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Sindaci, Prefetti e siringhe monouso

[questo post è di Luciano De Fiore]  La più grande fonte di corruzione nel nostro Paese è la sanità. Il che è vero anche in molte altre nazioni in cui la sanità è cosa pubblica. Un tema di polemica ricorrente consiste nella disparità dei costi degli articoli e dei servizi sanitari.

Perché una TAC costa di più allo Stato in una Regione piuttosto che in un’altra? Perché una siringa monouso costa in modo diverso al Servizio Sanitario Nazionale regionalizzato? Il costo può variare considerevolmente e gli assessorati regionali sembrano “costretti” ad approvvigionarsi spendendo cifre anche assai differenti per lo stesso oggetto. Ma è una costrizione o una scelta?

Presidi medicali come le siringhe, e gli stessi farmaci, vengono acquistati dai provveditorati delle ASL con aste pubbliche, di solito col meccanismo del ribasso. Basterebbe, si dice, che si scegliesse la siringa monouso che, a parità di efficacia con le altre, costasse meno per impedire che dietro il suo approvvigionamento si celino inghippi e ruberie. Tanto è vero che l’Autorità anti-corruzione si affanna a emanare tabelle e normative per disciplinare queste disparità.
Invece, c’è chi sostiene che l’assessore regionale alla sanità, e poi più su il Ministro della Salute, non dovrebbe far altro che seguire pedissequamente le indicazioni dei tecnici specialisti di Health Technology Assessment, cioè di quella disciplina che valuta l’efficacia dell’innovazione, dei dispositivi medicali e dei farmaci. In altri termini, il Ministro dovrebbe essere il traduttore in politica delle scelte dei tecnici: se ci fosse consenso intorno ad una determinata siringa monouso ad un prezzo prefissato, non avrebbe che da disporne l’acquisto, ottimizzando l’investimento.

Giusto? No.

O meglio: in una logica che storicamente definiremmo di “Stato minimo”, quella sarebbe forse la decisione da prendere. Esercitare l’ingerenza minima, statale o governativa, negli affari, anche se questi riguardano i cittadini, per non interferire nella “libertà” del mercato. Tuttavia, la perplessità del demandare la scelta ai tecnici ed al loro sapere può essere ancorata ad un fondamento più universale.

Tornando all’esempio della siringa monouso: poniamo che la producano due aziende, e per complicare il giusto, poniamo anche che una abbia gli stabilimenti nella stessa regione dell’assessorato chiamato a scegliere, ed una invece in una regione diversa. Cosa dovrebbe fare il nostro assessore? Il meccanismo dell’asta a ribasso lo preserverebbe, in teoria, dal dover scegliere: a prescindere dalla regione, la commessa dovrebbe andare all’azienda che offre il prezzo più basso. Tout court.
E invece no. Perché così facendo si perde la Politica, almeno nella sua accezione più propria. E perché? Perché così vien meno la Libertà, che è poi la caratteristica precipua dell’azione politica. Qual è la peculiarità della Politica? Agire la libertà, farla pesare nelle scelte. Tenendosi al di qua, se possibile, dell’arbitrio.

Nel nostro caso. Poniamo che le due aziende produttrici di siringhe monouso siano una nel bresciano (provincia non della regione del nostro assessore alla sanità, ma che fabbrica soltanto quelle siringhe) ed una nell’avellinese, provincia che insiste nel territorio regionale dell’assessorato (che dunque è campano), azienda florida che le fabbrica insieme a molti altri dispositivi medicali. Se la Regione Campania le comprasse dalla fabbrica irpina, quella bresciana ne avrebbe un contraccolpo grave. Se invece le comprasse da quella lombarda, ne soffrirebbe un asset industriale importante del sud Italia, e già sono pochi. Per di più, l’assessore si alienerebbe con ogni probabilità delle simpatie, confindustriali ed operaie, della propria regione, quella dove è stato eletto.

La Politica deve scegliere cosa fare.

Ecco aprirsi lo spazio della Politica. E insieme della libertà. La Politica deve scegliere cosa fare. In questo caso, la scelta tocca all’assessore. E insieme, il rischio di sbagliare, di rendersi impopolare, di passare per essere di parte. Per sua, e nostra, fortuna, però l’assessore ha degli strumenti per spiegarsi, per dar conto e illustrare le ragioni delle proprie scelte. Innanzitutto, servendosi proprio di quelle tecnicalità che, quando la Politica non funziona, tendono a sopraffarla ed a esercitare una supplenza. Indebita, se la Politica invece riesce a fare il proprio. Ed in secondo luogo perché può, e spesso anzi deve, render note le ragioni della sua scelta, utilizzando l’ambito pubblico, comunicando.

In questo caso, perché la scelta di quale fabbrica privilegiare non risulti arbitraria, può (anzi, in questo sarebbe un suo dovere) tenere nel massimo conto le indicazioni di HTA. Perché innanzitutto va garantita l’efficacia del servizio prestato. Quindi, le siringhe prescelte devono essere inattaccabili, le migliori sul mercato ad un prezzo sostenibile. Certo, la stessa soglia di sostenibilità è frutto di una decisione politica: si deve scegliere quanto si vuole spendere per un dato servizio, date risorse (molto) limitate. Ma ho molti criteri su cui basarmi e la mia decisione di politico non è basata quindi sull’arbitrio. Tuttavia, mi si pone sempre di fronte un bivio, la scelta. Per quanto possa esser aiutato dalle conoscenze, viene interpellata in ultimo la mia libertà di politico, ed è agendo quella che devo scegliere.

Secondo l’impostazione di cui stiamo dando ragione, la Politica in senso forte consiste nell’esercizio della libertà. Si tratta di un’accezione alta dell’agire politico. La Politica, istituzionalizzando e quindi universalizzando i fini, li universalizza, strappandoli all’indeterminatezza soggettiva, tipica della morale. Se fossimo d’accordo su questo punto, non credo risulterebbe condivisibile l’attuale andazzo che tende a delegare largamente a tecnici, per lo più del diritto, gli spazi della Politica. È inconcepibile che un Prefetto, un funzionario governativo, si affacci in Tricolore al balcone del Campidoglio, come se fosse stato eletto Sindaco.

Un troppo largo utilizzo delle funzioni prefettizie non può non rammentare altre sfortunate fasi storiche del nostro Paese, alle quali sarebbe meglio non tornare.

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Bishal Gyawali

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Luca De Fiore

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