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Vaccinazioni, conflitti, democrazia

Il caso delle vaccinazioni racconta l’Italia.

Confusione. In pochi mesi si è formato un fronte compatto a difesa delle vaccinazioni che con molta determinazione ha eletto a proprio avversario un insieme di persone eterogeneo: è composto da chi è pregiudizialmente contrario ai vaccini, o ha dubbi sull’opportunità di sottoporre i propri figli o sé stesso a una o più vaccinazioni (ma potrebbe essere scrupolosamente coperto per quelle obbligatorie), da chi non è correttamente coperto da vaccinazioni solo perché non sa del problema non avendo guardato la televisione o letto i giornali e soprattutto non avendone parlato col proprio medico, da chi non è convinto del rapporto rischio-beneficio di uno specifico vaccino non obbligatorio. E si potrebbe continuare…

Innovazione. La questione va oltre il giudizio su chi non accetta di sottoporsi a vaccinazioni contro malattie contagiose. Rischia di diventare un giudizio sulla disponibilità individuale o di gruppo ad aderire al “progresso” attraverso l’accettazione dell’innovazione tecnologica. Eppure, a nessuno verrebbe in mente di considerare un nemico dei medicinali – e come tale pericoloso retrogrado – chi preferisse non vedersi prescritto un antitumorale gravato da rilevanti effetti collaterali. A nessuno verrebbe in mente di considerare un nemico dei dispositivi medici – e come tale colpevolmente conservatore – chi preferisse la chirurgia urologica tradizionale alla robotica, in uno slancio di altruismo solidale alla luce dell’assenza di prove di beneficio a fronte dei costi molto più elevati. A nessuno, insomma. Finora.

Sicurezza. Alla sicurezza arrogante di chi è pregiudizialmente contrario ai vaccini si risponde con un’invidiabile certezza. Di qualsiasi vaccino si parli, non è ammesso alcun dubbio riguardo efficacia o sicurezza d’uso. Silvio Garattini ha fatto osservare che l’efficacia del vaccino HPV come strumento di prevenzione oncologica  potrà essere confermata definitivamente solo tra qualche decennio: è stato subito assegnato al fronte degli avversari, con l’aggravante di un …presunto conflitto di interessi, perché sollecitare una ricerca indipendente su questi temi può solo essere dettato dal desiderio di vedere finanziato l’istituto di cui si è direttori. Ugualmente nel fronte dei disfattisti sono stati arruolati i ricercatori che – nonostante le difficoltà di accesso ai dati – tentano di approfondire il profilo di sicurezza dello stesso vaccino per lo HPV. Un lavoro inutile. Una provocazione.

Esperti. Gioca un ruolo chiave la figura dell’esperto. Chi la difende probabilmente non sa neanche chi sia stato David Sackett, che influenza abbia avuto su più di una generazione di clinici e ricercatori. Non conosce, soprattutto, le ragioni per cui il ruolo dell’esperto è incompatibile con una medicina sempre disponibile a mettersi in discussione, che ha nell’incertezza il solo proprio punto fermo (Guarda il video). Il primato dell’esperto si accompagna alla più vistosa fesseria sia stata detta negli ultimi mesi: la scienza non è democratica. Piuttosto, se u’affermazione è scientifica è  confutabile e, quindi, essenzialmente aperta alla democrazia del dissenso.

Confluenze. Una contrapposizione per certi aspetti forzata, dunque, di due fronti eterogenei. Uno dei quali ostenta coesione. Quello composto da medicina accademica, industria e politica di governo, centrale e locale. È un esempio di quella che Lisa Rosenbaum ha definito “confluenza di interessi” (Rosenbaum, NEJM 2015): una legittima condivisione di obiettivi in difesa delle evidenze scientifiche (accuratamente selezionate scegliendole dall’albero inesauribile della letteratura scientifica), del ritorno economico e della stabilità di governo. La forza di un fronte coeso e dotato di grande potere può creare problemi se entra in conflitto con gli interessi dei cittadini per maggiore salute, maggiore equità, maggiore partecipazione democratica.

