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Come raccontare una storia

«Innumerevoli sono i racconti del mondo». Una frase usata da Roland Barthes per aprire un suo famoso articolo [Introduzione all’analisi strutturale dei racconti] è la citazione ideale per avviare una breve riflessione sull’importanza della narrazione nella vita di noi tutti. «Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto comincia con la storia stessa dell’umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti; tutte le classi, tutti i gruppi umani hanno i loro racconti e spesso questi racconti sono fruiti in comune da uomini di culture diverse, talora opposte; il racconto si fa gioco della buona e della cattiva letteratura; internazionale, trans-storico, transculturale, il racconto è là come la vita».

La vita è un racconto, dopotutto, e viviamo raccontando.

Immaginiamo racconti anche dove non ce ne sono. Un esperimento condotto da Fritz Heider e Marianne Simmel nel 1944 è esemplare: guarda il video. Avevano mostrato a poco più di 100 persone divise in tre gruppi un’animazione di tre figure geometriche. Un gruppo avrebbe dovuto semplicemente descrivere i movimenti. Al secondo era chiesto di interpretarli come azioni riferite a persone. Lo stesso compito era riservato al terzo, al quale però la clip era mostrata a partire dalla sua conclusione. Tutti i partecipanti allo studio (ad eccezione di una persona nel primo gruppo e di due nel terzo) interpretarono i movimenti come azioni di esseri umani, costruendo di fatto una “storia” laddove poteva essere solo sospettata.

Un tempo le parole erano chiuse nei diari o nei cassetti: oggi è diverso, prendono aria e ogni giorno vengono pubblicati due milioni e 700 mila post su blog. Su Facebook, sono caricate 350 milioni di fotografie al giorno. In tutto, sono 250 miliardi le foto su Facebook all’aprile 2015. Le storie si intrecciano e si moltiplicano, prendono forma, sono condivise attraverso le immagini. Che la storia sia tornata interessante per effetto delle storie lo conferma anche il successo di autori come Ascanio Celestini o Marco Paolini, che con Vajont ha costruito quella che è stata definita una vera «orazione civile». In ambito giornalistico, programmi come Sfide o Storie mondiali di Federico Buffa dimostrano l’importanza di trasformare il mestiere di giornalista in quello di narratore, «capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni» come ha scritto Aldo Grasso a proposito di Buffa.

L’uso più preoccupante delle storie è nella politica. Ogni giorno sul sito della Casa Bianca viene presentato il programma di mattina e pomeriggio della vita di Barack Obama: accompagnato da post su Facebook e da tweet che rilanciano brevi filmati perfettamente confezionati. “Il dramma che si recita non è altro che il divoramento dell’uomo politico per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi duecento anni. Per l’effetto combinato del neoliberismo, le nuove tecnologie e la rivoluzione della comunicazione, la scena politica si è spostata dai luoghi tradizionali dell’esercizio del potere verso quelli performance come i media all news, Internet e i social network» ha dichiarato a Repubblica Christian Salmon, autore del libro Storytelling. In difetto – se non in assenza – di una visione politica «forte», le storie supportano leadership povere di contenuti. La «storia italiana» di Silvio Berlusconi non è stata messa in crisi tanto da un’alternativa politica, quanto da una «narrazione» più efficace della sua: quella di Veronica Lario, alla quale neanche Dudù ha potuto dare risposta…

Dallo spin doctor di Obama, Jon Favreau, giungono cinque consigli.

Docente di Psicologia a Stanford, Jennifer Aaker ribalta l’ordine dei fattori: una storia non è memorabile perché ha senso, ma ha significato perché si fa ricordare. Sembra una differenza da poco, ma non è così. Racconta una storia anche chi racconta una ricerca svolta: le stesse regole di Cenerentola contano anche in questo caso. E’ bene seguirle se si vuole avere attenzione.

Ma questo lo racconto in un’altra occasione.

[Questa cosa è parte di una roba fatta a Reggio Emilia – nella bella “Sala Cubica” dell’a azienda ospedaliera – e a Trieste ai ragazzi della SISSA.]

 

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Luca De Fiore

Vogliamo “governare” la farmaceutica o sappiamo solo vivere alla giornata? Solo toppe e favori alle imprese? Dall’opposizione (qui competente) giungono indicazioni serie. sanita24.ilsole24ore.com/art/… pic.twitter.com/YmuTbxWLo9

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tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…