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Decreti opportuni, pensati male e comunicati peggio

In questi giorni è entrato in vigore il contestato decreto “Appropriatezza”. Un provvedimento che durante il suo travagliato iter legislativo tanto ha fatto discutere il mondo politico, i sanitari e i cittadini e sul quale anche Slow Medicine aveva già espresso molte riserve. Un altro decreto è in corso di approvazione ed è legato ad un altro termine: responsabilità. Su questo tema è in diverse sedi intervenuta l’Associazione Alessandro Liberati – Network Italiano Cochrane. Su Va’ Pensiero è stato pubblicato un dialogo costruito con Antonio Bonaldi e Sandra Vernero di Slow Medicine.

Qui si legge la conversazione.

In sostanza, la sanità italiana continua a discutere di due decreti che riguardano altrettante parole chiave: appropriatezza e responsabilità. In teoria, sarebbe una buona cosa: ben venga, infatti un confronto su due termini così complessi e ricchi di implicazioni. L’Associazione Alessandro Liberati – Network italiano Cochrane è stata particolarmente impegnata, negli ultimi anni, nel lavoro di comprensione e approfondimento di questi due concetti. Soprattutto perché il principale obiettivo del nostro lavoro è quello di tenere desta l’attenzione per un approccio alla clinica e alla politica sanitaria che sia orientato alla evidence-based medicine e consideriamo l’appropriatezza un naturale esito di una pratica che sia una sintesi di prove, esperienza e preferenze della persona malata. Anche a livello internazionale, del resto, Cochrane ha da tempo associato le valutazioni della effectiveness/efficacy dei trattamenti con quelle della appropriateness. Tornando al confronto odierno, italiano, la prima parola – appropriatezza – è legata ad un decreto legislativo il cui obiettivo è quello di limitare la prescrizione di prestazioni, prevedendo delle “condizioni di erogabilità”. La seconda – responsabilità – è oggetto di un altro decreto che ha come principale finalità quella di arginare i contenziosi legali per possibili danni ricevuti dai pazienti durante le cure.

Norme necessarie, in entrambi i casi. Norme pensate male, prodotte e comunicate ancora peggio. Lo spiega con chiarezza un nuovo comunicato di tre ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità: Nicola Vanacore, Giuseppe Traversa e Marina Maggini.

Qui è possibile leggerlo.

 

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Prices of anticancer drugs in Italy do not reflect the therapeutic benefit. Drug price negotiations do not ensure that prices correlate with clinical benefits provided by the cancer drugs. @AntonioAddis2 That’s why we should revolt. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… pic.twitter.com/oMvTKIxriR

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…