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La Politica che sconfigge il cancro

Sconfiggeremo il cancro.” Hai capito che cosa nuova. E’ una promessa ricorrente di molti politici: talvolta fa parte dei primi annunci in apertura di mandato. Altre volte corrisponde al tentativo di rilanciare più sé stessi che la propria amministrazione, garantendo di essere – o di poter tornare ad essere – il leader di cui il paese ha davvero bisogno.

“The same kind of concentrated effort […] that took man to the moon should be turned toward conquering this dread disease.” Parola di Richard Nixon che nel 1971 firmò il National Cancer Act. “We aren’t ready to start a countdown to an anticancer blastoff,” replicò più realisticamente Philip Lee, allora preside della  University of San Francisco. Sappiamo tutti come andò a finire e chi ebbe ragione.

“We want to be the first generation that finally wins the war on cancer,” dichiarò il vice presidente degli Stati Uniti Al Gore nel 1998 annunciando un finanziamento del 65 per cento maggiore della ricerca in ambito oncologico.  Nel settembre del 2000 fu la volta di George W. Bush che preannunciò un “medical moonshot” che non solo avrebbe risolto (o quasi) il problema dei tumori ma avrebbe arrecato benefici fino ad allora imprevedibili per molte altre malattie legate all’invecchiamento. Simili promesse da parte di un noto leader italiano: il suo “Sconfiggerò il cancro” fu inteso da molti come un impegno contro la propria, di malattia, e almeno in questo avrebbe potuto avere ragione.

 

Di fronte ad un perplesso Francis Collins – direttore dei National Institutes of Health – pochi giorni fa è stato Joe Biden a promettere – forse non la vittoria definitiva – ma un’offensiva senza precedenti nei confronti della malattia. Generalmente, le affermazioni dei politici sono state caratterizzate da due elementi:

  1. la connotazione bellica dell’impegno contro la patologia
  2. la fiducia in una corrispondenza diretta tra l’incremento dei finanziamenti e il successo della ricerca.

Il vice presidente uscente di Barak Obama ha introdotto una novità non banale perché ha indicato tre strade: “target investment, coordinate across silos, and increase access to information.” Investimenti mirati, superamento delle barriere e della competizione tra ricercatori e, infine, miglioramento dell’accessibilità delle informazioni. Sono indicazioni che derivano da riflessioni ponderate, oltre che dalla dolorosa storia personale di un padre che ha di recente perso un figlio per un tumore cerebrale. Due le preoccupazioni: da una parte, l’imminente conclusione della presidenza Obama rende incerto il finanziamento della ricerca secondo quanto previsto nel discorso del Presidente del gennaio dello scorso anno; dall’altra, l’insistenza di Biden per la ricerca finalizzata alla medicina di precisione, che potrebbe distogliere fondi e attenzione da un approccio più comprensivo.

Vedremo come andrà a finire. Per il momento, assistiamo all’assembramento dei ricercatori che tentano di approfittare delle promesse della politica. Come ha tweettato Vinay Prasad, “Cancer moon-shot needs ‘the thing I study’– tweets. Right, sure, it definitely needs to include your field of work”.

 

 

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Bishal Gyawali

MITO trials have always been instrumental to guide ovarian ca Rx. Congrats again @fperrone62 and team on this important work. twitter.com/fperrone62/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…