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I nemici dei vaccini: la fretta e molta coda

“E’ un bene che aumenti il numero delle persone vaccinate contro la meningite? Forse. Ma non lo è quando non c’è governo, non c’è strategia. Ci saranno benefici per le singole persone, ma non è automatico che ne produrranno per la comunità in termini di maggiore protezione. Sicuramente non è un bene l’aumento della pressione sui servizi vaccinali. Non è a costo zero e rischia di andare a discapito di chi necessita maggiormente delle vaccinazioni.”

La percezione del rischio è un fenomeno estremamente complesso da definire; in mancanza di un’educazione alla lettura critica diventa ancora più bizzarro. Antonio Clavenna (da Il ragionevole dubbio)

Il breve post di Antonio Clavenna, ricercatore dell’Istituto Mario Negri, è tra le cose più intelligenti siano state scritte e dette sui vaccini nelle ultime settimane. Forse perché sono cose sensate e dette in modo che chiunque possa capire. Le istituzioni dovrebbero prendere esempio da Clavenna: dire e fare poche cose e farle bene. Purtroppo non disponiamo di evidenze solide che ci dicano come debba essere costruita la comunicazione con i genitori in tema di vaccinazioni. I risultati della ricerca suggeriscono un atteggiamento orientato più alla persuasione che alla prescrizione ma gli studi che sono stati condotti non hanno dato una risposta chiara e univoca. Questo è comprensibile, perché è un problema che tocca aspetti soggettivi, condizionati dai contesti ambientali, sociali, culturali. Bisogna ancora studiare. Quattro cose, però, le sappiamo.

Se vogliamo aumentare il numero di bambini non vaccinati dobbiamo rendere più disagevole l’accesso ai servizi sanitari. In altre parole, costringere le mamme a fare la coda per ore in una fila composta per metà da bambini urlanti, fino al marciapiede con pochi gradi sopra lo zero è il migliore modo per convincerle che le vaccinazioni possono essere evitate (“Tanto ormai le fanno di nuovo tutti e mio figlio è comunque al sicuro”). (1)

Se vogliamo aumentare il numero di bambini non vaccinati dobbiamo ridurre il tempo che il pediatra o l’igienista ha a disposizione per ascoltare i genitori, per spiegargli che i rischi sono molto minori dei benefici, per calmare il bambino, per trovare il modo di non dargli dolore nel praticare l’iniezione. “Listening and responding in ways and with resources that address their specific questions and concerns, along with utilization of comfort measures that can make immunization visits less stressful for both child and parent, might help parents make more informed vaccination decisions.”(2)

Servono più soldi: per migliorare le sale d’attesa, per rendere i servizi sanitari più efficienti, per integrare lo staff dei servizi nei periodi di maggiore affluenza. In altre parole, non si deve fare come negli Stati Uniti dove, per finanziare la Precision Medicine Initiative e il Cancer Moonshot, sono stati tagliati 3,5 miliardi di dollari ai servizi di medicina preventiva.

Serve maggiore creatività e una comunicazione più fantasiosa. Potrebbe raccogliere il suggerimento di Paul Offitt, pediatra del Children Hospital di Filadelfia. Un grande manifesto con una scritta enorme: “La cosa più pericolosa della vaccinazione è portare tuo figlio in macchina a farlo vaccinare”. (3)

 

  1. Mills E, Jadad AR, Ross C, Wilson K. Systematic review of qualitative studies exploring parental beliefs and attitudes toward childhood vaccination identifies common barriers to vaccination. J Clin Epidemiology 2005;58(11):1081-8.
  2. Kennedy A, Basket M, Sheedy K. Vaccine attitudes, concerns, and information sources reported by parents of young children: results from the 2009 HealthStyles survey. Pediatrics 2011;127(Supplement 1):S92-9.
  3. http://www.usatoday.com/story/news/nation/2014/07/01/vaccine-side-effects-extremely-rare/11779521/

 

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Luca De Fiore

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