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Leggere per prendere le decisioni giuste

Conobbi Gerd Gigerenzer un po’ di anni fa, parecchi, quando Alessandro lo invitò a parlare in occasione di una delle riunioni annuali di quella che si chiamava Associazione per la ricerca sull’efficacia dell’assistenza sanitaria. Oggi, Areas non c’è più (pazienza: c’è Associali) e neanche Alessandro (e con questo è davvero difficile far pace): per fortuna, Gigerenzer c’è ancora, con tutta l’inesauribile sua intelligenza e, soprattutto, con tutto lo humour di cui può essere capace.

Non siamo condannati a rimanere alla mercé di governi ed esperti che sanno cosa è meglio per noi. Gerd Gigerenzer

Ha scritto libri meravigliosi. Il più recente si intitola Imparare a rischiare. Il sottotitolo è Come prendere decisioni giuste e, dato che il libro mantiene le promesse, sarebbe un’ottima idea che la lettura di queste 316 pagine diventasse obbligatoria per i parlamentari e gli amministratori regionali del nostro Paese: costa 29 euro ma sono sicuro che Raffaello Cortina sarebbe più disponibile a fare uno sconto a chi volesse acquistarne un migliaio di copie (anche lui ha un caratteraccio come gran parte degli editori, ma quando si tratta di vender libri scappa un sorriso anche a lui). Tornando alla lettura mandatoria da parte dei nostri governanti, sarebbe necessario rieducarne non pochi alla lettura. Va detto, però, che come sentono parlare di obbligo difficilmente si tirano indietro.

Per prendere le decisioni giuste – non le migliori in assoluto, quelle probabilmente meno irragionevoli – conviene studiare: conoscere in modo non superficiale i risultati di chi ha provato a fare le cose prima di noi e poi ha pubblicato le proprie esperienze, superando talvolta anche controlli e verifiche severe.

Gigerenzer dice molte cose e non vi farò il regalo di sintetizzarle così che possiate risparmiare i 29 euro (meno lo sconto). Spero sia sufficiente per andare in libreria leggere tre punti chiave:

  1. Ognuno può imparare a gestire il rischio e l’incertezza.
  2. Gli esperti sono un aspetto del problema, non la soluzione. Molti esperti hanno loro per primi delle difficoltà a capire i rischi, non sono bravi a comunicarli e hanno interessi che non collimano con i vostri. (…) Quando la guida della comunità è affidata a gente non alfabetizzata al rischio, ne può venir fuori ben poco di buono.
  3. Meno è più. Di fronte a un problema complesso noi cerchiamo una soluzione complessa, e quando questa non funziona, ne cerchiamo un’altra ancora più complicata. In un mondo incerto questo è un grosso errore. I problemi complessi non richiedono sempre soluzioni complesse e le cose troppo complicate (…) sono difficili da capire, facili da sfruttare, spesso pericolose, e non aumentano la fiducia della gente.

E prosegue: “Ci vuole coraggio per affrontare un futuro incerto, come per tenere testa all’autorità o per fare domande imbarazzanti”.

Alessandro mi ha fatto conoscere parecchie persone interessanti e continuare a essere loro amico è la semplice invenzione per sognare di averlo ancora vicino. A proposito: l’importanza di dare valore e di proteggere le persone coraggiose che lavorano in Italia sarà la ragione che mi suggerirà di rinnovare l’impegno a mandare avanti l’Associazione intitolata a lui, a Reggio Emilia il 25 e il 26 maggio.

 

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Luca De Fiore

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