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L’anno che sta arrivando

Inutile farsi illusioni: scartati i regali (chi ne riceve) e spenti i fuochi d’artificio, il nuovo anno ci troverà al punto in cui ci ha portato il vecchio, quello che stiamo chiudendo. Un anno, il 2016, francamente terribile. Dal susseguirsi di terremoti in Ecuador, Giappone, Taiwan, Italia e California all’assedio di Aleppo. Dagli attacchi terroristici nei paesi africani, mediorientali, in Francia e negli Stati Uniti al Brexit e ai risultati delle elezioni presidenziali americane. Dall’emergenza dell’infezione da virus Zika alla ripresa di odio nei confronti delle persone omosessuali. Nonostante tutto, ci invitano a guardare avanti, con rinnovato ottimismo.

But despair is no answer. David Remnick

Mai come in questi anni di sovrabbondanza di informazioni deve spaventarci l’essere entrati nell’epoca della post-truth. Perché la compromissione delle verità (plurali) passa proprio dalla falsificazione delle parole. Qualche esempio?

Innovazione. Come scrivono Fredrik Erixon e Bjorn Weigel in un libro appena uscito: The innovation illusion: how so little is created by so many working so hard (Yale University Press, 2016). “Il capitalismo di oggi – scrivono – è come un cielo dipinto in un’antica cattedrale, a dare l’illusione di un cielo chiaro e azzurro”: invece di cercare realmente di innovare, le imprese si accontentano di adattare marginalmente prodotti di cui già disponiamo, appagate da modesti miglioramenti incrementali. “We need a moratorium of the word innovation”, ha twittato il 21 dicembre 2016 Adam M. Gaffney, medico intensivista di Harvard. La moratoria dovrebbe sconsigliare l’uso anche di altri aggettivi come breakthrough o gamechanger, usati indifferentemente nelle ultime ore per Diego Costa nel Chelsea e le nuove terapie per il tumore alla prostata.

Sopravvivenza. Se parliamo di cancro – e se ne parla spesso – dovremmo prestare maggiore attenzione al significato di questa parola e soprattutto al suo valore. La proposta di nuovi trattamenti è accompagnata dalla soddisfazione per gli anni di vita guadagnati dopo la diagnosi: uno sguardo equilibrato aiuterebbe a ridimensionare l’entusiasmo, solo considerando quanto di questo apparente vantaggio derivi da una scoperta più precoce della malattia, senza che questo abbia portato, però, ad una maggiore durata della vita.

Fast track. Sembra una roba strana ma ci riguarda tutti. “La ricerca farmaceutica da oggi potrà dire addio ai tempi di attesa biblici delle sperimentazioni”, leggevamo ieri su un notiziario. “È nato il Fast Track”, un progetto sinergico di ANAC e Ministero della Salute, che permetterà di velocizzare le valutazione dei test clinici”. Si cerca la rapidità con sempre maggiore determinazione, anche a costo di esporre i cittadini a rischi che non si ha avuto tempo di verificare. Si dice che è per il loro bene, ma non è vero: è per andare incontro alle esigenze delle industrie e della politica, alla disperata ricerca di consenso.

Real world evidence. Li chiamavamo studi osservazionali fino a quando qualcuno ha fatto giustamente presente che, usati in modo non proprio rigoroso, potevano servire a dimostrare ciò che volevamo. Ma facevano comodo, così è nata l’evidenza che scaturisce dal mondo reale. Oplà.

Dono. Eccoci arrivati al Natale: speriamo che di regali si riesca a scambiarne tanti. Ma veri, come le torte che ricevevano i giovani medici pisani: “Le mettevamo nel frigorifero in Clinica Medica – ci ha scritto Rodolfo Saracci – e c’era Suor Giuseppina che poi faceva le porzioni perché a chiunque dei medici fossero state donate dai pazienti si celebrava tutti insieme nel reparto! Quanto valevano? Non ce lo siamo mai domandato perché sapevamo cosa valevano e sapevamo che non è misurabile.

Auguri.

 

La fotografia in alto è molto bella ed è di Fabrizio Lonzini. E’ l’esempio di un regalo, perché l’ha condivisa su Flickr con un breve racconto molto carino. Leggilo: https://goo.gl/yQc0fn

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