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Geografie della povertà

Lo sguardo è severo, come il vestito scuro e la cravatta blu e bianca che richiama il fazzoletto nel taschino. La foto di Harry Joseph – pastore della chiesa battista di Mount Triumph – accompagna la storia che ha raccontato al Guardian (1) è una di quelle che ti fa ringraziare il cielo di essere nato in Italia, sempre che sulla tua carta d’identità non sia segnato come luogo di nascita Taranto e il rione Tamburi, a un attimo dagli impianti dell’Ilva. Il reverendo Joseph vive a St James, in Louisiana, un paese un tempo assai popoloso lungo il corridoio petrolchimico che collega Baton Rouge a New Orleans. Sono rimasti un migliaio di residenti: molti cercano di andar via, altri non fanno in tempo. Joseph ha sepolto cinque vicini negli ultimi sei mesi: tutti malati di cancro.

We feel] totally unprotected, forgotten about. Eve Butler, The Guardian

Ottantacinque miglia e centocinquanta fabbriche e raffinerie. Di cancro è morto anche il fratello di Brunetta Sims: ha raccontato la propria storia a Trymaine D. Lee, che ha vinto il Pulitzer nel 2006 per un servizio sull’uragano Katrina. (2) Sims abita a Standard Heights, periferia di Baton Rouge a poca distanza dai cancelli della raffineria Exxon Mobil, l’undicesima più grande del mondo. Un concentrato di diossina, piombo, arsenico e mille altre sostanze che hanno trasformato un paradiso coloniale per i bianchi in un inferno contemporaneo per i neri afro-americani vittime del razzismo ambientale.

Per capire la rivoluzione avvenuta in pochi decenni ci vorrebbe una descrizione di Mark Twain. Eccola, dal racconto di una visita agli zii: “From Baton Rouge to New Orleans, the great sugar plantations border both sides of the river all the way. Plenty of dwellings, standing so close together, for long distances, that the broad river lying between two rows, becomes a sort of spacious street. A most home-like and happy-looking region.” Qualche casa col porticato o creola c’è ancora, ad abbellire quella che viene oggi chiamata Cancer Alley: il percorso del cancro.(3)

Per trovarne notizia devi rivolgerti a chi fa informazione indipendente: oltre al Guardian, il progetto Geography of poverty, un viaggio di 18 mila chilometri lungo gli Stati Uniti per documentare i luoghi e, soprattutto, le persone più vulnerabili. Oltre 70 citta dove la percentuale di persone sotto la soglia di povertà è maggiore. Sono soprattutto afro-americani e ispanici, distribuiti nei territori più marginali e meno abitati come nelle grandi e più popolose città. Ha l’aspetto di un long-form, in cui i testi si integrano con immagini, grafici spesso animati e video. Le fotografie sono di Matt Black, un giovane autore membro associato della Magnum photos. Black è stato in mostra a Cortona on the move, uno dei festival di fotografia più interessanti d’Italia.

Vulnerabili e invisibili: luoghi e persone sole, nate nel posto sbagliato col colore sbagliato. Sfuggono anche alle analisi epidemiologiche e, davvero, tutto il mondo è paese se il Louisiana Tumor Registry deve ammettere di non riuscire a tracciare prevalenza e incidenza di malattia lungo la Cancer Alley, ma solo a livello regionale. D’altra parte, siamo sicuri sia necessario? Secondo il Louisiana department of environmental quality non c’è motivo di preoccuparsi: “E’ evidente che la qualità dell’aria è molto migliorata nel tempo”, ha dichiarato Brian Johnston del LDEQ al Guardian. Basta decidere quali valori misurare e quali sostanze, invece, dimenticare.

La geografia della povertà la disegna lo sviluppo industriale: quando è assente e quando è devastante.  “La nostra qualità di vita si è deteriorate e nessuno si prende la responsabilità di quanto ci accade. Perché ci viene detto: è l’industria privata, sarà una cosa positiva per la comunità. Ma la comunità non ne ha tratto beneficio. Siamo una specie di effetto collaterale”, dice Eve Butler, advocate locale.

Collateral damage. Vite ridotte al rango di aneddoto, private dal riconoscimento che in casi del genere può giungere solo dalle conclusioni di un lavoro di ricerca scientifica. A sostenere queste esistenze martoriate, il lavoro di storytelling  preziosi, come Trymaine Lee e Matt Black: “la povertà non è raccontata perché non è coerente col modo col quale l’America guarda sé stessa”.

 

  1. Cancer alley residents say industry is hurting towns: “We’re collateral damage”. Zanolli L. Guardian 2017; 6 giugno. https://www.theguardian.com/us-news/2017/jun/06/louisiana-cancer-alley-st-james-industry-environment
  2. Lee T, Black M. Geography of poverty. A journey through forgotten America. http://www.msnbc.com/interactives/geography-of-poverty/index.html
  3. Lee T, Black M. Cancer alley: Big industry, big problems. http://www.msnbc.com/interactives/geography-of-poverty/se.html

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…