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Lettori o consumatori?

Il Salone internazionale del libro è nato a Torino nel 1988 e, dopo quasi 30 anni, l’Associazione italiana editori (AIE) ha deciso di non sostenerlo più e di costruire un evento alternativo e contemporaneo a Milano. Non è una baruffa campanilista ma una questione che suggerisce una riflessione sullo stato della cultura italiana e sui modelli del possibile rilancio dell’economia del paese.

Nonostante l’importanza del confronto, se ne parla poco e sottovoce. La presa di posizione più chiara è di 10 editori che hanno deciso di lasciare l’AIE confermando il proprio appoggio a Torino (vedi ANSA del 28 luglio 2016). I dirigenti delle sigle editoriali dal fatturato più alto sono i più convinti sostenitori del trasloco in Lombardia. Alcuni fanno i vaghi, come Ernesto Franco, di Einaudi, o i dialoganti, come Feltrinelli. Il benaltrismo è sempre in agguato ma ci può stare. Chi scrive si espone poco: Baricco si domanda se qualcuno si sia chiesto cosa preferiscano gli autori. Per Nicola Lagioia, “il Salone è da 20 anni il treno della speranza che, coraggioso e spericolato assieme, presi da Bari per andare a conoscere di persona tutti gli editori italiani.” Proprio questo genere di persona sarà la meno considerata dall’evento milanese: non è un caso che tra i vantaggi della nuova fiera si sfoggino i 118 hotel a 4 e 5 stelle, di sicuro poco interessanti per il pubblico tradizionale del salone, interessato semmai a ostelli, bed and breakfast e osterie colle tovaglie a scacchi.

AIE ha condiviso con i dirigenti editoriali delle aziende iscritte sia la proposta del Comune di Torino e della Regione Piemonte, sia quella della Fiera di Rho. Colpisce l’approssimazione di entrambe: un progetto che vale alcuni miliardi di euro avrebbe dovuto essere accompagnato da business plan dettagliati ed esaurienti, non da qualche email e da poche diapositive fatte male. La proposta della fiera di Rho intende promuovere “il business della cultura della lettura” attraverso la collaborazione “di un top player fieristico nella città culturalmente più cosmopolita e stimolante d’Italia”. Una frase del genere basterebbe da sola a motivare l’acquisto di un biglietto per Torino.

Una fiera a Rho rischia di diventare un grande appuntamento commerciale che non fa sognare. Alessandro Baricco

Dalla lettura dei materiali circolati internamente all’AIE, la scelta …

  • non è tra tra Torino e Milano, bensì tra Torino e Rho. tra una città storicamente intrecciata con la vita del libro e un non-luogo tipico della postmodernità;
  • è tra una manifestazione al cui centro è la persona che legge e un’altra concentrata sui produttori del libro e solo in seconda battuta sulla persona che compra (business-to-consumer vs business-to-business, come dicono quelli);
  • è tra un salone in cui gli editori sono una tra le diverse componenti che concorrono alla riuscita della manifestazione (librai, documentalisti, bibliotecari, traduttori) e una kermesse “con il ruolo centrale dell’AIE”.

La scelta è tra un’editoria che guarda alla qualità e una che punta alla quantità (lo spiega bene Richard Horton sul Lancet del 23 luglio 2016). Beninteso, anche chi è attento alla qualità di un libro spera di venderne molte copie, ma quasi sempre non è nella sua natura fare del risultato commerciale una priorità. Riguardo la qualità, ha certamente a che fare con i contenuti e con la forma, ma anche con le relazioni tra i diversi attori, soprattutto tra editore, casa editrice e lettore: “L’editoria si fa in tre, ricordalo. E solo quando l’accordo tra i tre è perfetto, riesce” confidava Giulio Einaudi a Guido Davico Bonino (è molto particolare e raffinata la distinzione tra editore e casa editrice). Nel capovolgimento del rapporto tra quantità e qualità sta la radicale novità dell’editoria degli ultimi decenni: un mestiere ormai irriconoscibile, che rischia separazioni a catena, come nota Horton.

Dopo quello dai lettori, in calo costante, il divorzio dagli autori: sai che spasso, andare a Rho.

 

Nota: la frase di Einaudi è in Davico Bonino G. Alfabeto Einaudi. Milano: Garzanti, 2003.

 

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Luca De Fiore

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