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Il mistero della Salute

Se chiediamo aiuto a Wikipedia per giocare sui significati della parola settecento, l’enciclopedia libera è avara e risponde indicando solo il secolo dei lumi. Settecento è dunque termine che parla di razionalità, del coraggio di servirsi della propria intelligenza come punto di partenza sulla strada della conoscenza.

Per l’allegria dell’anniversario  e correndo il rischio di paragoni improponibili, anche per Va’ Pensiero il numero 700 potrebbe rappresentare un punto di partenza e non di arrivo. Per questo, abbiamo voluto capitasse nel mezzo di una serie di uscite dedicate alla presenza del paziente nella medicina di oggi. Dopo l’e-patient e la malattia vestita di narrazione di Sandro Spinsanti, sul settecentesimo numero segnaliamo uno studio svolto all’ospedale San Paolo di Milano sui medici e i malati che nel colloquio “parlano d’altro”. Al di là di qualche naïveté nella ricerca, la questione è centrale: la clinica è l’esito di un confronto al quale contribuiscono scienza, coscienza e esperienza. Prove, riflessione, vissuti.

Ends need means. Andrew Herxheimer

L’incontro tra medico e malato è possibile dia risultati “migliori” se ciascuno si mette in gioco con la propria umanità oltre che con le proprie competenze. Se non lo è addirittura la medicina nel suo complesso – come sostiene spesso e con convinzione Ivan Cavicchila cura è in una relazione. Corretta o sbagliata, imperfetta o asimmetrica. <Quella “alleanza conflittuale” – commenta Salvo Fedele ricordando il grande Andrew Herxheimer – tra medico e paziente che il tessuto socio-culturale del nostro paese sembra ormai aver definitivamente disperso, permettendo solo il realizzarsi di “alleanze diseguali” e/o “conflitti irreparabili”.>

Condividendo la propria umanità solo apparentemente le cose si complicano. I vissuti, le aspettative personali sciolgono nodi e raramente ne creano. Vale per il malato ma anche per il medico, se pensiamo ai tanti casi di malpractice o di “medicina difensiva” che nascono da una comunicazione sbagliata o assente. Il mistero della Salute aumenta nella in-comprensione. Se guardiamo la locandina del programma healthtalk.org di cui parla Salvo Fedele nel suo post, vediamo che la parola comunicazione non c’è. Tipicamente, comunicazione è unidirezionale e nel progetto nato dal lavoro di Herxheimer e di Ann McPherson si dice di condivisione (sharing) e di ascolto (listening).

Settecento come punto di partenza, dunque. Sul primo numero di Vappe parlavamo di linee-guida e di evidenze, di costo delle terapie e di pazienti-consumatori. Dopo 16 anni stiamo qui a parlare delle stesse cose ma lo sguardo è un po’ più disincantato. Sappiamo ormai che di “prove” ce n’è quante ne vogliamo: purtroppo, ce ne sono anche tante quante ne se ne vogliono costruire. Non per questo, però, va trascurata o sminuita la loro importanza: è semplicemente necessario un sovrappiù di prudenza e di testarda convinzione a sostenerne la centralità.

Ma anche la buona ricerca può produrre un’incertezza informata e consapevole. A quel punto, i valori giocano un ruolo fondamentale nell’orientare le decisioni o, meglio, le scelte. E ripartire dai valori non è altro che proseguire sulla stessa strada, rinnovata.


 

 

Rinnovamento

(La poesia di Andrew Herxheimer a distanza di due settimane dall’intervento subìto di protesi del ginocchio) 

After 70 years the knee was tired, weak, rebellious,
though still a friend and part of me.
They replaced grating bone with plastic and steel,
fixed to the old bones, bound by faithful muscle and skin,
new parts of me on probation.
I bend them to my will to make them a full member of the team:
a happy and confident knee, setting off only a few alarms.

Ends need means, said the foot to the hand.
Read our lips said the hips, gritting their teeth.

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Luca De Fiore

Vogliamo “governare” la farmaceutica o sappiamo solo vivere alla giornata? Solo toppe e favori alle imprese? Dall’opposizione (qui competente) giungono indicazioni serie. sanita24.ilsole24ore.com/art/… pic.twitter.com/YmuTbxWLo9

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Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…