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Prezzo dei farmaci: serve trasparenza e ragionevolezza

L’impossibilità di accedere ai medicinali è un problema di gravità paragonabile al cambiamento climatico, scrive Suerie Moon sul New England Journal of Medicine del 9 febbraio 2017. “La soluzione richiede nuove politiche sanitarie e la collaborazione internazionale”.[1]

La spesa per i farmaci è cresciuta di circa il 9% nel 2014 e nel 2015, superando la crescita economica mondiale. Le cifre iperboliche raggiunte dal prezzo di alcuni prodotti hanno attratto l’attenzione di molti media internazionali, anche perché terapie così costose si legano a indicazioni tali da suscitare una forte onda emotiva: patologie rare o orfane, malattie oncologiche, condizioni gravi per le quali i farmaci promettono di essere una soluzione quasi definitiva, come nel caso dell’epatite C.

At the moment, the only effective tool is public shaming. David Lazarus

Come risolvere il problema dei costi delle terapie? “At the moment, the only effective tool is public shaming”, scrive David Lazarus sul Los Angeles Times, dopo aver premesso però che il sistema sanitario statunitense avrebbe indubbio beneficio se Medicare fosse autorizzata a negoziare i prezzi con le industrie[2]. Ma c’è un altro elemento che contribuisce a rendere tutto più complicato: l’industria preferisce lavorare nell’ombra, agendo in un sistema caratterizzato da assoluta opacità. “It’s awfully hard to see much value in this opaque approach to real drug pricing,” sostiene Nicholson Price, docente di Giurisprudenza della University of Michigan citato nell’articolo. “Especially if we want to have patients be more cost-conscious to keep costs down, opaque pricing does us no favors.”

Proprio sulla trasparenza si sofferma Moon, nella Perspective sul NEJM. La docente di Harvard scrive: “Reliable, thorough public information is not generally available on the safety, efficacy, prices, patent status, sources of investment, and costs of developing lifesaving medicines. Given its profound implications for the public interest, the drug-development system is shrouded in a disproportionate degree of secrecy.” La trasparenza, spiega, potrebbe introdurre una misura di ragionevolezza e di rispetto di evidenza nell’infuocato dibattito sul prezzo dei farmaci. Potrebbe rivelarsi anche la chiave per mettere i cittadini nella condizione di comprendere alcune delle dinamiche che informano la ricerca clinica e che, se adeguatamente conosciute, permetterebbero di inquadrare correttamente i rapporti tra i centri di ricerca pubblici e le industrie private.

E invece? Invece proliferano intermediari come l’agenzia Precision Health Economics (PHE)[3], aziende che propongono “alleati strategici” che possano supportare le industrie nel sostenere le politiche di accesso e posizionamento sul mercato: “To persuade payers and the public, the industry has deployed a potent new ally, a company whose marquee figures are leading economists and health care experts at the nation’s top universities” spiega Annie Waldman sul sito ProPublica.[4] Citando Eric G. Campbell, docente della Harvard Medical School, l’articolo prosegue: “This is just an extension of the way that the drug industry has been involved in every phase of medical education and medical research. They are using this group of economists it appears to provide data in high-profile journals to have a positive impact on policy.”

Le vie nuove del marketing farmaceutico hanno da tempo scelto i propri interlocutori privilegiati nei decisori di sanità pubblica: di conseguenza sono radicalmente diminuiti gli investimenti che premiavano l’attenzione dei medici di medicina generale ma anche dei clinici ospedalieri, dal momento che le scelte che incidono realmente sull’impiego dei medicinali sono molto spesso compiute in una sede diversa dal setting assistenziale. Tutto ruota intorno all’economia dell’innovazione: l’industria chiede consulenze qualificate e intelligenti nella misura in cui si rivelano capaci di anticipare obiezioni e riserve delle istituzioni. Le università vedono riconosciuta la propria competenza e cercano una gratifica anche economica, utile a integrare compensi spesso ritenuti incongrui “To be sure, collaboration with industry supplements our income through consulting fees. But no matter who funds our research — foundations, government, or companies — we apply the same template to our work”, afferma Dana Goldman, chairman e cofondatore di PHE.

Il conflitto di interessi è una preoccupazione costante, risolta però – fa notare ProPublica – in modo non sempre coerente. “Indosso due cappelli”, ammette Goldman, quello di consulente industriale e quello di docente e ricercatore della University of Southern California. Perdere di credibilità, però, sarebbe per lui un danno sia dal punto di vista accademico, sia da quello squisitamente – come dire? – commerciale. Il lavoro degli economisti della PHE è nel mirino dei colleghi indipendenti e questa attenzione non lascia tranquilli gli esperti che collaborano con le industrie.

Forse ha ragione Suerie Moon e il dibattito sul costo delle cure e sul riscaldamento globale si somigliano molto: si dice tutto e il contrario di tutto. Il discrimine è sull’autorevolezza e l’indipendenza di chi sostiene l’una o l’altra posizione.

[1] Moon S. Powerful Ideas for Global Access to Medicines. N Engl J Med 2017;376(6):505-7.

[2] Lazarus D. Big Pharma really, really doesn’t want you to know the true value of its drugs. Los Angeles Times 2017; 17 febbraio. http://www.latimes.com/business/lazarus/la-fi-lazarus-drug-pricing-evzio-20170217-story.html

[3] http://www.precisionhealtheconomics.com/

[4] Waldman A. Big Pharma Quietly Enlists Leading Professors to Justify $1,000-Per-Day Drugs. ProPublica 2017; 23 febbraio. https://www.propublica.org/article/big-pharma-quietly-enlists-leading-professors-to-justify-1000-per-day-drugs

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ziad Obermeyer

Acute hospital care--Is less more, or less? short answer: it's both. My auto-commentary @EmergencyMedBMJ : ow.ly/bKEb50dwjFs pic.twitter.com/BnYLlNpCcv

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…