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Sunshine Act: la trasparenza non basta

Nel 2014, 600 mila medici statunitensi e 1.100 centri ospedalieri hanno ricevuto da 1.444 aziende farmaceutiche circa 6,5 miliardi di dollari in regalo. Di questi soldi, 3,23 miliardi erano legati a attività di ricerca, 703 milioni derivavano invece da partecipazioni azionarie o erano redditi da investimenti. Questi dati sintetizzano le cifre contenute nella banca dati dei Centers for Medicare and Medicaid Services istituita nell’ambito dell’Open Payment Program collegato al cosiddetto Sunshine Act, la legge che obbliga le industrie a dichiarare i rapporti economici con i medici statunitensi, pubblicando i dati su un sito aperto ai cittadini.

Il New England Journal of Medicine ha ospitato una Perspective di Shantanu Agrawal e Douglas Brown (1), esponenti dei Centers che gestiscono il programma. L’articolo presenta questi numeri considerandoli un successo ottenuto in nome della trasparenza e del supporto all’innovazione. “Più di 6,5 milioni di ricerche sono state compiute nel database e il set completo dei dati è stato scaricato più di 14 mila volte: (…) l’obiettivo ultimo è quello di produrre consumatori più informati, con una maggiore consapevolezza delle relazioni finanziarie nel campo dell’assistenza sanitaria, per migliorare lo sviluppo di policy in questo settore”.

Hopefully we’re getting past the point where people will say, ‘Oh, there’s no evidence that these relationships change physicians’ prescribing practices. Aaron Kesselheim

Oltre alla frase allarmante che trasforma gli utenti in consumatori, nessun accenno all’evidenza più macroscopica: la sanità statunitense è pesantemente finanziata dall’industria e, in gran parte, questo flusso di denaro raggiunge direttamente i clinici che prescrivono medicinali. Ancora: Agrawal e Brown considerano come “attività educazionali” i pagamenti che le industrie riconoscono agli opinion leader che parlano in loro nome ai congressi (50 milioni di dollari) e la spesa per i reprint di articoli promozionali, estratti da riviste (100 milioni di dollari). Si tratta in realtà di marketing travestito da aggiornamento scientifico.

Dall’articolo sul New England, il Sunshine Act sembra piuttosto fumo negli occhi. Un programma non sufficientemente informativo per i cittadini che le aziende possono gestire con molta libertà: basti pensare che, adducendo ragioni di riservatezza commerciale, la dichiarazione di compensi a medici per attività di ricerca può tardare anche 4 anni. Così, nei dati pubblicati, mancano 1,7 miliardi di dollari, versati non si sa a chi e perché.

Oltre alle perplessità esposte già nel gennaio 2015 sul JAMA (2), restano molti dubbi sull’utilità di un programma del genere: non sembra rappresentare un ostacolo ai finanziamenti industriali ai medici e può illudere i cittadini che la situazione sia tenuta sotto controllo dalle istituzioni. Nel frattempo, i medici continuano a ricevere denaro: più ne ricevono, meglio è per l’industria. Uno studio di ProPublica appena reso pubblico dimostra che i clinici più gratificati prescrivono più farmaci di marca: “Doctors who received more than $5,000 from companies in 2014 typically had the highest brand-name prescribing percentages. Among internists who received no payments, for example, the average brand-name prescribing rate was about 20 percent, compared to about 30 percent for those who received more than $5,000”.

Lo Stato ci rimette sia in termini economici, sia di appropriatezza clinica.

 

  1. Agrawal S, Brown D. The Physician Payment Sunshine Act: Two years of the open payment program. N Engl J Med 2016;374:906-8.
  2. 2. Santhakumar S, Adashi EY. The Physician Payment Sunshine Act: Testing the Value of Transparency. JAMA. 2015;313(1):23-24. doi:10.1001/jama.2014.15472.
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Luca De Fiore

Vogliamo “governare” la farmaceutica o sappiamo solo vivere alla giornata? Solo toppe e favori alle imprese? Dall’opposizione (qui competente) giungono indicazioni serie. sanita24.ilsole24ore.com/art/… pic.twitter.com/YmuTbxWLo9

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