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Rivoluzione o miglioramento incrementale?

Dice che sta tornando di moda la rivoluzione. Non si capisce se chi ne parla se lo augura o se, avvertendo la possibilità, tenta di esorcizzare un’eventualità tutto sommato remota. Ne ha parlato anche la Lettura, l’inserto del Corriere della sera, che con un articolo di Donatella Di Cesare ha discusso il libro Relire la Révolution di Jean-Claude Milner e ha rapidamente accennato ai punti di vista di Rousseau, Hegel, Marx, Adorno, Horkheimer, Heidegger, Benjamin, per approdare (finalmente) a Balibar, Zizek e Graeber.

L’impressione è che occorre intendersi sulle parole e, in più, sarebbe il caso di ancorarle ai contesti e alle epoche in cui sono state usate. Rivoluzione è capovolgimento radicale, un salto, un evento anche violento caratterizzato da discontinuità, dimenticando che chiamiamo così anche quel giro “attraverso cui i pianeti tornano al punto di partenza”. La rivoluzione è alleata della velocità, dell’accelerazione difficilmente controllabile, è la leninista “elettrificazione più potere dei Soviet”.

In economia, il cambiamento rivoluzionario è disruptive, dirompente. Nulla sarà come prima, anche se parliamo di salute o di medicina. Della sanità di domani: si tratti della “cura del cancro” o della convivenza con la malattia “risolta” da una app studiata in un garage di Mountain View. Una cura certamente elettrificata ma rigorosamente wireless. Di nuovo, il mantra è quello della rapidità: occorre fare in fretta, perché la rivoluzione va colta al volo, altrimenti passa.

In this world there is only incremental progress. Zadie Smith (NY Books)

Fortuna che qualcuno non la pensa così. “In questo mondo ci sono solo progressi incrementali”, dice Zadie Smith su Robinson dell’11 dicembre 2016, ed è una “faccenda liberatoria”. “Può sembrare piccola cosa a chi ha visioni apocalittiche, ma per una che fino a non molto tempo fa non avrebbe potuto votare, o bere dalla stessa fontanella dei suoi concittadini, o sposare la persona che voleva, o vivere in un certo quartiere, questi cambiamenti incrementali sembrano qualcosa di enorme”. Non è una questione da poco: cambiamento radicale o piccoli passi di miglioramento. Due prospettive diverse con la seconda che riscopre il valore della manutenzione: uno sguardo più attento ai valori, più attento allo scopo che ai mezzi, agli obiettivi che agli strumenti, sostengono Russell e Vinsel.

“Il progresso non è mai permanente – ancora Zadie Smith – va raddoppiato, riaffermato e rimmaginato se si vuole che sopravviva”. Forse, pazientemente ottenuto e consolidato.

 

Comments

1 Comment

Laura Reali

Molto interessante e condivisibile: il valore dei progressi incrementali e della manutenzione. Nella sua semplicità direi quasi …. rivoluzionario e forse proprio per questo troppo intellettuale e poco popolare.


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Federico Cabitza

Once they were medical sign interpreters. How is the datafication of our health, and the #religionofdata, changing medicine as we know it? twitter.com/AnnalsofIM/sta…

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Luca De Fiore

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