunicazione corretta in tema di vaccinazioni ma tutto è stato inserito in una cornice più generale che dà significato complessivo al progetto. Così la Federazione dà un’immagine del lavoro del medico più vicino ai cittadini, che non chiedono solo più salute ma anche maggiore conoscenza. Non vogliamo solo stare bene (o stare meglio) ma anche sapere perché delle volte non è possibile o quanto tempo ancora ci vorrà per superare un periodo difficile.

La Federazione ha collegato il progetto all’accesso per il medico a Dynamed, strumento utile per studiare e prendere decisioni cliniche più informate perché permette di consultare sintesi degli studi condotti sulla quasi totalità della patologia medica (ne ha scritto Salvo Fedele qui: https://goo.gl/ekwRJg). Esistono altri strumenti simili come UpToDate o la raccolta curata dall’American College of Physicians: molti di questi sono alimentati dal lavoro di gruppi di clinici e di ricercatori come quello della McMaster University. Ognuno di questi strumenti ha pregi e difetti: i tre citati sono tra quelli più completi e tra i più usati dai medici di molti paesi del mondo. Alcuni hanno problemi relativamente al conflitto di interessi di alcuni autori. (1) Altri sono meno facili da usare. (2) Tutti sono un po’ costosi e anche per questo l’offerta di FNOMCeO ai propri iscritti è opportuna. Dynamed, UpToDate & Co sono sintesi di letteratura secondaria e per questo non danno automaticamente accesso alle fonti primarie citate. Dovrebbero dunque essere strumenti integrati nella documentazione che le istituzioni pubbliche devono garantire a tutto il personale sanitario, non solo ai medici. Soprattutto ora che la decisione appropriata – quindi basata sulle prove – è indice di responsabilità ai sensi della legge 24/2017.

Discussions about the bigger-picture problems of the scientific enterprise get students to reflect on the limits of science. Gundula Bosch

Il Ministero della salute e l’Agenzia del farmaco non offrono l’accesso a fonti di informazione. La consultazione di riviste e banche dati è garantita dalla Regione Piemonte (Biblioteca virtuale per la salute – www.bvspiemonte.it), Regione Lombardia (Sistema bibliotecario biomedico lombardo – www.sbbl.it), Provincia Autonoma di Bolzano (Biblioteca medica virtuale – www.bmv.bz.it). Altre Regioni – come Liguria, Sardegna, Emilia Romagna, P.A del Trentino, Marche – investono nella documentazione ma non prevedono un unico punto di accesso per facilitare la consultazione agli operatori. La Regione Lazio e la ASL Roma 1 hanno costruito la Biblioteca Alessandro Liberati, spazio di riflessione critica sull’informazione scientifica (www.bal.lazio.it). Così come la Toscana col Network Bibliotecario. Tante Regioni non fanno nulla.

Gli investimenti vanno dagli oltre 3 milioni e mezzo di euro l’anno per le Regioni più popolose al milione di euro per le realtà di minori dimensioni. Se si mettono a sistema gli investimenti di diverse ASL o Aziende ospedaliere in una stessa Regione si risparmiano tanti soldi perché 1) si evita di duplicare gli acquisti e 2) dalla tracciatura delle consultazioni si riesce a capire quali fonti sono utili e quali lo sono meno: si disattiva l’abbonamento alle riviste non consultate, si concentra l’offerta e si usa il denaro per costruire e realizzare progetti di aggiornamento sul decision-making e sulla valutazione critica dell’informazione scientifica.

Da un anno abbiamo creato un coordinamento tra diverse Regioni che sostiene l’importanza della documentazione bibliografica per il personale sanitario e che promuove l’attività di ricerca per stabilire quali strumenti sono utili e quali lo sono meno. Il servizio sanitario spende oltre 15 milioni di euro per acquistare fonti primarie e secondarie in ordine sparso, senza criterio né valutazione di efficacia. Talvolta questa spesa si accompagna a un’attività formativa che, però, si rivolge a professionisti che nel corso di laurea non sono stati formati alla ricerca e alla valutazione della documentazione. Si resta sbalorditi a leggere cosa avviene in altre realtà come quella descritta da Gundula Bosch in un articolo su Nature. (3) Ad un medico in questo più preparato sarebbe un vantaggio per tutti: “We believe that researchers who are educated more broadly will do science more thoughtfully, with the result that other scientists, and society at large, will be able to rely on this work for a better, more rational world. Science should strive to be self-improving, not just self-correcting.”

Sarebbe il caso che il Ministero decidesse di coordinare la spesa per la documentazione scientifica dei professionisti sanitari, investendo di più per spendere meno e meglio. Ma anche per evitare che un utente rivolga domande imbarazzanti al medico nel corso della prossima visita.

Dottore, ma è vero che c’è il rischio che il paziente sia più correttamente informato del medico?

  1. Amber KTDhiman GGoodman KW. Conflict of interest in online point-of-care clinical support websites. J
  2. Banzi R, Liberati A, Moschetti I, Tagliabue L, Moja L. A review of online evidence-based practice point-of-care information summary providers. J Medical Internet Research 2010;12(3).
  3. Bosch G. Train PhD students to be thinkers, not just specialists. Nature 2018;554:277.

 

 

Nota: lavorando da 12 anni con la Provincia Autonoma di Bolzano al servizio di documentazione per il personale sanitario e da minor tempo con la Regione Piemonte, ho voluto promuovere questa rete. Non ho vantaggi personali da questa attività.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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