Opacità. I nomi di alcuni protagonisti di questo fronte sono più in vista e si ripetono come relatori di convegni, partecipanti a eventi di sensibilizzazione e nei comunicati stampa che quotidianamente sono inviati alle redazioni di giornali, riviste e siti internet. Quasi sempre gli eventi e i comunicati sono sponsorizzati: sarebbe necessario un sovrappiù di trasparenza. Come leggiamo in un editoriale recente del BMJ, “la complessità crescente delle politiche sanitarie aumenta il rischio di conflitto di interessi e lo stesso livello di trasparenza richiesto ai clinici dovrebbe essere osservato dai decisori sanitari e dai politici” (Heath & Adlington, BMJ 2017).

Vediamo cosa ci riservano i prossimi mesi: è quasi divertente.

Comments

10 Comments

Laura Reali

Vedere cosa ci riservano i prossimi mesi sarà sicuramente interessante, in parte forse deprimente, temo; ma no, divertente…. non penso proprio.

Michele Grandolfo

L’autoritarismo paternalistico che si manifesta con la caccia alle streghe vuole coprire una triplice impostura: errori di strategia vaccinale che, questi sì, sono alla base della attuale circolazione del morbillo (building up di suscettibili, come previsto dalla legge di azione di massa, se si sbaglia strategia), errori di strategia aggravati dal sistematico processo di smantellamento della sanità pubblica di base; voler accreditare come validi in sanità pubblica vaccini che non sono corredati da prove scientifiche indipendenti che ne sostengano l’ impiego in una valida è prioritaria strategia di sanità pubblica; voler riproporre un modello di welfare paternalistico direttivo necessario per sostenere pratiche diagnostico terapeutiche basate sulle nuove biotecnologie e per questo spacciate per scientifiche che espandono a dismisura il mercato della salute grazie alla sponsorizzazione di cosiddetti esperti adeguatamente sponsorizzati, nonostante non abbiano uno straccio di prova scientifica indipendente che ne sostenga la validità. Il moderno paternalismo direttivo deve necessariamente spazzare via il sistema sanitario pubblico universale che, peraltro, non è sostenibile con l’espandersi dell’inappropriatezza. Una finalità generale è un modello di società di sudditi incapaci di intendere e di volere alla mercé degli esperti: consumatori anziché cittadini.

Robo

Capisco il senso del messaggio e concordo ma secondo me non si tiene conto di alcune cose: 1)la questione vaccini prevede una responsabilità di gruppo nella scelta di farlo o meno per il raggiungimento dell’immunità di gregge e magari una sperabile eradicazione della patologia; quindi la scelta assume (anche) una connotazione collettiva. Poi su questo aspetto ognuno può pensarla come vuole
2)ha ragione Garattini e persino Medbunker, a suo tempo, ebbe dubbi sul rapporto costo-beneficio di un vaccino che non emancipava dai controlli, ma non dimentichiamo che é un work-in-progress, se non si parte non si sa dove si puó arrivare. A volte una valutazione giusta può portare acqua alla parte opposta se detta nel momento sbagliato e Garattini non ha capacità diplomatiche, mai avute
3) comunicare i meccanismi della scienza é difficilissimo. Ci si dibatte tra incomprensibile e banalizzazione, mentre la parte avversa ha buon gioco con messaggi massimalisti è più semplici (il complottone degli interessi convergenti). Se comunico una giustissima verità parziale (“allo stato delle conoscenze”, “i dati non ci consentono ancora di determinare il rapporto costo-beneficio) do forza all’operazione di smontaggio della parte avversa, Insomma non é facile scegliere la via giusta e equilibrata

Giorgio Dobrilla

Le opinioni di cittadini disinformati, tanti o pochi, mi sembra davvero ininfluente e da ignorare. La questione degli espertti che sono magari tali, ma anche coinvolti grazie a benefit vari ricevuti dalle industrie produttrici di vaccini questo sì è un problema. Tuttavia, nei casi eclatanti in cui i benefici vaccinali superano di gran lunga i danni possibili, io non aspetterei che i cittafini si informino prima di accettare o no. L’obbligatorietà mi sembra ineluttabile in tal caso. Ci fosse consapevolezza informata non occorrerebbero nenche i semafori. Si informa chi legge e in Italia i lettori in genere sono rara avis. Preferiscono l’isola dei famosi che pesso manco lo sono. Ahimé!

