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Conflitti di interessi e dignità del medico

Di conflitto di interessi in medicina si continua a parlare. Sulle prime pagine dei quotidiani, e non è una buona notizia. Sulle grandi riviste accademiche e questa invece è una cosa importante. Che il rischio sia percepito, infatti, è un fatto positivo. Il JAMA ha dedicato un intero numero al conflitto di interessi: “l’obiettivo è tutelare e proteggere la fiducia nell’indipendenza e nell’obiettività dei medici” ha scritto Harvey V. Fineberg. Fiducia che, dagli anni Sessanta al 2012, è scesa dal 73% al 34% ha spiegato uno studio pubblicato sul New England (2). Se l’assistenza sanitaria fosse davvero costruita sulla fiducia, ci sarebbero buone possibilità che sia andata da tempo in frantumi.

Health care is built on trust. Katrina Armstrong & Andrew A. Freiberg

Quando sente parlare di conflitti di interessi, chi lavora nella sanità alza gli occhi al cielo: “Se prescrivo il farmaco oncologico di N* perché mi ha portato al congresso ASCO di Chicago ci sarà il mio collega che prescriverà il farmaco M* perché loro gli hanno offerto il viaggio all’ESMO a Copenaghen: le cose si equilibrano e dov’è il problema?” E parlando dei fatti più recenti accaduti in Italia: “Ma insomma, dice che era cattivo e ha intascato parecchi soldi in nero, e va bene. Ma di preciso cosa ha fatto? Inventato dati? Somministrati farmaci non ancora registrati? Combinato appalti? Possibile che si snocciolino manciate di gravi imputazioni in legalese senza spiegare a quali comportamenti specifici si riferiscono? Dubito assai che farsi sponsorizzare congressi o scrivere articoli divulgativi benevoli o far circolare dati scientifici confidenziali rientri fa i peggio crimini…”

I conflitti di interessi sono o no una realtà? Dovendo (per forza) scegliere cosa leggere tra le molte (troppe?) cose pubblicate dal JAMA, l’articolo di Matthew S. McKoy e Ezekiel Emanuel (3): il conflitto di interessi indica un rischio e ogni rischio è reale di per sé. Ritenere dunque che un conflitto di interessi è “potenziale” è privo di significato. Dobbiamo sapere che anche quando accetteremo l’invito a un rinfresco successivo all’ascolto di una conferenza serale di un “esperto” aumenteranno le probabilità di una nostra prescrizione di un medicinale dell’azienda che è stata così “generosa” (4): chi la ritenesse un’esagerazione troverebbe risposta nell’articolo di Robert Steinbrook. E’ possibile che se qualcuno ti regala uno yacht la tua gratitudine saràmaggiore, ma legami pericolosi si stabiliscono anche con piccoli doni e con la lenta costruzione di una relazione confidenziale (5).

The notion of a potential COI reflects the mistaken view that a COI exists only when bias or harm actually occurs. M.S. McKoy & E. Emanuel

Soluzioni? Far rispettare le regole a partire dai codici deontologici della Federazione degli Ordini dei Medici. L’articolo 30 recita: “Il medico evita qualsiasi condizione di conflitto di interessi nella quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura”. L’articolo 31 precisa: “Al medico è vietata ogni fora di prescrizione concordata che possa procurare o procuri a se stesso o a terzi un illecito vantaggio economico o altre utilità”. Far rispettare le regole significa applicare sanzioni per chi le trasgredisce. Richiamare al rispetto dei valori della professione. E’ un’opzione preferibile, perché governare la sanità adottando un’ottica improntata al controllo avrebbe poche probabilità di successo e sarebbe comunque una sconfitta culturale.

Quasi tutti i medici statunitensi hanno percepito denaro dall’industria, tra il 2013 e il 2015. Ma la stragrande maggioranza ha avuto doni per un valore di circa 156 dollari: siamo sicuri che la dignità di un professionista valga così poco?

  1. Fineberg HV. Conflict of interest. Why does it matter?. JAMA 2017;317(17):1717-8.
  2. Blendon RJ, Benson JM, Hero JO. Public trust in physicians—US medicine in international perspective. N Engl J Med 2014;371(17):1570-2.
  3. McCoy MS, Emanuel EJ. Why there are no “potential” conflicts of interest. JAMA 2017;317(17):1721-2.
  4. Steinbrook R. Physicians, industry payments for food and beverages, and drug prescribing. JAMA 2017;317(17):1753-4.
  5. Lo B, Grady D. Payments to physicians. Does the amount of money make a difference?. JAMA 2017;317(17):1719-20.

 

 

Comments

3 Comments

Robo

Dottore, mi scusi le offro un esempio sul campo. Io sono un informatore del farmaco e, da dipendente, ho offerto congressi a molti medici, il non detto era “cerca di ricordarti di me”. Allora se vogliamo essere onesti fino in fondo dobbiamo dire che bisogna tagliare ogni legame economico tra mondo medico e aziende del farmaco, comprese le penne e le sponsorizzazioni congressuali, per non parlare delle offerte agli specialisti di iscrizione ai congressi e ai medici di base delle visite aziendali. Siamo sicuri il sistema reggerebbe? Io sarei d’accordo ma la vedo dura…
Secondo esempio: ora da libero professionista morto di fame indirizzo (quando ci riesco) le preferenze dei miei medici per i miei equivalenti a basso costo sul rapporto costruito negli anni (rispetto, ascolto, se possibile aiuto); ora se “legami pericolosi si costruiscono anche con la lenta costruzione di una relazione confidenziale”, io, secondo lei, cosa dovrei fare? Sparire? Facciamo scegliere solo al farmacista il marchio spostando su quest’ultimo “la spinta”?
Grazie e saluti

Luca De Fiore

Rispondo a Robo (invitandolo a firmarsi, almeno nei prossimi commenti). E’ un argomento complesso e la conferma viene dalle tante cose che ancora si scrivono su questi problemi, dalle attività formative che diverse aziende sanitarie e ospedaliere stanno svolgendo e, soprattutto, dai modesti risultati che si ottengono da questo insieme di iniziative. Non solo la sanità (l’assistenza, la ricerca, la formazione continua, la comunicazione scientifica) è terreno di conflitti, ma c’è ancora pochissima trasparenza, nonostante molti ritengano sia la soluzione più a portata di mano. Sono d’accordo con lei: senza finanziamenti dell’industria non reggerebbe questo sistema della ricerca, della ECM e dell’editoria scientifica. Questo sistema, però: la sfida potrebbe essere quella di disegnare un sistema nuovo, probabilmente più sobrio, più a misura delle persone, più rispettoso della dignità dei cittadini e dei professionisti sanitari. Per la mia esperienza, più rispettoso anche della dignità di chi lavora nell’industria. Grazie per aver commentato e un saluto cordiale.

Robo

La ringrazio dottore. Mi chiamo Roberto Rondoni, uso il nickname non per coprire la mia identità ma perchè mi chiamano così le persone che contano per me, e mi rappresenta, più del mio nome. Io sono iscritto alla newsletter della fondazione GIMBE e quindi mi sono, a poco a poco, avvicinato a certe valutazioni ma, nella mia ignoranza, avverto che la rivoluzione da lei auspicata (che comprenderebbe tutta una serie di valutazioni anteriori alla produzione medico scientifica e una scelta di investimenti sulla prevenzione, ma sul serio) possa aver luogo davvero dopo un crollo del sistema attuale i cui intrecci, intuisco, sono saldi e ridondanti (senza voler dare, con ciò, connotazioni solo negative). Saluti


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…