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Integrità e corruzione nella ricerca scientifica

L’integrità è uno dei valori individuali al centro del socialismo cinese insieme al patriottismo, alla dedizione al lavoro e all’amicizia. Vanno di pari passo con i valori più generali: prosperità, democrazia, civiltà e armonia. E si completano grazie ai valori sociali: libertà, eguaglianza, giustizia e rispetto delle regole della legge.
A ciascuno di questi concetti è stato dedicato dal governo della Repubblica popolare cinese un libro tascabile in una collana bianca e rossa esposta con orgoglio alla fiera del libro di Francoforte. Per far conoscere al massimo l’impegno governativo, l’edizione era in lingua inglese e in questo modo l’occhio di chi si avventurava nel grande padiglione riservato all’editoria asiatica – di fatto interamente popolato da libri in mandarino e in giapponese – finiva per essere attratto dalle uniche copertine che dicevano qualcosa.
We need to work harder to develop a culture of integrity. Zhang Yuehong
Il piano superiore ospitava come sempre l’editoria medica, scientifica e tecnica (Stm) di cui si sono perdute anche le identità nazionali. Essendo animali dalle abitudini stanziali (infilati negli stand a inizio fiera escono solo per rientrare in hotel la sera) è improbabile che qualche editor o account del mondo Stm abbia pensato di fare una passeggiata tra i cinesi finendo col notare la collana sui core values rivoluzionari. Meno improbabile, invece, che qualcuno abbia letto l’editoriale del New York Times che proprio in un giorno di fiera ha portato all’attenzione del pubblico il problema delle frodi dei ricercatori cinesi.
La notizia è che una rivista indicizzata – Tumor biology – ha ritirato contemporaneamente 97 articoli di autori diversi (non sempre cinesi, va detto) dopo aver riscontrato dei problemi nel processo di revisione critica dei lavori. In sostanza, agli autori era stato chiesto di suggerire dei referee e avevano risposto alla redazione della rivista indicando nomi veri di esperti, associati però a indirizzi email taroccati e controllati dagli autori stessi. È un trucco vecchio quanto il cucco, ed è stupefacente che qualcuno ancora ci provi, da una parte, e ci caschi, dall’altra. Se non fosse in molti casi un gioco delle parti: io (rivista) non ho i soldi né la voglia di costruire un sistema di peer review e tu (autore) hai bisogno di pubblicare su una rivista che almeno formalmente la revisione critica la svolge. Aggiungi pure che tu (autore) mi paghi e la cosa migliore per tutti è che “facciamo finta di”.
Queste cose si scoprono quando qualcosa si mette di traverso: può essere un ricercatore onesto che segnala l’imbroglio o una rivista concorrente che si vede sottrarre troppi articoli (e molti ricavi). Basta un whistleblower e la rivista ritira gli articoli negando di essere complice (tanto i soldi sono già incassati). Gli autori solo per qualche mese escono di scena ma il sistema accademico cinese pare sia sufficientemente indulgente da non portare eccessivo rancore: la riabilitazione è dietro l’angolo, sostiene il professor Zhang Lei intervistato dal NYT.
Le cose miglioreranno – secondo NYT – perché molti ricercatori cinesi stanno rientrando nel Paese di origine dagli Stati Uniti e questo dovrebbe favorire la condivisione di standard etici più elevati. Solo un inguaribile ottimista potrebbe esserne sicuro. Piuttosto, la quantità di riviste (oltre 30 mila più o meno scientifiche e indicizzate) e di articoli (difficile fare numeri ma sembra siano oltre 2 milioni l’anno) rende impossibile un controllo preventivo. Semplicemente, non ci sono abbastanza referee e i tempi e i modi della revisione sono (quasi) incompatibili con un lavoro serio di ricerca. C’è da aggiungere che il tempo e la voglia per una revisione gratis per il NEJM alla fine si trovano ma è parecchio più difficile questo accada se la rivista è sconosciuta e la pubblicazione a pagamento.
Piuttosto, il problema da risolvere potrebbe essere nell’attrito tra i valori individuali e quelli della società nel suo complesso. La campagna del governo cinese raccomanda di conservare l’integrità ma chiede sviluppo: la moltiplicazione dei progetti di ricerca, delle pubblicazioni, delle cattedre va in direzione di quest’ultimo. Non necessariamente, però, nella direzione del progresso. E molto probabilmente rende necessarie condotte non sempre – o non del tutto – integre.
Nella foto in alto: Integrity, di Chrls Evans (Flickr Creative Commons)
Comments

2 Comments

Robo

Ti segnalo questo se tu non l’avessi visto, ciao

Robo

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Luca De Fiore

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