Dr Andrea Bergomi

Che triste leggere simili argomentazioni (nel tentativo di smontare non solo la sicurezza ma anche l’efficacia e quindi l’utilità delle vaccinazioni). contro i vaccini, su un blog come questo che dovrebbe basarsi invece sulle più rigorose evidenze scientifiche. Quante chiacchiere, quanto fumo negli occhi in un disperato quanto ridicolo tentativo di arrampicarsi sugli specchi dell’antivaccinismo. Parlate di conflitto d’interessi a proposito delle vaccinazioni… siete anni luce lontani dalla realtà dei fatti. Chi è in conflitto d’interessi: i guru dell’antivaccinismo (da Gava a Serravalle) che si spacciano per esperti in materia pur non avendo mai pubblicato un solo in studio in materia o noi PLS che promuoviamo le vaccinazioni senza alcun ritorno economico e lo facciamo perche dopo la potabilizzazione delle acque e la costruzione di una rete fognaria, i vaccini rappresentano il pià straordinario strumento di prevenzione primaria mai ideato dall’umanità. Certo che ci sono studi sponsorizzasti, bella forza, non c’è un solo vaccino prodotto dallo Stato. E sponsorizzati sono la maggior parte degli studi pibblicati sulle più prestigiose riviste internazionali, il cui compito – come quello dei vari Comitati Etici – è escludere che il finanziamento dichiarato dello studio possa in qualche caso (isolato) avere tentato di manipolare i risultati. Andate avanti con le vostre dietrologia complottiste. Il morbillo se ne frega e come ci ricorda il più recente fact-sheet dell’OMS anche oggi ammazzerà 367 persone (di cui la stragrande maggioranza sono bambini) http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs286/en/ . Vi invito a leggere il bell’ediitoriale recentemente pubblicato sul tema da Federica Zanetti, Presidente ACP poche balle, tanta sostanza Io vaccino, i miei figli ed i miei pazienti. Le balle stanno in poco posto. Ma che tristezza che tristezza… la realtà è tutt’altra da come l’avete disegnata. Ed è questa. Ogni anno 19,4 milioni di bambini nel mondo rimangono esclusi da vaccinazioni complete. Circa due terzi di tutti i bambini non vaccinati vivono in Paesi colpiti da conflitti. Inoltre, a causa di un sistema sanitario debole, povertà e disuguaglianze sociali 1 bambino su 5 sotto i 5 anni non è ancora raggiunto da vaccini salvavita. Sono le stime fornite dall’Unicef che nel 2016 ha messo a disposizione in circa 100 paesi, 2,5 miliardi di dosi di vaccini ai bambini, raggiungendo circa la metà di piccoli under 5 nel mondo.
“Tutti i bambini, non importa dove essi vivono o le condizioni in cui si trovano hanno il diritto di sopravvivere e di crescere sani, al sicuro da malattie letali – ha dichiarato Robin Nandy, responsabile per le vaccinazioni dell’Unicef – Dal 1990,le vaccinazioni sono state una delle ragioni principali della consistente diminuzione della mortalità infantile. Ma, nonostante questi progressi, 1,5 milioni di bambini muoiono ancora ogni anno per malattie prevenibili con vaccini”. Nigeria, Pakistan e Afghanistan, gli ultimi tre Paesi in cui la poliomielite rimane endemica, hanno ricevuto un maggior numero di dosi: 450 milioni per i bambini in Nigeria, 395 milioni in Pakistan e oltre 150 milioni in Afghanistan.
L’accesso alle vaccinazioni ha portato a un forte calo delle morti di bambini sotto i 5 anni per malattie prevenibili con un vaccino e ha portato il mondo più vicino all’eliminazione della poliomielite, spiega l’Unicef. Fra il 2000 e il 2015 il numero di bambini sotto i 5 anni deceduti a causa di morbillo è diminuito dell’85% e le morti causate da tetano neonatale sono diminuite dell’83%. Inoltre, nello stesso periodo, una parte del calo del 47% delle morti per polmonite e del 57% di quello per diarrea è attribuibile alle vaccinazioni.
Ma sono ancora tanti i bambini nel mondo che rimangono esclusi da vaccinazioni complete e persistono le disuguaglianze fra i bambini ricchi e quelli poveri: nei paesi in cui si verifica l’80% delle morti sotto i 5 anni nel mondo, oltre la metà dei bambini più poveri non sono completamente vaccinati. A livello mondiale, i bambini più poveri hanno una probabilità quasi due volte maggiore di morire prima dei 5 anni rispetto ai più ricchi.
“Oltre ai bambini che vivono nelle comunità rurali, dove l’accesso ai servizi è limitato, un numero sempre maggiore di bambini che vivono in città sovraffollate e gli abitanti dei quartieri più poveri rimangono esclusi da vaccinazioni vitali – ha continuato Nandy – Sovraffollamento, povertà, scarse condizioni igienico-sanitarie, alimentazione e assistenza sanitaria inadeguata hanno aumentato il rischio di contrarre malattie come polmonite, diarrea e morbillo in queste comunità; malattie facilmente prevenibili con vaccinazioni”.
Secondo l’Unicef si stima che entro il 2030 1 persona su 4 vivrà in comunità urbane povere, principalmente in Africa e in Asia, per questa ragione bisogna adattare gli investimenti sulle vaccinazioni e concentrarsi sui bisogni specifici di queste comunità e di questi bambini.

