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12 regole per scrivere di medicina

In un medico o in un farmacista, il bisogno di pubblicare viene prima dell’esigenza di fare ricerca ed entrambi sono indipendenti dalla capacità di scrivere. Volendo migliorare la qualità di ciò che si legge sulle riviste scientifiche sarebbe necessario ristabilire l’ordine delle cose, ma talvolta non c’è tempo oppure non è una cosa semplice. Capita così che – se qualcuno ti invita a spiegare “come scrivere in medicina” a una cinquantina di giovani professionisti o specializzandi -tu senta come prima cosa il bisogno di far cenno alla premessa essenziale: occorre innanzitutto avere qualcosa da dire, altrimenti è inutile comunicare.

Il primo suggerimento (Leggi) può suscitare sorpresa e il secondo può indurre stupore: non andare a caccia di aggiornamento ma fatti raggiungere dall’informazione che a te serve: per questo, usa Twitter.

 

Se, come diceva Massimo Troisi, sei da solo a leggere e gli altri sono tanti a scrivere, mettiti d’accordo con dei colleghi e dividiti i compiti. In poche parole, ognuno segue qualcosa e la condivide, se importante, con gli altri. Scrivere è, ovviamente, un atto del comunicare e non può prescindere dal conoscere chi c’è dall’altra parte. Impossibile scrivere in modo convincente senza avere idea di chi (forse) ti leggerà.

 

Anche se la maggior parte dei medici o dei farmacisti scrive soprattutto (o soltanto) per migliorare il proprio curriculum, conta molto e sempre più avrà importanza l’impatto dei tuoi contributi: quanto sono letti, discussi, citati. Devono essere utili o, almeno, controversiali: suscitare consenso, pareri, dissensi.

 

Presupposto per essere utili, attraenti, interessanti è non ripetere cose già dette: per questo, la prima cosa da fare è controllare se in letteratura è già disponibile una revisione sistematica recente e ben fatta sull’argomento che vorresti approfondire. E’ qualcosa che deve venire prima non tanto dell’atto di scrivere ma del fare ricerca. Considera che eseguire una revisione sistematica non è una passeggiata e non puoi metterla in programma nell’intervallo di una partita di calcio.

 

 

A forza di lavorare sui punti e virgola (guai a usarli, secondo qualcuno) o sulle abbreviazioni della bibliografia, si dimentica la cosa principale: anche l’articolo peggiore, impreciso, zeppo di errori ortografici o con la bibliografia più abborracciata può essere riscritto da capo se documenta una ricerca che valeva la pena svolgere. Diversamente, anche l’articolo formalmente più corretto dovrebbe finire nel cestino se non aggiunge nulla a quanto già sappiamo. Il contenuto conta più della forma.

Torniamo al punto di partenza: leggi, studia, ricerca, scrivi e cerca di farti leggere. Costruisci le basi per il confronto: discuti, correggi, riscrivi. Comunicare è un processo dinamico: non puoi mai essere certo di saperlo fare e hai continuamente da imparare cose nuove. Soprattutto, puoi sempre migliorare la tua capacità di ascoltare.

Fai il bravo e comportati in modo onesto.

 

 

 

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Bishal Gyawali

MITO trials have always been instrumental to guide ovarian ca Rx. Congrats again @fperrone62 and team on this important work. twitter.com/fperrone62/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…