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Il ricercatore che alza la voce ha più finanziamenti

Ci raccontiamo di una ricerca infallibile, di una scienza perfetta e di una medicina inevitabilmente onnipotente. Confondendo le certezze che abbiamo finalmente raggiunto con tutto ciò che è ancora allo stadio del tentativo, circondato da mille dubbi sulla sua praticabilità, sicurezza, efficacia, sostenibilità. Ma questa narrativa ottimistica non può riuscire a illudere un cittadino che quotidianamente sperimenta i limiti delle cure, l’insicurezza di molte terapie, l’infondatezza delle innumerevoli associazioni “dimostrate” dagli studi osservazionali più improbabili…

L’articolo di John Ioannidis sul JAMA (1) parte da qui, da una medicina sempre più capace di vendersi con un sapiente marketing di sé stessa, non accompagnato da un’accettazione realistica delle tante difficoltà che sia i singoli ricercatori, sia il sistema-ricerca vive quotidianamente. Essere sinceri su tutto ciò che di grigio continua a caratterizzare il nostro sapere dovrebbe essere un imperativo: riconoscere gli errori, non enfatizzare i risultati ancora parziali o di rilievo modesto. “Thus, instead of claiming perfection, scientists should be accurate about what is known vs what is presumed, acknowledge errors and not oversell findings; and embrace reform when reform is needed”. E’ necessario un cambiamento, ma in quale direzione?

The most vocal and aggressive competitors may still receive the majority of funds. John P. Ioannidis

Per prima cosa occorre tornare a dire con forza che per i grandi progressi della medicina servono sperimentazioni controllate randomizzate su popolazioni ampie, studi su larga scala che cerchino di fare luce su esiti di primaria importanza per i cittadini, per i pazienti, per le loro famiglie. Studi che producano risultati rilevanti e che siano trasferibili nella pratica in modi che permettano una verifica dell’utilità raggiunta con l’investimento effettuato. Tutto questo è molto difficile in presenza di tagli ai fondi della ricerca che, però, sono sempre più probabili se istituzioni e cittadini non saranno messi di fronte all’evidenza di una ricerca migliore che produce risultati migliori.

Bisogna investire sulle persone, non sui progetti, sostiene Ioannidis riprendendo un’altra sua nota pubblicata anni fa su Nature (2). E’ un modello di supporto alla ricerca sperimentato con successo dal Howard Hughes Medical Institute e – sostiene il ricercatore del Meta-research innovation center di Stanford – aiuta a sviluppare programmi di ricerca a lungo termine in un ciclo che può durare tra i 5 e i 7 anni. Questo perché il destinatario dei fondi non vive l’assillo del dover rendicontare rapidamente i risultati ottenuti, finendo spesso col forzare i tempi della pubblicazione di ricerche ancora non pienamente compiute.

Si deve stabilire un tetto ragionevole al finanziamento individuale tenendo in grande considerazione il sostegno ai ricercatori più giovani, che spesso sono nelle migliori condizioni per liberare la propria creatività. Allo stesso tempo, il sostegno economico dovrebbe andare riducendosi con l’aumentare dell’età del ricercatore al quale è assegnato, per favorire i più giovani, spesso più inclini a disegnare degli studi che non rientrino nel mainstream della ricerca.

La contrazione del finanziamento alla ricerca – dovuta in buona misura ai modesti risultati ottenuti da una ricerca inutile, condizionata e mal condotta – finisce col penalizzare soprattutto gli studiosi ancora non affermati. Infine, favorisce le personalità più aggressive, che più facilmente alzano la voce, che preferiscono lavorare nel solco di quanto già conosciamo. Ricercatori di successo, per così dire, che cercano visibilità anche mediatica combinando aggressività e presunzione.

  1. Ioannidis JP. Defending Biomedical Science in an Era of Threatened Funding. JAMA 2017;317:2483-4.
  2. Ioannidis JP. More time for research: fund people not projects. Nature 2011;477.7366: 529-31.