Luca De Fiore

Mi dispiace che le mie poche righe siano state interpretate come un “tentativo di smontare (…) l’utilità delle vaccinazioni”. Provavo solo a ragionare sul futuro delle politiche sanitarie italiane, sempre meno inclusive e tendenti a introdurre obblighi sostitutivi di una promozione coinvolgente della health literacy. Finisco nel fronte degli anti vaccinisti, ovviamente, per esercitarmi nell’arrampicata libera sugli specchi. A proposito, visto che il dott. Bergomi si era dimenticato, ecco la lettera di Federica: http://www.acp.it/2017/05/operatori-sanitari-ed-emergenza-morbillo-10473.html

Paolo Bellavite

Non confonderei i semafori coi linfociti. Altrimenti facciamo come chi confonde i medici coi pompieri. E la democrazia con la (sua) scienza, pardon opinione.

Antonella Ronchi

I commenti giunti confermano la lucidità dell’analisi

Paolo D'Argenio

Ci sarebbero altri interventi sanitari su cui avanzare il dubbio circa la prepotenza dell’establishment politico industriale ed esercitare la propria capacità di critica.
C’è un altro paese al mondo, ad esempio che obbliga (sì, proprio così) chi vuole fare attività sportiva ad effettuare una visita medica e un ECG? Non c’è uno straccio di prova a favore di un simile intervento. Eppure non ricordo molte voci che si siano alzate contro questa coercizione.
Le vaccinazioni oggi sono sotto attacco in Italia. Nella loro storia, fin dall’inizio, il ricorso alla persuasione si alterna a quello alla coercizione. vedi: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp1608967
In teoria, la persuasione è più accettabile, ma non è che la coercizione non serva a nulla. Si può dare uno sguardo quì: https://www.thecommunityguide.org/sites/default/files/Vaccination-Requirements-Schools-Archive.pdf
Certo, bisognerebbe distinguere vaccino da vaccino e obiettivi di salute connessi. Ad esempio, se l’obiettivo è di incidere sulla circolazione dell’agente patogeno, c’è bisogno di raggiungere certe coperture vaccinali. Se l’obiettivo è proteggere il singolo, ognuno può fare da se.
Tuttavia, una cosa serve più di tutte – a mio parere – ed è l’amore per la sanità pubblica che, nonostante errori e guai vari, ha sempre animato il movimento vaccinale e che il Dr. Berrgomi ha ben espresso. A lui mi associo, e visto che è un pediatra, voglio ricordare la lezione del compianto professor Giorgio Bartolozzi.
Paolo D’Argenio

Luca De Fiore

Grazie mille del commento, molto centrato, anche perché considera l’aspetto che più mi stava a cuore di sottolineare: l’importanza di un recupero del dialogo e della persuasione attiva come strumento di promozione della salute.


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…