Press enter to see results or esc to cancel.

Cosa ci ha insegnato il morbillo

E’ trascorso il tempo utile per fare un bambino, o quasi. Era il 3 ottobre quando, con Maurizio Bonati, preparammo un breve articolo uscito sul Sole 24 Ore Sanità che commentava la possibile proiezione del film Vaxxed di Andrew Wakefield al Senato della Repubblica. L’augurio era che quell’episodio favorisse un dialogo da cui potesse venir fuori una comunicazione istituzionale diversa, certamente intransigente ma più efficace e soprattutto capace di dialogare e coinvolgere i cittadini su un argomento così importante come la prevenzione attraverso le strategie vaccinali.

A distanza di quasi nove mesi, il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni come condizione per la frequenza scolastica sembra chiudere la porta che speravamo si aprisse. Un’occasione persa, ha commentato giustamente Antonio Clavenna. Un autunno, un inverno e una primavera in cui le istituzioni hanno scelto di non ascoltare la voce di chi mostrava dei dubbi sull’opportunità di una politica coercitiva, come tra gli altri Antonio Cassone. Però, sono stati mesi importanti per la sanità italiana, in senso positivo e negativo.

Argomenti che riguardano la salute sono tornati a sollecitare il confronto politico. Ma si discute più di malattie e tecnologie che di organizzazione del sistema sanitario e, soprattutto, si fa finta di non sapere che è il supporto sociale che prima di ogni altra cosa potrebbe proteggere i cittadini più vulnerabili e fragili. In tema di vaccinazioni, le misure legate alla frequenza scolastica possono aiutare, ma migliorare le infrastrutture, ridurre le attese e avvicinare le famiglie e gli adolescenti agli ambulatori è il primo passo da fare (Diekema DS 2012; Bernstein HH 2017; Nelson KN 2016; Zweigoron RT 2016).

Removing barriers to vaccination is an obvious first step to improving coverage. Douglas S Diekema, NEJM 2012.

Rispettare la verità dei numeri è sempre molto difficile: c’è il fondato sospetto che alcune cifre siano state alterate o non riportate non correttamente. E’ una scorciatoia dialettica, che compromette qualsiasi dialogo perché ne modifica le regole. Non aiuta una certa impreparazione a interpretare le statistiche anche da parte dei professionisti sanitari: la health literacy dovrebbe crescere non solo tra i cittadini, ma anche tra i medici (Gigerenzer, 2015).

L’accelerazione che contraddistingue l’approccio alla valutazione delle (vere o presunte) innovazioni ha fatto il suo ingresso anche nelle strategie di medicina preventiva che tipicamente sono legate ad attese di medio periodo. Fare in fretta – a decidere, a interrompere il dialogo, a commentare un post su Facebook senza attendere il tempo della riflessione, a mandare in giro un tweet – è diventato un elemento distintivo: bruciando sul tempo gli interlocutori mandandoli a quel paese è il segnale che non si ha tempo da perdere perché si è esperti e importanti. Il mezzo è il messaggio.

La dialettica tra “confluence of interests” e “conflict of interests” potrebbe essere uno dei terreni di confronto più interessanti dei prossimi mesi. Se lo Stato non investe più e aspetta che sia solo l’industria a farlo, su quale autorevolezza può contare a livello regolatorio? Quali prerogative può conservare per indirizzare gli investimenti? Un articolo di Sandro Galea e Richard Saltz sul JAMA avvisa che senza soldi delle industrie non vanno più avanti neanche istituzioni come la Harvard school of public health: cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Come italiani, abbiamo il privilegio di assistere tra i primi  alla nuova governance del Paese, che vede nella convergenza di interessi tra istituzioni e imprese la via d’uscita alla crisi. “La politica non deve analizzare i problemi ma risolverli, noi dobbiamo offrire gli strumenti e voi imprenditori cogliere l’opportunità” diceva Matteo Renzi il 28 settembre scorso presentando il Piano nazionale industria 4.0 (chissà perché 4.0). Il Piano è stato presentato dall’allora presidente del Consiglio il 28 settembre dello scorso anno nell’auditorium di GSK a Verona, azienda – spiegava Roberto Turno sul Sole 24 Ore Sanità del 16 aprile scorso – che crede nell’eccellenza italiana: “in questa eccellenza continueremo a investire, chissà forse anche di più», prometteva Luc Debruyne, presidente di GSK vaccini a livello mondiale”. Se l’Italia saprà essere un Paese «ospitale» per gli investitori, precisava Turno.

Da questo punto di vista indubbiamente ci siamo.

 

Comments

2 Comments

Robo

Dottore sono Rondoni Roberto. Quando la leggo non riesco a non essere d’accordo con lei. Penso: “ha ragione, l’atteggiamento di costrizione porterà ad un muro contro muro. Dobbiamo parlare e spiegare”. Poi penso: “come? Tra gli antivaccinisti si distribuiscono complottismo, ignoranza delle regole della statistica e bias di conferma. Come possiamo parlarci fruttuosamente?”
Ah…anche tra i favorevoli spesso la scelta si basa su una percezione sintetica (mi ci metto anch’io) e non analitica perché le capacità di comprendere la statistica sono in mano ad un piccolo sottoinsieme della popolazione (e molti medici, come lei fa notare, non rientrano nella categoria).
Grazie e saluti

Luca De Fiore

Buonasera, sembrava una questione di “ordinaria gestione della Sanità pubblica” ma c’è il rischio diventi un problema irrisolto e più grave. L’obbligo è una scorciatoia e chi va in montagna sa che sono da sconsigliare. Ci illudiamo che il dialogo sia una perdita di tempo, ma lo temiamo se non siamo preparati ad affrontarlo. Credo che dal decreto nasca una legge inapplicabile, che potrebbe inasprire (o addirittura creare) gli antagonismi. Speriamo di no, ma serve ragionevolezza e ce n’è poca dall’una e dall’altra parte.


Leave a Comment

Tweet

Ziad Obermeyer

Acute hospital care--Is less more, or less? short answer: it's both. My auto-commentary @EmergencyMedBMJ : ow.ly/bKEb50dwjFs pic.twitter.com/BnYLlNpCcv

Tag Cloud

Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…