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Il servizio sanitario confonde le idee ai cittadini

A caccia di malati. E’ una strategia di sanità pubblica a cui siamo ormai abituati: dalle piazze invase da camper attrezzati per diagnosi e prelievi agli screening di popolazione con pochi o nessun distinguo sulle categorie più a rischio. Poco importa se per molte delle malattie in questione la diagnosi precoce si traduce in un vantaggio più per le industrie e per il sistema sanitario che per il cittadino [1,2,3].

L’indicatore di efficacia della prevenzione è nella soddisfazione del pubblico e del “sistema Paese”: il primo ha l’illusione di essere protetto, il secondo trae vantaggio da un più alto volume di attività sanitaria, che genera profitto.

“Anyone who suffers from cancer, or knows someone who does, understands the fear and desperation that can set in. There can be a great temptation to jump at anything that appears to offer a chance for a cure.” Nicole Kornspan

Uno dei momenti clou di questo disegno è l’open day degli ospedali che rischia talvolta di trasformarsi in un happening dal quale il malato può uscire disorientato. All’Istituto tumori di Roma “il mese di ottobre è rosa”: per iniziativa della Regione Lazio, visite gratuite, controlli ormonali, mammografia per le donne tra i 45 e i 49 anni, fascia di età che non rientra nei programmi delle aziende sanitarie locali. Non bastasse, il 12 ottobre sarà a disposizione il presidente dell’Associazione ricerca terapie oncologiche integrate, persona molto attiva in rete dove sottolinea le virtù dello squalene, dello epigallocatechina gallato, del sulforafano o della curcumina. Tutti principi attivi (attivi: parola grossa, in realtà) che dovrebbero essere usati in oncologia, ma di cui non si dispone purtroppo di plausibili prove di efficacia. Anche se inutili, possono apparire come una grande tentazione per chi è alla disperata ricerca di una cura, come dice Nicole Kornspan, funzionaria della FDA. Iniziative come queste lasciano perplessi perché rischiano di causare insicurezza e tensioni nelle persone più deboli: donne, malate e molto spesso meno abbienti.

E’ esagerato dirsi disorientati? Le Regioni stabiliscono programmi di screening e poi li disattendono istituendo una specie di “mese-libera-tutti”. Le agenzie regolatorie valutano efficacia e sicurezza di trattamenti, accogliendone alcuni e respingendone altri, ma è lo stesso servizio sanitario nazionale a proporre dei preparati – che si pretende curino o siano di supporto – non rimborsati perché giudicati non efficaci. Se già non ci fosse (almeno nella Regione Lazio) ci vorrebbe una cabina di regia.

Ma forse basterebbe un po’ di buon senso.

 

[La fotografia in alto è di Hans van den Bergh. Il titolo: Eye. Flicker Creative Commons.]

 

  1. Welch HG, Prorok PC, O’Malley AJ, Kramer BS. Breast-cancer tumor size, overdiagnosis, and mammography screening effectiveness. New England Journal of Medicine. 2016 Oct 13;375(15):1438-47.
  2. Welch HG. Cancer Screening, Overdiagnosis, and Regulatory Capture. JAMA Internal Medicine. 2017 May 9.
  3. Hofmann B, Welch HG. New diagnostic tests: more harm than good. BMJ. 2017 Jul 18;358:j3314.

 

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Jeanne Lenzer

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…