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Dylan, il Nobel e il Karolinska

Lo scrittore torinese Alessandro Baricco non l’ha mandata giù: “Premiare Bob Dylan con il Nobel per la Letteratura è come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perché c’è una bella musicalità nella sua narrativa”. Anche la reazione del poeta e critico letterario, Valerio Magrelli, non è meno risentita: “Non vedo il bisogno di correre in aiuto delle star, dei divi del rock, con un premio Nobel”. Simile il commento di Tiziano Scarpa: “Poesie destinate esclusivamente a un apparato amplificatore e riproduttore elettrico (dal vivo o registrato); poesie in forma esclusivamente di canzoni, cioè con strofa e ritornello; poesie legate esclusivamente alla forza motrice musicale; poesie legate esclusivamente alla voce di Dylan”.

Ricordando una canzone realmente indimenticabile – I want you – David Remnick sul New Yorker mostra di pensarla in modo opposto: “All I can tell you is that song was all I had to hear and that I was lost, and remain happily lost, in Dylan’s musical and lyrical world. It gave me most of everything: a connection to something magical and mysterious and human, connections to countless other artists. Somewhere along the way, if you’re very young and lucky, something, or someone, maybe an artist, points you in some direction, gives you a hint of where things are to be found and seen and listened to. Dylan’s records led me to so many other things of value: the Modernists and the Beats, the early music he incorporated into his own, a general sense of freedom and possibility. It has been that way for millions of others, and that’s part of what the Nobel honors.”[1]

The best way to celebrate today is the obvious way to celebrate: by listening. David Remnick

Resta la sensazione di una scelta imprevedibile. Ma è davvero così? Forse, la decisione dell’Accademia svedese potrebbe non aver colto di sorpresa Carl Gornitzki, Agne Larsson e Bengt Fadeel del Karolinska Institute, che nello scorso dicembre avevano svelato la passione degli svedesi per il grande autore americano. In un articolo uscito sul numero di natale del BMJ,[2] raccontavano che un gruppo di autori della stessa istituzione di Stoccolma aveva l’abitudine di impreziosire i propri articoli scientifici con citazioni da canzoni di Dylan a partire da una prima rassegna uscita su Nature Medicine: Nitric oxide and inflammation: the answer is blowing in the wind.[3]

Un vezzo comune a parecchi altri autori in giro per il mondo. Titoli appena modificati (Knockin’ on pollen’s door o Like a rolling histone) o brani memorabili utilizzati come incipit o punti chiave di un’analisi scientifica: “Come editors and authors throughout the land”… Grande rispetto della comunità scientifica per il fresco premio Nobel. Rispetto ricambiato se è vero – notano Gornitzki e i suoi coautori – che la canzone Don’t fall part on me tonight sembra addirittura mostrare un qualche rimpianto di Dylan per una professione che avrebbe potuto regalargli la soddisfazione di fare del bene: “I wish I’d have been a doctor
Maybe I’d have saved some life that had been lost | Maybe I’d have done some good in the world | ’Stead of burning every bridge I crossed.”

Perfetti svedesi, dunque, quei parrucconi degli accademici che assegnano il Nobel. E, forse più di altre volte, sono andati controcorrente. E’ proprio vero che The times they are a-changin’

 

[1] Remnick D. Let’s celebrate the Bob Dylan Nobel win. New Yorker 2016; 13 ottobre. http://www.newyorker.com/culture/cultural-comment/lets-celebrate-the-bob-dylan-nobel-win Ultimo accesso 30 ottobre 2016.

[2] Gornitzki C, Larsson A, Fadeel B. Freewheelin’ scientists: citing Bob Dylan in the biomedical literature. BMJ 2015;351:h6505.

[3] Lundberg JO, et al. Nitric oxide and inflammation: the answer is blowing in the wind. Nat Med 1997;3:30-1.

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Lis Power

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…