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Illegalità nella ricerca clinica

Si sta rompendo tutto. Il primo ad apparire sfasciato è stato il sistema della ricerca clinica sostenuta dall’industria (1) seguito a ruota dal medical publishing (2). L’ultima in ordine di tempo è stata la evidence-based medicine (3). Che le tre cose fossero legate lo pensavano in molti ma c’è voluta la lucidità e la sfrontatezza di Trisha Greenhalgh per dirlo con chiarezza. (4)

Tutto in frantumi. Disintegrato: è stata smarrita l’integrità. Il sistema di produzione delle conoscenze si è incrinato e poi rotto in rapida successione. Il problema alla base è la corruzione, parola che non a caso – di nuovo – ha in sé la rottura e  il danno.

In ciascuno in noi c’è una parte di disonestà. Magari piccola, ma c’è. Come dire? Se l’occasione fa l’uomo ladro figuriamoci se non fa il ricercatore disonesto. Tanto più che per chi è coinvolto direttamente è molto difficile percepire l’irritualità che  sta compiendo: ci sembra tutto normale, se siamo noi a farlo. Lo hanno spiegato due ricercatori statunitensi in un breve articolo che vale la pena leggere.(5) Senza contare che le tentazioni non mancano, su tutti i fronti.

  • Il sistema della ricerca premia la quantità e si disinteressa della qualità, salvo rari casi.
  • L’editoria scientifica prospera nelle illegalità più o meno gravi di cui si rendono protagonisti i tanti attori che la popolano.
  • Anche il sistema dell’assistenza sanitaria non scherza, se è vero che il suo finanziamento e il rimborso delle prestazioni premia l’overuse e non il choosing wisely. Si consuma medicina e non si lavora per promuovere la salute.(6)

Il risultato? Danni ai cittadini, ai pazienti e ai propri colleghi.

 

Le grandi e piccole illegalità compiute ogni giorno progettando, conducendo e comunicando la ricerca vanno dalla determinazione delle priorità da approfondire che trascurano sistematicamente i bisogni di salute dei cittadini al condizionamento del disegno e dei risultati degli studi per compiacere chi li ha finanziati. Fino all’occultamento dei dati. Sul versante dei rapporti con i colleghi, c’è l’abitudine diffusa di alterare la authorship dei lavori proposti per la pubblicazione: vengono aggiunti in bibliografia autori per trarre vantaggio in termini di relazioni personali o accademiche, si citano lavori anche non pertinenti l’argomento discusso: propri, dei probabili revisori, dei componenti del board editoriale delle riviste o di colleghi ai quali si intende ricambiare una cortesia. Tutto ciò altera le gerarchie professionali e compromette l’affidabilità delle graduatorie concorsuali.

 

Esistono delle soluzioni? Certamente, anche se non  semplici da mettere in atto. Le regole ci sono. Esistono codici di condotta che guidano le aziende editoriali a prepararne di propri a vantaggio degli editor delle riviste e degli addetti alle attività di marketing.(7,8)  Anche le aziende farmaceutiche e le lo associazioni di categoria anche sovranazionali hanno messo a punto codici deontologici di riferimento (9). Il gruppo di lavoro Illuminiamo la salute ha preparato un codice di comportamento frutto del confronto con i referenti di tante aziende sanitarie italiane. (10)

Regole e suggerimenti funzionano se chi deve tenerne conto li vede nel momento in cui è vittima della tentazione. Un esempio? Sappiamo tutti che fumare fa male alla salute ma l’avvertenza ha un (minimo) effetto se la vedi scritta sul pacchetto di sigarette. Se resta nascosta nel sito della Philip Morris Italia è difficile che qualcuno ne tenga conto. Quindi? Ci vorrebbe un po’ di creatività, a costo di sembrare provocatori. Se la direzione di un’azienda sanitaria non vieta le interazioni tra un medico e un informatore scientifico del farmaco all’interno degli edifici ospedalieri, appena fuori delle stanze dei clinici potrebbe trovare spazio un avviso di questo tipo: “I medici che incontrano rappresentanti di industrie farmaceutiche più probabilmente prescrivono i loro farmaci” oppure “I medici che incontrano rappresentanti di aziende costano di più al SSN”. Con la bibliografia in calce: Goldacre B, 2012. Stessa cosa nelle sale d’attesa dei pediatri di libera scelta a proposito di alimenti per l’infanzia o di altre diavolerie per il neonato.

Una soluzione ancora più radicale sarebbe quella di ripensare ai meccanismi di valutazione della ricerca, premiando la qualità invece della quantità. Il principio del less is more dovrebbe informare l’attività dei ricercatori, motivandoli a studiare solo ciò che sarebbe utile “trovare”, investendo piuttosto nella cosiddetta metaricerca, vale a dire nello studio di ciò che già è stato studiato e delle metodologie di indagine. Sarebbe molto utile se la rete dei comitati etici collaborasse alla vigilanza non solo su sicurezza, appropriatezza e fondatezza della ricerca, ma se estendesse l’attività di controllo anche agli esiti e alla disseminazione dei risultati. Questo (solo apparente) ampliamento delle prerogative dei comitati sarebbe del tutto in linea con lo scopo della loro istituzione che risiede principalmente nella tutela dei diritti dei cittadini coinvolti nelle sperimentazioni.

Un’ultima considerazione: il controllo del rispetto della legalità nella ricerca clinica e nella disseminazione dei risultati dev’essere un impegno costantemente rinnovato. I modi attraverso cui vengono messe in atto illegalità e corruzione evolvono (per così dire) continuamente. Basti pensare all’ultima trovata per farsi pubblicare un articolo scadente: si inserisce il nome di un pezzo da novanta e, una volta che l’articolo ha passato la peer review per effetto del fuoriclasse, ci si scusa con la segreteria editoriale e si toglie il nome.(11)

Carino, no?

 

  1. Spence D. Evidence based medicine is broken. BMJ. 2014;348:g22.
  2. Angell M. Industry-sponsored clinical research: a broken system. Jama 2008;300(9):1069-71.
  3. Taylor MP. Academic publishing is broken. Scientist 2012, 29 marzo.
  4. Greenhalgh T, et al. Evidence-based medicine: A movement in crisis? BMJ 2014;
  5.  Mazar N Aiely D.  Dishonesty in scientific research. J Clin Investigation 2015;125:3993-6.
  6. Institute of Medicine (US) and National Academy of Engineering (US) Roundtable on Value & Science-Driven Health Care. Engineering a Learning Healthcare System: A Look at the Future: Workshop Summary. Washington (DC): National Academies Press (US); 2011. 3
  7. http://publicationethics.org/resources/code-conduct
  8. Graf C, Wager E, Bowman A, et al. Best practice guidelines on publication ethics: a publisher’s perspective. Int J Clin Practice 2007;61(s152):1-26.
  9. http://www.farmindustria.it/index.php?option=com_jdownloads&Itemid=0&view=finish&cid=115477&catid=39
  10. http://www.illuminiamolasalute.it/home/codice-di-comportamento-campagna-leali/
  11. http://retractionwatch.com/2016/11/28/new-way-fake-authorship-submit-prominent-name-say-mistake/

 

Questa cosa è la traccia di un intervento al workshop di Illuminiamo la salute, svolto a Torino il 5 dicembre 2016 nella sede del Gruppo Abele.

Comments

1 Comment

@oncoblogger

Phenomenal, as ever.


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Bishal Gyawali

MITO trials have always been instrumental to guide ovarian ca Rx. Congrats again @fperrone62 and team on this important work. twitter.com/fperrone62/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…