 

Comments

3 Comments

Robo

Io apprezzo il suo lavoro dottore. Capisco il tentativo di sfumare certezze fornite come un panino ben confezionato da McDonald, quando dietro i risultati della ricerca medica ci sono livelli di evidenza, dati di partenza perfettibili, ripetizioni inutili (basta meta analisi sulla qualunque cosa che non partano dall’ultima effettuata!), scelte di ricerca che non vanno nella direzione di outcomes forti, interessi, difficoltà di riprodurre i risultati della ricerca biomedica… Però il suo post stesso, le fonti che lei cita sono un esempio di come la comunità scientifica si guardi dentro e cerchi continuamente un perfezionamento dei propri meccanismi, annaspando nella complessità che le strutture umane portano con sé. Mi chiedo però se questo essere più realisti del re non possa essere frainteso da esterni: se un antivax leggesse questi post o quelli di Ragionevole Dubbio forse ne otterrebbe un rafforzamento della propria convinzione che il sistema é marcio e quindi non credibile. Che ne pensa? Grazie e saluti

Luca De Fiore

Gentile Robo, non sono dottore e va bene un tono meno formale, che ormai ci conosciamo. Grazie del commento che tocca una questione importante e meriterebbe spazio per dialogare. Non sono il solo a ritenere il sistema della medicina accademica “marcio” (corrotto in senso di “corroso”). Molti, moltissimi studiosi e ricercatori lo hanno spiegato nei dettagli. È questa la ragione della crisi di credibilità dei meccanismi concorsuali, delle dinamiche del medical publishing, delle approvazioni di prodotti che non hanno evidenze di efficacia che ne giustificherebbero la rimborsabilità.
Se una persona con dei dubbi sulla utilità di alcune/tutte vaccinazioni si affacciasse in spazi come questo dove si ragiona senza strillare, capirebbe che c’è almeno una parte della “comunità scientifica” (mi perdoni la mancanza di umiltà ma non mi riferisco a me stesso) che si interroga in modo autentico e con spirito costruttivo. Magari troverebbe dei motivi per essere meno sicuro delle proprie certezze di “no-vax” o come vogliamo definire queste persone… Chissà. Comunque sia, di fronte alle cose che vedo da 37 anni non mi sento di stare in silenzio per …prudenza.

Robo

Purtroppo penso non sia più possibile tornare indietro. L’obbligo (salto la questione dell’evidenza di ciò che é meglio e della differenza tra le diverse valenze vaccinali che ne so troppo poco) ha fatto emergere una percezione identitaria profonda che già c’era. Poteva essere gestita meglio se la politica non si fosse appropriata da una parte del senso di responsabilità punitivo, col terreno preparato dagli allarmistici claim dei mass media, e dall’altra della difesa della libertà (…di fare ciò che mi pare) contro il “sopruso di stato”.
La questione dei vaccini si presta a paradigma di scontro perché parliamo dell’atto con, in generale, il rapporto costo-beneficio maggiore per la società nel suo complesso e dall’altra una accezione istintiva di assoluta negatività.
Ma a parte questo bisogna decidere da che parte stare. Io ho lavorato per anni come informatore del farmaco, pagato per dire verità forzate ai medici; ho offerto congressi , toccato con mano la partigianeria del marketing, visto il peggio. Ma dall’altra c’é la comunità medica nel suo complesso con le sue parti critiche (Cochrane community, riviste e ricercatori) che fungono da anticorpi, magari a scoppio ritardato. Nella mia carriera ho visto migliorare le cose, anche se c’é ancora tanto da fare.
Ti faccio infine presente una cosa che ho imparato frequentando i medici di base: il paziente non vuole le verità parziali, temporanee, comunque non assolute che la Scienza, anche e spt quella biomedica esprime; il relativismo costituzionale della ricerca va bene nei consessi di addetti ai lavori. Il paziente cerca un’affermazione di certezze, se no legge insicurezza, che il medico gli dà anche per non perdere tempo a sfumare e perché non ha la capacità di approfondire ogni argomento Forse é quello che é successo in tutta questa storia ad un livello diverso. Il governo sorretto dall’ISS ha sparato verità assolute ponendosi come certificatore del bene comune, dall’altra l’eversione intellettuale ha trovato terreno fertile. Non so che altro dire….
Ciao


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