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Le vie dell’impact factor sono infinite

 

È probabilmente uno dei maggiori scandali della medicina degli ultimi anni. Il chirurgo Paolo Macchiarini ha effettuato diversi interventi di sostituzione della trachea presso il Karolinska Institutet causando drammatiche sofferenze ai pazienti, senza peraltro modificare il corso della malattia. Licenziato dal centro svedese, il suo operato ha determinato anche alcune clamorose dimissioni da parte di esponenti di rilievo dei comitati di gestione della prestigiosa istituzione scandinava, che si sono sentiti corresponsabili dell’accaduto se non altro per non aver sufficientemente vigilato sugli standard etici dei professionisti attivi nell’ospedale.

The fact that Karolinska Institute’s reputation has been tarnished by the ‘Macchiarini affair’ is extremely serious and is something for which I am obviously responsible. Anders Hamsten

La storia ha un risvolto anche editoriale perché Macchiarini ha pubblicato la propria casistica su riviste internazionali importanti. Sebbene sia indagato, e con prove a carico apparentemente molto gravi, riviste come The Lancet non accettano di ritirare o di mettere sostanzialmente in discussione gli articoli pubblicati. Innocente fino a quando non sarà giudicato definitivamente colpevole, ha scritto il direttore della rivista, Richard Horton in una delle sue Offline.

Se ne occupa da diverse settimane Leonid Schneider nel suo blog For better science in cui è riportata la dichiarazione del media relations manager del settimanale inglese: «There are a number of enquiries related to the Macchiarini case, including the investigation into scientific misconduct which was re-opened and an external investigation into KI’s handling of the case. We will respond to the findings of the current investigations once they have reached a verdict».

Nonostante le critiche, la risposta è in un garantismo all’ennesima potenza, dunque, in linea con un editoriale del Lancet uscito nel settembre del 2015 che indicava nella governance complessiva del Karolinska la principale e forse unica responsabile di eventuali disfunzioni, sollevando il chirurgo da qualsivoglia addebito, come testimoniava anche un articolo che non ammetteva repliche: «There are several lessons to be drawn from this case. First, responsibility for investigating allegations of research fraud falls to the institution where the work in question was completed. Although Karolinska has exonerated Macchiarini, the means by which it did so – a flawed initial inquiry completed by a single individual with widely disseminated, damaging, and mistaken findings – suggests that the university needs to review its procedures for investigating allegations of misconduct. Dragging the professional reputation of a scientist through the gutter of bad publicity before a final outcome of any investigation had been reached was indefensible»1. E proseguiva: «Second – as the Karolinska report concludes-, “what had been a unified and effective research environment… gradually disintegrated”. The breakdown in relations between Macchiarini’s team and a collaborating group contributed to the internal warfare at the Karolinska. But who had responsibility for the oversight of that research environment? A research culture that has gone sour should be a cause for urgent inquiry by university authorities. Yet no one acted to prevent the damaging events that followed».

La posizione di The Lancet nella storia del chirurgo italiano è in linea con quella che la stessa rivista sta mantenendo a proposito di un altro articolo uscito nel 2011 che rendicontava il PACE trial centrato sulla valutazione di diverse terapie per la sindrome da fatica cronica. Una lettera aperta alla rivista di sei ricercatori estranei allo studio criticava fortemente alcune scelte compiute nell’arruolamento dei pazienti: «An analysis in which the outcome thresholds for being “within the normal range” on the two primary measures of fatigue and physical function demonstrated worse health than the criteria for entry, which already indicated serious disability. In fact, 13 percent of the study participants were already “within the normal range” on one or both outcome measures at baseline, but the investigators did not disclose this salient fact in the Lancet paper. In an accompanying Lancet commentary, colleagues of the PACE team defined participants who met these expansive “normal ranges” as having achieved a “strict criterion for recovery”»2.

In un post scherzoso sul blog Alerted and Oriented, Charles Ornstein ha finto di intervistare gli editor di alcune importanti riviste mediche internazionali e alla domanda “Quale potrebbe essere il titolo alternativo della sua rivista?” l’editor di The Lancet avrebbe risposto: «The Journal of Medical Controversies». Promettendo anche che proprio la ricerca di questo tipo di discussione sarebbe continuato a essere al centro della politica editoriale della rivista. Dopotutto, avrebbe ammesso scherzosamente l’editor del settimanale, l’articolo fraudolento di Andrew Wakefield sulla relazione tra vaccinazioni e autismo continua a essere all’origine di una buona metà dell’impact factor di The Lancet

 

Bibliografia

  1. Paolo Macchiarini is not guilty of scientific misconduct. Lancet 2015; 386: 932.
  2. http://www.virology.ws/2015/11/13/an-open-letter-to-dr-richard-horton-and-the-lancet/
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Luca De Fiore

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