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Linee-guida e responsabilità condivisa

Linee-guida: sono tornate inaspettatamente di gran moda con il decreto sulla Responsabilità professionale. Continuando a scrivere e a litigare, molti indicano il NICE come stella polare. Peccato che al National Institute for Health and Care Excellence stiano un pezzo avanti, molto distanti dalle prospettive suggerite in Italia. Guidance sì, ma è il paziente alla guida.

Personalising care for the individual is critical. David Haslam

Scrive il direttore del NICE presentando le nuove pagine dell’agenzia dedicate alle linee-guida: “We have updated and made more prominent our advice to health and social care professionals on how they should use our guidance. Text on the introductory page of each guideline explains its value and its importance in offering patients and service users the best care. It explains that NICE recommendations have been carefully developed, using the best available evidence, by independent experts. And although the guidance should be fully taken into account, the views of the person being cared for and a doctor’s or other professional’s experience can and should affect decisions about care. The new text reflects NICE’s changed and broader work in social care and it explicitly flags the importance of the views of the patient or person receiving care. It should help clinicians to use NICE guidance with confidence – balancing their experience, the needs and wishes of the patient, and gold-standard evidence-based recommendations.”

Il confronto su responsabilità e appropriatezza poteva servire a ripensare al ruolo del medico, alla sua formazione e alla sua cultura. In questo, il punto di vista di Ivan Cavicchi è del tutto condivisibile. Invece, l’opportunità è stata sfruttata soprattutto da chi desidera accreditarsi come potenziale estensore, garante, revisore di linee-guida. Ruoli di cui non sentiremmo la necessità se gli operatori sanitari fossero capaci di valutare criticamente le informazioni – autonomamente o in collaborazione con i colleghi – e se le istituzioni tornassero a investire in ricerca indipendente capace di produrre conoscenza sui problemi che contano. Ricerca soprattutto non sperimentale, troppe vole superflua, ma finalizzata a sintetizzare le informazioni di cui già disponiamo.

Richard Lehman ha rilanciato la nota di Haslam: “The old ways of prescriptive, top-down medicine are dead, as our new guidelines recognise”.

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Bishal Gyawali

MITO trials have always been instrumental to guide ovarian ca Rx. Congrats again @fperrone62 and team on this important work. twitter.com/fperrone62/sta…

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Luca De Fiore

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