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Conflitti di interesse: Ci sono? Aguzza la vista

Se il principal investigator di uno studio ha relazioni economiche con lo sponsor è assai più probabile che i risultati della ricerca siano favorevoli all’obiettivo di chi ha finanziato il progetto. Lo conferma un’indagine svolta sugli esiti di sperimentazioni controllate randomizzate su farmaci pubblicate nel 2013 sulle principali riviste internazionali di medicina generale.[1]

A whole new system for independently testing new interventions is required. Richard Lehman

Tra le righe, altre evidenze: il 58% dei principal investigator ha un rapporto finanziario con l’industria che prevede consulenze (39% dei casi) o compensi per conferenze (20%) fino all’essere veri e propri dipendenti (13%). Come ha fatto rilevare Richard Lehman nel suo blog sul sito del BMJ, il dato allarmante è nella pervasività dei legami personali, in quanto i rapporti, dunque, non si limitano ai finanziamenti percepiti dagli enti di appartenenza: “Financial bias on such a scale shows that a whole new system for independently testing new interventions is required”.[2] Per alcuni aspetti si tratta di una novità solo parziale, in quanto l’associazione positiva tra sponsorizzazione e risultati positivi era già nota. Come fanno notare Lundh e Lisa Bero in un editoriale di accompagnamento, lo studio di Ahn et al. si segnala per aver considerato l’impatto dei conflitti di interesse individuali e non il finanziamento dello studio in sé.[3]

Proprio per effetto delle ricerche degli ultimi anni è andata crescendo la domanda di trasparenza, così che molte riviste hanno ormai adottato un format standardizzato per la dichiarazione di relazioni economiche, seguendo le indicazioni dell’International committee of medical journal editors: tutti gli studi dovrebbero essere registrati preventivamente nella banca dati clinicaltrials.gov per minimizzare il publication bias e migliorare l’accessibilità a ogni tipo di informazione sul trial che sia considerata rilevante per un giudizio di qualità. Ci si interroga però sull’efficacia di strumenti come la disclosure dei finanziamenti, quasi o sempre abbastanza nascosta sul sito delle riviste o comunque poco evidente agli occhi dei lettori.

Se la ricerca primaria soffre l’influenza di chi finanzia gli studi, non molto diversa è la condizione in cui si trova la produzione di revisioni sistematiche: analizzando quanto di recente è stato prodotto nell’ambito della psoriasi, un gruppo di ricercatori spagnoli ha dimostrato un’associazione positiva tra la presenza di autori in situazione di potenziale conflitto di interesse e modesta qualità metodologica della revisione sistematica.[4] In generale, sapere che meno di una su 5 tra le revisioni è di alta qualità è sconfortante. Prevalgono revisioni di medio livello qualitativo (55%) e preoccupa il 27% di lavori di basso profilo.

Il finanziamento di revisioni da parte di istituzioni pubbliche è un fattore protettivo della qualità. Ma in Italia, è una prassi che non va affatto di moda.

 

[1] Ahn R, Woodbridge A, Abraham A, et al. Financial ties of principal investigators and randomized controlled trial outcomes: cross sectional study. BMJ 2017; Jan 17;356:i6770.

[2] Lehman R. Journal review. http://blogs.bmj.com/bmj/2017/01/23/richard-lehmans-journal-review-23-january-2017/

[3] Lundh A, Bero L. The ties that bind. BMJ 2017; 356 :j176.

[4] Gómez‐García F, Ruano J, Aguilar‐Luque M, et al. Systematic reviews and meta‐analyses on psoriasis: role of funding sources, conflict of interest, and bibliometric indices as predictors of methodological quality. Br J Dermatol 2017; Feb 1.

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Victor Montori, MD

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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