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Ioannidis contro tutti

L’enfasi su una medicina basata sulla genetica, supportata da un grande investimento nella information technology ha animato e continua ad animare la medicina di oggi. Ci stiamo raccontando una storia fatta di successi e prospettive, scrivono Michale J. Joyner, Nigel Paneth e John P. A. Ioannidis sul JAMA, una storia di aspettative fondate sulla terapia genica e con cellule staminali o sulla medicina di precisione. [1]

“A narrative”: proprio così si esprimono i tre autori. Una narrazione “dominante nell’assegnazione di fondi e nella pubblicazione sulle riviste scientifiche”. Il finanziamento delle “big ideas” di cui parla la Viewpoint della rivista della American Medical Association ha assorbito 15 dei 26 miliardi di dollari di fondi stanziati dai National Institutes of Health nel 2016 per attività di ricerca extra-murarie, forse come conseguenza di un’attenzione quantificabile nel diluvio di articoli sull’argomento indicizzati su Pubmed nel 2014: oltre un milione e 300 mila.

Le previsioni più ottimistiche sulla ricerca “di precisione” si sono via via scontrate con l’evidenza della natura complessa e adattativa di gran parte delle patologie, al punto che anche la International Society for Stem Cell Research – fanno notare gli autori – si è sentita in dovere di pubblicare delle “anti-hype guidelines” che hanno raccomandato senso di responsabilità nella comunicazione dei risultati della ricerca che ancora tardano a essere realmente rilevanti.

Gli investimenti su questa medicina di frontiera non hanno portato effetti positivi tangibili sulla mortalità, sulla morbilità e sull’aspettativa di vita della popolazione americana, leggiamo nell’articolo. Al contrario di quanto ottenuto nei passati decenni attraverso gli interventi su aspetti non sanitari della vita quotidiana e dalle iniziative caratteristiche della medicina preventiva classica, come le politiche per la disassuefazione dal fumo: “svilite per essere fuori moda”. Non solo, però, mancanza di risultati tangibili, ma anche evidenza di conseguenze negative in termini di “inevitabili sovradiagnosi e sovratrattamento collegati a un monitoraggio più intensivo”. Senza contare l’aumento dei costi, soprattutto considerando gli investimenti molto elevati in rapporto ai pochi soggetti candidati a trarne beneficio. Del resto, “quale precedente del passato suggerisce che l’adozione di nuove sofisticate tecnologie possa ridurre i costi?”

The improvements of the past decades have largely reflected improvement in nonmedical aspects of everyday life and the operation of broad-based public health and classic prevention efforts. Joyner, Paneth, Ioannidis

Al rischio di continuare a finanziare ricerche di improbabile utilità, sarebbe preferibile sostenere la ricerca capace di garantire maggiore impatto, anche se meno innovativa o “sexy”. Gli autori si spingono oltre, chiedendo che il sistema della ricerca trovi il modo di offrire delle vie di fuga – in termini di posizione accademica – ai ricercatori che si sono concentrati negli ultimi anni in questi ambiti di studio.

Nonostante l’articolo sia uscito il 28 luglio, nel giro di sei giorni il contenuto è stato ritweettato più di 600 volte raggiungendo un’audience potenziale di più di 1.122.000 persone. Capovolgendo il giudizio di Joyner, Paneth e Ioannidis, Eric Topol ha commentato: “Small ideas about big ideas. So genetics, genomic, stem cells not worth pursuing @NIH?” Il giudizio sprezzante del direttore dello SCRIPPS Translational science institute di La Jolla e editor-in-chief di Medscape è stato rilanciato da decine di follower. Forse però qualcuno in meno dei tanti che hanno condiviso la nota di Hilda Bastian: “Down big ideas with mediocre benefits”.

Oltre al merito delle questioni dibattute, sarà interessante capire come si dividerà la comunità scientifica statunitense successivamente a questa “provocazione”: la Bastian è una figura importante all’interno di Pubmed Health e Pubmed Commons, quindi interna ai NIH che sono il bersaglio di Ioannidis. Quest’ultimo è un prestigioso ricercatore del METRICS, centro della Stanford University, istituzione sicuramente destinataria di importanti finanziamenti governativi (vedi qui, per esempio), il cui blog ufficiale ha riportato quasi asetticamente la notizia della pubblicazione sul JAMA chiudendo in questo modo: “It’s an interesting read, sure to prompt some lab bench discussions.” [2]

Vedremo se l’incursione di Ioannidis sarà respinta da una controffensiva accademica o se NIH e università approfitteranno della pubblicazione estiva per sperare che passi inosservata.

 

[1] Joyner MJ, Paneth N, Ioannidis JPA. What happens when underperforming big ideas in research become entrenched? JAMA 2016;Published 28 July 2016.

[2] Bach B. Stanford’s John Ioannidis on “underperforming big ideas”. Scope blog; 28 July 2016.

 

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Luca De Fiore

Vogliamo “governare” la farmaceutica o sappiamo solo vivere alla giornata? Solo toppe e favori alle imprese? Dall’opposizione (qui competente) giungono indicazioni serie. sanita24.ilsole24ore.com/art/… pic.twitter.com/YmuTbxWLo9

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