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Obiezione di coscienza, conflitti e frittatine

“Al contrario dei soldati di leva, gli operatori sanitari scelgono volontariamente la propria professione e di conseguenza devono essere obbligati a fornire le prestazioni e gli interventi normalmente previsti dal loro mansionario”. La posizione di Ronit Y. Stahl e Ezekiel J. Emanuel espressa sul New England Journal of Medicine del 6 aprile 2017 è determinata: si parla tanto di assistenza sanitaria centrata sul paziente ma ci si dimentica del malato quando si lascia troppa discrezione a medici, farmacisti e infermieri nella scelta di quali cure erogare.

In a professional context, personal religious convictions are secondary. RY Stahl e EJ Emanuel

Il confronto con la condizione in cui si trovano i militari serve ai due autori per dimostrare come l’assistenza sanitaria risponda a logiche peculiari: primo, perché si tratta della conseguenza di una libera scelta, poi perché permette al medico (diversamente dal soldato) di distinguere tra l’una e l’altra attività prevista dal suo ruolo. Terzo, perché l’obiezione di coscienza è accettata senza alcun controllo da parte delle autorità sulla reale fondatezza delle ragioni che l’hanno determinata e, infine, perché l’atto di astenersi da alcune prestazioni non comporta conseguenze negative per il professionista. Anzi, ha meno lavoro.

I codici etici delle associazioni professionali sono ambigui: da una parte raccomandano al medico di “subordinare il proprio interesse e credo personale al benessere del malato” (American medical association Code of medical ethics) e dall’altra consentano di esercitare un “conscentious refusal” per motivi di ordine morale (per esempio nel caso dell’American pharmacists association e dell’American nurses association). Eppure, sostengono Stahl e Emanuel commentando il progressivo aumento del numero dei professionisti obiettori, “l’obiezione esercitata quando si tratta di prendersi cura di particolari gruppi di pazienti è indifendibile a prescindere dal fatto che sia basata sulla razza, il genere, la religione, la nazionalità o l’orientamento sessuale”.

Il medico che non accetta l’obbligo di fare quanto previsto dal proprio mestiere ha due possibilità: scegliere una specializzazione che non lo metta di fronte a dilemmi etici – per esempio, la radiologia – oppure lasciare la professione. In questo modo, sostengono i due eticisti della università di Pennsylvania – la scelta di obiettare secondo coscienza avrebbe quelle conseguenze che obbligherebbero il professionista a ponderare la propria decisione. All’articolo di Stahl e Emanuel hanno fatto seguito commenti sprezzanti come quello di Wesley Smith sulla National Review (“this kind of thinking effectively reduces doctors from learned professionals into so many technocratically-skilled order takers”) o di Michael D. e Grace Stark (“its conclusions are dangerous and inhumane”). Molte critiche anche da parte di media di area cattolica. Sulle pagine del NEJM (vedi le lettere pubblicate) tre lettere hanno ottenuto una replica decisa degli autori.

In definitiva, Zeke Emanuel si è fatto altri nemici. Pare abbia un carattere molto particolare e assai poco malleabile: indispettito dalla scarsa qualità del breakfast servito anche nei migliori locali di Washington, lo scorso anno è si è cimentato in una performance gastronomica alla presenza del critico di cucina di The Atlantic al ristorante Masseria, uno dei più noti della città. “In cucina è come quando fai sport: se ti viene bene, vuoi farlo sempre meglio. E io sono terribilmente competitivo”. Frittatine al gruviera, toast alla francese di Challah (un dolce tipico della cucina ebraica), waffles, uova di quaglia, frutti di bosco freschi di stagione. La sua avversione per le patate gli ha suggerito di inserire tra i piatti anche un intermezzo a base di malanga, un tubero coltivato a Cuba dal sapore particolare, che perde le sue proprietà irritanti solo dopo una prolungata cottura. E poi, frittelle di zucchine: trifolarle in padella, aggiungere farina, Parmigiano Reggiano, aglio e uova. Pepare, salare e portare in tavola.

Dopo l’intermezzo gastronomico: anche i dubbi riconducibili alla religione del medico si traducono in un conflitto di interessi.

La fotografia in alto è di Thomas Leutard: The reader. Flickr Creative Commons.

 

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Luca De Fiore

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