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Bernie, Hillary e i soldi di Big Pharma

La campagna elettorale presidenziale statunitense si sta radicalizzando. I risultati del voto nel New Hampshire mettono in evidenza una contrapposizione tra un candidato per il quale è stato inaugurato (negli USA) il termine fascista (anche se il Newyorker sostiene di no…) e un altro che non ha problemi nell’auto definirsi socialista-democratico.

Trump’s toy fascism is only a whisker away from the real thing. Lucian K. Truscott IV (Village Voice)

In un confronto sempre più aspro, una delle questioni più discusse è la sanità: da una parte, la copertura garantita ai cittadini e dall’altra il comportamento delle industrie che non perdono occasioni per inimicarsi l’opinione pubblica. I candidati repubblicani sono più o meno allineati nella determinazione ad abolire l’Affordable Care Act. Hillary Clinton e Bernie Sanders sono invece ovviamente schierati per una conferma della legislazione o, se possibile, per un ampliamento delle garanzie per i cittadini statunitensi. “My view is simple: health care is a right, not a privilege“, ha dichiarato Sanders, il cui programma è illustrato in dettaglio in una sezione del sito elettorale. “We spend far more than any other country on health care, but 29 million Americans remain uninsured and millions more are under-insured. That is unacceptable. The time has come for a Medicare-for-all universal health care system that provides every American with affordable, quality care.”

Anche la posizione della Clinton è netta: “Prescription drug spending accelerated from 2.5 percent in 2013 to 12.6 percent in 2014. It’s no wonder that almost three-quarters of Americans believe prescription drug costs are unreasonable.” Ma Hillary è certamente più prudente di Sanders, nonostante la larga vittoria nel New Hampshire sembra consigliarle una maggiore apertura. “Non siamo la Francia né la Gran Bretagna”, ha dichiarato la Clinton (prudentemente non ha citato l’Italia…) e il sistema sanitario non può rispondere a criteri che non siano l’espressione della storia degli Stati Uniti. Non ha dubbi, invece, Sanders, convinto che il proprio piano possa avere successo “if we have the courage to take on drug companies, insurance companies and medical equipment suppliers”. Più tasse per i cittadini molto ricchi e meno vantaggi per le industrie e le assicurazioni.

Clinton più cauta. Come può esserlo il candidato che ha percepito i maggiori finanziamenti dall’industria farmaceutica tra tutti coloro che stanno concorrendo alle Primarie. Nel solo 2015, ha ricevuto donazioni da Big Pharma per 332.000 dollari contro i 43.000 di Sanders. “Non troverai mai una volta in cui io abbia cambiato idea o abbia votato per una donazione che mi sia stata fatta”, ha avvertito Hillary. “Ci sarà un motivo per cui questa gente mette dei soldi nel nostro sistema politico”, ha risposto Bernie. Tra un anno avremo la risposta nel comportamento del nuovo Presidente.

A meno che non lo diventi il tipo col castoro in testa. Quello che sostiene di essere a favore delle vaccinazioni, ma a piccole dosi. Che, se no, si diventa autistici.

 

 

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…