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Giornate delle malattie e la privatizzazione del rischio

Le giornate dedicate alle malattie sono diventate un rito inutile, forse dannoso, e anche il World Cancer Day 2017 non ha fatto eccezioni.

Queste iniziative sono sostenute dalle industrie farmaceutiche e la giornata del cancro è stata pagata da Boheringer, BMS, Merck, MSD e dalla fondazione Movember, che svolge attività di advocacy sulle patologie maschili, ma non esplicita in modo chiaro la provenienza dei finanziamenti ricevuti: cinque “visionary partners”. A questi si aggiungono altre aziende, probabilmente meno generose, Amgen, Pfizer e Roche.

Il tumore è una bestia che si può domare. Beatrice Lorenzin

La giornata mondiale contro il cancro è stata celebrata da tutti i media. Tra gli altri, Il fatto quotidiano ha riproposto il portale per scegliere dove curarsi, tornando a suggerire soprattutto istituti privati del nord Italia, sempre in prima fila quando si tratta di promuovere i propri servizi. Sul Corriere e altri quotidiani, il mantra della prevenzione: un tumore su tre si potrebbe prevenire. Lo sguardo è però concentrato sull’individuo: la (teorica) libertà di scegliere un’alimentazione equilibrata e un’attività fisica bilanciata è della persona. Come anche la “libertà” di tornare a lavorare dopo la malattia o di “sentirsi amato”. E, immancabilmente, la libertà di partecipare ai programmi di screening. “Il tumore è una bestia che si può domare”: la frase del ministro Beatrice Lorenzin è una goccia nel diluvio di una comunicazione che come in passato ricorre quasi esclusivamente a un lessico militare, fatto di lotte, battaglie e guerre. Tutte, rigorosamente personali. Un “corpo a corpo” che il malato (o il cittadino ancora libero da malattia) deve ingaggiare da solo, senza che l’istituzione si senta in alcun modo responsabile di un ambiente insalubre, di città costantemente alle prese con livelli di inquinamento inaccettabili, di quartieri privi di verde pubblico e impianti sportivi.

Anche al Dipartimento di Filosofia dell’università di Roma La Sapienza si è celebrato il World Cancer Day. Senza saperlo, però. Nei giorni immediatamente precedenti l’evento, infatti, Elena Gagliasso ha organizzato il convegno Sliding doors: prediction and contingency in biosciences. Molti relatori competenti, persone che molto raramente si ha l’opportunità di ascoltare in Italia. Tra questi, Paolo Vineis,  chair in Environmental epidemiology all’Imperial College di Londra. Nei venti minuti della propria relazione, Paolo ha suggerito di tenere in considerazione la complessità degli elementi in gioco. La difficoltà di tradurre nella pratica clinica i risultati che la ricerca ottiene a livello molecolare. L’equivoco in cui cade chi, sentendo parlare di medicina di precisione, pensa che questa si applichi all’individuo invece che ai singoli geni. Il rischio di sovrastimare i dati di sopravvivenza dei pazienti, essendo questi condizionati dalla maggiore precocità della diagnosi dovuta alla più elevata sensibilità delle apparecchiature diagnostiche. La prudenza necessaria nell’introdurre nuove tecnologie sanitarie (i cui benefici, peraltro, sono spesso modesti) perché capaci di aumentare le disuguaglianze sociali e di salute.

Uscendo dal giardino di Villa Mirafiori, splendida sede del Dipartimento di Filosofia, si torna alla vita reale. Che, tra le tante altre cose, è la vita della privatizzazione del rischio.

 

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Xeni Jardin

I'm a cancer patient and I'd just like to remind you that Trump is lying, because Obamacare saved my life, and many others

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…